amazon spauracchio, i dati sulla lettura nel 2010 e l’ottimismo della volontà

Per chi si interessa di editoria digitale ormai è impossibile parlare o scrivere alcunché senza menzionare Amazon, che a quanto pare ogni giorni ne sforna una nuova. Questa volta due notizie di rilievo hanno fatto scalpore: Amazon che diventa editore e il nuovo formato KF8 per gli ebook.

La prima notizia ha evidentemente fatto tremare i polsi a molti, ne ha parlato tra i primi il NYT e subito l’eco si è diffuso urbi et orbi.  Il Post ha tradotto in parte l’articolo (qui per chi è interessato) e tra i commenti cito per tutti quello sul blog di Bookrepublic, che mi sembra sintetizzi bene le varie posizioni e, giustamente, non grida al lupo al lupo, ma anzi invita gli editori a “dimostrare di avere spina dorsale” e soprattutto di iniziare a fare con i loro autori il gioco che fa Amazon, che in pratica si riassume in una parola: trasparenza.
Del resto, di librai che sono editori la storia è piena sin dai tempi del nostro Manuzio; certo Amazon non è un semplice libraio né sarà un semplice editore, ma la guerra, se di guerra si tratta, è appena iniziata e chi si fa prendere dal panico, si sa, è perduto ancor prima di partecipare alla tenzone.

La seconda notizia è che Amazon ha presentato un nuovo formato per gli ebook, il FK8, molto adatto, a quanto pare, a generi finora poco presenti nel digitale come il fumetto e la graphic novel, ma anche libri specialistici che contengono grafici, formule o necessitano di una grafica particolare. Qui la notizia completa tratta da Pianetaebook, per chi vuole.

Chi è curioso invece di sapere qualche dato sulle vendite librarie (digitali e non) in Italia l’ideale è questo articolo del Sole 24 Ore in cui, nonostante un titolo rassicurante, i dati forniti non sono così rosei, né per il cartaceo né tantomeno per l’ebook (sul primo semestre di vendite digitali ne avevo parlato io qui con alcuni soggetti direttamente coinvolti).
Due osservazioni: prima di tutto l’informazione secondo cui in Italia i libri costano meno che in altri paesi europei non credo sia correttissima, a meno che si voglia mettere in dubbio altre fonti che avevo (vedi qui) ma basta l’esperienza quotidiana e soprattutto basta viaggiare un po’; in secondo luogo, tra tutte le cifre che si leggono, quella che più salta agli occhi secondo me è che la produzione libraria è di 37.000 titoli annuali, cioè 3083, 3 periodico al mese, cioè più di cento al giorno.
In un paese in cui  circa metà della popolazione non legge più di un libro all’anno.

Altro? Sì, volendo domani a Palazzo Farnese a Roma ci sarebbe un convegno italo-francese su  “Il libro digitale, tra mercato e regolamentazione. Quali politiche pubbliche, per quali regole?organizzato dall’Ambasciata di Francia in Italia e a cui interverranno, tra gli altri, Stefano Mauri, Marco Polillo, Gian Arturo Ferrari. Poi tre politici (tra cui il famigerato Franco Levi) e un’esponente italiana del mondo delle biblioteche, Rosa Caffo, direttrice dell’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche). Di autori, librai e lettori nemmeno l’ombra. Però siamo tutti invitati a partecipare.

Infine, un’iniziativa lodevole che spero avrà un seguito: quella dell’Associazione Forum del Libro la quale, proprio a fronte di una situazione in cui tutti pubblicano e scrivono ma pochi, pochissimi leggono e in cui la promozione alla lettura e le politiche annesse sono a dir poco carenti, si propone di riorganizzare un po’ le fila e creare un gruppo di discussione – e di lavoro – aperto a tutti gli operatori per cercare di fare proposte concrete e sensate.
In questi casi, devo confessare che in me prevale il pessimismo della ragione, anche se non smetto mai di sostenere e far causa comune con chi è animato dall’ottimismo della volontà.

P.S.: Non dimenticate di venire a Librinnovando, ormai manca meno di un mese. Magari potremmo conoscerci di persona, visto che sono stato invitato a parlare in non uno ma ben due sessioni. A proposito di ottimismo della volontà (loro).

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Levi, libri e leviatani

di Salvatore Nascarella (@nascpublish)

Nata la legge Levi, mi sono permesso di ripercorrere a ritroso l’acceso dibattito che ha portato e, forse, condizionato a nuove regole sullo sconto.

Che il numero di lettori non sia aumentato negli anni in Italia, neppure in anni una politica degli sconti da discount, è un dato di fatto. Continuiamo a essere un Paese che legge poco, o meglio, che legge pochi libri. Eppure se ne producono molti.

Qualche dato interessante. I dati Istat ci dicono che nel lontano 2006, quindi pre-crisi mondiale, sono andate alle stampe più di 60.000 opere: un titolo nuovo ogni 93 abitanti circa (date un’occhiata a queste succose statistiche). La produzione è scesa a quasi 59.000 opere nel 2008 e la tendenza a pubblicare meno si è rafforzata negli anni seguenti. Poi è arrivata la crisi e… i lettori sono aumentati (dello 0,2%, ma sono aumentati), senza una disciplina sullo sconto dei libri, lasciando spazio al “mercato”, ai nuovi attori GDO, edicole, catene, e da poco tempo ai balbettanti ebook.
Tanto rumore per nulla? Altro dato da mettere in fila: sempre dati Istat ci fanno sapere che nel 2010 il numero di lettori è ancora aumentato (+1,7% rispetto al 2009). Ergo, parrebbe che la relazione sia meno titoli = più lettori. Ehm, scusate ma dimentico sempre che un libro acquistato non vuol dire che sia un libro letto…

Comunque, molte librerie indipendenti hanno suonato la marcia funebre, quelle sopravvissute hanno trovato un nemico comune. In rete ho trovato molte tracce delle frizioni nel mondo editoriale, in difesa della cosiddetta bibliodiversità e della “libertà di leggere”. Consiglio di buttare un occhio a una lettera scritta da una libraia nel 2007. Nel 2009 l’Associazione Librai redige un manifesto praticamente contro la GDO, promuovendo di fatto la regolamentazione dell’offerta di sconto sul prezzo di copertina perché “contribuisce a mantenere stabile il prezzo dei libri”. Sempre dello stesso
anno è la nascita di Liberi Librai che al motto di «Fare come in Francia» auspica il prezzo fisso dei libri per proteggersi dalla concorrenza sleale (vd. Articolo su La Repubblica).
Insomma, molte crociate in un settore, quello editoriale, che si mostra fragile e frammentato davanti alle novità.
Ora una politica sullo sconto c’è, da pochi giorni, anche in Italia. A molti non piace, anche i librai storcono il naso. I lettori si sentono defraudati perché non possono comprare libri con lo sconto del 30%. A guardare oltre le Alpi bisognerebbe esser invece felici della svolta. Che qualcosa stesse cambiando ce n’eravamo accorti in estate. I grandi distributori e rivenditori del libro tradizionale hanno cercato di vendere tutto quel che avevano con sconti alti prima dell’entrata in vigore della legge Levi. Tutti in corsa per svuotare il magazzino. Per gli ebook no. Già, perché l’ebook ha di norma un prezzo più basso del 15%-25% rispetto al cartaceo e rapporti diversi con le piattaforme di distribuzione (e l’IVA al 20%). Ma non è questa la sede per discuterne al momento.

Tornando a noi. Legge Levi o no, spetta al settore editoriale, lettori e librai compresi, navigare tra tradizione e innovazione tecnologica. Parte dell’esperienza di lettura si sta trasformando da atto privato ad atto pubblico, di comunità, come dimostrano i social network (a tema e non) e gli investimenti sul social reading. Non è solo una questione di costo o di sconto del libro. Non lo è mai stata. Cambiano le forme di lettura, di scrittura, di pubblicazione: questo sì. Il selfpublishing può intimorire l’industria editoriale, anche se per ora sta generando solo grandi aspettative da parte di
autori narcisisti. Di certo non è tempo di suonare le campane a morto. A tal proposito segnalo per chi se lo fosse perso che recentemente il Guardian ha pubblicato un articolo dal titolo interessante The death of books has been greatly exaggerated

La soluzione della “crisi del libro” è nelle scelte che il settore editoriale farà, nella capacità di ridurre le distanze tra editore, autore e lettore, nell’abilità di dialogare e coinvolgere bloggers di sfruttare internet e le forme di comunicazione che nasceranno per conoscere e farsi conoscere.
In questo, una sensibilità maggiore va riconosciuta a chi ha iniziato a pubblicare anche (o solo) ebook, – perché ha dovuto destreggiarsi in un mercato nuovo, sviluppando competenze nuove, sperimentando, talvolta ridisegnando il processo e la gestione editoriale – e a quelle librerie che si sono gettate nella mischia – perché hanno trasformato un negozio in un punto di incontro culturale gestito con logiche di marketing e imprenditoriali.

Rimane un punto. Il libro, o ebook che sia, ha un valore che deve essere commisurato al prezzo, come nelle altre categorie merceologiche. Su questo non ci piove, che si legga o meno, pur nella consapevolezza che il periodo che ci tocca vivere è questo e con questo bisogna fare i conti.

Citando il buon Humphrey Bogart: “È la stampa, bellezza, la stampa. E tu non ci puoi far niente!”