chiacchierate editoriali n.2 – incontro con giuseppe granieri (40k)

Dopo la prima chiacchierata editoriale con Fabio Brivio (apogeo), oggi è la volta di Giuseppe Granieri. Non è facile presentare Giuseppe Granieri, perché non si sa da dove cominciare. Forse qualcuno lo conosce come l’autore di “La società digitale” o “Blog generation”, ambedue i libri editi da Laterza. O magari qualcuno lo ha come insegnante a Urbino, mentre altri ancora avranno letto i suoi pezzi sull’Espresso o il suo blog all’interno de lastampa.it (i più scafati invece magari frequentano di più l’altro suo blog, bookcafè).
Infine, qualcuno abbinerà immediatamente il suo nome alla casa editrice digitale 40k, di cui Giuseppe è direttore editoriale.
Partiamo proprio da qui, visto che l’ebook in fondo è l’epicentro di queste chiacchierate digitali.

Giuseppe, come e perché nasce 40k? Quali ne sono le caratteristiche principali, per chi ancora non vi conoscesse?

40k è un editore “nativo digitale”, che lavora in base allo scenario di oggi. Il nostro catalogo è costruito su narrazioni relativamente brevi (novelette, più lunghe delle short story ma più corte di un romanzo) e saggi brevi, quindi focalizzati. Sono “distanze” che la carta non può utilizzare per farne dei prodotti singoli. Pubblichiamo libri in diverse lingue, che con la stampa su carta non si potrebbero distribuire.
Inoltre abbiamo con i nostri autori dei contratti solo per tre anni, solo per il digitale e per tutte le lingue, quindi non diritti territoriali. E’ un modello che sposta il concetto da “editore gestore di diritti” a “editore partner-in-profit” con gli autori. Inoltre stiamo provando a costruire rapporti più strutturati con i lettori.

Sbaglio o siete tra i pochi editori italiani presenti su amazon? Dove inoltre è possibile trovare i vostri ebook?

I nostri ebook sono sui pincipali store internazionali, inclusi Amazon e Apple. E con la distribuzione di Bookrepublic saranno presto su tutti gli store italiani. Già oggi, oltre che su Bookrepublic, siamo per esempio anche su IBS. Gli altri arriveranno piano piano.

Siete soddisfatti di come stanno andando le cose per voi?

Siamo molto soddisfatti, evidentemente. Anche se 40k ha tre mesi di vita (e 23 titoli all’attivo) ed è presto per avere qualcosa di più che sensazioni. Sia per il mercato italiano – che sta appena nascendo – sia per quello internazionale – su cui ci stiamo accreditando piano piano.

– In questo periodo si fa un gran parlare di DRM, prezzo dei libri, formati, devices e diritti per gli autori. Qual è il tuo punto di vista su questi aspetti?

La nostra posizione è semplice e non è solo teorica, ma la vedi anche dalle scelte: non usiamo i DRM nemmeno su Amazon. Ovunque ci sia possibile scegliere, non li usiamo. Se potessimo scegliere, vorremmo su tutti gli store il “social DRM”, ovvero l’ex-libris col nome del lettore sul libro, come quello di Bookrepublic.
Sulla questione dei prezzi, invece, condividiamo un principio importante: il prezzo è il miglior antidoto contro la pirateria.
Parlando in generale, però, va anche detto che le discussioni sui prezzi che spesso si leggono in giro danno più che altro informazioni sulle aspettative dei lettori, sulla loro percezione di valore dell’ebook. Poi la sostenibilità industriale, che porta ad una strategia di prezzo o ad un’altra, è un calcolo molto più complesso che deve tener conto di tanti fattori. Dalla remunerazione degli autori, ai costi di traduzione, confezionamento e a tutte le “piccole pratiche” che portano al lettore un prodotto di qualità.
Io sono convinto che con il tempo le strategie di prezzo si avvicineranno alla percezione di valore dell’ebook che hanno i lettori. Ma non in maniera così radicale. Bisogna sempre considerare la sostenibilità, che è un interesse comune a editore, autori e lettori.

Tu sei anche un divulgatore del mondo ebook con uno spazio su lastampa.it. Che percezione hai delle cose, da lì? Voglio dire, riesci a cogliere come viene sentito e visto questo passaggio al libro digitale non tanto dagli addetti ai lavori, quanto piuttosto dai potenziali utenti?

Io ho una sensazione abbastanza forte. Credo che ci sia – da un lato – molta resistenza. Dall’altro molta velocità di “accettazione” del cambiamento. Il primo fattore – quello costruito su posizioni difensive – è normalissimo, ma non fa notizia: ogni innovazione porta con sé la sua nemesi, che è la resistenza all’innovazione. Il secondo, la velocità con cui stanno cambiando le nostre abitudini di consumo, è un dato invece su cui bisogna esercitare molta attenzione. Soprattutto se lavori in un settore come quello dell’editoria, che non è tradizionalmente abituato nè ai cambiamenti nè alla velocità.

Domanda volutamente secca e provocatoria, che intendo fare a tutti: perché dovremmo leggere un libro digitale piuttosto che uno cartaceo?

Perchè no? Se hai voglia di leggerlo, se costa di meno, se lo hai a disposizione in un solo click, se magari -come i nostri- esiste solo in digitale, perchè non dovresti leggerlo? Dopo la terza riga, se il libro è buono, il supporto diventa trasparente. Non ci fai più caso.

Annunci

chiacchierate editoriali n.1 – incontro con fabio brivio (apogeo)

La prima delle Chiacchierate editoriali con alcuni addetti ai lavori la faccio insieme a Fabio Brivio, editor di Apogeo e autore di vari libri, tra cui L’umanista informatico, venduto in formato cartaceo e messo a disposizione gratuitamente come e-book dallo stesso Apogeo (e in ben due formati, .ePub e .mobi).  Fabio ha anche un suo blog, “Nomadi e bit”, che linko senza il suo permesso, spero gli faccia piacere.

Si potrebbe dire per Apogeo che la vocazione “digitale” ce l’ha nel DNA, o sbaglio?

Come editore siamo nati nel 1989 e i nostri primi ebook risalgono al 2000, anno del grande flop dei libri elettronici. Da allora gli ebook ci sono rimasti in pancia, ma solo nel 2009 abbiamo ricominciato a sperimentare e a studiare questo oggetto editoriale, pubblicando nel mese di dicembre i nostri primi 2 ePub (Content di Cory Doctorow e Eretici digitali di Zambardino – Russo).

Apogeo sta distinguendosi per il mettere a disposizione i suoi libri con social DRM, se non addirittura alcuni scaricabili gratuitamente (tra cui il tuo). Cosa pensi di questo aspetto (il DRM), tanto discusso in questo periodo?

Il grosso problema del DRM è la mancanza di uno standard. Adobe, Apple, Microsoft utilizzano sistemi diversi di DRM e questo limita l’effettiva circolazione dei libri elettronici (i.e iPad non è in grado di leggere nativamente ebook con DRM Adobe anche se leggitimamente acquistati, e così via). Il social DRM risolve questo problema e getta le basi per la creazione di un rapporto aperto e di fiducia tra autore-editore-lettore.
Come autore posso dire di essere felice della mia scelta di avere distribuito il mio libro come ebook gratuito sotto CC (Creative Commons, ndr). In 3 mesi ho avuto 700 download dal sito di Apogeonline, molte citazioni e ringraziamenti e non ho notato un impatto sulle vendite dell’edizione cartacea (anche se per un’analisi di questo tipo è presto).

Come vedi il futuro del libro digitale per quanto riguarda prezzo, devices e – come autore – diritti?

I prezzi dopo una prima fase tenderanno a scendere, sia per ebook sia per i device. Ma non credo che si arriverà a eccessi come tutto a 1 euro, tutto a 3 euro, almeno per il tipo di editoria che faccio (i.e manualistica e saggistica informatica). Sulla narrativa e la letteratura di intrattenimento sono invece alla finestra come tutti.
Come autore sui diritti ancora non ho invece una risposta, aspetto di vedere cosa succederà quando venderò il mio primo epub…

Domanda finale: perché dovremmo leggere un libro digitale piuttosto che un cartaceo?

Risposta secca: non certo perché costa poco o nulla!
Ma piuttosto perché il digitale ti dà un’esperienza che la carta non ti dà.
E perché solo con il digitale il lettore può pensare di “possedere” il testo (Cory Doctorow docet).
E questo mi sembra indiscutibile e importante.

un’anticipazione e un link

Coming soon su questo blog: “chiacchierate editoriali“, riflessioni e opinioni di addetti ai lavori dell’editoria – digitale  e non – per riassumere, delineare meglio e capirci qualcosa di più su ciò che sta accadendo e forse accadrà nel settore. Hanno già accettato di partecipare Alberto Ibba di Edizioni Ambiente, Antonio Tombolini di Simplicissiums, Fabio Brivio di Apogeo, Giuseppe Granieri di 40k, Marco Ferrario di Bookrepublic, Spiros Coutsoucos di read-me. Altri sono già stati o verranno contattati.

Il link da segnalare, piuttosto interessante e già a suo tempo messo in evidenza da Antonio Tombolini è questo: un post di Mike Shatzkin che dallo spunto offerto dall’iniziativa del “prestito digitale” di Amazon prosegue con  delle sue considerazioni sull’editoria digitale e temi delicatissimi e dibattutissimi come DRM e prezzo degli ebooks.

Buona lettura.

piccolo frasario sull’e-book

Se ne dicono tante, in questo periodo, sull’ebook. Addirittura stasera ci hanno fatto un dibattito televisivo su Rainews24. Mica male per un mercato che si aggira sullo 0,1% e per un aggeggio, l’eReader, che possiedono davvero quattro panda (nemmeno quattro gatti, ché i gatti non sono rari) in tutt’Italia.

Difficile stare dietro a tutto e tutti, sempre più difficile. Però in generale è possibile individuare dei concetti base che si ripetono, nei blog, nei tweets di Twitter, nei thread di Friendfeed, negli articoli dei giornali, nei dibattiti televisivi. Ne ho estratti alcuni, ma ce ne sarebbero tanti altri. Magari li trovate voi e me li comunicate, io li aggiungo volentieri. Finora ho raccolto questo frasario che segue:

– gli e-book costano troppo

– gli e-Reader costano troppo

– che cos’è un e-book?

– che cos’è un e-Reader?

– i DRM non servono a niente

– i DRM incoraggiano la pirateria

– la pirateria è in aumento

– la pirateria è in diminuzione

– il Kindle è ottimo

– che eReader posso comprare per Natale?

– il Kindle legge ePub? (NO!)

– il libro di carta ha al massimo ancora 5 anni di vita

– l’e-book è comodo in viaggio

– l’e-book è freddo e impersonale

– il libro di carta non morirà mai

– il Kindle non è male, però non legge ePub

– tu non capisci niente di editoria (opps, scusate, questa forse non c’entrava)

– il mio e-Reader è il migliore nel mercato

– gli editori hanno paura del digitale

– bisogna ripensare tutto il processo di produzione del libro

– il Kindle fa schifo

– l’iPad vi seppellirà tutti

– siamo in una fase di transizione

(to be continued…)

Aggiornamento. Giustamente qualcuno mi segnala:

– l’iPad non è un eReader (cosa che poi viene detta in questi giorni da Pcmag, ma sinceramente ci ero arrivato anch’io subito dopo aver preso in mano un Kindle)

– Ma vuoi mettere l’odore della carta? (grazie o a Ciccio Rigoli e a quelli di www.engagingthereader.it per il suggerimento; come non averci pensato prima?)

brevissima et lagrimosissima cronistoria di ebook e eReader. Ovvero, l’editoria digitale for dumbies (tra cui io)

Tra il 1998 e il 1999 un gruppo di lavoro denominato OeBF (Open eBook Forum), costituito da case produttrici di software, hardware, editori di massimo livello ed enti pubblici come la Library of Congress, si propone di sviluppare uno standard per il formato dei libri elettronici. Nel 2000 al gruppo di uniscono altri soggetti che prima si erano riuniti in un gruppo analogo e in qualche modo rivale (EBX). Gli sforzi congiunti portando all’individuazione di un formato standard che verrà chiamato OEB (Open eBook Publication Structure).  Poi agli inizi del nuovo millennio, la crisi del settore e l’immaturità di tutto il sistema che ruotava intorno all’ebook fece cadere la cosa e ci fu in pratica una balcanizzazione dei formati, arginata solo parzialmente nel 2007  dall’adozione dello standard ePub, in pratica il vecchio OEB rispolverato e rinominato in base al cambiamento di nome anche del gruppo di lavoro, che da OeBF è poi diventato IPDF (International Digital Publishing Forum).

Ma ormai il vaso di Pandora era stato scoperchiato, e  per peggiorare ulteriormente la situazione sono stati creati i formati proprietari (così fa anche Sony, tra i tanti); in pratica, come dice Gino Roncaglia (al cui preziossissimo libro “La quarta rivoluzione” ho attinto le informazioni e i dati finora forniti) si è adottata la politica del “falegname impazzito“, che ti fa lo scaffale e pretende che tu legga i libri che dice lui e comprandoli dal suo negozio. Non solo, ma anche leggendoli sull’eReader da loro nel frattempo realizzato, pena l’impossibilità di leggere in altro modo. Riassumendo: molti formati, molti eReader, poca flessibilità. Il tutto, si badi, in un mercato che ancora non esisteva – e, date le premesse, non capisco come pretendessero che nascesse.

Poi è subentrata Amazon e, come tutti i giganti, si è mossa come l’elefante nel negozio di cristalleria: adotta un formato (il .mobi) pochissimo adottato e soprattutto lo chiude, permettendo cioè di leggere solo i libri venduti nel suo bookstore per di più utilizzando il suo eReader realizzato ad hoc, il famigerato Kindle.

Mossa suicida come era stato finora per gli altri che si erano cimentati nell’agone? No, perché Amazon ha la libreria digitale più fornita del mondo e su questo punto di forza si basa per cercare di imporsi nel mercato, cosa che in qualche modo gli riesce, se non fosse che Sony magicamente (si fa per dire) rinsavisce e apre i suoi e-readers al principale formato aperto, l’ePub, permettendo ai lettori di acquistare ebook da diversi fornitori.


Ora l’ePub è il formato leggibile in pratica da quasi tutti i eReader, escluso (indovinate chi?) il Kindle. Però, con un po’ di pazienza, se l’ePub non è chiuso (cioè sigillato da quella geniale trovata che è il DRM), con Calibre è possibile convertirlo in .mobi e in altri formati usati dai diversi device.

Problema risolto? No, perché appunto il problema ora sta proprio nel DRM (di cui ho parlato già altrove), in pratica un lucchetto elettronico che non ci permette di leggere il file e-book se non con quel particolare software. In Italia è stato scelto – altra genialata – l’Adobe Digital Editions, un programma odiato da quasi tutti  che non gira se non in determinati apparecchi e soprattutto non permette che il file venga spostato per più di un tot di volte da un device all’altro, così se io compro un ebook, ma poi mi si rompe il device su cui l’ho inserito, devo stare bene attento a che apparecchio comprare dopo e comunque rischio di non poter leggere di più quell’e-book .

Finita la brevissima et lagrimosissima cronistoria di ebook, eReader e formati, poche considerazioni finali:

– io non sono di principio contro il proliferare di eReaders, solo penso che la loro proliferazione sia stata prematura e soprattutto non abbia considerato il punto di vista del lettore, ma solo del produttore-venditore. In un interessante dibattito su Friendfeed relativo a questo post, mi è stato ribattuto che sarebbe come non voler accettare la presenza di diverse marche di computer o browser per navigare nel web. Non penso che l’analogia sia perfettamente calzante. Voglio dire, veniamo da 500 e più anni di libro come concetto unitario e d’improvviso ecco un’invenzione che ne fa un concetto duale e scisso tra contenitore e contenuto. A sua volta, il contenuto si scinde in vari formati e il contenitore in vari apparecchi. Il tutto senza ordine né coerenza (se non quella di tirare l’acqua al proprio mulino), offerto sul piatto del mercato ad un potenziale cliente che nel 98% dei casi è completamente digiuno in materia e anche se ci vorrebbe capire qualcosa, più si addentra nell’argomento e più si confonde.  Mettiamoci per una volta nei panni di questo lettore, che poi è il nostro punto di riferimento, se vogliamo vendere i nostri libri digitali. Crediamo di venire incontro alle sue esigenze, ma le sue esigenze sono all’estremo opposto di quanto gli diamo, in tutti i sensi.

Ora, fermo restando che gran parte della responsabilità va comunque ai DRM, quello che mi chiedo, semplicemente, è:  non sarebbe stato meglio invertire il corso delle cose? Mettere su prima un mercato semplice e un utente consapevole e poi offrirgli varie scelte, vuoi per quanto riguarda il formato degli ebook o vuoi in device? Credo sia una domanda legittima e piuttosto ragionevole (quanto tardiva, visto come ormai sono andate le cose).

P.S. Non ho voluto parlare del prezzo dell’ebook perché ciò che si sta dicendo in giro (vedi anche i link indicati nel post e proprio ultimo arrivato, questo) penso sia in buona parte  condivisibile . Fosse per me, fisserei un tetto di 5 euro per tutti gli ebook e il mercato sarebbe ottimo e abbondante per tutti.