sei mesi di vendite librarie digitali: come è andata? (seconda parte)

Finalmente, anche se un po’ più tardi rispetto al previsto, ecco la seconda parte della piccola inchiesta sui primi sei mesi di vendite librarie digitali (la prima parte qui).
Gli interpellati di turno, come promesso, sono Francesco Rigoli di Ultima Books (Simplicissimus), Luca Ometto di Webster e Marco Pieri di Bol.
Quelli di Bol, devo dire, mi hanno fatto aspettare non poco, in compenso però mi danno quasi un’anteprima che scoprirete leggendo l’intervento del loro responsabile marketing Marco Pieri.
Passo quindi  senza altri indugi alle interviste.

Per quanto riguarda le offerte promozionali: ne fate molte? I lettori sono recettivi e sensibili? Ci sono state promozioni più efficaci di altre?

Francesco Rigoli (Ultima Books)
Le promozioni sono molto importanti ma al momento, dato l’esiguo numero di lettori digitali, non è possibile fare delle statistiche affidabili. Diciamo che è importante trovare dei metodi interessanti e alternativi per effettuare delle promozioni, il solo sconto può essere un’arma poco efficace.

Luca Ometto (Webster)
Per quanto riguarda i libri cartacei ne facciamo molte e i lettori sono molto sensibili. Sicuramente le promozioni che funzionano di più sono quelle che riguardano i cataloghi interi degli editori più importanti.

Marco Pieri (BOL)
Bol è stato uno dei primi siti italiani a vendere ebook, e, fin dall’inizio, si è contraddistinto per l’ampiezza dell’offerta: tra titoli italiani e stranieri offriamo infatti più di 130.000 ebook.
Essendo il nostro uno store multiprodotto, facciamo molte promozioni sui libri cartacei, sui CD musicali e sui DVD, e in tutti i settori i clienti sono molto sensibili alle offerte che proponiamo.
Per l’ebook, che è ancora un prodotto “di nicchia”, crediamo che i clienti siano più interessati all’acquisto mirato che non allo sconto, e a promozioni diverse da quelle tradizionali. Per questo, in accordo con Samsung, abbiamo realizzato l’app bol.it, che permette di effettuare i propri ordini direttamente dai tablet della casa coreana scegliendo tra gli oltre 7 milioni di prodotti a catalogo su bol e, grazie a un ebook reader incorporato nell’applicazione, di scaricare e leggere tutti gli ebook acquistati direttamente sui device Samsung. Inoltre proponiamo con successo anche sconti sugli e-reader, il cui costo rappresenta ancora una barriera per chi desidera leggere in digitale.

2. La classifica dei libri più venduti è sotto gli occhi di tutti, ma avrei delle curiosità (se è possibile):
a) in quante copie settimanali è quantificabile un libro dei “più venduti”?
b) in classifica ci sono anche titoli che costano più di 13 euro, ma “dietro la prima fila” l’andamento qual è, sotto questo aspetto? Voglio dire, fino a che punto il prezzo determina gli acquisti? C’è già una “coda lunga” di titoli a basso prezzo che vengono sempre comprati, sebbene una copia alla settimana/al mese?

Francesco Rigoli (Simplicissimus)
Sempre per il numero non elevatissimo di titoli venduti in generale in ebook, a volte bastano poche decine di copie per entrare in classifica. È però molto ampia la coda lunga, uno dei numerosi vantaggi del digitale è poter scovare titoli sconosciuti oppure che difficilmente arriverebbero nelle librerie tradizionali. In una libreria online non si è attratti solamente da quello che viene esposto in home page, ma si va a cercare qualcosa di attinente ai propri interessi.
Molto importante è l’acquisto d’impulso, e questa è una mia sensazione non solo da libraio ma anche da lettore. A volte mi accorgo di aver comprato dei libri quasi senza pensarci, dato il prezzo basso. Ho sperimentato sulla mia pelle (e sulla mia carta di credito) l’importanza di attribuire un prezzo equo agli ebook.

Luca Ometto (Webster)
Non posso rispondere alla prima domanda, in quanto si tratta di dati che non diffondiamo.
Sulla seconda, sinceramente i volumi sono ancora abbastanza ridotti per misurare l’elasticità del prezzo e, visti i margini molto contenuti che abbiamo sugli e-book, non stiamo facendo sconti particolari su questo tipo di prodotti. Sicuramente c’è il fenomeno della coda lunga, forse ancora di più rispetto ai libri cartacei, probabilmente perchè non sono ancora un prodotto di massa.

Marco Pieri (BOL)
Per quanto riguarda le classifiche dei titoli, gli ebook venduti in più copie tendono a rispecchiare la classifica dei libri cartacei, anche se non c’è mai una corrispondenza assoluta tra i due tipi di libri. Ci sono, poi, alcune piacevoli eccezioni: tra i nostri best seller, ad esempio, è sempre presente un titolo proveniente dal self publishing: Crea un eBook impaginato e animato. Con trucchi e funzioni di Pages e Keynotes. Da non sottovalutare il fatto che questo titolo ha un costo di 0,99 centesimi, mentre il prezzo medio dei best seller è notevolmente più alto. Questo ci suggerisce anche che i lettori di ebook differiscono in parte dai nostri clienti tradizionali. Per quanto riguarda la coda lunga, siamo ancora in una fase troppo embrionale per esprimere dei giudizi.

3. Infine, “a pelle” che sensazione avete dal vostro osservatorio privilegiato: l’ebook è in fase di espansione, di rallentamento o stazionaria? E che margini vedete per il futuro?

Francesco Rigoli (Simplicissimus)
In questo momento c’è sicuramente un’espansione, come ci si aspettava, anche se non molto visibile. L’entrata di nuovi attori in gioco e l’abbassamento del prezzo degli ereader può portare in breve tempo a un’esplosione.

Luca Ometto (Webster)
Direi che è sicuramente in fase di espansione, visto che parte da zero. Credo però che il libro come lo consideriamo oggi resterà abbastanza legato alla carta (a meno che non inventino dei tablet con degli schermi migliori degli ebook reader) ma credo si svilupperanno dei nuovi tipi di libri interattivi (i cosiddetti enhanced books) che potranno abbracciare un’importante fetta di mercato che oggi non legge. Questo comporterà investimenti molto più importanti da parte degli editori e credo che quelli italiani, se non inizieranno a pensare a una distribuzione digitale multilingua e globale, non riusciranno a sostenere. Gli editori stranieri non cederanno più i diritti a quelli italiani ma li tradurranno e li distribuiranno direttamente tramite le piattaforme digitali. Quindi una grande opportunità per gli editori italiani che operano in un mercato troppo piccolo ma che in pochi riusciranno a cogliere…

Marco Pieri (BOL)
Il mercato non può che crescere, ma la crescita dipenderà da molti fattori, primi tra tutti l’abbassamento del prezzo degli ereader e l’allargamento dei players attualmente sul mercato.
Poi ci sono i fattori legati ai formati, ancora in parte non leggibili su tutti i device. Comunque, guardando quanto sta accadendo all’estero, in particolare nel mercato USA, le aspettative non possono che essere positive.

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idee balzane: e se l’e-book salvasse il cartaceo?

Tutto parte da una notizia di cui ero venuto a conoscenza attraverso Euronews e immediatamente  rimbalzata nel web riportata da vari siti, tra cui questo (in italiano): in Giappone è stato presentato il primo distributore automatico di ebook. Come funziona? Si tratta di una specie di juke-box di libri digitali che, dopo aver scelto e pagato il testo desiderato, rilascia una specie di scontrino (anzi, è proprio uno scontrino) con i dati per scaricare il file in un secondo momento. Se volete vedere direttamente il video, qui trovate il servizio di Euronews.
Giustamente, nel post citato e linkato, si auspica che in futuro la macchina in questione possa “comunicare” con gli e-reader e quindi scaricare direttamente gli ebook nei device. Prospettiva a mio parere niente affatto remota.

Subito dopo mi capita sotto gli occhi questo articolo intitolato La bolla dell’editoria di Loredana Lipperini, in cui si parla dell’ipertrofia editoriale e della dissennata macchina produttiva libraria che spinge gli editori a sfornare più titoli possibile, con il solo risultato di intasare gli scaffali e bruciare in pochissimo tempo titoli che in altri tempi sarebbero diventati magari best seller e che oggi invece sono solo meteore presto dimenticate in qualche magazzino.
Sandro Ferri di E/O spiega molto bene il meccanismo perverso che travolge editori piccoli e grandi: «Noi editori, tutti, facciamo titoli che perdono soldi nell´80% dei casi, e lo sappiamo in partenza. Ma intanto li facciamo uscire, perché librai e distributori li pagano: quando ci sarà la resa, gli ridarai i soldi, ma intanto hai tra le mani un flusso di denaro. Perché lo facciamo? Per avere visibilità, in parte. I grossi editori prendono sempre più spazio in libreria: e se usciamo con trenta titoli abbiamo più possibilità di farci vedere. E perché ci facciamo ingannare da un´illusione».
Già, un’illusione, ma un’illusione che costa cara. A tutti: editori, librai e lettori stessi, che non hanno nemmeno tempo di valutare le novità appena uscite che subito le vedono sparire dallo scaffale.

Ha senso tutto  ciò? Ovviamente no. E altrettanto ovviamente, la prima cosa che viene in mente è: pubblicare meno, pubblicare meglio, cioè pubblicare libri di qualità. Ma non è purtroppo una conditio sine qua non, se è vero, come dice Lorenzo Fazio di Chiarelettere che «la decrescita ha un rischio: i criteri. Temo che si sceglierebbero solo i libri che possono andare in televisione».

L’articolo è da leggere per intero, così come un altro che lo aveva preceduto qualche mese fa, della stessa autrice e nello stesso spazio di kataweb.it (si intitolava, significativamente, Pronti alla resa). Personalmente, ho trovato particolarmente interessante la considerazione finale di Giuseppe Laterza: «l´obsolescenza della nostra politica dissennata va combattuta puntando sulla qualità dei librai, e non sulla vendita immediata dei titoli».

Ora, forse vi sembrerà un ragionamento balzano, ma secondo me questa cosa della macchinetta spara-ebook potrebbe inserirsi in tutto questo contesto in maniera molto opportuna. Voglio dire: è tanto bizzarro pensare ad un modello di business a doppia velocità, da una parte le novità in cartaceo triturate a ritmi magari un po’ meno dissennati, ma comunque rapidi (non perché mi piaccia l’idea, ma perché non vedo le condizioni perché la folle corsa possa rallentare) e dall’altra il digitale, in cui non esistono rese, dove non conta la struttura distributiva né il prestigio del marchio editoriale?

Permettetemi di dire anche una blasfemia, se volete: il digitale imprimerebbe addirittura un passo più lento al consumo librario, in quanto il lettore lì troverebbe ben allineati senza gerarchie tutti i libri di qualche mese prima ancora in bella vista, e magari anche quelli fuori catalogo, titoli cioè che l’editore aveva smesso di pubblicare in cartaceo perché non conveniva più e invece…
Ne ho parlato già un’altra volta, di questa cosa della backlist e se insisito è perché vedo che veramente il libro, o per meglio dire la lettura, la qualità della lettura, può venire salvaguardata proprio grazie al tanto bistrattato digitale.

La mia visione è che un giorno, con il decrescere del prezzo degli ereader, tutti andremo in giro con un libro sotto un braccio e un ereader in tasca: il libro bello fresco di stampa, odoroso e frusciante, frutto del nostro acquisto del momento, il titolo che non vedevamo l’ora di avere tra le mani. Nell’ereader, invece, magari il resto dell’opera dello stesso autore, gli inediti che l’editore non se la sentiva di pubblicare in cartaceo, magari appunti o brevi racconti troppo esigui per sacrificare alberi, editor, tipografi, distributori, camionisti e magazzinieri.
Magari titoli fuori catalogo ormai introvabili, se non grazie alle ripubblicazioni in digitale.

La cosa mi fa venire in mente Italo Calvino,e il suo concetto di velocità, un concetto fatto di leggerezza, di bit, che Calvino vedeva giustamente come il frutto di una tecnologia sempre più sofisticata che avrebbe inciso nella nostra vita in modo tanto impalpabile quanto deciso.
Ecco, paradossalmente con l’ebook e la sua velocità, ubiquità e “leggerezza”, il libro potrebbe invece vivere quel processo di rallentamento, di ferma ac lege di cui tanto avrebbe bisogno, per la sopravvivenza (e la pacifica convivenza) di editori, librari, lettori e autori.
E, soprattutto, del piacere della lettura.

La prima immagine è tratta dal sito http://www.finzionimagazine.it.
La seconda è casa mia. 

P.S.: Ricordo a tutti che d’ora in poi, fino a novembre, attendo domande, osservazioni e suggerimenti per il mio interevento a Librinnovando 2011.

leggo ergo sum a librinnovando 2011: aiutatelo!

Questo blog è stato invitato, in qualità di “books blog”, all’edizione 2011 di Librinnovando, appuntamento ormai annuale con l’editoria del futuro. L’idea di invitare alcuni blogger che si occupano di libri e di editoria si basa sull’assunto che il blogger è “a diretto contatto con gli umori dei lettori e degli appassionati” e quindi ha dalla sua parte la possibilità di conoscere gli umori e i desideri più reconditi – diciamo così – di chi i libri li ama, li legge, li compra, li presta, li perde, li ricompra, insomma non ne può fare a meno.

A questo punto, quindi, tocca anche a voi. Da qui a novembre abbiamo bisogno di materiale da portare al cospetto degli altri blogger e, soprattutto degli editori; a parte quello che potremo elaborare noi di leggoergosum, aspettiamo vostri suggerimenti, domande, particolari questioni che vorreste fossero poste o discusse nel corso della sessione dedicata.

Perciò non siate timidi, ma mandateci (anche via mail) impressioni, idee, spunti, osservazioni e quant’altro ci sarà utile per capire come impostare il nostro intervento a Librinnovando.

Aspettiamo una pioggia di materiale, mi raccomando!

sei mesi di vendite librarie digitali: come è andata? (prima parte)

Superata ormai la prima metà del 2011, ho ritenuto opportuno fare un parziale bilancio del primo anno in cui il libro digitale ha sin dall’inizio avuto una sua presenza nel mercato.
Come è andata? L’ho chiesto ad alcuni dei principali protagonisti, piattaforme e retailer, anche per sapere che visuale hanno dal loro osservatorio privilegiato.
Ecco quindi quanto emerso finora dalle domande fatte a Webster, Hoepli, BOL, Simplicissimus, RCS Digital, Bookrepublic.
Per non fare un post troppo fluviale e poco leggibile, propongo oggi tre di essi, gli altri seguiranno tra qualche giorno. Iniziamo quindi con Hoepli (che però ancora non vende ebook, ma ci dà dati interessanti sul cartaceo), RCS Digital e Bookrepublic.

1. Per quanto riguarda le offerte promozionali: ne fate molte? I lettori sono recettivi e sensibili? Ci sono state promozioni più efficaci di altre?

Vittorio Ravaioli (RCS Digital)
Al momento non vengono fatte molte promozioni: è un mercato giovane che non vuole essere aggredito con una logica al ribasso. Piuttosto, sempre di più vengono proposte iniziative che non sviliscano il valore dell’opera in digitale, come stiamo facendo sul premio Strega 2011, Storie della mia gente di Edoardo Nesi, offerto in esclusiva a un euro in meno del prezzo consueto.
I lettori sono meno recettivi di quello che si può pensare, e questo fa credere appunto che non sia la logica della pura promozione a guidarli, quanto piuttosto la ricerca di un titolo particolare o la fruizione in mobilità, che genera un acquisto di impulso quasi a prescindere dal prezzo.
Una delle promozioni più apprezzate è stata il taglio in carrello di 2 € ad eBook su tutto i catalogo (oltre 8.000 titoli): i clienti ci hanno premiato per la semplicità dell’operazione e la facoltà di lasciar scegliere il titolo al lettore. Senz’altro la ripeteremo.

Matteo Ulrico Hoepli
Per quanto riguarda i libri cartacei, facciamo sempre promozioni e i clienti sono molto
“elastici” alle offerte. Quella che funziona meglio sono le spese di spedizione gratuite.

 Marco Ferrario (Bookrepublic)
La nostra esperienza è che i lettori sono molto sensibili alle promozioni sugli ebook. Ebook significa aspettativa di prezzo più basso da parte del lettore (per le ragioni, giuste o sbagliate, che conosciamo); se a ciò aggiungiamo che in questa fase embrionale del mercato sono soprattutto i lettori forti ad acquistare libri digitali, la prospettiva di poter acquistare di più con lo stesso budget è molto attraente.
Non a caso, funzionano meglio le promozioni che incentivano acquisti multipli. Le più efficaci finora sono state quelle su tutti (o gran parte) i libri in catalogo. Penso a quella proposta in occasione del Salone del Libro di Torino, o prima ancora, quella che abbiamo pensato per festeggiare e lanciare la nuova grafica del sito. Negli ultimi mesi, stiamo offrendo promozioni più “verticali”, promozioni in cui gli ebook scelti sono legati tra loro per temi, per autore o per editore. Il successo di queste ultime è frutto della comunicazione che sappiamo realizzare attorno ad esse: social network, newsletter, contatti diretti con i nostri clienti.
Una idea promozionale di cui andiamo fieri è #chileggecosa; un percorso di lettura legato a un tema – penso all’ultimo, dedicato alla lotta alle mafie a allo studio del fenomeno della criminalità organizzata – interamente proposto dai nostri clienti/ lettori. Questo perché Bookrepublic non è solo la repubblica dei libri e degli editori, ma soprattutto, dei lettori.
L’ultima promozione che ha fatto faville è stata quella sul libro La scoperta del mondo, nella cinquina dei finalisti del Premio Strega. Poichè da sempre Bookrepublic sostiene l’editoria indipendente e di qualità, abbiamo deciso di segnalare e spingere, insieme al vincitore Nesi, anche il romanzo della Castellina. Il risultato è stato molto soddisfacente.

2. La classifica dei libri più venduti è sotto gli occhi di tutti, ma avrei delle curiosità (se è possibile):
a) in quante copie settimanali è quantificabile un libro dei “più venduti”?
b) in classifica ci sono anche titoli che costano più di 13 euro, ma “dietro la prima fila” l’andamento qual è, sotto questo aspetto? Voglio dire, fino a che punto il prezzo determina gli acquisti? C’è già una “coda lunga” di titoli a basso prezzo che vengono sempre comprati, sebbene una copia alla settimana/al mese?

Vittorio Ravaioli (RCS Digital)
Per la prima domanda, non sono dati che rilasciamo. Ad ogni modo il venduto in digitale si attesta mediamente intorno al 10% del prodotto fisico.
Sulla seconda, non è sempre vero che i titoli più venduti in digitale corrispondano a quelli cartacei. Titoli non più èditi oppure non èditi possono vendere bene, senza parlare di nicchie che preferiscono (secondi) acquisti in digitale.
C’è senz’altro un elemento prezzo (alcuni editori si sono specializzati nello small ticket, offrendo un catalogo da € 2,99 / € 3,99) ma credo sia ancor più interessante il fattore di disponibilità e composizione catalogo che l’eBook ha per definizione.

Matteo Ulrico Hoepli
Per quanto riguarda le vendite, per i libri cartacei sono 300-500 copie come minimo. Gli ebook ancora non li abbiamo, ma inizieremo a venderli a settembre. Quindi non saprei rispondere alla seconda domanda.

Marco Ferrario (Bookrepublic)
Fino a che una fonte ufficiale e super partes (ad es. gfk o nielsen) non rilascerà dati di mercato, noi non vogliamo correre il rischio di essere male interpretati; preferiamo continuare a non dare dati.
Nella nostra classifica assoluta (i top 25 dal 15 luglio 2010), le vendite dei bestseller, le punte, sono molto meno evidenti che nel cartaceo; fatte 100 le vendite del titolo più venduto (Il cimitero di Praga di Eco), il 25° ha un indice di 41; c’è più appiattimento. (Questi dati sono da prendere con le pinze, perché 1 anno fa c’erano solo 350 titoli sul mercato; tuttavia, la maggior parte delle vendite si riferisce al periodo gennaio-giugno 2011).
Tra i top 25 il 26% a è a più di 10€, il 15% tra 5-10€ e il 59% a meno di 5€: sembrerebbe quindi che il prezzo è di 7,24€.
Inoltre, abbiamo venduto almeno una copia del 79% dei titoli in catalogo (stessa avvertenza di cui sopra), che è tantissimo. Questo dipende anche dal fatto che gli editori hanno messo in vendita in formato epub molte novità e cataloghi di buona qualità: è un’offerta piccola (12mila titoli digitali su 380mila cartacei in commercio), ma complessivamente di ottima qualità. Non ci sono pochi titoli “buoni” che attraggono l’attenzione dei lettori. Questo fattore si aggiunge alla indiscussa propensione del web a rendere facilmente ricercabili e quindi visibili tutti i titoli in vendita; noi abbiamo poi dato molta importanza a questo aspetto, rendendo visibile in home page a rotazione un numero altissimo di titoli senza alcuna gerarchia basata su nome dell’autore o dell’editore. È probabile dunque che la nostra coda sia “particolarmente” lunga a confronto con altri store.

3. Infine, “a pelle” che sensazione avete dal vostro osservatorio privilegiato: l’ebook è in fase di espansione, di rallentamento o stazionaria? E che margini vedete per il futuro?

Vittorio Ravaioli (RCS Digital)
Il mercato del libro in digitale in Italia, anche per semplice età anagrafica (con gli assetti editoriali dello scorso ottobre), non può che crescere, anche grazie alla diffusione dei tablet che sono il nuovo oggetto del desiderio. La nostra attenzione, essendo stati i primi in Italia a presentare un’app per Android e in HTML 5 per iPad che recentemente per iPhone, è rivolta a tutte le principali piattaforme. Saremo pronti ad intercettare la direzione del mercato che, ne siamo, continuerà ad esserci.

Matteo Ulrico Hoepli
Il libro elettronico sta accelerando, per i prossimi mesi a quantità piccole (e fatturati ancor di più) ma dal 2012-13 saranno un 5-7% delle vendite, quindi rilevanti anche se la carta resterà la grande revenue.

Marco Ferrario (Bookrepublic)
La nostra crescita media mensile (mese su mese precedente) è superiore al 20% da inizio anno, quindi, dal nostro osservatorio, la crescita è costante e molto ben sostenuta. Il mercato è cominciato, di fatto, a gennaio 2011, con qualche centinaia di migliaia di e-reader venduti e un’offerta che superava i 7mila titoli.
La velocità della crescita dipende dal numero di titoli offerti, dal numero di e-reader, dalla presenza dei competitor stanieri e dal regime IVA che incide sul prezzo e sulla redditività per gli editori. L’andamento dei primi due driver è più interessante dal lato della domanda (numero di e-reader) che da quello dell’offerta (gli editori non sembrano aver molta fretta); l’arrivo di Google e soprattutto di Kindle determineranno una forte accelerazione alla crescita del mercato; così come una maggiore chiarezza sulle promozioni che saranno possibili in base alla nuova (auspicata e auspicabile) legge sul libro e, soprattutto, un allineamento dell’IVA tra cartaceo e digitale (che in realtà si intravede solo all’orizzonte).
A gennaio 2012, in base alle nostre stime, si sfonderà il 1.000.000 di e-reader sul mercato (contando tutti gli iPad), i 20mila titoli in italiano (a cui si aggiungerà una corposa offerta di titoli stranieri) e la soglia dell’1% del digitale sul totale mercato libri.

i futuri autori, i futuri lettori, le future librerie

Durante la settimana appena passata ho letto alcuni articoli interessanti che mi piace segnalare e condividere (nonché discutere) qui. Li unifica, me ne sono accorto a posteriori, il fatto di riflettere in prospettiva su ciò che potranno essere i futuri autori digitali, i futuri lettori e  – come da titolo del post – come potrebbero cambiare le librerie in futuro.
Inizio dalla prima riflessione sul self publishing e sulla notizia che più ha fatto discutere in questo periodo (a parte Pottermore), cioè il fatto che John Locke, autore senza editore, abbia venduto un milione di ebook.
A questo riguardo Mike Shatzkin come spesso gli è congeniale va controcorrente e, dopo aver fatto i conti in tasca (nel verso senso del termine) a Locke, conclude che se si fosse rivolto a un editore, anche vendendo un decimo di quel milione di copie avrebbe guadagnato di più.
Solo due umili osservazioni a margine: la prima è che questi “se” con il senno del poi mi lasciano sempre piuttosto perplesso (troppe sono le varianti e le variabili in gioco, dal prezzo alla promozione e tante altre); ma soprattutto, siamo proprio sicuri che Locke volesse in questo modo SOLO guadagnarci soldi quanto non piuttosto lettori?
Credo che anche Shatzkin non ignori affatto la grande differenza tra l’avere un potenziale bacino di 100 mila lettori e un milione. E proprio in base a questo ragionamento concordo comunque con lui sulla conclusione: a Locke conviene ormai farsi traghettare da un buon editore che valorizzi proprio questo enorme bacino di potenziali (e affezionati) lettori, proprio come ha fatto l’altro fenomeno del self publishing, Amand Hocking.

Il secondo punto riguarda noi lettori, e ci riporta in Italia e a due gran bei cervelli pensanti dell’editoria digitale, Sergio Maistrello e Giuseppe Granieri. E’ stato a dir la verità il solito articolo settimanale di Granieri sulla stampa.it che mi ha condotto al bel pezzo di Maistriello, una magistrale riflessione su come cambia la prospettiva del lettore – e in generale dell’utente – digitale rispetto a chi si affida ai media tradizionali.
Maistrello fa un discorso con un epicentro più giornalistico, in cui mette in evidenza la rivoluzione copernicana attuata dall’informazione in Rete, dove “il processo di accesso all’informazione è capovolto e procede per ricombinazioni personali e non preventivabili all’origine.”
Granieri invece si concentra più sui libri veri e propri e, da bibliofilo e “collezionista” confesso di libri cartacei che gli hanno invaso casa, constata però come sia radicalmente mutato il suo atteggiamento nei loro confronti dopo il passaggio al digitale (“all’ultimo Salone di Torino” – dice Granieri – “in due giorni non ho nemmeno guardato un libro di carta”).
I libri digitali saranno sempre più accessibili, conclude Giuseppe,  e soprattutto “migliorerarnno gli strumenti di matching, quelli che ci regalano efficacia nell’incontro con il libro che può piacerci.”

E questo ci porta all’ultimo punto, le librerie. Se guardate un po’ a ritroso in questo stesso blog, recentemente se ne è parlato parecchio e non potrebbe essere altrimenti: chi ama la lettura non può non amare le librerie e tutto ciò che esse significano ed evocano. Però bisogna ammettere di essere giunti a una svolta epocale, di cui l’editoria, soprattutto in Europa, si sta rendendo conto a fatica e di fronte alla quale le librerie di ogni parte del mondo sono nel migliore dei casi spiazzate, nel peggiore impaurite, ma nella stragrande maggioranza ancora ignare delle conseguenze che potrebbe portare.
Un articolo di Chris Walters su Teleread affronta l’argomento proprio dal punto di vista di un appassionato frequentatore di librerie e tuttavia ormai lettore soprattutto digitale. Perché, si chiede Walters, la libreria tradizionale non può coniugare lettura cartacea e digitale nello stesso spazio? Non si parla solo di libri, ma si potrebbe iniziare dagli accessori (custodie di ogni fattezza e colore, lampade applicabili e altro) che ormai sono parte integrante o quasi di un e-reader.

Ma Walters va oltre i semplici gadgets:
Se cammino tra gli scaffali oggi e trovo un libro che mi piace, lo vorrei in formato digitale, non cartaceo. Non voglio più libri stampati. Ma allora perché non c’è un modo semplice per me di fare questo acquisto direttamente qui nel negozio (senza barare e visitare Amazon sul mio smartphone)? Perché non posso portare il libro alla cassa, dire al cassiere che voglio questo in ebook, pagarlo e ricevere poco dopo una mail con un link per il download? Perché un potenziale cliente come me risulta così difficile da soddisfare?

Queste sue parole e in generale tutti gli articoli appena analizzati mi hanno fatto tornare in mente un video che già avevo proposto qualche tempo fa e che volentieri posto di nuovo, in quanto ora, in tempo di vacanze, è forse ancora più in sintonia con le esigenze di tanti lettori che sono partiti o partiranno con le valigie appesantite dalle letture che intendono fare approfittando del tempo libero.
Si tratta di un video realizzato in Francia e vorrei sottolineare soprattutto la parte riguardante le librerie. Buona visione.