Tolino entra nel presepe degli ereader di Natale: è lui l’anti Kindle?

Sono tanti gli argomenti della settimana di cui potrei parlare: prima di tutto la fine della guerra tra Amazon e Hachette, poi la questione dellIVA al 4% sugli ebook (attualmente è al 22%) e, sempre a proposito di Amazon, l’inizio della collaborazione tra il colosso di Seattle e la Giunti. Ma si tratta di argomenti di cui potete trovare già molti articoli più completi e interessanti di quelli che potrei scrivere io, e quindi vi rimando volentieri alla loro lettura: sulla diatriba Hachette-Amazon non credo possiate un articolo migliore del post di Roberto Maragliano intitolato Guerra di posizione per il digitale in cui si fa riferimento a un’ottima sintesi in due parti di Andrea Patassini. Da parte mia, sulla guerriglia tra i due colossi non ho altro da dire e del resto mi ero già espresso in un post in cui enucleavo i 4 punti secondo me più importanti della questione (La questione Amazon-Hachette in 4 punti). Vorrei però evidenziare una riflessione di Maragliano a proposito di libri di carta e digitali: “Parlare di ‘libro di carta’ e di ‘libro digitale’ non permette infatti di cogliere tutto ciò che sta attorno e dà senso a realtà che sono irriducibili l’una all’altra, dunque restano due, e ben distinte tra di loro.” Il discorso di Maragliano è sul piano più della filiera produttiva e distributiva, ma ci traghetta in qualche modo verso la seconda vexata quaestio del momento, l’IVA al 4% sugli ebook, auspicata da molti, voluta veramente forse da pochi.  Tra i fautori dell’equiparazione fiscale del libro digitale e quello cartaceo stanno coloro che ritengono che tra i due contenuti non ci sia una differenza sostanziale, mentre ora l’IVA al 22% mette in modo blasfemo gli ebook sullo stesso piano di altri prodotti elettronici, tra cui i videogiochi.  E che cos’ha a che fare un videogame con un libro? Ce lo spiega Fabrizio Venerandi di Quintadicopertina nel suo pezzo Quando il videogioco è letteratura?, mentre un’ottima riflessione complessiva sull’argomento la fa il solito Giuseppe Granieri nelle  sue 5 considerazioni sull’IVA e sugli ebook Se siete comunque curiosi, le ultime notizie danno un Franceschini combattivo e determinato a essere il paladino numero uno della campagna #unlibroèunlibro, sfidando addirittura le decisioni della Commissione Europea,come già da tempo ha fatto la Francia. In mezzo a tutto questo fragore Giunti inaugura una collaborazione con Amazon e con Giunti al Punto propone una sorta di sinergia ebook-libro cartaceo e libreria online/libreria fisica. Un progetto che può suscitare perplessità, ma che vale comunque la pena di seguire anche con curiosità, così come quello di Messaggerie che vuole coinvolgere i librai indipendenti nell’operazione Tolino e che ci porta al terzo e vero grande argomento della settimana.

tolino

Tolino Shine

Infatti la vera notizia viene dalla Germania, ed è il sorpasso nelle vendite dell’ereader Tolino sul Kindle: ne ha parlato in modo approfondito Il libraio (a proposito, anche questa è una novità da tenere d’occhio), che menziona anche l’accordo che Ibs.it ha fatto con Deutsche Telekom per la vendita  dell’ereader qui in Italia: per ora i modelli sono due, Tolino shine e Tolino vision 2. Tutto ciò fa presupporre che Tolino soppianterà il fantastico Leggo della stessa Ibs, ma credo che non se ne accorgeranno in molti.  Piuttosto, chi è curioso di saperne qualcosa di più legga questo articolo in cui si mettono a confronto il Kindle Voyager e il Tolino vision 2 e in cui si conclude che il Kindle è migliore, ma costa un po’ di più.  Tolino non esce molto bene nemmeno da questo slalom parallelo a tre, dove si confronta la luminosità del Kobo Aura, del Kindle Paperwhite e, appunto, di Tolino, che risulta avere la luce peggio distribuita sullo schermo e meno facile da regolare. La recensione è in inglese, ma le immagini, come si suol dire, valgono più di mille parole.

Comunque i dati che vengono dalla Germania fanno già parlare di Tolino come del famigerato “anti Kindle” che molti aspettavano. Sarà veramente così? Di sicuro, per questo Natale avremo un’opzione in più da considerare, perché comunque Tolino sembra un ottimo ereader e ha le potenzialità giuste per competere con i vari modelli del Kindle. P.S: A proposito, qualcuno di voi ha già in mano il lettore made in Germany? Se mi manderete le vostre impressioni e valutazioni sarò lietissimo di inserirle magari in un post futuro. 

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Kindle o Kobo? La sfida ora va anche… sott’acqua

Il recente lancio del Kobo Aura H2O, un ereader resistente all’acqua, ha riportato (un po’ in sordina, bisogna dire) in auge la buona vecchia dicotomia Kindle (Paperwhite) vs. Kobo.

Ne ha parlato tra i primi Pianeta Ebook, con un post in cui non si nasconde una certa perplessità – che sinceramente condivido – per l’operazione di Kobo e del suo ereader impermeabile, versione peraltro già esistente per il Kindle, senza che molti si siano strappati i capelli (inoltre, la versione waterproof del Kindle Paperwhite costa più o meno come il Kobo Aura H2O).

Molto interessante ed eloquente un video (tratto da Goodereader.com) in cui si mettono letteralmente in parallelo i due ereader e che ripropongo volentieri, sintetizzando per comodità (è in inglese) le caratteristiche più notevoli messe in luce.

kindle-kobo1 – Prima di tutto, le dimensioni: il reader Kobo è un 6,8″, il Kindle un 6″: sicuramente un valore aggiunto, da parte del primo, soprattutto per chi bada alle dimensioni dello schermo (io non sono tra costoro).

2 -La prima schermata del Kobo è più dinamica, permette l’accesso a più menu in maniera intuitiva e accattivante. Quella del Kindle Paperwhite è concentrata solo sulla libreria e lascia alla barra superiore il compito di indirizzare l’utente verso lo store e altri menu.

3 – Anche nei tools di lettura (ingrandimento caratteri, cambio font) il Kobo sembra più versatile e più ricco di opzioni e strumenti. Però attenzione: a questo punto il video rivela una funzione del Kindle davvero insuperabile e insuperata (almeno finora): selezionando una parte del testo (anche un’intera schermata), la si può tradurre in qualsiasi lingua, dal finnico al cinese.

4 – Lettura PDF: qui il Kobo inizia a perdere colpi: più lento e macchinoso del Kindle, che invece è più sensibile al touch e fa lo zoom sul testo al semplice movimento delle dita. Il Kobo da parte sua, pur con un refresh più faticoso, permette di girare la pagina del PDF direttamente dallo zoom. Da notare che il Kindle mantiene la funzione di traduzione (e le altre consuete: sottolineatura, appunti, ecc.) anche con i PDF, mentre invece il Kobo non permette di fare molto durante la lettura di testi in questo formato.

5. Bookstore: quello del Kindle ammonta a 5 milioni di libri, il Kobo a 4, quindi la differenza non è così determinante. Entrando però nelle schede libro, Amazon fornisce molte più informazioni, dalla lunghezza del libro (cartaceo, per dare un’idea delle pagine), alle recensioni degli utenti.

I due recensori del video concludono la loro analisi con una unanime preferenza verso il Kindle Whitepaper il quale, nonostante le dimensioni minori dello schermo, si rivela imbattibile nella reading experience generale.

Concludo con alcune osservazioni importanti che ho raccolto su twitter: un altro vantaggio del Kindle è che permette ll’uso degli stessi strumenti sia per i libri acquistati nello store Amazon, sia per quelli acquistati in altri store, nonché per ebook in .epub convertiti in seguito in .mobi, il formato di Amazon (se non sapete di cosa sto parlando, rimando a questo vecchio ma sempre utile post sul Kindle). Il Kobo, invece, a quanto dice chi lo possiede, visualizza correttamente e permette di interagire solo con gli ebook acquistati nel suo store.

Non ho motivo di dubitare di colui che mi ha dato questa informazione, ma il primo pensiero è stato che in questo modo il Kobo perde gran parte del vantaggio che ha in quanto ereader in grado di leggere l’epub, il formato standard degli ebook. Infatti, se l’editore distribuisce i suoi ebook con un semplice social DRM, ne permette l’acquisto ovunque, e personalmente posso anche fare a meno di rivolgermi – magari per ragioni etiche – allo store Amazon (certo più comodo perché direttamente accessibile dal Kindle) e, con un piccolo procedimento ulteriore, far lavorare Calibre e ottenere un ebook pronto per il mio Kindle.

 

 

La questione Amazon – Hachette in 4 punti

Non pensavo di entrare nel dibattito della diatriba tra Amazon e Hachette e cercherò di farlo nella maniera meno intrusiva e più schematica possibile. 

Prima di tutto, i fatti: Hachette, per chi non lo sapesse, è uno dei Big Five, cioè i cinque maggiori editori degli USA (gli altri sono: Penguin Random House, Macmillan, HarperCollins, e Simon&Schuster) non allineati con Amazon, al quale non hanno tra l’altro concesso il loro catalogo per l’operazione Kindle Unilimited (di cui ho parlato nel mio post precedente). Ora Hachette è in guerra aperta con Amazon sulla questione dei prezzi e della ripartizione dei guadagni. Sulle ragioni, le cause e le conseguenze di questa lite, rimando all’impeccabile articolo di Letizia Sechi su Pagina99: Amazon vs. Hachette, perché si scontrano i colossi dell’editoria, a cui hanno fatto seguito molti commenti interessanti a cui farò riferimento nel corso di questo post.

La questione si pone su diversi livelli e si presta quindi a più piani di lettura. Estrapolerei quelli secondo me più sensibili:

1. Il prezzo degli ebook  Su questo si è pronunciato molto bene Fabrizio Venerandi di Quintadicopertina nel suo post La retorica di Amazon, in cui mette in evidenza le contraddizioni del colosso americano, ne smaschera alcune menzogne, e ribadisce, se ce ne fosse bisogno (e ce n’è) che l’ebook è il risultato di un processo elaborato che vede impegnate competenze e professionalità specializzate. Imporre un prezzo troppo basso all’ebook significa svilire questo processo e queste professionalità, nonché mettere in difficoltà l’editore erodendogli comunque un buon margine anche in assenza di spese di trasporto e magazzino. Qui il discorso però potrebbe ramificarsi e articolarsi ulteriormente, andando a toccare la questione del prezzo spesso inspiegabilmente alto di parecchi libri cartacei di scarsa qualità non solo contenutistica, ma proprio editoriale, la sua ricaduta sul prezzo del relativo ebook (spesso fatto anche peggio) e la questione dell’acquisto direttamente dall’editore, argomento che sarà affrontato in un punto successivo.

2. Le politiche editoriali – Qui si intrecciano alcuni post che affrontano vari elementi: l’intervento molto diretto ed esplicito di Amlo (che in modo forse un po’ riduttivo pone la questione come una “guerra tra ricchi in cui io sto per il più simpatico”) potrebbe in pratica essere sintetizzato dalla frase spesso ripetuta da Giuseppe Granieri “odiare Amazon non è una strategia“; ma il problema è appunto individuarla, una strategia, come giustamente evidenzia il post di Marco Ferrario, dato che, nel concreto, siamo di fronte a un fatto indiscutibile: piaccia o non piaccia, con metodi leciti, legali, corretti o meno, Amazon si è accaparrato una fetta enorme di utenti/clienti/lettori o come piace più definirli. Questo in primo luogo perché in ogni caso offre un servizio efficiente, economico e che in apparenza (ma all’utente finale il messaggio è questo) rispetta le esigenze dell’acquirente, che sostanzialmente sono: spendere meno, avere il prodotto in tempi rapidi e un servizio di assistenza che lo coccola. Qui si inserisce un altro punto, quello delle 

(3.) responsabilità dei clienti/lettori, di cui parla ampiamente eFFe su Doppiozero e su cui sarei anche d’accordo in linea teorica, ma su cui pongo a mia volta degli interrogativi:

– se è vero, come sembra, che Amazon sta in qualche modo “boicottando” i libri di Hachette fornendo un servizio meno rapido ed efficiente, gli utenti si indirizzeranno verosimilmente altrove, almeno per i libri di questo editore. Troveranno in questo altrove un grado di soddisfazione maggiore tanto da affidarsi al nuovo player anche per altri libri?
Restringendo questo discorso al contesto italiano, dove e come possono trovare un servizio che garantisca le stesse prestazioni di Amazon o almeno non le faccia rimpiangere troppo? Io, nel concreto, sono il primo a volermi affidare alla vendita diretta sui siti degli editori, soprattutto quelli come Quintadicopertina, :duepunti edizioni, o anche Minimum Fax e a chiunque mi dia file senza DRM che posso convertire in .mobi (o già convertiti) per il mio Kindle (ebbene sì, sto con il Grande Orco). Ma quante password e username dovrò utilizzare e soprattutto quante volte dovrò fornire (e diffondere) il numero della mia carta di credito per comprare i libri che acquisto mensilmente, se non settimanalmente? Qui si innesta bene ciò che propone Marco Ferrario: una piattaforma aperta alternativa ad Amazon (e magari migliore). “Subito, in fretta; non tra due o tre anni.” Questa proposta, tanto sensata quanto purtroppo destinata a restare vana, temo faccia dolorosamente il paio con quella di eFFe che giustamente individua nel lettore il nuovo attore della filiera editoriale e auspica che “una fetta sempre maggiore di lettori” decida “di guardarsi intorno e di scegliere non solo il contenuto ma anche la modalità dei propri acquisti. Alleandosi con editori meno altèri e più attenti ai servizi, reclamerebbero finalmente la centralità del loro ruolo nell’industria editoriale”. Si tratta di una sacrosanta richiesta di consumo critico che anche Flavio Pintarelli espone dettagliatamente nel suo post Amazon, io: lettura, scrittura, editoria e consumo critico, in cui introduce il quarto punto importante di tutta la questione: 

4. Nuove modalità di leggere e di scrivere – I dati sulla lettura di libri sono chiari quanto spietati: si comprano e si leggono meno libri, qui come altrove nel mondo: il problema è composito e da una parte il digitale non è tra le cause iniziali del fenomeno, dall’altra ha però apportato nuovi fattori che hanno trasformato e stanno trasformando il concetto di lettura e di scrittura. A questo riguardo non posso che ripetermi e ribadire il link a un ebook (da leggere anche gratuitamente online) dal titolo eloquente: Letture, contenuti e granularitàin cui si sono susseguiti e a volte alternati interventi di Venerandi, Ferrario, Roncaglia, solo per menzionarne alcuni. 

Come anche Flavio Pintarelli mette in evidenza nel suo post, non si tratta di una questione solo “tra ricchi” e solo riguardante prezzi e distribuzione di semplici “libri”, siano essi in bit o in atomi: dobbiamo ormai convivere con l’evidenza che la lettura e la scrittura (e la cultura, l’informazione, il modo stesso in cui sono veicolate e fruite) stanno subendo una mutazione ancora da comprendere e interpretare, ma la cui comprensione e interpretazione sono necessarie quanto urgenti, pena l’inaridimento di uno scenario già di per sé sempre più povero e il rischio di una “distrazione di massa” che alterna un post di facebook  a un link che rimanda a sua volta a un articolo, e questo contiene un video, che contiene un riferimento e infine ti vendono l’ultima versione di Candy Crush e ti ritrovi a giocare senza nemmeno capire perché lo stai facendo. 

Si badi bene, io non sono del tutto d’accordo con le tesi di Casati che vede nei tablet più un ordigno che una risorsa: ma è vero che ci troviamo di fronte a una disgregazione del concetto di messaggio, il quale è multicanale, reticolare, frammentato e a sua volta deve competere non solo e non più con altri testi, link, video, ma anche con Angry Birds e i suoi ultimi aggiornamenti. In questa estrema quanto concentrata convergenza in cui tutto è nelle nostre mani, è quanto mai necessaria un’ecologia della lettura (e della scrittura) che possa portare a un nuovo modello efficace dal punto di vista culturale e comunicativo, sostenibile dal punto di vista dell’industria editoriale, proficuo per quanto riguarda l’utente stesso, che a sua volta ne sarà il protagonista. 

Si tratta insomma di grandi temi, che non possono essere risolti se non con una difficile quanto necessaria alleanza tra editori, autori, lettori, distributori. Altrimenti Amazon vincerà sempre, e di più. 

Amazon senza limiti e i limiti del digitale

Kindle-UnlimitedSenza dubbio l’argomento della settimana è l’annuncio dell’avvio di Kindle Unlimited, il servizio di lettura in streaming che “quelli di Seattle”, come ormai vengono chiamati i capoccioni di Amazon, hanno deciso di varare sin dal prossimo autunno. Chi si abbonerà al servizio avrà a disposizione oltre 600 mila titoli (precisamente 645.790), di cui oltre 2000 audiolibri.
Questi sono ovviamente i numeri del mercato americano (e il costo sarà di 9.99$), poi negli altri stati ci si adeguerà al numero degli ebook (e degli editori) disponibili. Infatti sin dall’inizio sono fuori i “big five”, cioè i cinque editori più importanti del continente americano (Penguin Random House, Macmillan, HarperCollins, Hachette e Simon&Schuster), cosa non trascurabile. Chissà poi che ai grandi cinque si aggiungano strada facendo anche altri marchi editoriali europei (anche se l’ipotesi sembra meno plausibile).

Della questione dei big five e di altre perplessità legate all’operazione trovate un resoconto molto esauriente in un articolo su ilmiolibro.it, mentre un ottimo articolo di David Gaughran pone alcune importanti domande che l’operazione Amazon inevitabilmente fa sorgere ad autori, editori e lettori.

La prima domanda riguarda infatti proprio gli autori: quanto saranno pagati per ogni libro scaricato (non potendo parlare di vendita vera e propria, si tratta infatti di un prestito a condizioni molto particolari)? La cosa ancora non è chiara, anche se Michael J. Sullivan su Digital Book World parla senza mezzi termini di un sistema che creerà degli “autori di serie B” e precipuamente gli autopubblicati, che Sullivan vede nettamente discriminati rispetto agli editori tradizionali.

Un’altra importante questione è se il servizio streaming cannibalizzerà le vendite tradizionali: su questo Gaughan ha idee più chiare: “sembrerebbe naturale pensare che le vendite saranno erose, ma Kindle Unilimited potrebbe anche aumentare le fette di torta da spartire. Non sappiamo poi come sarà accolto dai lettori, ma mi stupirei molto se risultasse un flop”. La vera questione è, conclude Gaughan, che tipo di lettore sarà quello che verrà attratto da questo servizio.
E soprattutto (è una delle “key questions” del pezzo) che tipo di lettura ci riserva il futuro. Giustamente Gaughan rileva le notevoli differenze che ci sono tra lo streaming musicale e quello che riguarda la lettura. Inoltre, rileva altrettanto giustamente, bisogna considerare gli oltre duemila audiolibri che Amazon ha già inserito nel servizio e che presumibilmente aumenteranno, tenuto anche conto che il mercato degli audiolibri sta vivendo una grande rinascita (si parla di +24% a quadrimestre, negli USA).

Gli audiobooks saranno anche probabilmente determinanti nella competizione tra  Kindle Unlimited e i servizi analoghi di Scribd e Oyster. Questi ultimi hanno dalla loro i sopra menzionati “big five”, ma è pure vero che Amazon può contare su decine di milioni di dispositivi Kindle pronti per ospitare il suo servizio.

In questo modo non si svaluta il libro? si chiede ancora Gaughan, ma nel giro di due righe si dà la risposta, decisa e senza remore: no. “Non più di quanto succeda ora con i tascabili, i megasconti della grande distribuzione, i banchetti dell’usato.”

Come sarà considerato il prestito dall’algoritmo Amazon? Probabilmente ogni prestito sarà equiparato a una vendita, per ragioni di ranking. Per ora il prestito prevede fino 10 libri alla volta senza scadenza per la restituzione e un numero illimitato di libri al mese. Potenzialmente, gli algoritmi avranno parecchio lavoro.

Per gli scrittori che si autopubblicano sarà conveniente partecipare a questo servizio? Sarà una vetrina importante anche per i “minori” o solo un’ulteriore occasione di guadagno per i soliti noti del self publishing? Gaughan, nemmeno troppo sommessamente, teme che la seconda ipotesi risulterà quella più probabile, ma certo sembra come sempre meglio esserci, per ragioni di visibilità, reperibilità, ranking. A mio parere potrebbe anche essere un modo per gli editori di cercare nuovi autori, magari proprio tra i self-publisher, e con un costo minimo (10 dollari al mese) poter sfogliare centinaia di libri che potranno essere i best seller di domani.

L’unica cosa certa è che il modello streaming si sta sempre più imponendo e il fatto che si sia mosso un gigante come Amazon avrà sicuramente ripercussioni su tutto il sistema editoriale e culturale legato al libro (qualsiasi cosa questa parola ora significhi). Si tratta, è bene notarlo, di una ulteriore e progressiva dissoluzione del concetto di “possesso” di un libro a favore di un modello in cui il fornitore concede l’utilizzo temporaneo di un contenuto che il lettore/utente in realtà non possiede né possiederà mai. Si tratta di un modello e di un concetto sbagliato, fuorviante, pericoloso? Alcuni dicono di sì, per molti invece la questione non si pone, dato che è la direzione del futuro e metterla in discussione non servirebbe a nulla.

A questo proposito vi lascio con due link che trattano proprio l’annosa e dibattuta questione sui vantaggi e gli svantaggi delle due modalità di lettura. Da una parte Loredana Lipperini in un articolo intitolato Sincronicità e mutazioni della lettura fa il punto della situazione con rimandi aggiornati ai testi più importanti sull’argomento; dall’altra un interessante articolo uscito sul Financial Times è stato tradotto e riportato integralmente su ebookextra.it (Non sarà una battaglia tra schermo e carta). La conclusione dei due articoli, in somma sintesi, è pressoché la stessa: la lettura digitale è un fatto che non serve ostacolare, ma utilizzare e indirizzare al meglio.
Se non si entra in questo ordine di idee e si resta ancora alla diatriba meglio la carta o il digitale, si perderanno molte occasioni. E molte buone letture, aggiungo io.

Digressione

Ancora su cartaceo e digitale, reading experience e Amazon

Durante la settimana sono tornati al centro del dibattito argomenti e temi non nuovi, ma sempre attuali, che non a caso riprendono, integrano e completano alcuni miei post scritti in un passato più o meno recente.

Andare oltre – Per fare un esempio, proprio l’ultimo articolo qui apparso trattava della necessità per gli editori di andare oltre la mimesi del modello cartaceo, ed ecco che su Publishing Perspectives appare la cronaca di una conferenza all’interno della Fiera del libro di Londra, intitolata significativamente “Publishing for Digital Minds“, in cui si sono sentite frasi come: “Gli editori oggi capiscono che non possono semplicemente replicare in formato digitale quello che fanno nel cartaceo (…) Devono immaginare modi più estesi di comunicare l’informazione.”

Un concetto in particolare mi sembra opportuno evidenziare: “Non si tratta di un nuovo gioco: abbiamo avuto 70 anni di digitale, 40 di ebook, 30 anni di internet, 25 di web, 10 di Facebook e l’iPhone ha 7 anni. Non è possibile parlare ancora di nuove tecnologie”.

La questione cruciale, si è anche detto nel convegno, è che “gli editori devono capire che dovranno lavorare con nuovi partner e che è arrivato il tempo di distaccarsi dalla versione digitale di un modello cartaceo e far leva sulle potenzialità del digitale”.

La lettura in streaming – Nel corso della conferenza è stata anche data particolare attenzione a Scribd e al modello di sottoscrizione di contenuti sul modello di Spotify o Oyster: anche di questo avevo parlato poche settimane fa in un post, ed ecco che puntuale Laterza lancia i suoi libri (o almeno parte di essi) in streaming. Ne ha parlato, tra gli altri, Wired Italia e subito si è scatenato il dibattito, nel web e sui social.  Una delle (giuste) perplessità verte sulla limitatezza (per ora) dei titoli – 300, come gli spartiati alle Termopili – e il costo mensile del servizio, quasi 8 euro (7,90, per la precisione). Un passo falso, o almeno troppo affrettato? Certo i dubbi ci sono, e sicuramente  è un po’ azzardato chiedere al lettore, in questa fase, un prezzo simile per un’offerta del genere. Ma Laterza sembra molto sicuro di se: non resta che attendere l’evoluzione degli eventi.

Amazon e la reading experience – Altro argomento al centro dell’attenzione questa settimana è stata la mossa di Amazon di rivelare non solo la top ten degli ebook più  venduti, ma anche svelare quali sono i brani più sottolineati di sempre. Sempre su Facebook ha detto la sua Gino Roncaglia e si è trattato di un intervento giustamente degno di essere riportato anche in altri contesti, come ha fatto Ebookreader Italia. Roncaglia dice cose giustissime, ma personalmente i dati Amazon a me non stupiscono quasi per niente, dato che la mia esperienza di lettore digitale (e utente affezionato del Kindle) è molto fedele al ritratto che fornisce Amazon e che Roncaglia sintetizza in 5 punti:

1 (e 3). nel digitale si sottolinea molto, anche nella narrativa (l’ho sempre trovato molto più pratico e agevole, non capisco lo stupore, sinceramente); 2. i classici non sono dimenticati (grazie al Kindle ho letto, in ordine: i Karamazov, Anna Karenina e Guerra e pace, la lettura dei quali, su carta, avevo colpevomente sempre rimandato); 4. le sottolineature sono spesso abbastanza banali, e si limitano a evidenziare frasi un po’ da Baci Perugina. Vero, e vedere sottolineata quella tal frase da un tot di lettori potrebbe spesso tentare anche noi, o comunque attribuisce alla frase banale un rilievo e un valore che in effetti non ha, e questo è uno dei rischi un po’ subdoli di questa funzionalità: l’altro rischio è quello della privacy, e anche di questo ho parlato in passato, anche perché è un tema quasi inevitabile quando si parla di lettura digitale.

Digitale + cartaceo – Infine, come ultimo – ma forse più singolare – link, vorrei lasciarvi con Etienne Mineur, inventore francese che ha a mio parere compreso perfettamente cosa significa la convivenza (o, come piace dire a me, “meticciato”) di cartaceo e digitale e l’ha interpretata a suo modo, secondo me un modo piuttosto geniale e sicuramente degno di attenzione: su Publishing Perspectives ho trovato questo video che vi invito a guardare fino in fondo, ma su Youtube ne trovere molti altri.

Buona visione, e buona Pasqua.