enhanced ebook (parte seconda): ne parlano due scrittori italiani

Come anticipato nella prima parte, ho fatto qualche domanda sull’ ebook “arricchito” anche a due scrittori. Si tratta di due giovani scrittori italiani, Arturo Robertazzi e Francesco Aloe, il primo autore di “Zagreb” (Aìsara edizioni) e il secondo di “Il vento porta farfalle e neve” per la collana Verdenero di Edizioni Ambiente.
I loro romanzi richiamano il progetto di Quintadicopertina per ragioni diverse: se da una parte infatti “Zagreb” di Robertazzi è ormai in procinto di diventare “eZagreb“, cioè un ebook arricchito e accresciuto con vari materiali documentari sulla guerra civile nella ex Jugoslavia e link ( se ne parlerà anche al Salone di Torino,  vedi qui), dall’altra anche il romanzo di Aloe fonde finzione e cronaca facendoci rivivere la tragedia della Moby Prince e quindi riallacciandosi a quelle navi dei veleni di cui si occupa il reportage digitale edito da Quintadicopertina da cui sono partito per questa piccola indagine sugli enhanced ebook.
Ma meglio, molto meglio lasciar parlare loro, gli autori, cominciando dall’amico-complice di Ledita.

ARTURO ROBERTAZZI

La tua scelta verso l’enhanced è frutto di una maturazione del progetto o è emersa con il tempo?

Innanzitutto, qui abbiamo un problema di definizioni: enhanced, augmented, enriched, hybrid… eZagreb io lo definisco un romanzo digitale, un romanzo arricchito e svelato. In cui l’arricchimento, che è di due tipi, online (testi, immagini, video) e offline (testo e immagini), non è invasivo. eZagreb non è fantascienza. L’arricchimento è un percorso parallelo che il lettore può intraprendere prima, dopo e durante la lettura del romanzo.
Detto questo, l’idea del libro arricchito è nata naturalmente: Zagreb è un romanzo a carte coperte, impregnato di Storia che il lettore riesce solo a intuire. Per svelare il romanzo, nei giorni dell’uscita al Salone del Libro 2011 avevo già inaugurato una rubrica sul mio blog che si intitolava “Zagreb – La Storia Dietro”.
eZagreb nasce dalla necessità di avere tutto nello stesso oggetto digitale: il romanzo a carte coperte e la chiave per scoprirle.

Quanto credi nell’enhanced book e in ambito soprattutto? (narrativa, saggistica, ricerca ecc.)

Io credo che quando gli uomini hanno delle possibilità per progredire, le sfruttano, o almeno ci provano. Non utilizzare audio e video per qualunque forma di espressione che si possa racchiudere in un libro digitale, sarebbe come usare uno smartphone per mandare solo sms.
Bisogna esplorare, capire cosa può e deve diventare il romanzo, nel caso specifico. Credo che ci sarà la svolta quando l’opera sarà concepita in maniera multimediale, quando, cioè, lo scrittore “scriverà”, consapevole di poter utilizzare non solo le parole (che per me comunque rimangono la chiave di tutto) ma anche suoni, e quindi musica, e immagini, e quindi video.
Come scrivevo su Ledita: è una prateria quasi del tutto sconosciuta, di nessuno e, perciò, di tutti.

I potenziali rischi della modalità enhanced?

I rischi? Questa è una bella domanda!
Io credo che i rischi siano solo percepiti. Voglio dire, abbiamo due possibilità: dopo varie sperimentazioni capiamo che l’unica forma del romanzo è quella “classica” e quindi si abbandona la sperimentazione e si ritorna all’eBook come lo conosciamo ora; dopo varie sperimentazioni, qualcuno “scopre” una nuova forma di narrazione e al romanzo “classico” si affianca qualcosa di più evoluto.
Quale che sia il risultato, non si può aver paura della sperimentazione.

FRANCESCO ALOE

Partendo dall’iniziativa di Quintadicopertina, ti chiedo: quanto pensi possa essere assimilabile al tuo libro e se il tuo romanzo potrebbe evolversi in enhanced ebook?

Quella dell’ebook arricchito è un’idea affascinante e ti confesso che stiamo valutando di
concretizzarla nel migliore dei modi anche per il mio romanzo.
Senza dubbio “Il vento porta farfalle o neve” ha tutti gli elementi per diventare un enhanced ebook stimolante, con un valore aggiunto non indifferente rispetto al cartaceo. Si tratta di un romanzo a metà tra fiction e inchiesta che mi ha portato a consultare migliaia di pagine, tra verbali e articoli, e tante foto e filmati riguardanti la tragedia del Moby Prince. Gran parte di questo materiale è difficilmente consultabile e sarebbe un atto d’amore e rispetto nei confronti del lettore metterlo a sua disposizione, almeno i tratti
più significativi.
Inoltre due grandi gruppi rock hanno interpretato l’incipit del capitolo 12 realizzando due canzoni molto diverse tra loro. Me le immagino già come sottofondo di quel capitolo.

Come scrittore, cosa pensi dell’ebook e in modo precipuo dell’ebook enhanced: quali opportunità e soprattutto quali rischi vedi?
Le opportunità sono quelle già accennate prima: se lo scrittore può aggiungere elementi importanti, ma che non trovavano spazio per esigenze narrative all’interno del romanzo, ha una possibilità da non sottovalutare, soprattutto quando scrive un’inchiesta. Non sporca il romanzo, non spezza la trama, ma regala del materiale in più che il lettore può scegliere di consultare o meno. Sembra banale, ma non è poco.
L’ebook non mi ha mai spaventato, l’ho accolto come un fratello minore simpatico che vuole diventare grande ma non ci riesce. Come lettore ne ho acquistati tanti, pur preferendo ancora la carta. Il rischio è che venga sminuito il valore dell’opera in sé. Poco tempo fa ho fatto un incubo, ho sognato il lettore del futuro: comprava cento ebook al mese e leggeva solo le prime pagine di ognuno, come se stesse leggendo degli articoli on line, di quelli che se non ti prendono subito li abbandoni. Di fatto, era un lettore che non aveva mai
letto un libro pur avendone migliaia nel suo e-reader. Da brividi.
Mi consola il fatto che non tutti i sogni si avverano.

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enhanced ebook: in Italia c’è chi lo fa (parte I)

Quale mese fa fece scalpore un’edizione digitale “accresciuta” (o enhanced, enriched, come preferite) della Terra desolata di T. S. Eliot, con documenti filmati, sonori, immagini del manoscritto e altro ancora.
Il fenomeno degli enhanced ebook non nasce però con l’edizione digitale di Eliot e anzi ha una storia non così giovane come si potrebbe erroneamente pensare; solo recentemente però le iniziative editoriali emergono con più decisione e anche in Italia c’è chi prende coraggio.

Mio intento è quello di esplorare un po’ questo terreno diciamo così carsico dell’editoria digitale e lo farò in due post distinti.
In questo che state leggendo prendo spunto dall’annuncio recentemente fatto da Quintadicopertina dell’ebook L’altra faccia della Calabria – Viaggio nelle navi dei veleni: un reportage giornalistico completo di audio e video che mette a disposizione del lettore anche le carte e i documenti da cui è nata e su cui si è basata l’inchiesta.
Nel secondo post parlerò dell’argomento con due scrittori diversi per stile e tematiche affrontate, ma simili sotto molti altri aspetti: Arturo Robertazzi (“Zagreb”) e Francesco Aloe (“Il vento porta farfalle o neve”).

Ma partiamo dall’iniziativa di Quintadicopertina, molto interessante e sicuramente innovativa: per capirne e saperne di più ho fatto tre precise domande a Maria Cecilia Averame, responsabile editoriale (consiglio vivamente anche il suo blog).

1) Come è nato il progetto: da una vostra proposta o su iniziativa dell’autrice?

Il testo “L’altra faccia della Calabria – Viaggio nelle navi dei veleni” è stato uno dei tre dalla nascita di Quintadicopertina che abbiamo selezionato fra i ricevuti in redazione. L’autrice, Sara Dellabella, non la conoscevamo.
Se pur ancora in minoranza nella offerta editoriale, abbiamo sempre detto che l’ebook arricchito’ con fonti, interattività, materiale multimediale ben si sarebbe adattato all’inchiesta giornalistica. Ricevere un testo da una persona che sul tema aveva fatto dei reportage video e che segue da anni queste tematiche era una ghiotta occasione.
Quello di Sara comunque è stato un ‘invio consapevole’: conosceva, in parte, la nostra metodologia, anche  se provarla sulla propria pelle credo che per lei abbia rappresentato un’impresa non da poco.

La lavorazione è stata molto impegnativa, otto mesi di lavoro prevalentemente da parte di Sara, seguendo le nostre indicazioni. Le abbiamo chiesto inizialmente di definire e separare ciò che era narrativa dal reportage vero e proprio, e di lavorare sul testo con due metodologie differenti. Esigenze contigue, quella del piacere della lettura e la precisione del resoconto giornalistico, integrate in una seconda fase. Infine abbiamo verificato quali fonti potessimo integrare direttamente nel testo, tenendo conto da una parte di ciò che avrebbe potuto interessare il lettore, dall’altra cosa fosse disponibile e libero da diritti. Le trascrizioni parlamentari per esempio sono integrate all’interno, gli articoli citati e protetti da copyright sono linkati in rete.

2) Cosa pensi dell’ebook enhanced: è ovvio dal progetto che ne vedete le potenzialità. Ma ne intravedete anche dei rischi, degli “effetti collaterali indesiderati”?

Metto subito le mani avanti anticipando la prima difficoltà di questo lavoro: nelle condizioni attuali del mercato digitale, economicamente è difficilmente sostenibile. Il lavoro dell’autrice e l’impegno che le abbiamo richiesto è notevole, e anche per noi ha rappresentato un investimento di ore-lavoro non da poco. Ogni anno scegliamo di pubblicare testi più impegnativi proprio perché ci piacerebbe che rappresentassero un punto di partenza per il dibattito sulle potenzialità dell’editoria digitale. Nessuna verità in tasca: sono solo proposte.

Secondariamente, il digitale sta aprendo nuove possibilità per le short stories e il formato ‘breve’ anche in campo giornalistico. Gli ‘enriched book’ più articolati non sono solo più complessi da produrre, ma richiedono anche un lettore che si senta a proprio agio nella navigazione di un testo e sono più difficili da proporre a un pubblico magari interessato ma più tradizionale. Altri due rischi sono l’equilibro da mantenere fra testo e multimediale, per non ritrovarsi a produrre versioni ‘povere’ dei vecchi CD rom o delle app, e l’ampliarsi del numero di pubblicazioni non solo in generale sul mercato, ma anche che un editore deve produrre per stare sul mercato. Si corre il rischio di farne tanti e superficialmente.

3) L’editoria sta cambiando, e voi di Quintadicopertina sembra che siate stati tra i primi ad accorgesene. Quali sono secondo te i prossimi passi necessari o almeno auspicabili perché gli editori non “perdano il treno” e debbano poi rincorrere i nuovi paradigmi piuttosto che accompagnarli e interpretarli?

Forse non è la risposta che vorresti sentire, ma mi sento sempre a disagio quando mi si chiede di ‘dare consigli’ a chi sta da decenni sul mercato editoriale e ‘ha più capelli bianchi’ in testa di me. Il fatto che l’editoria stia cambiando non deve portarci a buttar via il bambino con l’acqua sporca e a sminuire il lavoro editoriale degli ultimi trent’anni. È una banalizzazione dire che gli editori tradizionali si muovano lentamente perché non sono in grado di ‘prendere il treno’, ci sono dietro anche altre ragioni. I nuovi paradigmi si stanno costruendo adesso, il gioco è arduo e per nulla scontato.

Il mio ‘io’ pessimista (per Quintadicopertina) dice che fra un paio di anni gli editori tradizionali più grandi, forti anche delle esperienze dei primi sperimentatori, usciranno con delle belle proposte aderenti alla realtà e al mercato e con maggiori investimenti di quanto possiamo permetterci noi ora. Fa parte della natura delle cose che ci siano piccoli innovatori che provano, propongono e anche sbagliano, mentre i ‘vecchi’ si possono prendere un paio di anni in più e selezionare l’innovazione migliore. Attenzione però che questo momento, come indicano i dati del fatturato in editoria, sta arrivando.

Poi c’è il mio ‘io’ idealista e partecipativo, che vede l’editoria come un mondo che acquista complessità e richiede professionalità multiple e differenti. L’editore tradizionale, anche mantenendo la sua identità, deve integrare e sapersi diversificare, sostenendo e facendo proprie le esperienze chi gli sta facendo da ‘apripista’, senza opposizioni. Le collaborazioni fra identità differenti e autonome arricchirebbero l’offerta. Ma non ci credo molto!

Apple e la didattica: un’infografica

Ho trovato in rete quest’infografica sul presunto impatto che avrà Apple sulla didattica e precipuamente nel futuro dei libri di testo. Ne avevo già parlato qualche tempo fa in un post in qualche modo accusato, non a torto, di aver tenuto conto solo di fonti negative e critiche nei confronti di Apple.

Ritorno sull’argomento con quest’infografica che penso sia abbastanza eloquente e la lascio ai vostri eventuali commenti e osservazioni.

agenda digitale, dati sul mercato ebook in Italia, sondaggio scuolabook

Il 16 marzo si è riunita la cosiddetta “agenda digitale” (prevista dall’art. 47 del D.L. n.5 del 2/2/2012), con il compito di” modernizzare i rapporti tra Pubblica Amministrazione, cittadini e imprese attraverso azioni dirette a sostenere lo sviluppo di prodotti e servizi digitali innovativi.” Sei i gruppi di lavoro all’opera, tra cui quello di Alfabetizzazione informatica e quello E-commerce, che insieme si sono consultate insieme ai dirigenti dell’AIE sul tema “Reingegnerizzare la spesa delle famiglie per l’acquisto dei libri”.

Riporto la parte del documento diffuso dall’AIE in cui si parla di “tre diverse opzioni che si potrebbero porre per il futuro:

– mantenere l’attuale sistema collegato all’adozione;
– utilizzare la pratica dell’adozione sommando a questa la possibilità di acquisto di materiale digitale;
– deregulation totale, ossia abrogazione dell’istituto dell’adozione dei libri di testo e acquisto di materiali digitali e cartacei sia da parte delle famiglie, sia delle scuole.

La seconda opzione è stata indicata come la soluzione da privilegiare.
Ipotizzando, quindi, il mantenimento di una forma adozionale di volumi cartacei di ridotta dimensione per numero di pagine, che darebbero agli studenti le informazioni essenziali sulle discipline, demandando gli approfondimenti o le esercitazioni alla parte digitale.
In questo senso si è ipotizzato anche la possibile adozione di fonti editoriali diverse per i due distinti utilizzi.
La messa a disposizione del materiale digitale sarebbe gestita nell’ambito di un “Cloud Computing Pubblico”, gestito dalle istituzioni, che diventerebbe il repository complessivo dei contenuti digitali.
In questa sede dovrebbero trovare albergo sia i contenuti digitali con licenza prodotti dagli editori, sia i prodotti senza licenza (free), così come i prodotti digitali che provenissero da auto-produzione, a diffusione libera, degli insegnanti.
Gli acquisti di prodotti digitali sarebbero effettuati dalle istituzioni scolastiche, che riceverebbero a questo scopo un contributo direttamente dalle famiglie.
Il combinato disposto delle due azioni, produzione di materiali cartacei limitati nella dimensione e acquisto da parte delle scuole della parte digitale, avrebbe l’obiettivo di ridurre la spesa delle famiglie e contemporaneamente garantire l’utilizzo in maniera corretta dei contenuti proposti dagli editori emarginando il fenomeno della pirateria e stimolando l’uso corretto degli strumenti innovativi.”

Sul tavolo è anche stata posta l’idea di proporre un‘Iva agevolata del 4% sui prodotti digitali dedicati alla scuola, e quella di  di rinunciare alla gratuità dei volumi per la scuola primaria per liberare risorse dedicate alla spesa digitale; proposte però la cui competenza spetta al legislatore – europeo la prima, nazionale la seconda.

Alla fine della riunione sono stati presentati i risultati di due ricerche, una sull’andamento del mercato editoriale digitale e l’altra frutto di un sondaggio di Scuolabook.it sul consumo dei prodotti digitali per la scuola.

I dati del mercato e-book
E’ evidente una crescita esponenziale dei titoli disponibili in forma digitale (epub o pdf):

– Dicembre 2009: 1.619 titoli;
– Dicembre 2010: 6.950 titoli;
– Dicembre 2011: 19.000 titoli (il 2,3% del totale dei titoli “commercialmente attivi” sul mercato)

Una crescita che comunque non permette ancora di parlare di un mercato troppo ampio (3,8 milioni di euro, pari allo 0,3% dei canali trade). La questione del prezzo, strettamente legata al noto regime IVA differenziato per supporto cartaceo e digitale; quella del diritto d’autore e della pirateria; la mancanza, infine, di specifiche politiche governative di incentivo alla digitalizzazione dei cataloghi degli editori come invece accade all’estero (per esempio in Francia), fanno dell’Italia il fanalino di coda rispetto ad altri paesi europei come Francia, Spagna e in maniera più evidente Germania e Inghilterra, nell’affrontare questa nuova sfida che è allo stesso tempo imprenditoriale e culturale.

Sondaggio Scuolabook
I risultati del sondaggio partono già da presupposti alquanto scoraggianti: degli oltre 16 mila utenti iscritti alla newsletter di scuolabook.it solo 1098 hanno partecipato al sondaggio, i cui dati sono quindi da prendere con le debite cautele. 

I dati più interessanti che emergono sono secondo me questi:

– il 38% degli interpellati trova il prezzo del libro digitale adeguato, e ben il 34% invece no.

– Per il 47% i libri digitali saranno sempre un supporto a quelli cartacei, mentre il 36% ritiene che presto li sostituiranno completamente;

– Ben il 78% usa ancora il testo in formato cartaceo, ma quel 18% che non lo usa è comunque una percentuale non trascurabile.

Poca cosa, insomma, ma è anche vero che i tempi non sono ancora maturi e del resto il fatto che solo mille su 16 mila hanno partecipato al sondaggio (ma non sempre hanno poi risposto a tutte le domande) è eloquente del fatto che siamo ad uno stadio primordiale.

Sono comunque dati da cui partire per una riflessione più ampia e approfondita, che spero potrà essere fatta sin dalla sessione “insegnare con i bit” al prossimo Librinnovando (27-28 aprile prossimi) a Roma, panel in cui saranno presenti alcuni dei protagonisti dell’innovazione digitale nella scolastica: Dianora BardiOilProjectGaramond e Giunti Scuola.

Non sarebbe male se anche al Salone di Torino si dedicasse almeno un incontro su questo tema, anche se dubito che da una kermesse piuttosto generalista esca qualcosa di concreto e significativo in questo ambito.