Levi, libri e leviatani

di Salvatore Nascarella (@nascpublish)

Nata la legge Levi, mi sono permesso di ripercorrere a ritroso l’acceso dibattito che ha portato e, forse, condizionato a nuove regole sullo sconto.

Che il numero di lettori non sia aumentato negli anni in Italia, neppure in anni una politica degli sconti da discount, è un dato di fatto. Continuiamo a essere un Paese che legge poco, o meglio, che legge pochi libri. Eppure se ne producono molti.

Qualche dato interessante. I dati Istat ci dicono che nel lontano 2006, quindi pre-crisi mondiale, sono andate alle stampe più di 60.000 opere: un titolo nuovo ogni 93 abitanti circa (date un’occhiata a queste succose statistiche). La produzione è scesa a quasi 59.000 opere nel 2008 e la tendenza a pubblicare meno si è rafforzata negli anni seguenti. Poi è arrivata la crisi e… i lettori sono aumentati (dello 0,2%, ma sono aumentati), senza una disciplina sullo sconto dei libri, lasciando spazio al “mercato”, ai nuovi attori GDO, edicole, catene, e da poco tempo ai balbettanti ebook.
Tanto rumore per nulla? Altro dato da mettere in fila: sempre dati Istat ci fanno sapere che nel 2010 il numero di lettori è ancora aumentato (+1,7% rispetto al 2009). Ergo, parrebbe che la relazione sia meno titoli = più lettori. Ehm, scusate ma dimentico sempre che un libro acquistato non vuol dire che sia un libro letto…

Comunque, molte librerie indipendenti hanno suonato la marcia funebre, quelle sopravvissute hanno trovato un nemico comune. In rete ho trovato molte tracce delle frizioni nel mondo editoriale, in difesa della cosiddetta bibliodiversità e della “libertà di leggere”. Consiglio di buttare un occhio a una lettera scritta da una libraia nel 2007. Nel 2009 l’Associazione Librai redige un manifesto praticamente contro la GDO, promuovendo di fatto la regolamentazione dell’offerta di sconto sul prezzo di copertina perché “contribuisce a mantenere stabile il prezzo dei libri”. Sempre dello stesso
anno è la nascita di Liberi Librai che al motto di «Fare come in Francia» auspica il prezzo fisso dei libri per proteggersi dalla concorrenza sleale (vd. Articolo su La Repubblica).
Insomma, molte crociate in un settore, quello editoriale, che si mostra fragile e frammentato davanti alle novità.
Ora una politica sullo sconto c’è, da pochi giorni, anche in Italia. A molti non piace, anche i librai storcono il naso. I lettori si sentono defraudati perché non possono comprare libri con lo sconto del 30%. A guardare oltre le Alpi bisognerebbe esser invece felici della svolta. Che qualcosa stesse cambiando ce n’eravamo accorti in estate. I grandi distributori e rivenditori del libro tradizionale hanno cercato di vendere tutto quel che avevano con sconti alti prima dell’entrata in vigore della legge Levi. Tutti in corsa per svuotare il magazzino. Per gli ebook no. Già, perché l’ebook ha di norma un prezzo più basso del 15%-25% rispetto al cartaceo e rapporti diversi con le piattaforme di distribuzione (e l’IVA al 20%). Ma non è questa la sede per discuterne al momento.

Tornando a noi. Legge Levi o no, spetta al settore editoriale, lettori e librai compresi, navigare tra tradizione e innovazione tecnologica. Parte dell’esperienza di lettura si sta trasformando da atto privato ad atto pubblico, di comunità, come dimostrano i social network (a tema e non) e gli investimenti sul social reading. Non è solo una questione di costo o di sconto del libro. Non lo è mai stata. Cambiano le forme di lettura, di scrittura, di pubblicazione: questo sì. Il selfpublishing può intimorire l’industria editoriale, anche se per ora sta generando solo grandi aspettative da parte di
autori narcisisti. Di certo non è tempo di suonare le campane a morto. A tal proposito segnalo per chi se lo fosse perso che recentemente il Guardian ha pubblicato un articolo dal titolo interessante The death of books has been greatly exaggerated

La soluzione della “crisi del libro” è nelle scelte che il settore editoriale farà, nella capacità di ridurre le distanze tra editore, autore e lettore, nell’abilità di dialogare e coinvolgere bloggers di sfruttare internet e le forme di comunicazione che nasceranno per conoscere e farsi conoscere.
In questo, una sensibilità maggiore va riconosciuta a chi ha iniziato a pubblicare anche (o solo) ebook, – perché ha dovuto destreggiarsi in un mercato nuovo, sviluppando competenze nuove, sperimentando, talvolta ridisegnando il processo e la gestione editoriale – e a quelle librerie che si sono gettate nella mischia – perché hanno trasformato un negozio in un punto di incontro culturale gestito con logiche di marketing e imprenditoriali.

Rimane un punto. Il libro, o ebook che sia, ha un valore che deve essere commisurato al prezzo, come nelle altre categorie merceologiche. Su questo non ci piove, che si legga o meno, pur nella consapevolezza che il periodo che ci tocca vivere è questo e con questo bisogna fare i conti.

Citando il buon Humphrey Bogart: “È la stampa, bellezza, la stampa. E tu non ci puoi far niente!”

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