piccola indagine sulla reader experience dei lettori digitali

Qualche settimana fa ho fatto un appello su twitter e su friendfeed, i social network che frequento di più (e che, personalmente, preferisco), chiedendo volontari per un’inchiesta sulla user experience.
In pratica si trattava di un breve questionario da compilare dal quale emergessero alcuni dati che ritengo interessanti per capire meglio chi sono i lettori digitali e come vivono per ora la loro esperienza.

Hanno risposto in 25, cifra sicuramente non indicativa dal punto di vista statistico, che però mi ha fornito indicazioni ed elementi che reputo comunque significativi e che espongo di seguito.

E-reader vietato ai minori
Una delle cose che chiedevo era l’età e come si nota dalla torta statistica, sembra confermato quanto si sostiene già da tempo, che cioè l’e-reader è per ora un oggetto non per “nativi digitali”. Credo che ciò accada soprattutto per il prezzo dei device ancora piuttosto alto, oltre ad altri fattori analizzati nel post linkato poco sopra, primo fra tutti il fatto che fino almeno a 20 anni non si ha credo né la percezione precisa né l’esigenza di un e-reader.
Prendendo ovviamente con le molle un campione statistico di sole 25 persone (ma non è che i lettori digitali siano per ora molti di più – battuta…), la maggior parte di essi ha sicuramente più di 30 anni e una buona metà è anche oltre i 36.

Il mestiere del lettore digitale è bello perché è vario.
Più variegato invece il panorama delle professioni dei possessori di un e-reader. Anche in questo caso, da una parte è innegabile che sono personalmente in contatto con persone legate al mondo dell’editoria, ma non mancano semplici studenti e altre professioni più “normali” (noi che lavoriamo nell’editoria siamo un po’ anormali, in effetti) come l’insegnante, lo psicologo, l’impiegato, addirittura ha risposto all’appello una coppia di gastronomi.

Lettori forti, come previsto
Alla semplice domanda: “Quanti ebook scarichi al mese?” la risposta è stata quella che prevedevo, cioè ci si trova davanti a lettori forti: la media è almeno di almeno 3-4 ebook al mese.

I device: Kindle e iPad stravincono
Entrando più addentro nell’argomento dell’inchiesta, cioè l’e-reader, quello più diffuso sembra proprio il Kindle, e questo credo sia un dato interessante, perché ci troviamo di fronte all’unico e-reader puro che deve essere acquistato dagli States e non legge il formato ePub, universalmente ormai riconosciuto come standard a cui fanno inoltre riferimento tutti gli editori italiani.
Non voglio pensare quindi cosa succederà quando (presto, si presume) Amazon inizierà la vendita direttamente dal territorio italiano offrendo ebook in formato .mobi.

Secondo device più acquistato è l’iPad,che non è proprio un ereader puro. Per trovare dei veri e propri diretti concorrenti del Kindle bisogna scendere di molto nel grafico che vedete. Insomma Amazon, almeno qui in Italia, sembra possa dormire sogni tranquilli.

Altra conferma di quanto si diceva tempo fa è la possibile convivenza Kindle e iPad: infatti, dei 13 possessori di Kindle e dei nove di iPad, tre di essi hanno anche ambedue i device e ne sono ugualmente soddisfatti.

E-reader, ti amo
Eccoci arrivati al grado di soddisfazione che si ha del proprio e-reader: in una scala da 1 a 5, in generale si oscilla tra 4 (molto buono) e 5 (ottimo), sia per Kindle che per iPad. Per gli altri device, invece, solo il Sony riceve un 5, mentre per e-reader di altre marche non mancano voti bassi: 2 (non soddisfacente) e 3, che in un contesto così limitato quantitativamente, pesano credo più dei due 3 (soddisfacente) che riceve il Kindle.

I pro e i contro
Poche sorprese per quanto riguarda gli aspetti positivi e quelli negativi ravvisati: tra i pro, sono una conferma la portabilità, la comodità di avere molti libri insieme e l’opportunità di portare con sé anche documenti diversi, di lavoro e non; non pochi hanno scritto che con l’ebook è più facile sottolineare e prendere appunti (ma c’è anche chi dice l’esatto contrario), mentre quasi tutti sono concordi nell’apprezzare la facilità di acquisto, un clic e ti trovi il libro nell’apparecchio. Infine, altri lati positivi già noti sono la leggibilità (sia per lo schermo, sia per la possibilità di ingrandire i caratteri) e la comodità di avere un dizionario che permette di leggere libri in inglese, altrimenti poco “commestibili”.
Per quanto riguarda specificamente l’iPad c’è la comodità di avere nello stesso device più funzioni (lettura navigazione, mail ecc.), anche se lo stesso aspetto, come vedremo, può anche essere un rischio di distrazione.
I contro? Pochi titoli in italiano, i rischi di freeze del device (e io ne so qualcosa), la difficoltà di percorrere un testo come nel cartaceo nonché una mancanza di percezione dell’insieme di ciò che si sta leggendo; c’è chi nota – giustamente – che molti ebook attuali sono pieni di refusi, mentre quasi unanime è l’ostilità verso il DRM: chi ha il Kindle ovviamente lo considera un impedimento all’acquisto e alla lettura, chi ha anche altri device ritiene comunque scomodo il software di Adobe.
Infine, tra i limiti dell’iPad, c’è appunto quel rischio di distrazione nell’avere troppe funzioni a disposizione e non manca chi denuncia l’affaticamento da lettura su schermo retrolluminato.

Si leggono ancora i libri cartacei?
L’ultima domanda del questionario riguardava l’abitudine di leggere libri di carta. La domanda era secca : “leggi ancora libri cartacei?” e anche qui la scala andava da 1 (molto meno) a 5 (molto di più). Ebbene, i risultati in parte potrebbero spaventare un po’ chi vede nell’ebook un “nemico” del libro cartaceo, in quanto il 50% ha confessato di comprarne “molto meno” o “meno”; una buona percentuale però afferma che ne compra come prima; alcuni addirittura di più.

Io, lo sa chi bazzica questo blog, non tifo per questo tipo di supporto o per l’altro, tifo piuttosto per la lettura. E, per quanto mi riguarda, con il supporto digitale sto leggendo più di prima, perché gli ebook sono più facili da reperire, alcuni sono gratuiti, molti sono poco cari (se vi può consolare, attualmente sto leggendo un libro cartaceo).

Conclusioni
Quali conslusioni trarre da questo piccolo esperimento? Che il digitale ha tanta strada da fare per entrare nelle abitudini dei lettori, sicuramente; perché questo accada dovranno concretizzarsi vari fattori, di cui uno tecnologico (device più efficienti e pratici, magari a colori anche quelli a inchiostro elettronico), uno economico (con un abbattimento rapido dei prezzi degli e-reader, che comunque accadrà presto) e uno, più importante, socio-culturale, a cui concorreranno tutti, editori, autori e lettori. Non necessariamente in questo ordine e con questo grado di priorità.

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kindle congelato, kindle rimpiazzato

Il problema
Ultimamente sono rimasto temporaneamente senza il mio Kindle 3 il quale ha deciso di “congelarsi” definitivamente. Dico ‘definitivamente’ perché avevo già avuto un problema di freeze i primi giorni dopo l’acquisto (problema descritto qui) e avevo creduto di averlo risolto. Invece dopo poco più di 4 mesi il freeze ritorna e questa volta tutti i rimedi tentati allora si sono rivelati vani. Che fare? In questi casi, la prima cosa è mettersi in contatto con il servizio clienti di Amazon, anche se già sapevo cosa avrebbero risposto. Infatti, come previsto, scrivono: “fai il reset o chiama il nostro call center“. C’è da dire che, per quanto siano sempre lesti a rispondere via mail, il più delle volte è necessario telefonare direttamente in Texas. Per me che ho una tariffa flat con chiamate internazionali comprese può anche star bene, ma capisco che per molti potrebbe essere un problema non da poco.

Servizio clienti made in USA
Problema anche linguistico, in quanto bisogna esprimersi  nella lingua di Shakespeare declinata alla John Wayne e cercare di comprendere il giovanotto o la ragazza dall’altro capo del filo, che non di rado si esprime in texano stretto a quanto posso intuire, visto che in casi del genere sono riuscito a comprendere il 20% o poco più. Comunque.
Di solito anche al telefono ti dicono di assicurarti che la batteria sia stata caricata da poco e di effettuare il reset, che di solito avviene in diretta sotto la loro guida a distanza. La prima volta, quattro mesi fa, mi era andata bene ma stavolta, come temevo, no.
Ho convinto quindi la centralinista a ottenere la sostituzione del device, che avviene secondo una procedura piuttosto semplice: l’operatore al telefono elabora le etichette di spedizione e la ricevuta da allegare alla scatola in cui spedire il vecchio Kindle e indica il link dove le puoi trovare e quindi stampare. Contemporaneamente fa partire l’ordine di spedire il nuovo Kindle a spese di Amazon, che questa volta paga anche le operazioni di sdoganamento le quali, oltre a essere piuttosto costose, fanno anche perdere parecchio tempo (almeno per chi come me le ha dovute eseguire di persona, ma vivo in Grecia, a quanto pare in Italia è diverso). Precisano però che se il vecchio Kindle non arriverà a destinazione entro un mese, le spese saranno addebitate interamente al destinatario. Non c’è problema, dico, e infatti l’indomani il mio vecchio Kindle è già in viaggio UPS per gli States.

La ricerca dell’ebook perduto
Meno di una settimana dopo mi arriva il Kindle nuovo (preciso che si tratta della versione wi-fi, non 3G) che, almeno per ora, non mi sta dando nessun problema. Per quanto riguarda il rimborso, era già stato inviato ancor prima dell’arrivo dell’ereader e me lo ritrovo  bel bello nel conto bancario (in pratica mi sono anche rifatto delle spese di sdoganamento per il vecchio Kindle).
L’unica questione da affrontare nel dopo freeze è stato ritrovare e ricaricare gli ebook che avevo nel precedente device. In questo devo dire che l’apparente punto debole del Kindle di leggere solo file in .mobi si è rivelato un vantaggio, in quanto, dovendo convertire con Calibre ogni ebook acquistato in epub (con social DRM), avevo già nel software di conversione (che è anche ben altro, ma lo chiamo ora così per comodità) tutti i folder dei libri scaricati nella versione .mobi pronti per essere caricati di nuovo nel Kindle.
Gli ebook in .mobi comprati invece non attraverso Amazon (nel mio caso, soprattutto libri di 40K comprati su Smashword) sono stati recuperati immediatamente tramite l’account che avevo nella libreria digitale che li tiene a disposizione proprio per simili occorrenze (vale anche per tutti gli altri bookstore online, italiani o meno).
Infine, per i Kindle books niente di più semplice, visto che me li sono trovati già archiviati nel Kindle e non ho dovuto fare altro che scaricarli concretamente nel device.

Tirando le somme
Che impressioni ho tratto da questa esperienza? A parte quelle già descritte durante il periodo senza Kindle, devo dire che l’incidente di percorso, se da una parte non mi ha scoraggiato nell’apprezzare la comodità e la praticitià del libro digitale, dall’altra ha sicuramente confermato e rafforzato alcune perplessità che avevo sempre avuto:

– per quanto riguarda dispositivi e tecnologia, siamo ancora nella preistoria di questa avventura digitale;

– è vero che se perdi un libro cartaceo lo devi ricomprare, ma sicuramente è molto improbabile perderne qualche decina (se non di più) e tutti in una volta;

– gli aspetti positivi del digitale li noti ancor di più quando ritorni, forzatamente o meno, a “cartaceo integrale”;

– Ora però, per sicurezza, vado sempre in giro con un libro cartaceo sottomano. Casomai.

chiacchierate editoriali n. 8 – alberto ibba (verdenero)

Chi credeva (o sperava) che le mie chiacchierate editoriali fossero finite non poteva sapere che in verità dovevano essere ben 10, ma poi per varie ragioni mi ero fermato alla settima. E addirittura questa che ora presento avrebbe dovuto essere la prima, dal momento che era stato proprio l’interlocutore di oggi  a farmi venire l’idea di questa iniziativa. Insomma, non sempre l’ordine delle cose è quello che gli si dà inizialmente, ma l’importante è che ora io sia qui a salutare Alberto Ibba, direttore editoriale (nonché ideatore e creatore) di Verdenero, la fortunata collana di Edizioni Ambiente che dal 2007, anno dei suoi primi titoli, a oggi ha fatto moltissima strada, iniziando quasi in sordina e diventata ben presto un caso editoriale (e non solo, visti gli argomenti di cui tratta e gli autori che ospita).

Alberto è anche un mio grande amico dai tempi dell’università e quindi è con

particolare gioia e orgoglio personale che lo ospito nel mio blog per parlare dell’aspetto digitale di Verdenero, che non è affatto secondario.

– Prima di tutto, due parole su Verdenero, per quei pochissimi che ancora non vi conoscono.

Nasce nel 2007 da un’intuizione. Riuscire a portare ad un pubblico più ampio di lettori le denunce raccolte ogni anno nel Rapporto Ecomafia redatto da Legambiente. Per farlo ci siamo rivolti agli scrittori e a ciascuno (soprattutto all’inizio) abbiamo dato una storia vera da raccontare.

– Verdenero ha una presenza nel web piuttosto marcata: oltre al sito e al bel blog siete su facebook, myspace, youtube (spazio che consiglio vivamente di visitare), addirittura flickr. Tutto, a quanto mi sembra di aver capito, costruito gradatamente, quindi passi meditati e non improvvisati. Posso chiederti perché, come e da quali presupposti nasce questa vostra presenza “digitale”?

Perché VN è un’esperienza editoriale ad alta vocazione sociale e impegno politico. Dunque per eccellenza un’esperienza che ha bisogno di creare e di essere “in rete”. Oggi credo sia impossibile prescindere dal digitale per farsi conoscere ma anche per respirare aria nuova, fresca, vitale. Alla Rete dai, ma soprattutto apprendi. Ciò che molti anni fa si faceva inserendo una cartolina-test all’interno dei libri oggi lo puoi fare con un semplice click. Fantastico.

– E che risultati ha avuto e sta avendo?

Molti e su diversi fronti. Sul piano dei contatti se sommiamo sito, blog, facebook, myspace, anobii, twitter, youtube ecc. abbiamo superato i ventimila utenti. Sul piano delle vendite on line abbiamo raggiunto il 10% del fatturato, il che equivale ad un canale in più e con costi molto più bassi.

– A questo punto, credo coerentemente con quanto fate nel web, siete nel gruppo di piccoli-medi editori che ha subito aderito al progetto di Bookrepublic per mettere in vendita qualche vostro titolo in formato digitale. Posso chiederti se la decisione è stata “sofferta” o meno, e cosa soprattutto vi ha spinto farlo?

Non direi sofferta, anzi. Diciamo ancora un po’ timida, anche se stiamo lavorando parecchio sul progetto e-book. Timida perché in Italia è una voce ancora non significativa, tuttavia ci stiamo lavorando perché sarà inevitabile che il mercato virerà in quella direzione.

– Su cosa si basa la scelta dei titoli che date in versione digitale? Sono protetti da DRM?

Stiamo sperimentando sia narrativa che saggistica di consumo. Abbiamo iniziato con temi che potessero attirare l’attenzione di un pubblico di forti lettori. Alcuni sono protetti altri invece, in accordo con gli autori, no.

– Avete già qualche riscontro sulle vendite dei vostri ebook?

Diciamo che abbiamo venduto un centinaio di copie. Un risultato ancora non significativo ma, se devo dire la verità, alla vigilia avrei detto molto meno.

– Preparate qualcosa per il futuro, in questo ambito? (ampliamento del catalogo in digitale, versioni su altri formati supportati dal Kindle, per esempio)

Sì, stiamo esattamente lavorando in tutte queste direzioni, prendendo accordi, facendo incontri e cercando di capire come concepire sin dall’inizio dei libri adatti alla multimedialità. Credo che il nostro vero anno di lancio sarà il 2012.

– Da “homo editorialis” che conta diversi lustri di esperienza (non dico affatto che sei vecchio, anche perché siamo coetanei), come vivi questo momento a dir poco epocale dell’editoria? Credi nel libro digitale? E quali sono secondo te gli scenari più plausibili?

Mah, io sono francamente un entusiasta. Credo che allarmismi o catastrofismi siano fuori luogo. La carta rimarrà, non sarà quello il problema; piuttosto, verrà completamente rivoluzionata la filiera produttiva e dunque dei consumi e, vista la situazione del mercato attuale, mi pare solo un bene.

Le altre “chiacchierate editoriali” (in ordine cronologico): con Fabio Brivio (Apogeo), con Giuseppe Granieri (40k), con Carlotta Borasio (Las Vegas Edizioni), con Marco Ferrario (BookRepublic), con Spiros Coutsoucos (readme), Antonio Tombolini (Simplicissimus), Marco Giacomello (Kindleitalia.com)

il libro digitale non ha fretta perché ha tempo

Passata la sbornia di recap sull’evento del mese (e già proiettato verso il prossimo), a me sembra che il mondo dell’editoria oscilli in quella che secondo me è un’altalena a due pendenze, una che inclina verso il banale, il già detto trito e ritrito e l’altra in cui talvolta si fa una riflessione se non nuova comunque stimolante. Poi per fortuna c’è sempre qualcuno che osa e agisce, oltre che seguire i dibattiti – pur utilissimi – e allora si innesta un nuovo motivo di interesse nel panorama editoriale nostrano.

Ma andiamo per ordine, e cominciamo proprio dal mercato italiano del libro digitale, che rappresenta ora lo 0,5% di quello totale librario. Alcuni dicono che è poco, ma se si pensa che fino a pochi mesi fa si era allo 0,03% si è fatto un salto non di poco, calcolando anche come fattori di attrito lo scarso entusiasmo degli editori, l’innata diffidenza tecnologica italiana, i prezzi degli ereader e degli ebook stessi e, non da ultimo, la scarsa (e spesso non corretta) informazione dei media a riguardo. Non la faccio oltremodo lunga in proposito e mi limito a segnalare a riguardo un post del mio amico Sir Robin con cui mi trovo perfettamente allineato.

In mezzo a tutto ciò, non va dimenticato l’annuncio di Amazon secondo cui le vendite di ebook hanno superato quelle dei paperback, cioè i vendutissimi tascabili. Questo forse perché Amazon prima e meglio di tutti ha compreso come si vendono libri “nell’era degli schermi” e soprattutto come si comunica l’oggetto-concetto libro nel mondo virtuale.

Il messaggio di Jeff Bezos è talmente forte e chiaro che gli stessi librai cartacei intelligenti l’hanno capito: il digitale va piano ma andrà lontano, e non ha nessuna fretta semplicemente perché ha tutto il tempo davanti a sé. Dire ora che ha uno scarso peso è come dire che un neonato non è alto e forte come un adulto.

E comunque il neonato fa sentire i suoi primi vagiti anche in Italia, dove sorgono realtà editoriali “native digitali” come Sugaman, che ha subito conquistato la vetta della classifica di Bookrepublic con il suo primo ebook La matematica è scolpita nel granito di Paolo Nori.
Per l’occasione innalzo volentieri il calice a brindare alla nascita del primo marchio editoriale digitale “indie” italiano.

Infine,  segnalo un ebook scaricabile gratuitamente dal sito di Finzioni magazine: si tratta del Dossier dei libri banditi, nato in seguito alla medievale iniziativa degli assessori veneti Speranzon e Donazzan, tristemente noti per aver ridato vita alla sciagurata prassi  delle censura libraria per ragioni ideologiche, prassi del resto coerente con il clima medievale che si respira in Italia ultimamente.

ultimo recap da IF BOOK THEN

Eccoci all’ultima parte della sintesi di ciò che è accaduto il 3 febbraio alla prima edizione di IF BOOK THEN; dopo la prima e la seconda parte, la terza coprirà l’intervento di Nowell di Nielsen Books e il panel europeo coordinato da Giovanni Bonfanti.  Lascio quindi volentieri spazio a Luca Albani che era presente all’evento e ha gentilmente stilato per me queste preziose note:

Jonathan Nowell, (Nielsen Books), Preleminary results from Nielsen ebookscan Europe

“Conosco Schatzkin da molto e nonostante la sua profezia posso dire ai bookseller in sala” (siparietto dove un libraio tra i presenti effettivamente c’è, Nowell gli parla direttamente) “di stare tranquilli, non scomparirete, Mike è infatti ancora molto giovane…”. Bene, la Nielsen si occupa da anni di raccolta e interpretazione di dati, Nowell si occupa della branca dell’azienda dedicata ai libri.

Come interpretare l’avvento del digitale nel mercato editoriale? Prendiamo ad esempio quello musicale. Il mercato si è ridotto drammaticamente ogni anno. Analisi dei distributori negli Stati Uniti: marzo 2001, 80.000 occupati, 8000 negozi – dicembre 2009, 2500 occupati, 3500 negozi. La vendita dei cd in dieci anni si è ridotta a un terzo del volume originario mentre quella delle – attenzione – singole tracce digitali (che hanno un costo come sappiamo ben diverso da quello di un album) è esplosa dopo il 2004.

E i libri? Il prezzo dei libri negli ultimi dieci anni è rimasto sostanzialmente stabile mentre le vendite su internet sono passate al 20% e al 22% nei supermercati (dati relativi alla Gran Bretagna). Ah, la coda lunga sta diventando ancora più lunga, rispetto al 2004 quando i libri sotto le dieci copie sono stati circa 300.000 viaggiavamo nel 2009 sulle 800.000 (!). Tuttavia il prezzo si sta spostando dal centro verso la fine della coda.

Il mercato degli ebook sta prendendo il volo, nel secondo semestre del 2010 il 10% delle vendite del mercato editoriale statunitense era rappresentato dai libri digitali (pari a una crescita del 400%), nel 2011 è previsto che gli ebook venderanno per 1,3 miliardi di dollari. Se la tendenza verrà confermata già nel 2014 l’editoria digitale si spartirà cinquanta e cinquanta il mercato con l’editoria libraria tradizionale. Impressionante come dieci milioni e mezzo di statunitensi possiedano un ebook reader.

Generi che vanno per la maggiore: crime, romance e scienfiction. Soprattutto romanzi lunghi e corposi (saghe come quella di Stieg Larsson) sembrano incontrare i gusti degli “early adopters”. Tuttavia tra gli ebook che hanno largo seguito tra i professionisti, i viaggiatori, i lettori forti e i techno-geek – la maggioranza relativa dei lettori digitali – ci sono naturalmente i testi tecnici, ovvero la manualistica legale, medica ecc.
Siamo di fronte insomma a un nuovo prodotto che gli editori dovranno “spiegare” a clienti che non avevano interesse ad acquistare un libro prima – questa sarà la stragrande maggioranza del mercato fra poco, tutta da conquistare. Chi investe nel libro elettronico infine non dovrà sottovalutare il peso dell’iPhone e degli smartphone, saranno i dispositivi ultraportatili (non l’iPad né gli ereader) a essere il luogo dedicato alla fruizione degli ebook nel breve periodo.

Cosa consiglia agli italiani? Di prepararsi a un mondo “ibrido” dove carta e digitale convivranno; di pensare sin da ora a una corretta gestione dei metadati, chi sarà più “ordinato” sarà più facilmente trovabile e di conseguenza venderà di più; di offrire ebook curati utilizzabili su più dispositivi possibili chiarendosi bene le idee sulla gestione del loro prezzo; di non sottovalutare l’effetto cannibilizzazione dei titoli in inglese sul proprio mercato locale; assicurarsi che i DRM siano regolarmente applicati.

Overview of the single markets presented by a panel of European players coordinato da Giovanni Bonfanti, A.T. Kearny

Simon Blacklock, Faber&Faber, Faber Factory, Regno Unito

Il mercato degli ebook in Gran Bretagna è stato segnato dall’avvento di amazon.uk e dai venticinque milioni di sterline di campagna pubblicitaria messa in piedi per lanciare questo grande player. Giudica signPanel Editoria Europea.jpgificativo per il successo dell’operazione l’aggressiva politica dei prezzi (ovvero la loro riduzione) applicata ai titoli. 18 su primi 40 della classifica di Amazon costavano una sterlina o meno.

Sebastian Posth, Arvato, Germania

Cos’è successo nel 2010? È arrivato l’Apple Bookstore, gli editori tedeschi che hanno nel frattempo costruito ben ventiquattro piattaforme distributive per gli ebook – pensiamo che l’Italia ne ha sei – hanno fornito libri per lo store di Cupertino. Numerosi titoli presenti ma in proporzione non così tanti, si paga lo scotto di non avere abbastanza personale qualificato per creare e/o gestire ebook e anche la difficile reperibilità dei responsabili Apple in Europa (troppo pochi).

Patxi Beascoa, Random House – Mondadori, Spagna

Consoliamoci con chi sta “peggio” dell’Italia, il mercato spagnolo – potenzialmente mondiale pensiamo a quante persone, dalle Filippine al Perù, parlano questa lingua – allo stato attuale offre 4000 titoli. Insomma sebbene sia Apple sia Amazon siano presenti gli editori spagnoli sono ancora paralizzati, impreparati per gestire un mercato dl libro globale e terrorizzati dalla pirateria – che comunque si sta diffondendo.

Per Helin, Publit, Svezia

Inizia l’intervento osservando ironicamente come la Svezia sia il paese dei pirati – ricorderete il partito pro peer to peer che entrò pure in parlamento? Gli editori locali stanno cercando di arrestare l’avanzata dei tre grandi: Amazon, Apple, l’unica presente finora, e Google). Sono in tanti in Svezia a leggere in inglese quindi bisogna pensare bene all’offerta da fare ai loro utenti, si assiste al fenomeno della digitalizzazione casalinga dei libri – come in Giappone – e alla loro distribuzione clandestina.

Marco Ferrario, Bookrepublic, Italia

(In estrema sintesi) Non passare alla digitalizzazione ora che i tre americani non sono ancora arrivati con tutta la loro forza sarebbe un grosso errore da parte degli editori. Bisogna pensare e ragionare nei termini di un unico grande mercato multilingue.