ebook in biblioteca, come si fa a prenderli in prestito con MLOL

Il lettore digitale

La schermata principale del CSBNO MLOL La schermata principale del CSBNO MLOL

Prendere in prestito un ebook è una realtà di fatto, tuttavia dato che è probabile che non sia così conosciuto il come e il dove mi permetto di darvi qualche dritta. Anche se costano meno rispetto ai libri di carta non vorrete mica comprarli sempre no? A volte basta “andare” in biblioteca – sebbene appunto non ci si debba più recare di persona in un edificio ma accedere al suo catalogo on-line. Nei giorni scorsi ho attivato un account presso il mio sistema bibliotecario di riferimento, il CSBNO (Consorzio Sistema Bilbiotecario Nord Ovest del Milanese) che ha permesso ai miei genitori di non finire in bancarotta quand’ero piccino prima e adolescente poi.

In particolare, il CSBNO ha stipulato un accordo con MLOL (Media Library On Line) che altro non è che un “servizio di biblioteca digitale per accedere via Internet a libri…

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è (ri)cominciata la caccia all’ereader migliore: Kobo, Kindle, Nook o Sony?

Con l’arrivo e la diffusione dei tablet si era iniziato a parlare (tanto per cambiare) della “morte” degli ereader, cioè dei device di pura lettura e a inchiostro elettronico. Ne avevo già parlato in questo stesso blog tempo fa quando in effetti tutto faceva pensare ad un progressivo declino degli ereader puri a vantaggio dei più fascinosi e multitasking tablet (per un confronto tra le due modalità di utilizzo, qui potete trovare un articolo breve ed esaustivo).

A quanto pare, però, i vantaggi di una lettura più concentrata, non retroilluminata, il peso leggero e la batteria più resistente sono risultati fattori determinanti a tal punto che non pochi possessori di tablet si stanno interrogando se sia opportuno comprarsi anche un ereader, magari per Natale, periodo in cui i device per la lettura digitale saranno ancora una delle prime opzioni per molti; puntuali infatti appaiono in queste settimane i nuovi apparecchi prodotti dai “soliti noti” che ormai, è inutile negarlo, detengono il grosso del mercato internazionale, Italia non esclusa. Voglio quindi proporre qui una una rapida sintesi di ciò che si può trovare nel web riguardo i vari Kindle, Kobo, Nook e Sony, i quattro marchi che si spartiscono il grosso del mercato degli ereader.

Iniziamo con il Kobo, distribuito in Italia da Mondadori e che sembra il competitor più agguerrito e credibile del Kindle, vero grande protagonista nel settore, nel nostro Paese come in gran parte del mondo. Due i modelli che saranno presumibilmente i più richiesti: il Kobo Touch (qui un’ottima recensione) e il Kobo Aura (potete scoprirlo nel dettaglio qui e qui), di cui già si parla come del più pericoloso concorrente del Kindle Paperwhite.

Il device su cui punta quest’anno Amazon è appunto il Kindle Paperwhite, che nella sua nuova edizione sembra in effetti avere pochi rivali, dal punta di vista puramente tecnico: ne trovate dettagliate recensioni qui e qui, con tanto di foto e video.  Se poi volete invece saperne di più sul Kindle in generale (perché si chiama così? Qual è la storia della sua irresistibile ascesa?) trovate un’efficace sintesi in sei punti qui. Chi invece vuole capirne di più su ereader e tablet made by Amazon, qui trova un confronto tra il Fire HD e il Paperwhite.

Passando a Sony, la recensione più recente e competente che ho trovato della sua ultima creatura (il PRS-T3) è qui, e devo dire che probabilmente deluderà un po’ gli appassionati di questo marchio, anche se il prezzo è (finalmente) molto competitivo e potrà essere un fattore da non sottovalutare.

Infine, il Nook. Come si sa, l’ereader di Barnes & Noble non se la sta passando troppo bene, dopo un inizio piuttosto promettente. In questa interessante video-recensione (ma integrata anche da un testo esplicativo e sintetico) fatta per il Guardian, la scrittrice Natalie Haynes lo sembra preferire ai summenzionati device (probabilmente più per la particolare propensione della signora per un oggetto che “assomiglia a un giocattolo, caratteristica che secondo me esprime bene il senso della lettura come passatempo piacevole e non come un peso”). Resta però il fatto che lei è una soddisfatta, felice e fedele lettrice sul suo iPad mini, che a quanto pare non scambierebbe con nessuno degli ereader da lei analizzati e testati. La retroilluminazione non la disturba, e volendo, può scaricare sul suo tablet le app di Kindle e Kobo e leggere tranquillamente anche ebook pensati per i relativi device.

bibliotechLa cosa che emerge da queste letture è che comunque ce n’è per tutti i gusti, per tutte le tasche e per tutte le abitudini e le esigenze di lettura. Basta solo voler leggere.

Vi lascio con due link extra, a proposito di abitudini di lettura ed ebook: il primo è un articolo intitolato proprio E-book are changing reading habits, mentre il secondo è sulla prima biblioteca al mondo solo di ebook. Spaventoso? Non credo, a patto che si legga e si spinga la gente a farlo.

il mio (primo) ifbookthen – parte seconda

Eravamo arrivati alla pausa pranzo di Ifbookthen Milano (leggi qui)

La sessione postprandiale inizia, opportunamente, con la verve e la vivacità dei due ragazzi di Literary Death lideathmatchMatch, che scuotono la platea con la loro idea di agone letterario in “salsa talent” (definizione copyright: @LunaOrlando) e una gara di spelling d’autore. Una modalità che coniuga la socialità per una volta non virtuale ma fisica e la possibilità di estendere la lettura con altri media e avere una cassa di risonanza originale.

Poi tocca a Kassia Krozser di Booksquare, che esordisce raccontando la sua esperienza di lettrice prima cartacea e via via sempre più digitale (“ma le riviste”, sostiene, “devono ancora trovare la formula giusta”). Secondo Kassia il supporto è una questione di funzionalità: “ci sono libri che dovrebbero essere aggiornati in tempo reale” e chi li usa non può aspettare che esca la nuova edizione: guide di ristoranti e tutta quella manualistica da consultazione su temi e argomenti che facilmente divengono desueti nello spazio di qualche mese. Con Kassia inoltre si parla – finalmente – di attenzione al lettore: la “signora Booksquare” riflette sul concetto di “lettore platonico“, una figura molto cara agli editori, ma molto diversa dal lettore reale (e, aggiunge, gli editori non l’hanno ancora capito). “A quale lettore ci rivolgiamo?” chiede Kassia; “Ci sono molti tipi di lettori e con caratteristiche proprie”: compito dell’editore è individuare e capire queste caratteristiche ed elaborare un catalogo adeguato. L’altra grande parola d’ordine di Kassia è: qualità. La qualità è un valore di cui il lettore deve tenere conto quando pensa al prezzo, perché rappresenta un valore che (purtroppo) non tutti i libri (digitali e non) hanno.

Seguono i 5 “Content Business Model”, da cui traggo alcune riflessioni: la prima è l’impressione che la Germania stia emergendo sia nell’hardware che nel software (tre presentazioni provengono dalla terra di Goethe); la seconda è che le community, i blog e i social network siano entrati di diritto nella filiera del libro e della lettura.

Si parla ancora di qualità con The Rouge Reader, che propone un autore al mese al motto di “In a market of fragmentation, aggregation is power”

Il motto di Bibliocrunch invece è “freelances are che future”; si tratta in pratica di un’agenzia editoriale in grado di confezionare ebook di qualità (ancora lei) utilizzando proprio i freelance, spesso professionisti capaci vittime dei tagli sul personale delle case editrici.

Infine, l’ultimo motto della sessione viene da una biblioteca svedese, Publit, che propone il suo “swedish model”: Ebook as services. Il loro progetto parla da se: “Ebooks are not commodities to trade, they are services that must be licensed on specific terms: this is the Swedish model”. La biblioteca si configura come spazio non solo per il prestito, ma motore immobile (e a contatto diretto coi lettori) per la circolazione dei libri, proposti con un prezzo dinamico e con una tassa sulla distribuzione del 20%. Gli svedesi fanno 1+1, sommando da una parte le competenze  dei bibliotecari, bravi a muovere la backlist, e dall’altra gli editori, bravi nella frontlist. Digitalizzando titoli fuori diritti fanno un servizio prezioso al lettore e valorizzano un patrimonio troppo spesso messo da parte dagli editori stessi.

La giornata si conclude con le riflessioni incrociate di Luca De Biase e Javier Celaya, il quale osserva che editori e start up non si incontrano, mentre invece sarebbe bene che in futuro lo facessero di più; da parte sua De Biase mette l’accento sulla leadership culturale, dandone una definizione ben precisa: “cultural leadership it means understandig what’s going on, participate in the innovation process with all heart and brains and create a vision that has such a momentum that everybody else is going to follow”.

E qui mi fermo, dato che sono dovuto scappare a prendere il treno. Per chi desidera una sintesi più breve ma molto più lucida della mia, rimando all’articolo di Ivan Rachieli su Apogeoline. Se trovate altri articoli su Ifbookthen segnalatemeli, per favore, io in questi giorni non credo di poterlo fare con la dovuta attenzione.

il prestito digitale via di promozione flessibile

di Salvatore Nascarella (@nascpublish)

Una recente analisi del Pew Internet Research Center y American Life Project negli USA ha mostrato dati interessanti sulle abitudini di lettura digitale:

• il 78% degli statunitensi ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Di questi, l’83% ha tra 16 e 29 anni;

• i lettori di ebook sotto i 30 anni sono più propensi a leggere su smartphone (41%) o su computer, piuttosto che su ereader (23%) o un tablet (16%);

• molti non sanno che il libro elettronico può essere richiesto in prestito in una biblioteca.

A questi dati fanno compagnia quelli dello studio Patron Profiles Fall 2012 portato avanti dalla rivista Library Journal secondo cui il 55% dei lettori di ebook intervistati ha affermato di aver iniziato a leggere digitale negli ultimi 12 mesi. I lettori di ebook sono per lo più adulti, residenti in zone urbane e con studi universitari. Esiste una resistenza forte da parte di editori che non vogliono aprire le proprie pubblicazioni al prestito digitale, atteggiamento che sfiducia gli stessi lettori che vedono nel prestito digitale una procedura troppo complessa. La maggioranza dei lettori intervistati ha affermato che il modello di prestito potrebbe tener conto di un periodo di “incubazione” delle novità pubblicate prima del passaggio in biblioteca, ritenendo ragionevole che gli Editori mettessero i propri titoli a disposizione della libera lettura un mese dopo l’avvenuta pubblicazione.

C’è da dire che l’85% di coloro che prendono in prestito ebook ha affermato di aver usato il servizio di prestito digitale della biblioteca per avvicinarsi a nuovi scrittori e generi letterari: alcuni hanno poi scelto di acquistare libri o testi di autori visti in biblioteca.

Ma c’è anche un altro dato: il 36% dei lettori dichiara di non avere nessun interesse per gli ebook e che non è per nulla attratto dal leggerne uno. Di questi purtroppo lo studio non riporta dati (età, fascia sociale, grado di istruzione ecc.).

Personalmente, tra le forme di prestito non pubblico che mi incuriosiscono devo riconoscere l’appeal della proposta di Barnes&Noble. Il servizio si chiama Read in Store, è un marchio registrato ed è in piedi da un po’. Il modello è interessante: praticamente i possessori di Nook hanno la possibilità di leggere gratis ebook dal proprio ereader mentre si aggirano per una libreria fisica della catena. Dove sta la fregatura, diremmo noi da buoni italiani? La fregatura, se proprio così vogliamo definirla, sta nel fatto che chi legge ha solo al massimo un’ora di tempo al giorno per usare la formula di prestito.
Ovviamente il servizio poggia sulla rete Wifi della libreria fisica Barnes&Noble. Trovo che sia una maniera stuzzicante per aiutare la lettura e guidare all’acquisto di libri. Un effetto che funziona come le ciliegie, ossia una tira l’altra.

Può il prestito digitale portare a scoprire o riscoprire autori, generi, editori, giocando inoltre sul livello di gradimento (e quindi sul numero di prestiti) per aumentare la diffusione della lettura? Credo sia auspicabile. Il prestito è una forma di marketing semplice ma efficace, un po’ come il passaparola. Il mondo editoriale può individuare nel prestito un volano per la diffusione della lettura (e quindi della vendita dei libri/ebook), fornendo ai lettori, attraverso il digitale, un’esperienza diversa e complementare della lettura tradizionale.

I modelli di prestito digitale esistenti e i dati di analisi e studi che si stanno diffondendo ci dicono che i meccanismi devono essere semplici e immediati, come semplice e immediato è sfogliare un libro prendendolo dallo scaffale. Ci dicono anche che il libro è un prodotto che si compra poco a scatola chiusa, perché il lettore, soprattutto il lettore forte, è un cliente esigente, attento e con una memoria da elefante.

Quale che sia il processo di prestito adottato e chi offre il servizio (editore, distributore o libreria), vale la pena tener conto che tutto, come sempre, deve essere fatto nel rispetto dei lettori e della professionalità di chi produce e vende letture, che ricordiamolo sono pur sempre (o dovrebbero essere) opere di ingegno.

 

Di questo e altro si parlerà durante l’incontro Reinventare la biblioteca fra crisi di budget e disintermediazione digitale all’edizione 2012 di Librinnovando.

biblioteche e digital lending: quattro domande a Giulio Blasi

Di biblioteche e libri digitali su questo blog ne ho parlato alcune volte  (qui i post sull’argomento), ma sempre non in prima persona, dal momento che non sono competente in materia ma mi interessa molto. Per capirci qualcosa di più ho interpellato direttamente Giulio Blasi di MLOL e gli ho fatto quattro domande semplici ma credo indispensabili per iniziare i neofiti come me al mondo e alle problematiche del digital lending.

Gli ebook in Italia sono ormai una realtà, sebbene ancora in fase poco più che embrionale. Come hanno reagito le biblioteche e come MLOL sta cercando di gestire e filtrare questo cambiamento che tutti ritengono epocale?

MLOL ha contribuito per prima a creare le basi per un ecosistema di ebook rivolto anche alle biblioteche e non solo agli utenti finali, esattamente come accade negli USA almeno dal 2000. La reazione delle biblioteche italiane, nonostante il ritardo, è molto buona. Attraverso di noi circa 2.300 biblioteche (numero in rapidissima crescita) stanno sperimentando o stanno avviando la sperimentazione di un sistema di circolazione di ebook per i propri utenti.

Il compito che si è dato MLOL è quello di fornire un’interfaccia semplice di accesso che aggreghi in un sistema unico una molteplicità di offerte commerciali e tecnologiche provenienti da content provider diversi. Questa è la sfida vera: riuscire a consentire alle biblioteche di sperimentare tutte le opzioni oggi in  gioco. L’editoria digitale – bisogna rassegnarsi – fa entrare l’editoria nei cicli temporali dell’informatica. Questo significa cambiamenti continui, evoluzione continua delle offerte, ecc. Per questo ho parlato negli scorsi mesi – in rapporto alle bibioteche – della necessità di un “politeismo” nella sperimentazione dei modelli di distribuzione degli ebook
Da tener conto, inoltre, che noi cerchiamo di fare un lavoro simile anche su altre tipologie di materiali: musica, film, audiolibri, quotidiani e periodici, ecc.

Quanto il “digital lending” è un concetto (e una pratica) familiare per gli utenti e come potrebbe diventarlo?

Sugli utenti finali c’è ancora un lavoro profondo da fare. Negli USA (dove 3/4 delle biblioteche pubbliche offrono ebook) il digital lending è conosciuto solo da 1/3 dell’utenza. Non abbiamo ancora dati formali sull’Italia ma si tratta senz’altro di numeri più esigui. E tuttavia, arrivare a un 30% dell’utenza delle biblioteche entro 2-3 anni sarebbe già un obiettivo epocale per il nostro paese.

 Quali sono secondo Lei le potenzialità da valorizzare e le criticità da superare?

Credo che le potenzialità principali (tra le tante) di un sistema di distribuzione digitale in biblioteca siano due: razionalizzazione dei costi e migliore impatto sull’utenza, cioè raggiungere una percentuale più grande di utenti sul territorio rispetto alle biblioteche “tradizionali”. Oggi le biblioteche italiane raggiungono (media nazionale) circa il 12% della popolazione contro il 69% degli USA: c’è quindi un lavoro enorme da fare in questa direzione, in particolare nelle regioni del Sud. Per quanto riguarda la razionalizzazione dei costi questo è un effetto delle strategie di cooperazione che sono implicite nel digitale: quando lavoro con gli ebook posso costruire facilmente dei centri d’acquisto unificati per aree territoriali anche molto ampie, con tutte le economie di scala conseguenti.

Le criticità principali sono due. Anzitutto la formazione dei bibliotecari (soprattutto in ruoli dirigenziali) che spesso non è adeguata a gestire una transizione complessa come questa e non permette di comprenderne la portata e i tempi. Per fortuna non è sempre così come dimostrano i numeri raggiunti da MLOL. Ci sono bibliotecari e sistemi bibliotecari in Lombardia, in Emilia, in Toscana e in altre regioni che stanno sviluppando delle attività cooperative estremamente avanzate e complesse. In altre aree del paese c’è invece un’arretratezza su questi temi assolutamente preoccupante, la percezione di una dirigenza che non ha alcuna capacità di governare il processo ma che al contrario – se non si corre ai ripari – subirà il processo di mutamento senza una strategia di medio-lungo termine credibile. Parliamoci chiaro: per molti bibliotecari italiani, il digitale oggi ancora non è un tema, molto semplicemente.

La seconda criticità è invece indipendente dalle biblioteche e riguarda gli editori. Ci sono ancora pochi titoli disponibili per il lending e molti editori ancora non offrono alcun servizio digitale per le biblioteche. Sebbene questo accada anche negli USA (dove molti dei big six ancora fanno resistenza al digital lending) in Italia l’effetto è più deflagrante a causa della scarsità di titoli. Ma d’altra parte stiamo parlando di un processo lento e dunque dobbiamo dunque armarci di pazienza sapendo che ci vorranno ancora molti anni prima di giungere a numeri che possano competere con la circolazione dei libri di carta in biblioteca.

 Domanda da un milione di euro: come vede il futuro delle biblioteche? O meglio, come sta cambiando o dovrebbe cambiare il loro ruolo nell’era lettura digitale?

Credo che il digitale sia solo “uno” dei componenti del mutamento delle biblioteche oggi necessario e probabilmente inevitabile. Oggi le biblioteche rischiano una sorta di marginalizzazione “politica” a causa dei tagli della spesa pubblica e della miopia delle amministrazioni locali. Spero che si riuscirà a scongiurare questo rischio. Non ho la sfera di cristallo, quindi non vedo il futuro, però posso dirle come immaginerei questo futuro in un mondo dei sogni. Immagino un governo che decida di investire in modo strutturale e radicale nel potenziamento delle biblioteche in modo da trasformarle in luoghi chiave, centrali, della vita delle nostre città. Penso alle città emiliane (a cominciare dalla Sala Borsa di Bologna) che hanno investito a partire dal 2000 nel creare nuove biblioteche moderne, accessibili, invitanti e credo che sia questa la strada da seguire. Il digitale è solo un complemento di tutto questo: gli utenti si abitueranno – attraverso servizi come MLOL, attraverso il digital lending – ad avere rapporti 24/7/365 con le biblioteche per accedere ai contenuti. Ma le biblioteche non sono solo “prestifici”: sono soprattutto luoghi di interazione sociale pubblici che possono e devono diventare un simbolo del modo in cui un paese – nella nostra epoca – valorizza i processi di creazione, condivisione e accesso alla conoscenza e all’informazione

(sull’argomento segnalo infine un’intervista di Sergio Calderale di Tropico del libro al presidente dell’AIB Stefano Parise, apparsa nientemeno che su Teleread)