Sondaggio sulla user experience dei lettori digitali


eReaders-vs-Tablets
Un paio d’anni fa feci un piccolo sondaggio diffuso attraverso alcuni social network in cui sono presente (Twitter, Facebook e Friendfeed) sulla lettura digitale e sulla user experience di chi usa un ereader o un tablet. Lo ripropongo adesso, direttamente qui nel blog, dato che il campione che ne era risultato allora (e a un secondo tentativo fatto recentemente) era piuttosto parziale e forse poco rappresentativo.

Prego quindi tutti i visitatori di rispondere con sincerità, sono poche domande ma possono dare un quadro interessante su come sono cambiate in questi anni le abitudini di lettura da parte di chi è passato dal cartaceo al digitale.

RIngrazio sin da ora chi parteciperà.

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il self-publishing si racconta a Senigallia

Che cosa significa autopubblicarsi e quali sono le strade possibili, le prospettive future, le potenzialità da sfruttare e le trappole da evitare? A questi e ad altri interrogativi ha cercato di rispondere #ISPF2013, il Festival del Self Publishing voluto e realizzato dall’inesauribile fucina di Simplicissimus, che di self publishing si occupa direttamente attraverso una delle sue articolazioni, la piattaforma Narcissus.

ispf2013Il festival si è svolto in due giornate, il 19 e 20 ottobre, in una cornice che i giornalisti definirebbero “suggestiva”: il Foro Annonario di Senigallia, una struttura circolare che per due giorni ha ospitato gli stand degli espositori nel suo perimetro e, sul palco al centro, ha riecheggiato delle voci degli ospiti presenti: autori di Narcissus, certo, ma non solo: c’erano i ragazzi di 20lines, Mauro Sandrini e la sua Self Publishing  School, Emanuela Zibordi che ha parlato del modo in cui si possono realizzare insieme agli studenti libri digitali a scuola e, tra gli espositori, quelli del Menocchio e una nuovissima realtà del settore, PubblicarSÌ.com (per chi volesse saperne di più, qui può trovare le foto e qui lo storify dei tweet delle due giornate).

Senza togliere niente a nessuno, il clou del sabato sono stati i due interventi nel tardo pomeriggio: nel primo Carlo Annese, vicedirettore di GQ, ha parlato con Edoardo Brugnatelli dell’imminente entrata di Mondadori nel mondo del self publishing (qui ci sono informazioni per averne un’idea più precisa). Annese ha introdotto il tema individuando le tre ragioni per cui il self publishing può aiutare gli editori: la prima è l’individuazione dei nuovi talenti; la seconda è perché aumenta la circolazione di nuovi titoli e attenua il rischio sempre presente per l’editore alle prese con i nuovi autori; in terzo luogo, gli può dare importanti indicazioni sulla politica dei prezzi.
Da parte sua, Brugnatelli ha confermato che nell’era digitale l’editore deve considerare il self publishing un fenomeno inevitabile, che piaccia o no, e quindi capire bene come funziona.
Ma cosa può fare un grande editore come Mondadori per l’autore che intende autopubblicarsi? Qui Brugnatelli è stato meno chiaro, ma ha messo in evidenza alcune caratteristiche del self publishing su cui l’editore può far valere il suo peso, a partire dal vero problema del self publisher: la discoverability, in pratica la visibilità, la capacità di mettere il proprio titolo più in evidenza in quella vetrina sterminata e affollatissima che è il web. Questo dipende (anche) da quanto si parla del libro stesso, e dove prima c’erano le recensioni ufficiali, sempre meno influenti e seguite, c’è ora il cosiddetto (ancora un termine inglese, pardon) word of mouth, in pratica il buon vecchio passaparola, già importante nel mondo degli atomi e ancora più efficace in quello dei bit, dove la viralità è molto più rapida e penetrante.
Infine Brugnatelli fa un’interessante riflessione su come il self publishing può cambiare (e di fatto sta già cambiando) il concetto di scrittura, una scrittura che è, lei sì, digital native, nativa digitale, nel senso che il self publisher sa bene che il suo libro uscirà come ebook e quindi appronta sin dalla stesura  del testo una serie di accorgimenti, a partire dai link, che danno alla narrazione una traiettoria diversa, non più necessariamente lineare ma, per così dire, radiale e dove potenzialmente la parola fine può non corrispondere alla conclusione del testo vero e proprio. Inoltre, sono sempre più frequenti i progetti di scrittura collaborativa (vedi appunto 20lines), che sembra essere già una delle modalità più interessanti e più peculiari di questo fenomeno.

Il secondo intervento prima dell’attesissimo incontro con Alessandro Bergozoni è stato quello con Camille Mofidi, responsabile in Europa del progetto Writing life di Kobo, in pratica la piattaforma per self publisher del noto marchio di e-reader distribuito in Italia da Mondadori e Feltrinelli.
Si tratta di una piattaforma in 6 lingue, compreso l’italiano, progettata, dice Camille, da autori per autori, quindi particolarmente attenta alle esigenze di chi scrive.
Quattro i passi per vedere il proprio libro pubblicato: il primo è inserire i metadati del libro, poi il contenuto, segue l’indicazione dei paesi in cui si vuole venderlo e infine il prezzo di copertina che l’autore deciderà più congruo. Da parte sua, la piattaforma Kobo converte in epub ogni formato inserito dall’autore, converte il prezzo nelle varie valute a seconda dei paesi selezionati e calcola le royalties le quali, a partire da un prezzo di copertina di 1,99 €, sono del 70%. Inoltre, l’autore ha una dashboard in cui può vedere quanto, dove e come il libro viene venduto e tutta una serie di dati sulla rapidità di lettura e su quali parti del libro vengono sottolineate, evidenziate, commentate e twittate dai lettori. Il sogno (o l’incubo, a seconda dei punti di vista) di ogni scrittore, suppongo.

Se, come ha detto mirabilmente Bergonzoni alla fine della giornata di sabato, il mondo è un racconto da captare e raccontare e i narratori (“captautori”, secondo l’arguta definizione di Ciccio Rigoli) siamo noi, incaricati di (tra)scriverlo e quindi editarlo, ecco che #ISPF2013 acquisisce definitivamente senso e il cerchio si chiude.

Non resta, per chi vuole, che approfondire l’argomento attraverso due letture: una, in inglese, si chiede se il self publishing sia effettivamente la trasformazione più importante nell’industria editoriale; nell’altra, in italiano, ci si domanda invece a chi convenga veramente.  Si tratta di questioni a cui #ISPF2013 ha cercato di dare una prima risposta, ma sicuramente per una verifica più concreta dovremo aspettare, almeno in Italia, ancora qualche anno.

Il mio Calvino

Il 15 ottobre di 90 anni fa nasceva Italo Calvino, uno dei maestri della narrativa italiana e autore da me particolarmente amato. Bella l’iniziativa di twitteratura #invisibili per celebrare l’anniversario attraverso un hashtag dedicato proprio al libro di Calvino che amo di più.

Ho letto per la prima volta Le città invisibili  durante un viaggio in Spagna e sin dalle prime pagine lette in aereo non ho potuto fare a meno di vedere le cose, le persone e soprattutto i luoghi attraverso la lente smerigliata del Marco Polo di Calvino e i suoi dialoghi-monologhi con Kublai Kan.
Forse è anche per questo che amo particolarmente Siviglia, perché è stata la prima delle città (in)visibili che ho vissuto in questo modo, interpretato e letteralmente letto cercando il più possibile di capire come l’avrebbe descritta al grande Kublai il veneziano di cui, incidentalmente, mi trovo a essere omonimo.

Ho trovato questo libro straordinario non solo per come è scritto e per le immagini che evoca, per le frasi che rimangono scolpite dentro – ma con una leggerezza che è tutta calviniana – ma anche perché ho trovato incredibile come tutte le città enumerate e descritte da Calvino siano impossibili e allo stesso tempo edificate su elementi del tutto reali, per un dettaglio, per uno stato d’animo, una particolare angolazione dello sguardo.

città invisibili“È l’umore di chi la guarda che dà alla città di Zemrude la sua forma. Se ci passi fischiettando, a naso librato dietro al fischio, la conoscerai di sotto in su: davanzali, tende che sventolano, zampilli. Se ci cammini col mento sul petto […] i tuoi sguardi s’impiglieranno raso terra, nei rigagnoli, i tombini, le resche di pesce, la cartaccia.” Non è forse così per tutte le città in cui ci troviamo a passare, ad abitare, a visitare?

E che dire di Leonia, la cui “opulenza si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate per far posto alle nuove”?

O Adelma, “città dove si arriva morendo e in cui ognuno ritrova le persone che ha conosciuto”; o Ersilia, dove gli abitanti si spostano continuamente lasciando solo i fili delle relazioni intessute nel periodo in cui hanno vissuto nello stesso spazio.

Potrei andare avanti così, enumerandolte tutte, ognuna per una sua caratteristica particolare, per una sua qualità così vera che potremmo avvertirla ogni giorno nelle nostre città andando al lavoro.

È per questo che porto con me Le città invisibili ovunque vada, in ogni posto in cui ho vissuto (e non sono pochi, ormai); in ogni casa in cui ho abitato c’era, accanto al letto, la copia del libro gualcita, sottolineata, letta e riletta, consultata e piena di orecchie, come è di solito il libro che ci assomglia di più o a cui ci rivolgiamo nei momenti tristi come in quelli felici, per trovare risposte così come per cercare le domande giuste da formulare. 

Per omaggiare a mio modo Calvino e il suo libro, condivido qui un bel video in cui l’autore stesso spiega il perché dei nomi delle città e questo sito dove un’artista, Colleen Corradi Brannigan, ha realizzato delle opere d’arte ispirate alle 55 città che si rivelano tutt’altro che invisibili a chi ha occhi capaci di vederle.

P.S.: Finalmente, in ossequio al titolo di questo blog, parlo di libri anche passati – ma allo stesso tempo presenti e futuri, come solo i grandi libri possono essere.

è (ri)cominciata la caccia all’ereader migliore: Kobo, Kindle, Nook o Sony?

Con l’arrivo e la diffusione dei tablet si era iniziato a parlare (tanto per cambiare) della “morte” degli ereader, cioè dei device di pura lettura e a inchiostro elettronico. Ne avevo già parlato in questo stesso blog tempo fa quando in effetti tutto faceva pensare ad un progressivo declino degli ereader puri a vantaggio dei più fascinosi e multitasking tablet (per un confronto tra le due modalità di utilizzo, qui potete trovare un articolo breve ed esaustivo).

A quanto pare, però, i vantaggi di una lettura più concentrata, non retroilluminata, il peso leggero e la batteria più resistente sono risultati fattori determinanti a tal punto che non pochi possessori di tablet si stanno interrogando se sia opportuno comprarsi anche un ereader, magari per Natale, periodo in cui i device per la lettura digitale saranno ancora una delle prime opzioni per molti; puntuali infatti appaiono in queste settimane i nuovi apparecchi prodotti dai “soliti noti” che ormai, è inutile negarlo, detengono il grosso del mercato internazionale, Italia non esclusa. Voglio quindi proporre qui una una rapida sintesi di ciò che si può trovare nel web riguardo i vari Kindle, Kobo, Nook e Sony, i quattro marchi che si spartiscono il grosso del mercato degli ereader.

Iniziamo con il Kobo, distribuito in Italia da Mondadori e che sembra il competitor più agguerrito e credibile del Kindle, vero grande protagonista nel settore, nel nostro Paese come in gran parte del mondo. Due i modelli che saranno presumibilmente i più richiesti: il Kobo Touch (qui un’ottima recensione) e il Kobo Aura (potete scoprirlo nel dettaglio qui e qui), di cui già si parla come del più pericoloso concorrente del Kindle Paperwhite.

Il device su cui punta quest’anno Amazon è appunto il Kindle Paperwhite, che nella sua nuova edizione sembra in effetti avere pochi rivali, dal punta di vista puramente tecnico: ne trovate dettagliate recensioni qui e qui, con tanto di foto e video.  Se poi volete invece saperne di più sul Kindle in generale (perché si chiama così? Qual è la storia della sua irresistibile ascesa?) trovate un’efficace sintesi in sei punti qui. Chi invece vuole capirne di più su ereader e tablet made by Amazon, qui trova un confronto tra il Fire HD e il Paperwhite.

Passando a Sony, la recensione più recente e competente che ho trovato della sua ultima creatura (il PRS-T3) è qui, e devo dire che probabilmente deluderà un po’ gli appassionati di questo marchio, anche se il prezzo è (finalmente) molto competitivo e potrà essere un fattore da non sottovalutare.

Infine, il Nook. Come si sa, l’ereader di Barnes & Noble non se la sta passando troppo bene, dopo un inizio piuttosto promettente. In questa interessante video-recensione (ma integrata anche da un testo esplicativo e sintetico) fatta per il Guardian, la scrittrice Natalie Haynes lo sembra preferire ai summenzionati device (probabilmente più per la particolare propensione della signora per un oggetto che “assomiglia a un giocattolo, caratteristica che secondo me esprime bene il senso della lettura come passatempo piacevole e non come un peso”). Resta però il fatto che lei è una soddisfatta, felice e fedele lettrice sul suo iPad mini, che a quanto pare non scambierebbe con nessuno degli ereader da lei analizzati e testati. La retroilluminazione non la disturba, e volendo, può scaricare sul suo tablet le app di Kindle e Kobo e leggere tranquillamente anche ebook pensati per i relativi device.

bibliotechLa cosa che emerge da queste letture è che comunque ce n’è per tutti i gusti, per tutte le tasche e per tutte le abitudini e le esigenze di lettura. Basta solo voler leggere.

Vi lascio con due link extra, a proposito di abitudini di lettura ed ebook: il primo è un articolo intitolato proprio E-book are changing reading habits, mentre il secondo è sulla prima biblioteca al mondo solo di ebook. Spaventoso? Non credo, a patto che si legga e si spinga la gente a farlo.