ebookcamp 2011: com’è andata?

Come avevo preannunciato, all’Ebookcamp 2011 non c’ero io di persona, ma un validissimo “inviato” ha scritto un ottimo report per questo blog, che potete leggere qui di seguito. L’inviato è nientemeno che Luca Lorenzetti, giornalista e autore di Scrivere 2.0, nonché caro amico e conterraneo.

Ebookcamp 2011: ecco cosa ho “portato a casa”

Lo scorso fine settimana si è svolta a Loreto (AN) la seconda edizione dell’Ebookcamp, il barcamp dedicato agli ebook. A distanza di qualche giorno dall’evento, posso dire cosa mi sono “portato a casa”, cosa mi è piaciuto e quali tra gli argomenti trattati ho l’intenzione di approfondire.
Innanzitutto, una consapevolezza: come ha ribadito Antonio Tombolini – CEO di Simplicissimus – salutando i partecipanti a conclusione dell’evento, il barcamp è tutt’altro che morto o passato di moda. Nonostante siano trascorsi ormai alcuni anni dalle prime esperienze simili in Italia, la formula della “non-conferenza” che aggrega più persone legate da interessi comuni rimane ancora oggi applicabile e efficace, a patto che ci sia qualcuno che si prenda la briga – per usare le parole dello stesso Antonio – “di creare l’occasione e il contesto”.

La prima giornata
Durante la prima giornata, iniziata con l’intervento di Marco dal Pozzo sull’utilizzo del digitale come strumento facilitatore per la condivisione della conoscenza (qui le slides), sono intervenute Mariangela Lecci e Margherita Caramatti del magazine “Finzioni” per presentare i nuovi progetti a annunciare qualche succosa novità: da un lato hanno ribadito il lancio della collaborazione con Ultima Books, che vede Finzioni come partner per le recensioni di ebook presenti nello store di Simplicissimus, e dall’altro hanno annunciato una versione “reloaded” di “Ebook Hype! La guida di Finzioni al mondo degli ebook”, pensata per chi si avvicina per la prima volta al mondo dei libri digitali e ha bisogno di un sussidio agile e sintetico sull’argomento. La nuova versione della guida sarà scaricabile gratuitamente a partire da fine novembre dal sito di Finzioni.

Ho trovato estremamente interessante l’intervento seguente di Massimo Colasurdo dal titolo “Editoria Digitale e Long-form journalism: best practice e modello di business”, dove è stato messo in evidenza come il formato dell’ebook possa sposarsi bene con il long-form journalism, il giornalismo narrativo o d’inchiesta, che necessita di un respiro più ampio e di un maggiore spazio editoriale.
Massimo ha anche illustrato le caratteristiche di alcuni strumenti come Longreads.com, Longform.org e Kindle singles, confrontandoli tra loro e mettendo in luce le differenze.
Mi sono scaricato le sue slides (che trovate qui), me le studierò con attenzione e, se vi interessa l’argomento, vi consiglio di fare altrettanto.

All’intervento di Massimo Colasurdo è seguito a ruota quello di Marco Giacomello, che ha messo in luce alcune anomalie e lacune del contesto giuridico attuale in riferimento alla questione dei diritti digitali.
E’ stata poi la volta di tre interventi, quelli di Mauro Sandrini, Sergio Covelli e Stefano Tura, tutti uniti dal comune denominatore del self publishing. Nello specifico, Mauro Sandrini ha presentato il progetto Selfpublishinglab.com, che potremmo definire come un aggregatore di iniziative, sperimentazioni e testimonianze sul mondo del self publishing; Sergio Covelli ha raccontato le sue esperienze di (posso chiamarle così?) “guerrilla” self publishing (di gran lunga la cosa più divertente dell’ebookcamp!); e per finire Stefano Tura ha presentato le novità legate al progetto Narcissus – annunciato per la prima volta proprio lo scorso anno durante la prima edizione dell’ebookcamp – condividendo alcuni numeri interessanti: 700 gli utenti registrati e 250 i libri pubblicati finora tramite la piattaforma di Simplicissimus.
Ha concluso la prima giornata Luca Pianigiani, che ha presentato in anteprima la nuova applicazione per iPad del magazine Colophon.

La seconda giornata
Durante la seconda giornata dell’ebookcamp si sono susseguiti, sempre in un’atmosfera amichevole e informale, interventi anche molto diversi gli uni dagli altri. Alcuni, come quello di Alberto Pettarin sull’utilizzo di Latex per creare ePub e quello di Andrea Granata a proposito della tecnologia Treesaver.js, con un taglio decisamente più tecnico; altri, come quello di Garamond e quello della neonata casa editrice Il Glifo,  con un approccio più divulgativo.
Tutto in pieno stile barcamp, insomma.

Il cuore della seconda giornata sono comunque stati, a mio parere, la presentazione e il relativo dibattito attorno a un nuovo promettente progetto sempre targato Simplicissimus, battezzato “Gilgamesh”. L’idea alla base del progetto, illustrata dallo stesso Tombolini, è quella di rendere sostenibile la riedizione di libri fuori catalogo ma ancora protetti da diritti.
L’obiettivo è spingere gli autori che detengono i diritti di libri non più in commercio o difficile reperibilità a valutare la possibilità di rendere nuovamente disponibile la loro opera tramite una nuova edizione in digitale, il tutto attraverso un meccanismo di segnalazioni e richieste che dovrebbero provenire dai lettori stessi.
Anche se si tratta ancora solo di un’idea, il progetto è piaciuto a molti e ha sollevato un dibattito particolarmente animato attorno a questo argomento.

Avendo partecipato anche al primo ebookcamp – che peraltro era in un contesto ancora più informale, all’interno di uno stabilimento balneare a Porto Recanati – posso affermare che questa seconda edizione è andata se possibile ancora meglio della precedente, sia in quanto a  numero di partecipanti che a varietà degli interventi.
Francesco “Il libraio” Rigoli ha fatto una cronaca dell’ebookcamp in questo post, aggiungendo anche alcune considerazioni che vi invito a leggere.
Ci vediamo a ebookcamp 2012!

Luca Lorenzetti

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a proposito di e-reader: se c’è il kindle (sembra) non c’è confronto

La rivista americana Consumer reports ha effettuato un test menzionato qui (in italiano) mettendo a confronto gli e-reader sul mercato. Il link riportato si limita a quelli più diffusi in Italia e il risultato sembra netto quanto poco sorprendente: il Kindle 3 (ora detto Kindle Keyboard) vince a man bassa per prezzo, prestazioni, durata della batteria. L’unico neo è che supporta solo il formato proprietario di Amazon. Grave pecca, per carità, ma quando Amazon approderà con il Kindle anche qui in Italia non credo che saranno in molti a lamentarsene.

Secondo segue il Sony, poi gli altri, tra cui il Kobo e il Cybook, questi ultimi piuttosto distanziati. Non è la prima volta che leggo di confronti di questo tipo e non è la prima volta che il Kindle viene riconosciuto come il migliore e-Reader in circolazione .

Alcune osservazioni: il prezzo riportato riguardo il Kindle non credo sia corretto: 155 euro a me sembrano un po’ troppi (io l’ho pagato almeno 30 euro in meno) e comunque si trascura il recente arrivo nel mercato dei nuovi device Amazon di cui ho parlato qui poche settimane fa, molto meno costosi e con la tecnologia touch, per chi la preferisce alla tastiera (non io).

Infine, noto (non certo con sorpresa) l’assenza di alcuni e-Reader italiani (vedi un mio vecchio post a riguardo) tra cui il Leggo di Ibs, lanciato ai tempi come l’ “anti-Kindle”. E non dico altro.

amazon spauracchio, i dati sulla lettura nel 2010 e l’ottimismo della volontà

Per chi si interessa di editoria digitale ormai è impossibile parlare o scrivere alcunché senza menzionare Amazon, che a quanto pare ogni giorni ne sforna una nuova. Questa volta due notizie di rilievo hanno fatto scalpore: Amazon che diventa editore e il nuovo formato KF8 per gli ebook.

La prima notizia ha evidentemente fatto tremare i polsi a molti, ne ha parlato tra i primi il NYT e subito l’eco si è diffuso urbi et orbi.  Il Post ha tradotto in parte l’articolo (qui per chi è interessato) e tra i commenti cito per tutti quello sul blog di Bookrepublic, che mi sembra sintetizzi bene le varie posizioni e, giustamente, non grida al lupo al lupo, ma anzi invita gli editori a “dimostrare di avere spina dorsale” e soprattutto di iniziare a fare con i loro autori il gioco che fa Amazon, che in pratica si riassume in una parola: trasparenza.
Del resto, di librai che sono editori la storia è piena sin dai tempi del nostro Manuzio; certo Amazon non è un semplice libraio né sarà un semplice editore, ma la guerra, se di guerra si tratta, è appena iniziata e chi si fa prendere dal panico, si sa, è perduto ancor prima di partecipare alla tenzone.

La seconda notizia è che Amazon ha presentato un nuovo formato per gli ebook, il FK8, molto adatto, a quanto pare, a generi finora poco presenti nel digitale come il fumetto e la graphic novel, ma anche libri specialistici che contengono grafici, formule o necessitano di una grafica particolare. Qui la notizia completa tratta da Pianetaebook, per chi vuole.

Chi è curioso invece di sapere qualche dato sulle vendite librarie (digitali e non) in Italia l’ideale è questo articolo del Sole 24 Ore in cui, nonostante un titolo rassicurante, i dati forniti non sono così rosei, né per il cartaceo né tantomeno per l’ebook (sul primo semestre di vendite digitali ne avevo parlato io qui con alcuni soggetti direttamente coinvolti).
Due osservazioni: prima di tutto l’informazione secondo cui in Italia i libri costano meno che in altri paesi europei non credo sia correttissima, a meno che si voglia mettere in dubbio altre fonti che avevo (vedi qui) ma basta l’esperienza quotidiana e soprattutto basta viaggiare un po’; in secondo luogo, tra tutte le cifre che si leggono, quella che più salta agli occhi secondo me è che la produzione libraria è di 37.000 titoli annuali, cioè 3083, 3 periodico al mese, cioè più di cento al giorno.
In un paese in cui  circa metà della popolazione non legge più di un libro all’anno.

Altro? Sì, volendo domani a Palazzo Farnese a Roma ci sarebbe un convegno italo-francese su  “Il libro digitale, tra mercato e regolamentazione. Quali politiche pubbliche, per quali regole?organizzato dall’Ambasciata di Francia in Italia e a cui interverranno, tra gli altri, Stefano Mauri, Marco Polillo, Gian Arturo Ferrari. Poi tre politici (tra cui il famigerato Franco Levi) e un’esponente italiana del mondo delle biblioteche, Rosa Caffo, direttrice dell’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche). Di autori, librai e lettori nemmeno l’ombra. Però siamo tutti invitati a partecipare.

Infine, un’iniziativa lodevole che spero avrà un seguito: quella dell’Associazione Forum del Libro la quale, proprio a fronte di una situazione in cui tutti pubblicano e scrivono ma pochi, pochissimi leggono e in cui la promozione alla lettura e le politiche annesse sono a dir poco carenti, si propone di riorganizzare un po’ le fila e creare un gruppo di discussione – e di lavoro – aperto a tutti gli operatori per cercare di fare proposte concrete e sensate.
In questi casi, devo confessare che in me prevale il pessimismo della ragione, anche se non smetto mai di sostenere e far causa comune con chi è animato dall’ottimismo della volontà.

P.S.: Non dimenticate di venire a Librinnovando, ormai manca meno di un mese. Magari potremmo conoscerci di persona, visto che sono stato invitato a parlare in non uno ma ben due sessioni. A proposito di ottimismo della volontà (loro).

tra Kobo e ebookcamp 2011 c’è di mezzo anche… la scuola

Avevo già parlato dell’e-Reader Kobo quasi un anno fa a proposito dell’applicazione Reading Life (una rilettura del pezzo non fa male) ed ecco che in questi giorni il device è tornato di nuovo a far parlare di sé nientemeno come il “Kindle killer“. Si inizia con l’articolo del Guardian che segnalava la decisione WH Smith (una sorta di Fnac inglese) di stringere un accordo con la Kobo per vendere in esclusiva il suo e-Reader (a un prezzo piuttosto competitivo). Le ragioni che adduce lo chief executive di WH Smith sono eloquenti:

“The reason that we’re moving aggressively into ebooks is because we believe if ebooks are ultimately successful that they’ll be incremental for us, given [that] our physical books customer base tends to be lighter book readers“.

E l’articolo conferma: i cd vendono sempre meno, i DVD idem, il calo nei libri cartacei sembra irreversibile, proviamoci con gli ebook.

Questo il fatto. Veniamo ai commenti: Chris Meadows fa un’analisi interessante su Teleread notando la differenza tra i due approcci: “Laddove Amazon ha aperto diversi store per diverse lingue (il più recente quello francese), Kobo invece rende disponibile il contenuto in tutte le lingue dallo stesso store“.

Inoltre, aspetto altrettanto importante, il Kobo supporta l’adobe DRM e il formato ePub e quindi non vincola l’utente a comprare esclusivamente dagli store Kobo. Esattamente il contrario di quanto invece fa Amazon.

Anche Mike Shatzkin dice la sua dal suo blog e approva la scelta di WH Smith e di Fnac di legarsi a Kobo, che addirittura considera nella triade dei maggiori player del mondo editoriale digitale insieme ad Amazon e Apple (emerge l’assenza di Google, che secondo Shatzkin deve dare più dinamicità e energia alla sua strategia).
Giustamente, inoltre, nota come la decisione di WH Smith e Fnac possa essere “terrificante” per la Waterstone’s, in procinto di lanciare per la prossima primavera il suo e-Reader (ne avevo parlato qui qualche settimana fa).

L’articolo di Shatzikin è, come tutti i suoi, da leggere per intero, ma mi piace citare la sua conclusione a proposito della possibile futura decisione della Commissione Europea per la Concorrenza che potrebbe dichiarare illegale il cosiddetto “agency model” nell’Unione Europea.  “Gli editori”, conclude Shatzkin, “possono spesso fare errori nel valutare la transizione digitale, ma sembrerebbe che i governi siano molto più confusi di quanto non lo siano gli editori.”

Di tutt’altro parere è The Digital Reader, che in un post cita espressamente quest’ultimo articolo di Shatzkin e contrappone i numeri effetivi della penetrazione del Kobo nel mercato e osserva come spesso valutazioni come quella di Shatzkin siano dettate più dalla percezione che si ha di certi marchi piuttosto che dal loro reale impatto sul mercato.

Concludo con tre segnalazioni (anzi quattro) di cose interessanti lette in giro ultimamente:

Qui alcune riflessioni secondo me sensate di Mauro Costa (a.d. Mondadori) sull’ ebook;

qui un invito di Arturo Albertazzi (@ArtNite e autore del romanzo Zagreb) a dire la nostra sul “giusto prezzo degli ebook”;

qui l’iniziativa di una scuola superiore di Torino che ha dotato i suoi studenti di un netbook e inizia concretamente a coniugare didattica e digitale.

Infine, non posso che invitare interessati e appassionati all’Ebookcamp 2011, che quest’anno si svolgerà a Loreto (AN). Qui tovate il programma, che prevede interventi e relatori da non perdere. Io purtroppo non potrò essere presente, ma anche questa volta avrò un inviato molto speciale: nientemeno che Luca Lorenzetti, che si è gentilissimamente offerto di raccontare l’evento su questo blog.

Stay tuned, quindi, e se vedete Luca all’Ebookcamp salutatelo da parte mia!

dei ferri dell’editore e di librinnovando

Ho finito di leggere ieri l’ebook di Sandro Ferri (fondatore della casa editrice e/o) “I ferri dell’editore”, una bella lettura, piena di passione per questo mestiere e per i libri, dove Ferri apre letteralmente le porte della sua casa editrice (e non solo, perché spesso si tratta quasi una confessione che entra nel personale, oltre che nel professionale) per farci conoscere da vicino non solo “i ferri del mestiere”, ma anche le persone, i collaboratori che operano all’interno e fanno sì che un manoscritto diventi un libro.

Un po’ come entrare nel laboratorio di un erborista dove ci vengano spiegate le propriretà delle erbe e gli effetti delle varie combinazioni possibili. Affascinante.

Però nelle pagine iniziali mi sembra che Ferri si contraddica un po’, e vorrei capire se è solo una mia impressione  o anche altri hanno avvertito questo slittamento di senso nelle sue parole. Premetto che ne parlerò – tra gli altri argomenti affrontati – anche nel mio intervento il 25 novembre a Librinnovando, ma vorrei qui accennare a questa riflessione perché magari, dagli eventuali commenti che riceverò (e chissà, anche dalla replica dello stesso Ferri, ma forse è chiedere troppo) potrei avere nuovi e importanti elementi da portare a Milano e parlarne dal vivo con gli interlocutori della sessione cui parteciperò.

In uno dei capitoli iniziali del libro, “I limiti dell’e-book”, Ferri in sostanza esprime il timore, devo dire piuttosto diffuso tra gli addetti ai lavori, che il mondo digitale, almeno per la narrativa, spazzerà via gli editori e che l’immensa produzione editoriale che ne conseguirà sarà talmente ingovernabile da portare ad un caos in cui la mediocrità sarà la cifra stilistica predominante e la confusione del lettore sarà tale che alla fine sceglierà di non leggere.
“In questo caos e in questa sfiducia”, scrive Ferri, “si ergerebbero, richiesti a furor di popolo, degli aspiranti tiranni, in questo caso editori capaci di imporre qualsiasi scelta per quanto scellerata, qualsiasi moda, qualsiasi autore per quanto mediocre.” Leggendo queste righe ho pensato che però questa situazione già la stiamo vivendo ora nel cartaceo, e in effetti poche righe dopo lo ammette lo stesso Ferri, il quale riconosce che “proprio il venir meno del ruolo dell’editore nel selezionare, scartare, bocciare, ha permesso che la qualità dell’offerta scemasse, ha lasciato i lettori soli davanti a un mare di proposte non filtrate”.
E’ a questo punto che, con tutto il (sinceramente grande) rispetto che ho per Sandro Ferri, mi sono chiesto se però non si stesse contraddicendo.
Chi è che ha creato un fiumana di libri mediocri asfissiando le librerie, il digitale o la dissennatezza delle strategie editoriali nel cartaceo? E quale potrebbe essere la cura per rimediare a questa ipertrofia editoriale? Ferri non lo dice, ma paventa solo l’arrivo dei barbari in bit.

In definitiva io credo – e questo sarà uno dei temi del mio intervento – che alla base di considerazioni di questo tipo ci sia un equivoco di fondo il quale conduce la questione ad un fuorviante aut aut: “o digitale o cartaceo”. Come se la convivenza non fosse possibile.
Insomma, invece di pensare al digitale come una nuova risorsa, un’arma in più, un modo per valorizzare ciò che nel cartaceo è costretto ad una scarsa visibilità sia temporale che spaziale, lo si vede come un antagonista che farà estinguere un intero mondo che non ci piace poi così tanto così come è diventato ora ma insomma bisogna comunque preservare dall’invasione del “mostro” minaccioso.

Non aggiungo altro per non anticipare troppo ciò che dirò a Librinnovando, però in questo post ci tenevo a esporre la mia perplessità su questo importante aspetto della diatriba (che poi secondo me diatriba non è) “digitale e cartaceo” che appunto richiede secondo me la congiunzione e, non la disgiuntiva o.

E, rivolgendomi proprio a chi ha fondato il marchio e/o, credo sia una differenziazione importante.