Kindle Paperwhite, Kobo Aura, Tolino Shine, tra gli ereader a meno di cento euro o poco più

Il lettore digitale

Natale 2014: le feste natalizie degli ebook ereader? Natale 2014: sotto l’albero anche il Kobo Aura scende sotto i cento euro

A dicembre 2014, ancora prima dell’Immacolata, di Santa Lucia e del Santo Natale c’è un po’ di movimento in Italia nel mercato degli ebook reader. A meno di contromosse di Amazon [che infattti sono arrivate, andate in fondo al post, ndLuca], che lascia in vendita il suo Kindle Paperwhite a 129 euro, gli ereader di fascia media della concorrenza – Kobo Aura (Mondadori/laFeltrinelli) e Tolino Shine (IBS) – costano trenta euro in meno: 99 euro. In realtà è solo Kobo a giocare al ribasso, scontando appunto di trenta euro il suo Aura fino a fine mese, dato che il prezzo del “nuovo” Tolino Shine di IBS non cambia, è da listino inferiore ai cento euro.

Ho già dedicato un post ai lettori digitali di fascia alta – Kindle Voyage (non ancora disponibile in Italia), Kobo Aura…

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Tolino entra nel presepe degli ereader di Natale: è lui l’anti Kindle?

Sono tanti gli argomenti della settimana di cui potrei parlare: prima di tutto la fine della guerra tra Amazon e Hachette, poi la questione dellIVA al 4% sugli ebook (attualmente è al 22%) e, sempre a proposito di Amazon, l’inizio della collaborazione tra il colosso di Seattle e la Giunti. Ma si tratta di argomenti di cui potete trovare già molti articoli più completi e interessanti di quelli che potrei scrivere io, e quindi vi rimando volentieri alla loro lettura: sulla diatriba Hachette-Amazon non credo possiate un articolo migliore del post di Roberto Maragliano intitolato Guerra di posizione per il digitale in cui si fa riferimento a un’ottima sintesi in due parti di Andrea Patassini. Da parte mia, sulla guerriglia tra i due colossi non ho altro da dire e del resto mi ero già espresso in un post in cui enucleavo i 4 punti secondo me più importanti della questione (La questione Amazon-Hachette in 4 punti). Vorrei però evidenziare una riflessione di Maragliano a proposito di libri di carta e digitali: “Parlare di ‘libro di carta’ e di ‘libro digitale’ non permette infatti di cogliere tutto ciò che sta attorno e dà senso a realtà che sono irriducibili l’una all’altra, dunque restano due, e ben distinte tra di loro.” Il discorso di Maragliano è sul piano più della filiera produttiva e distributiva, ma ci traghetta in qualche modo verso la seconda vexata quaestio del momento, l’IVA al 4% sugli ebook, auspicata da molti, voluta veramente forse da pochi.  Tra i fautori dell’equiparazione fiscale del libro digitale e quello cartaceo stanno coloro che ritengono che tra i due contenuti non ci sia una differenza sostanziale, mentre ora l’IVA al 22% mette in modo blasfemo gli ebook sullo stesso piano di altri prodotti elettronici, tra cui i videogiochi.  E che cos’ha a che fare un videogame con un libro? Ce lo spiega Fabrizio Venerandi di Quintadicopertina nel suo pezzo Quando il videogioco è letteratura?, mentre un’ottima riflessione complessiva sull’argomento la fa il solito Giuseppe Granieri nelle  sue 5 considerazioni sull’IVA e sugli ebook Se siete comunque curiosi, le ultime notizie danno un Franceschini combattivo e determinato a essere il paladino numero uno della campagna #unlibroèunlibro, sfidando addirittura le decisioni della Commissione Europea,come già da tempo ha fatto la Francia. In mezzo a tutto questo fragore Giunti inaugura una collaborazione con Amazon e con Giunti al Punto propone una sorta di sinergia ebook-libro cartaceo e libreria online/libreria fisica. Un progetto che può suscitare perplessità, ma che vale comunque la pena di seguire anche con curiosità, così come quello di Messaggerie che vuole coinvolgere i librai indipendenti nell’operazione Tolino e che ci porta al terzo e vero grande argomento della settimana.

tolino

Tolino Shine

Infatti la vera notizia viene dalla Germania, ed è il sorpasso nelle vendite dell’ereader Tolino sul Kindle: ne ha parlato in modo approfondito Il libraio (a proposito, anche questa è una novità da tenere d’occhio), che menziona anche l’accordo che Ibs.it ha fatto con Deutsche Telekom per la vendita  dell’ereader qui in Italia: per ora i modelli sono due, Tolino shine e Tolino vision 2. Tutto ciò fa presupporre che Tolino soppianterà il fantastico Leggo della stessa Ibs, ma credo che non se ne accorgeranno in molti.  Piuttosto, chi è curioso di saperne qualcosa di più legga questo articolo in cui si mettono a confronto il Kindle Voyager e il Tolino vision 2 e in cui si conclude che il Kindle è migliore, ma costa un po’ di più.  Tolino non esce molto bene nemmeno da questo slalom parallelo a tre, dove si confronta la luminosità del Kobo Aura, del Kindle Paperwhite e, appunto, di Tolino, che risulta avere la luce peggio distribuita sullo schermo e meno facile da regolare. La recensione è in inglese, ma le immagini, come si suol dire, valgono più di mille parole.

Comunque i dati che vengono dalla Germania fanno già parlare di Tolino come del famigerato “anti Kindle” che molti aspettavano. Sarà veramente così? Di sicuro, per questo Natale avremo un’opzione in più da considerare, perché comunque Tolino sembra un ottimo ereader e ha le potenzialità giuste per competere con i vari modelli del Kindle. P.S: A proposito, qualcuno di voi ha già in mano il lettore made in Germany? Se mi manderete le vostre impressioni e valutazioni sarò lietissimo di inserirle magari in un post futuro. 

Kindle o Kobo? La sfida ora va anche… sott’acqua

Il recente lancio del Kobo Aura H2O, un ereader resistente all’acqua, ha riportato (un po’ in sordina, bisogna dire) in auge la buona vecchia dicotomia Kindle (Paperwhite) vs. Kobo.

Ne ha parlato tra i primi Pianeta Ebook, con un post in cui non si nasconde una certa perplessità – che sinceramente condivido – per l’operazione di Kobo e del suo ereader impermeabile, versione peraltro già esistente per il Kindle, senza che molti si siano strappati i capelli (inoltre, la versione waterproof del Kindle Paperwhite costa più o meno come il Kobo Aura H2O).

Molto interessante ed eloquente un video (tratto da Goodereader.com) in cui si mettono letteralmente in parallelo i due ereader e che ripropongo volentieri, sintetizzando per comodità (è in inglese) le caratteristiche più notevoli messe in luce.

kindle-kobo1 – Prima di tutto, le dimensioni: il reader Kobo è un 6,8″, il Kindle un 6″: sicuramente un valore aggiunto, da parte del primo, soprattutto per chi bada alle dimensioni dello schermo (io non sono tra costoro).

2 -La prima schermata del Kobo è più dinamica, permette l’accesso a più menu in maniera intuitiva e accattivante. Quella del Kindle Paperwhite è concentrata solo sulla libreria e lascia alla barra superiore il compito di indirizzare l’utente verso lo store e altri menu.

3 – Anche nei tools di lettura (ingrandimento caratteri, cambio font) il Kobo sembra più versatile e più ricco di opzioni e strumenti. Però attenzione: a questo punto il video rivela una funzione del Kindle davvero insuperabile e insuperata (almeno finora): selezionando una parte del testo (anche un’intera schermata), la si può tradurre in qualsiasi lingua, dal finnico al cinese.

4 – Lettura PDF: qui il Kobo inizia a perdere colpi: più lento e macchinoso del Kindle, che invece è più sensibile al touch e fa lo zoom sul testo al semplice movimento delle dita. Il Kobo da parte sua, pur con un refresh più faticoso, permette di girare la pagina del PDF direttamente dallo zoom. Da notare che il Kindle mantiene la funzione di traduzione (e le altre consuete: sottolineatura, appunti, ecc.) anche con i PDF, mentre invece il Kobo non permette di fare molto durante la lettura di testi in questo formato.

5. Bookstore: quello del Kindle ammonta a 5 milioni di libri, il Kobo a 4, quindi la differenza non è così determinante. Entrando però nelle schede libro, Amazon fornisce molte più informazioni, dalla lunghezza del libro (cartaceo, per dare un’idea delle pagine), alle recensioni degli utenti.

I due recensori del video concludono la loro analisi con una unanime preferenza verso il Kindle Whitepaper il quale, nonostante le dimensioni minori dello schermo, si rivela imbattibile nella reading experience generale.

Concludo con alcune osservazioni importanti che ho raccolto su twitter: un altro vantaggio del Kindle è che permette ll’uso degli stessi strumenti sia per i libri acquistati nello store Amazon, sia per quelli acquistati in altri store, nonché per ebook in .epub convertiti in seguito in .mobi, il formato di Amazon (se non sapete di cosa sto parlando, rimando a questo vecchio ma sempre utile post sul Kindle). Il Kobo, invece, a quanto dice chi lo possiede, visualizza correttamente e permette di interagire solo con gli ebook acquistati nel suo store.

Non ho motivo di dubitare di colui che mi ha dato questa informazione, ma il primo pensiero è stato che in questo modo il Kobo perde gran parte del vantaggio che ha in quanto ereader in grado di leggere l’epub, il formato standard degli ebook. Infatti, se l’editore distribuisce i suoi ebook con un semplice social DRM, ne permette l’acquisto ovunque, e personalmente posso anche fare a meno di rivolgermi – magari per ragioni etiche – allo store Amazon (certo più comodo perché direttamente accessibile dal Kindle) e, con un piccolo procedimento ulteriore, far lavorare Calibre e ottenere un ebook pronto per il mio Kindle.

 

 

Natale con l’e-reader o con il tablet? (e altre considerazioni)

Siamo ormai quasi arrivati al fatidico giorno di Natale, e sono sicuro che tutti, nonostante i buoni propositi che suonano spesso come “quest’anno niente regali” e amenità del genere, alla fine hanno ceduto alle lusinghe, alle offerte e alle sirene dello shopping natalizio, magari virato in chiave tecnologica, tendenza che sembra sempre più marcata, soprattutto se si parla di e-reader o tablet.

Ma la questione è proprio questa: meglio regalare un e-reader a inchiostro elettronico o un tablet tuttofare, multitasking e di sicuro appeal? Domanda che non pochi si stanno facendo (per esempio questo articolo, che potrà darvi qualche idea preliminare) ma a cui potete rispondere solo voi, secondo le vostre esigenze o di quelle del destinatario del regalo.

Siete (o siete di fronte a) un lettore forte, uno di quelli che divora libri su libri ed è sempre attento alle ultime novità della narrativa o della saggistica, magari poco acculturato dal punto di vista digitale ma nemmeno integralista cartaceo? Allora andate sul sicuro con un e-reader eInk: ora si parla molto di Kobo e del Kindle Paperwhite (ne ho parlato anche qui), sicuramente, per qualità e prezzo, i migliori sul mercato.

Se invece preferite un dispostivo più duttile, che permetta la navigazione nel web e l’utilizzo della posta elettronica, nonché l’uso dei social network o l’aggiornamento delle vostre letture su Goodreads, allora siete decisamente una creatura da tablet, ma attenzione: la batteria termina molto più in fretta di quella dell’ereader, le distrazioni sono tante (per chi è facile alle distrazioni) e lo schermo retroilluminato alla lunga può risultare stancante (ma anche più pratico, dipende dai punti di vista, dall’uso che se ne fa e dal contesto in cui siete).

Sono tutte cose dette e ridette, ma a quanto pare i neofiti della lettura digitale sono in continuo aumento (benvenuti, dico io) ed è sempre importante una sintesi e una bussola con cui districarsi nella selva oscura (o retroilluminata) di dispositivi, formati, aggiornamenti e implementazioni di software o hardware.

Sui formati, solo una precauzione: sappiate che se scegliete il pur ottimo Kindle, vi troverete poi costretti nel recinto (ampio, abbondante, rigoglioso, ma pur sempre chiuso) del formato proprietario di Amazon, che non è quell’epub che ormai adottano tutti gli altri dispositivi. In soldoni, potrete comprare ebook solo da Amazon, o epub non protetti da DRM (eh già, c’è anche questa ulteriore complicazione) che poi potrete convertire in .mobi (o .azw, o KF8, i formati del Kindle) con un programmino tipo Calibre. Troppo cervellotico? Allora andate sul Kobo, che ormai trovate non solo da Mondadori, ma anche in qualsiasi libreria Feltrinelli e che è arrivato ad avere prestazioni molto simili al Kindle (sull’assistenza non saprei dirvi, so solo che quella di Amazon è perfetta. Veramente).

La cosa che personalmente trovo comunque curiosa è che, arrivati alla fine del 2013, sia ancora attuale l’opzione ereader / tablet, considerato che non molto tempo fa il primo veniva dato per spacciato (io stesso non lo vedevo molto bene), mentre ancora, nonostante lo sviluppo dei tablet, l’abbassamento del loro prezzo e le funzioni sempre più avanzate dei dispositivi retroilluminati, il grigio e-reader è ancora lì a dire la sua, quanto mai vivo e vegeto e addirittura per molti prima scelta quando si parla di lettura digitale.

Da una parte la cosa mi fa piacere perché è, come detto, un dispositivo per lettori forti che finalmente si stanno convincendo delle virtù dell’ebook, dall’altra è un segno che la lettura digitale è comunque ancora ancorata ad un modello mimetico rispetto a quella cartacea, fattore questo che se nella narrativa può (ma non necessariamente deve) avere un senso, in altri ambiti potrebbe risultare come un limite, una sorta di colonna d’Ercole oltre la quale l’editore non osa addentrarsi.

Parlo soprattutto dell’editoria scolastica, altro tema che notoriamente mi sta molto a cuore. La questione continua a essere molto dibattuta a colpi di convegni, tavole rotonde, interventi spesso anche molto intelligenti, profondi, puntuali. Ne voglio segnalare a riguardo tre, tra quelli più recenti: un articolo, un ebook (manco a dirlo) e un video: l’articolo è comparso poco tempo fa su Doppiozero e vorrei che fosse affisso sulle porte delle scuole italiane come le 95 tesi di Lutero sulla porta del castello di Wittenberg: si intitola semplicemente “scuola digitale” ma espone fatti e considerazioni in maniera così lucida, limpida e intelligente che lascio a voi la lettura senza alcun altro commento.  Il libro (o meglio, l’ebook) è una riedizione aggiornata di Adottare l’e-learning a scuola di Roberto Maragliano, un testo importante dal titolo che forse lo limita, nel senso che il testo dice molto di più e su molti più aspetti della questione di quanto possano dire le parole “e-learning” e “scuola”.  Parla di educazione, di metodologia didattica, di pedagogia di tipo trasmissivo e produttivo e di molto altro ancora. Anche questo dovrebbe essere un testo imposto dal Ministero come strumento di formazione – obbligatoria –  per tutti gli insegnanti (so di apparire talebano, ma quando ci vuole ci vuole), mentre invece sarà letto dai soliti noti che annuiranno ad ogni pagina come sto facendo io, ma che rimarranno sostanzialmente isolati all’interno del corpo insegnanti e in generale nel mondo della scuola chisà per quanti anni ancora.  Infine,  consiglio caldamente il sempre ottimo Roncaglia che in occasione del convegno  “I libri digitali: opportunità e scelte” organizzato dal MIUR il 13 dicembre, ha realizzato questo video (sono una ventina di minuti) in cui espone le sue considerazioni e traccia scenari possibili su un mondo, quello della didattica e delle tecnologie, riguardo al quale presto dirò anch’io la mia in maniera più sostanziosa e concreta di quanto non abbia fatto finora qui nel blog.

Per ora vi auguro buon Natale e un 2014 ricco di letture. Digitali, cartacee o di altro tipo.

il self-publishing si racconta a Senigallia

Che cosa significa autopubblicarsi e quali sono le strade possibili, le prospettive future, le potenzialità da sfruttare e le trappole da evitare? A questi e ad altri interrogativi ha cercato di rispondere #ISPF2013, il Festival del Self Publishing voluto e realizzato dall’inesauribile fucina di Simplicissimus, che di self publishing si occupa direttamente attraverso una delle sue articolazioni, la piattaforma Narcissus.

ispf2013Il festival si è svolto in due giornate, il 19 e 20 ottobre, in una cornice che i giornalisti definirebbero “suggestiva”: il Foro Annonario di Senigallia, una struttura circolare che per due giorni ha ospitato gli stand degli espositori nel suo perimetro e, sul palco al centro, ha riecheggiato delle voci degli ospiti presenti: autori di Narcissus, certo, ma non solo: c’erano i ragazzi di 20lines, Mauro Sandrini e la sua Self Publishing  School, Emanuela Zibordi che ha parlato del modo in cui si possono realizzare insieme agli studenti libri digitali a scuola e, tra gli espositori, quelli del Menocchio e una nuovissima realtà del settore, PubblicarSÌ.com (per chi volesse saperne di più, qui può trovare le foto e qui lo storify dei tweet delle due giornate).

Senza togliere niente a nessuno, il clou del sabato sono stati i due interventi nel tardo pomeriggio: nel primo Carlo Annese, vicedirettore di GQ, ha parlato con Edoardo Brugnatelli dell’imminente entrata di Mondadori nel mondo del self publishing (qui ci sono informazioni per averne un’idea più precisa). Annese ha introdotto il tema individuando le tre ragioni per cui il self publishing può aiutare gli editori: la prima è l’individuazione dei nuovi talenti; la seconda è perché aumenta la circolazione di nuovi titoli e attenua il rischio sempre presente per l’editore alle prese con i nuovi autori; in terzo luogo, gli può dare importanti indicazioni sulla politica dei prezzi.
Da parte sua, Brugnatelli ha confermato che nell’era digitale l’editore deve considerare il self publishing un fenomeno inevitabile, che piaccia o no, e quindi capire bene come funziona.
Ma cosa può fare un grande editore come Mondadori per l’autore che intende autopubblicarsi? Qui Brugnatelli è stato meno chiaro, ma ha messo in evidenza alcune caratteristiche del self publishing su cui l’editore può far valere il suo peso, a partire dal vero problema del self publisher: la discoverability, in pratica la visibilità, la capacità di mettere il proprio titolo più in evidenza in quella vetrina sterminata e affollatissima che è il web. Questo dipende (anche) da quanto si parla del libro stesso, e dove prima c’erano le recensioni ufficiali, sempre meno influenti e seguite, c’è ora il cosiddetto (ancora un termine inglese, pardon) word of mouth, in pratica il buon vecchio passaparola, già importante nel mondo degli atomi e ancora più efficace in quello dei bit, dove la viralità è molto più rapida e penetrante.
Infine Brugnatelli fa un’interessante riflessione su come il self publishing può cambiare (e di fatto sta già cambiando) il concetto di scrittura, una scrittura che è, lei sì, digital native, nativa digitale, nel senso che il self publisher sa bene che il suo libro uscirà come ebook e quindi appronta sin dalla stesura  del testo una serie di accorgimenti, a partire dai link, che danno alla narrazione una traiettoria diversa, non più necessariamente lineare ma, per così dire, radiale e dove potenzialmente la parola fine può non corrispondere alla conclusione del testo vero e proprio. Inoltre, sono sempre più frequenti i progetti di scrittura collaborativa (vedi appunto 20lines), che sembra essere già una delle modalità più interessanti e più peculiari di questo fenomeno.

Il secondo intervento prima dell’attesissimo incontro con Alessandro Bergozoni è stato quello con Camille Mofidi, responsabile in Europa del progetto Writing life di Kobo, in pratica la piattaforma per self publisher del noto marchio di e-reader distribuito in Italia da Mondadori e Feltrinelli.
Si tratta di una piattaforma in 6 lingue, compreso l’italiano, progettata, dice Camille, da autori per autori, quindi particolarmente attenta alle esigenze di chi scrive.
Quattro i passi per vedere il proprio libro pubblicato: il primo è inserire i metadati del libro, poi il contenuto, segue l’indicazione dei paesi in cui si vuole venderlo e infine il prezzo di copertina che l’autore deciderà più congruo. Da parte sua, la piattaforma Kobo converte in epub ogni formato inserito dall’autore, converte il prezzo nelle varie valute a seconda dei paesi selezionati e calcola le royalties le quali, a partire da un prezzo di copertina di 1,99 €, sono del 70%. Inoltre, l’autore ha una dashboard in cui può vedere quanto, dove e come il libro viene venduto e tutta una serie di dati sulla rapidità di lettura e su quali parti del libro vengono sottolineate, evidenziate, commentate e twittate dai lettori. Il sogno (o l’incubo, a seconda dei punti di vista) di ogni scrittore, suppongo.

Se, come ha detto mirabilmente Bergonzoni alla fine della giornata di sabato, il mondo è un racconto da captare e raccontare e i narratori (“captautori”, secondo l’arguta definizione di Ciccio Rigoli) siamo noi, incaricati di (tra)scriverlo e quindi editarlo, ecco che #ISPF2013 acquisisce definitivamente senso e il cerchio si chiude.

Non resta, per chi vuole, che approfondire l’argomento attraverso due letture: una, in inglese, si chiede se il self publishing sia effettivamente la trasformazione più importante nell’industria editoriale; nell’altra, in italiano, ci si domanda invece a chi convenga veramente.  Si tratta di questioni a cui #ISPF2013 ha cercato di dare una prima risposta, ma sicuramente per una verifica più concreta dovremo aspettare, almeno in Italia, ancora qualche anno.