leggo ergo sum a IF BOOK THEN (nonostante tutto)

Anche se non sarò presente, ci sarò. No, non sono impazzito, ho invece trovato un lettore speciale che sarà all’evento e si è proposto di scriverne sul mio blog. Visto che Luca – così si chiama – non è affatto nuovo a collaborazioni e anzi è un più che esperto e bravo blogger per conto terzi, diciamo così (è presente infatti qui e qui), il fatto di averlo come inviato speciale a IF BOOK THEN non può farmi che un gran piacere, tanto da consolarmi in parte della mia assenza.

Quindi, se siete interessati a sapere  cosa succederà a Milano tra qualche giorno, restate connessi.

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ritorno alla carta (e diverse vere notizie )

Da qualche giorno il mio Kindle è di nuovo “congelato” (frozen, si dice così quando si blocca e rimane un’immagine fissa sullo schermo) e il fatto è coinciso con un mio breve viaggio a Londra, in cui ho portato con me i cari buoni vecchi libri di carta, che saranno ingombranti e pesanti ma almeno non vanno in panne piantandoti in asso in maniera improvvisa quanto imprevedibile.
Dunque, ritorno al cartaceo e alle relative considerazioni, visto che era davvero da un bel po’ di tempo che non rimettevo mano ad un libro in carta e colla. E le considerazioni sono state quelle previste e già altrove espresse, da me come da altri.

I PRO DELLA CARTA
– Non c’è dubbio che percorrere il testo è molto più agevole su carta, dove è possibile “viaggiare” per le pagine, sfogliarlo per vedere quanto manca o per rivedere un passo qualche paragrafo prima, tornare indietro o sbirciare avanti. Insomma, il testo è sicuramente più gestibile, lo si percorre attraverso tutte le sue diramazioni, scorciatoie, sensi unici e inversioni, cosa che con un ebook ancora è molto difficile, o meglio pochissimo pratico.

– Se nel testo ci sono tavole (non dico illustrazioni, ma anche solo diagrammi, tabelle, cose così) sicuramente la carta le rende più leggibili. Questo a meno che non abbiate un ereader di grandi dimensioni (il Kindle DX, diciamo) o un tablet, ma comunque rimane il fatto che la carta anche in questo caso segna un punto a suo favore.
– Ovviamente la carta non ha problemi di “freeze” e la cosa peggiore che possa capitare è, al limite, un errore tipografico (pagine non stampate o stampate male) o di rilegatura (due pagine incollate una all’altra), casi comunque piuttosto rari.

I PRO DELL’EBOOK
– L‘ingombro è il primo che viene in mente e devo dire che, sperimentandolo in viaggio, l’ho sentito più di ogni altro aspetto, perché i due soli libri cartacei che avevo mi hanno appesantito e occupato la valigia più di tutte quelle decine che ho nel maneggevolissimo Kindle.

– Il fatto di poter ingrandire i caratteri è uno di quegli aspetti inizialmente sottovalutati, ma chi usa molto un ereader sa bene quanto sia una funzione utile e pratica, e comunque la si rivaluta immediatamente quando hai poi a che fare con testi cartacei a corpo 9.
– Nonostante le critiche che ho letto nei confronti della tastiera del Kindle, rimango del parere che le annotazioni sono più agevoli da fare che nel cartaceo: con un ereader non hai bisogno di penne né di posizioni particolari, puoi scrivere il tuo commento a margine del testo in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, senza cercare la penna o contorcerti (a volte si contorce il libro stesso) per trovare la posizione migliore e scrivere in maniera comprensibile.

Detto ciò, spero di risolvere al più presto questo problema che si sta protraendo un po’ troppo (temo di dover sostituire il device, ma ancora quelli della Amazon mi chiedono di riprovare a rianimarlo), perché la carta è comoda sì, ma quando ci si abitua al digitale la sua mancanza si fa comunque sentire.

Meglio passare a cose più interessanti, dopo una latitanza che mi ha fatto accumulare un po’ di arretrati sulla scrivania.
Inizio con i due più importanti appuntamenti in programma nell’immediato futuro: uno è l’imminente If Book Then, che si svolgerà il prossimo 3 febbraio a Milano. Su Apogeo una bella intervista a Marco Ghezzi fa venire ulteriormente voglia di andarci (come se fosse poca, almeno da parte mia che però – ahimé – non potrò esserci).

L’altro è la mostra-convegno Ebook Lab Italia (Rimini, 3-5 marzo), anche questo un evento imperdibile per gli appassionati, gli addetti ai lavori o semplici curiosi del libro digitale.

Ma molti altri sono gli appuntamenti interessanti e qui trovate un calendario che sicuramente nel tempo sarà arricchito e aggiornato.

Che poi in Italia l’ingranaggio si sia azionato in maniera penso definitiva lo dicono comunque molti indizi: per esempio la nascita di nuovi editori digitali come OkBook, che è anche una piattaforma dove sono presenti altri editori “convertiti” al digitale. Curiosa la collana dei “fingerbooks” (sottotitolo: il bello della lettura in pochi minuti) che fa tesoro di una delle nuove regole del testo digitale: la brevità.

Anche iniziative come quella di IBS Italia vanno verso una direzione simile: in questo caso si usufruisce della possibilità di dare un estratto (15 pagine) di un libro e si invitano i lettori a commentarlo (anche se c’è da dire che non è facile capire la bontà di un libro da così poche pagine). Gli autori dei primi 400 commenti riceveranno un codice per acquistare il libro su IBS al prezzo simbolico di 1 euro. Insomma, se lo si prende come gioco, direi che vale la candela, visto che il prezzo di copertina del libro  in questione – L’allieva di Alessia Gazzola – ammonta a più di 18 euro. Da notare anche il booktrailer del libro alla pagina in questione, secondo me una manovra azzeccata che trae spunto da una pratica sorta su Youtube.
(E’ interessante constatare come, per muoversi nella Rete, anche gli editori più scafati debbano apprendere il linguaggio dei nuovi social media, rimettendosi sui banchi per imparare questa nuova grammatica a loro ignota prima d’ora. Un gesto d’umiltà che ancora non tutti sono disposti a fare)

– Un’altra iniziativa che mi sembra degna di nota è quella che vede uniti un blog letterario – il notevolissimo www.librisulibri.it – e una delle realtà più interessanti, a mio parere, del nuovo panorama editoriale digitale italiano, cioè la casa editrice 40K.  Le ragazze di librisulibri hanno trovato talmente bello un libro edito da 40k (Il vicino responsabile di Jacob Appel) che hanno voluto lanciare un concorso: chi scriverà la recensione più originale del suddetto librino avrà in omaggio 3 ebook dello stesso editore.

A sua volta, 40K lancia un’offerta su tre suoi titoli, di cui ben due di Jacob Appel: l’offerta è valida fino alla mezzanotte di domenica, perciò se siete interessati, affrettatevi!

Infine, una bella notizia, questa volta da oltreoceano, anche se nel web le distanze non contano: chi come me ama TED e le sue interessantissime conferenze non potrà che gioire nel sapere che sono usciti i primi tre TEDBooks (e Amazon li propone nella collana Kindle Single), libri di meno di 20mila parole ciascuno. Non sapete bene l’inglese? Niente paura, se avete il Kindle (e non vi si è congelato, come il mio) potete installare anche il dizionario inglese-italiano, oltre che usare quello della Oxford già compreso!

il ritorno dei blog viventi (per vitalizzare i libri)

La scorsa settimana ho parlato dei Sunshine Awards, questa simpatica iniziativa tra blogger che parlano di libri e dintorni, ringraziando chi ha avuto la bontà di premiare anche il mio, di blog, che oltre a questo riconoscimento sta togliendosi altre soddisfazioni. Come per esempio quella di essere stato invitato alla prestigiosa iniziativa IF BOOK THEN, un evento importante per l’editoria digitale che si svolgerà tra poco più di una decina di giorni a Milano. Ahimè purtroppo non potrò esserci, per ragioni che non sto qui a raccontare e la cosa mi dispiace parecchio, come potrà immaginare che conosce il mio blog. Pazienza, che dire, rimane la soddisfazione di essere stato preso in considerazione tra i “friends” della kermesse, che comunque seguirò in qualche modo dal web.

Altra cosa piacevole che Elogio degli e-bookmi è accaduta e mi accade sempre più spesso è quella di essere prescelto per recensire o semplicemente prendere in visione dei libri in uscita, o addirittura di contribuire in qualche modo alla loro realizzazione. Chi infatti leggerà Elogio degli e-book di Mauro Sandrini troverà la mia “chiacchierata editoriale” con Giuseppe Granieri che Sandrini  ha evidentemente trovato tanto interessante da inserirla nel suo libro,  un ebook (poteva essere altrimenti?) che consiglio a tutti, esperti, novizi o semplicemente curiosi dell’argomento –  e non lo dico certo per l’intervista, che potete leggere tranquillamente qui.

Infine, sto leggendo un intrigante libro definito “per ragazzi” edito dalle Edizioni Sanpaolo che voi comuni mortali non blogger troverete in libreria a partire dal 20 febbraio. Il titolo è Vango. Tra cielo e terra e confesso che Online dal 15 gennaio 2011 le avventure di Vangose dapprima ero un po’ diffidente, una volta iniziato il libro non volevo staccarmene più. Ben scritto, ben orchestrato, ben congegnato, parte come un giallo alla Simenon, continua come una spy story (continui cambiamenti spazio-temporali, personaggi misteriosi, ambientazione a cavallo tra le due guerre) per assumere anche connotati da romanzo di formazione dal ritmo però non lineare e  quindi più avvincente, moderno. Quello che tuttavia mi premeva dire in questo contesto è la mossa scelta da Edizioni Sanpaolo per il lancio del libro: si sono affidati ad un’agenzia specializzata per un’operazione di viral marketing che coinvolge anche blog che si occupano di libri digitali e non.

Insomma, gli organizzatori di If Book Then che ci invitano all’evento e si affidano anche a noi blogger (termine che mi fa comunque sempre sorridere, se riferito a me) per diffonderne news e altro, autori di ebook che ci chiedono di usare materiale postato, case editrici che usano i blog come cassa di amplificazione per lanciare le loro novità in uscita. Se non sbaglio, si parlava (e si parla ancora) della morte dei blog, ma a me sembrano vivi e vegeti.
E non solo a me, evidentemente.

le biblioteche nell’era digitale. si inizia a parlarne anche da noi.

Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. (M. Yourcenar, “Memorie di Adriano”)

Credo sia doveroso iniziare questo post con la famosa citazione della Yourcenar tratta da uno dei libri che ho amato di più nella mia storia di lettore.

Dunque, le biblioteche. Che ne sarà di loro nell’era digitale? In tempi di grandi trasformazioni, ci sono sempre vincenti e perdenti: i vincenti sono coloro che si adeguano ai cambiamenti, per abilità o per maggiori opportunità, i perdenti sono coloro che invece soccombono di fronte ad un impossibile adattamento al nuovo stato di cose.
Non sono pochi coloro che credono (me compreso) che le biblioteche, molto più delle librerie, sapranno ripensare il loro ruolo e la loro funzione in un mondo in cui il libro sarà, oltre che fatto di atomi, anche di bit. Meno chiare ancora appare il nuovo ruolo che reciteranno questi “granai della conoscenza”. A questo proposito è stato costituito da poco un nuovo gruppo su Google dedicato proprio a ebook e biblioteche, in cui bibliotecari e non si confrontano su diversi temi.

Prima ancora però di approfondire un po’ il discorso, vorrei premettere un intervento interessante di Emily Williams che avevo letto qualche mese fa su digitalbookworld.com in cui si pongono alcuni bastioni importanti su cui impostare l’intera riflessione:

– la biblioteca è un luogo che appartiene anche alla comunità che la frequenta, che vi si riconosce e (ri)conosce grazie ad essa il proprio patrimonio culturale condiviso;

– la biblioteca ha, tra le sue funzioni, quella importante di creare nuovi lettori;

– nell’era digitale “la nozione di copia perde gran parte del suo valore intrinseco, laddove non c’è più differenza tra trasmissione e duplicazione. Quando hai a che fare con oggetti digitali, trasmetterli equivale a duplicarli.”

Quest’ultimo, penso, è l’architrave di tutta la discussione sull’argomento, poiché qui convergono da una parte le varie problematiche poste giustamente dagli interventi all’interno del gruppo suddetto, che vertono soprattutto sul concetto di prestito, su quali device introdurre nelle biblioteche e dall’altra la fifa blu degli editori i quali vedono in prospettiva le biblioteche diventare centri di duplicazione semi-autorizzata dei loro contenuti. Dalla discussione emerge che il DRM non è comunque certo lo strumento adatto per proteggere i contenuti e soprattutto per condividerli, che è il compito principale di una biblioteca. Quali soluzioni, allora? Interviene anche Giulio Blasi, noto per la sua medialibraryonline il quale richiama un suo scritto per parlare di prestito digitale e sostiene che la disponibilità di un testo in streaming è un’altra forma di condivisione e quindi di prestito; alcuni però non sono d’accordo e la discussione, per chi è interessato, è tutt’altro che chiusa e ogni giorno si arricchisce di nuovi punti di vista.

Chi legge il mio blog sa bene come la pensi sul DRM chiuso, e per quanto riguarda questo strumento applicato al contesto bibliotecario, condivido l’affermazione di Emily Williams secondo cui

lack of access to content,  implies the impoverishment for our communities and our children and our democratic society.

Comunque, se ancora non si sa what will new libreries loo like, per dirla con il titolo di un interessante post scritto nell’ottobre scorso ma sempre attuale, se ne delineano già alcune auspicabili caratteristiche, come la flessibilità, “with open spaces divided by equipment and furniture rather than walls, shelves that can accommodate a range of materials and meeting rooms with mobile partitions” e concetto di spazio in cui il libro, oltre che fatto conoscere, viene discusso e posto di nuovo al centro di una comunità di lettori i quali nella biblioteca possano trovare uno spazio fisico di condivisione che ora sembra anche esso digitalizzato con la diffusione di social network dedicati alla lettura (come per esempio anobii e goodreads).

Insomma, che l’avvento al digitale porti ad un ritorno di una dimensione umana, necessaria proprio perché sempre più filtrata ed esautorata dai pixel?

Chi vivrà vedra, ma già il fatto che se ne sia cominciato a parlare è un elemento secondo me positivo e foriero sicuramente di proposte importanti e di tentativi necessari per arrivare a plasmare gradualmente il nuovo modello di biblioteca.  L’imperatore Adriano ne sarebbe sicuramente entusiasta, se solo potesse usare i gruppi Google…

Chiudo con un video sulla biblioteca dell’università di Granada e l’inizio della sua “conversione digitale”e il link alla biblioteca di Bolzano, che parimenti ha abbracciato l’ebook e un servizio di prestito online i cui sviluppi sarà interessante seguire.

editoria sempre, digitale chissà (e altre buone notizie)

Tempo fa, in uno dei miei primi post, descrivevo il mestiere di redattore editoriale, che poi è il mio – per quanto faccia anche altro, prima, durante e dopo – e devo dire che fa oltremodo piacere, in un periodo di incertezze, lavorative e non, scoprire che anche nell’ancora nebulosa dimensione digitale, la redazione resterà il fulcro di qualsiasi casa editrice, una sorta di motore immobile che avrà sempre un ruolo importante anche quando molti libri non saranno più libri ma “progetti”, apps o come mai li si chiamerà. Lo conferma anche un post di Kassia Kroszer su booksquare che avevo letto già ai tempi (è di settembre) e che Letizia Sechi ha meritoriamente tradotto e riproposto sul blog di If book then. A proposito di If book Then, chiunque sia interessato a partecipare a questo primo grande evento dell’editoria digitale in Italia (3 febbraio, Milano)  può approfittare fino al 14 gennaio di Early Bird, l’opzione che dà diritto ad uno sconto del 40% sulla quota di partecipazione (210 €+iva invece di 350 €).

Se poi volete rimanere a Milano anche il giorno seguente direi che ne vale proprio la pena, visto che Peter Brantley, direttore del BookServer Project di Internet Archive e co-fondatore della Open Book Alliance, sarà il primo ospite dell’anno di Meet the Media Guru, l’appuntamento dedicato alla cultura digitale.

A proposito di guru dell’editoria digitale e di If Book Then, segnalo volentieri l’intervista in due parti che Carlo Annese nel suo bel blog L’età del vetro fa a Richard Nash, uno degli ospiti alla kermesse di Milano. Nash è uno dei più importanti editori americani indipendenti che Chris Anderson, direttore di Wired, ha definito senza mezzi termini “un genio” (e chi ha letto il suo La coda lunga lo sa).

Oggi un argomento si concatena all’altro e quello di Carlo Annese è proprio uno dei blog da me prescelti per il Sunshine Award, di cui a mia volta sono stato fregiato da Angelo Ricci che ringrazio davvero per l’inatteso riconoscimento. Che cos’è il Sunshine Award? In pratica si tratta di una sorta di passaparola tra blog che si occupano di libri per amplificare la nostra voce e allo stesso tempo rafforzare legami e intesserne di nuovi. Insomma, puro spirito web 2.0, che a me piace molto. Il Sunshine Award, come tutti i premi che si rispettino, ha le sue regole, che sono poche e chiare:

-ringraziare coloro che ci hanno premiato
-scrivere un post per il premio
-passarlo a 12 blog che riteniamo meritevoli
-inserire il link di ciascuno dei blog che abbiamo premiato
-dirlo ai premiati

Dopo aver di nuovo sinceramente ringraziato Angelo Ricci, non mi resta quindi che segnalare i 12 blog vincitori del mio Sunshine Award, che sono:

Notte di nebbia in pianura
Come la carta
Baionette librarie
Pianetaebook
L’età del vetro
Libri su libri
Booksblog
Finzioni magazine
Pura lana di vetro
I libri sono viaggi
Who’s the reader?
Fogli sparsi

Nel frattempo scopro di aver ricevuto il Sunshine Award anche da libri su libri e in between words, e doverosamente ringrazio. Per un blog “giovane” come il mio è sicuramente una bella soddisfazione. Un grazie sincero a tutti.