il Salone di Torino scopre (?) il digitale

Finito il Salone, viva il Salone. Ma questa volta non è per dire, a giudicare dai commenti e dai tweet entusiasti di chi ci è stato.
Io purtroppo non ero tra costoro (ma ho seguito quanto potevo su Twitter con menzione speciale del blog del Corriere Ehi Book), ma un’idea, seppur piccola e in lontananza, me la sono fatta.

Prima di tutto, sin dal titolo di questa edizione (“La primavera digitale”) s’era capito che per la prima volta non solo si parlava esplicitamente di ebook, ma soprattutto lo si faceva senza quella diffidenza – se non paura – con cui l’argomento era stato appena sfiorato l’anno scorso (conferma questa mia impressione un articolo sull’Espresso appena letto).
In questo interessante post trovate alcune valide riflessioni e perplessità riguardo a questo aspetto del Salone, ma da parte mia devo dire che bene è stato comunque che se ne sia parlato.

Durante la prima giornata, l’attivissima Noemi Cuffia (alias @tazzinadi) rilevava che il termine più usato nelle varie sessioni era “ecosistema”. Anche in questo caso il mio primo commento è stato “meglio tardi che mai”, dato che persone come Giuseppe Granieri ne parlano da almeno un anno e non a caso avevo usato questa parola nel capitolo da me curato nel libro La lettura digitale e il web realizzato per l’edizione 2011 di Librinnovando.

Insomma: è primavera, svegliatevi editori, sarebbe stato più pertinente intitolare questa 25ma kermesse di Torino, che comunque è andata ben oltre le più rose aspettative, come si suol dire, cosa che non può non far piacere a chi come me ama la lettura in sé e su qualsiasi supporto.

Ma basta parlare, io che non c’ero non ne ho alcun diritto. Lascio alcuni link di chi al Salone era presente e l’ha vissuto anche come protagonista, come lo scrittore Arturo Robertazzi (da leggere tutti i suoi resoconti); o chi ha twittato follemente e forsennatamente regalando davvero preziose instantanee in tempo reale ai poveri assenti come me; parlo delle bravissime booksblogger Marta Traverso e Noemi Cuffia (anche per loro vale la regola precedente: le cronache sono più d’una e tutte valgono la lettura).
Se siete interessati, la Stampa ha pubblicato qui un bello Storify con i tweet migliori con hashtag #primaveradigitale.
Qui infine trovate alcune cifre su questa fortunata edizione, sperando che la primavera (digitale, ma soprattutto culturale) rechi floridi germogli che diano poi frutti succosi.

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2 thoughts on “il Salone di Torino scopre (?) il digitale

  1. ahem, siamo davvero cosi’ sicuri si sia fatto davvero qualcosa per smuovere l’editoria (e soprattutto, la partecipazione) digitale al salone?? oltre, appunto, alle belle parole e al solita vetrinetta pubblicitaria….altro che “è primavera, svegliatevi editori”, qui davvero bisognerebbe dire con chiarezza che la primavera digitale non e’ sbocciata affatto, purtroppo, ne pare ci siano i presupposti perche’ possa sbocciare in futuro: http://lindro.it/Salone-non-sboccia-la-primavera,8477

    • Penso sia la questione del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. C’e’ sicuramente molto, moltissimo da fare, ma se si paragona l’edizione 2012 con quella appena dello scorso anno, si nota comunque una differenza notevole. Soprattutot, ripeto, nel modo in cui l’argomento e’ stato affrontato. Meno timore, maggiore spazio. Teniamo sempre conto del contesto (l’editoria italiana e l’Italia stessa, forse il paese dvoe l’innovazione viene metabolizzata piu’ lentamente che altrove).

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