noi e il digitale in 365 giorni (passati e futuri)

Vorrei finire questo 2013 con alcuni consigli di lettura (nel senso di post da leggere): avrei voluto scrivere il consueto pezzo di fine anno che fa il consuntivo e delinea le tracce per il 2014, ma ci ha già pensato egregiamente Gabriele Alese e rimando volentieri al suo post, sempre molto puntuale e professionale.

Al limite, mi posso permettere di integrarlo con altri articoli che a mio parere offrono spunti di riflessione su cui meditare nel corso del prossimo anno.
ImageInizio con un brevissimo intervento di Giuseppe Granieri su quello che può significare per il mondo della lettura e della cultura in generale lo shift (che è di pensiero, di strategia, di risorse, di organizzazione, di competenze) dal cartaceo al digitale; non si tratta, è sempre bene ribadirlo (anche se sono tre anni che lo faccio) di contrapporre in modo manicheo e poco intelligente i due supporti (si tratta, dice bene questo articolo, di un nonissue, un non-argomento), ma di considerarli come due modalità differenti di elaborare, trasmettere, diffondere e fruire contenuti, dove la carta ha sempre un suo spazio, ma è uno spazio residuale, dice Granieri, una delle tante caselle in cui inserire (o trovare) parte di ciò che vogliamo comunicare.
A corroborare questo concetto sono sicuramente utili i sette libri consigliati in questo sito: il titolo parla di libri sull’educazione, ma si tratta spesso di titoli di respiro più ampio che trattano appunto di come sta cambiando il nostro modo non solo di apprendere, ma di comprendere il mondo e i dati che lo permeano.

A proposito di educazione e scuola, nel corso del 2013 (soprattutto dalla sua seconda metà) si è parlato e dibattuto moltissimo su come potrebbe/dovrebbe riformare un sistema da sempre refrattario ai cambiamenti e alle innovazioni e continuamente colpito da tagli e riforme che spesso cancellano quelle precedenti e rimescolano le carte creando soltanto ulteriore confusione e ulteriori ritardi.
Ultimo di questi incontri, almeno come importanza, è stato quello di Pisa (di cui ho parlato qui), sicuramente un punto di partenza che però va accompagnato da tutta una serie di azioni, prima fra tutte la formazione dei docenti, che penso sia la priorità più urgente del 2014, sotto questo punto di vista.

Infine, una lettura breve ma incisiva sulle possibili prospettive che attendono i self publisher (proprio nel 2013 a Senigallia c’è stato il primo festival del self publishing, a cui sono andato e che ho in parte raccontato in un post): oltre che come scrittori, dice l’articolo in questione sin dal titolo (Writers need to think like business owners) devono pensare – e agire – come piccoli imprenditori, con tutti gli oneri e i rischi che ne conseguono.

Per tutto il resto rimando all’anno nuovo, augurando a tutti che sia sereno, ricco di letture, idee e parole scritte e da scrivere.

(l‘immagine è tratta da qui)

Editoria e lavoro editoriale: se ne riparla

Un video piuttosto completo e interessante e un articolo un po’ meno incoraggiante parlano del lavoro editoriale e dei suoi risvolti, professionali, economici e altro.

Per l’occasione ho pensato di rispolverare un mio vecchio post proprio sul mestiere di redattore, che ritengo sempre attuale e spero possa contribuire a completare in qualche modo il ritratto di un lavoro molto interessante, complesso e che, come giustamente evidenzia il video suddetto, può vantare degli ex colleghi molto illustri.

Se avete altri articoli simili da segnalarmi o, ancora meglio, vostre dirette esperienze da raccontare a riguardo, saranno più che ben accette.

il testo fluido che dilaga

Si dice che un’immagine valga più di molte parole, quindi mostro subito dei grafici molto eloquenti sull’editoria cartacea e quella digitale:

Se poi volete leggere il testo relativo, lo trovate qui.  Io mi soffermerei su quanto dice Cristina Mussinelli (AIE) sulla necessità di “avere flussi produttivi che permettano l’utilizzo dei contenuti sui diversi mezzi. C’è anche una riorganizzazione della parte marketing e comunicazione che, attraverso blog e social media, parla sempre più con i lettori”.
Anche significativo il fatto che “resta in gran parte da studiare il fenomeno delle applicazioni per tablet e smartphone”; in molti ambiti (soprattutto giornalismo e didattica) si tratta del fenomeno principale, o sicuramente destinato ad esserlo.

Sembra sempre più chiaro che, come sosteneva Darwin per gli esseri viventi, anche nel mondo dell’editoria digitale sopravviverà non il più grande o il più forte, ma chi saprà adattarsi meglio. Frase di cui si abusa fin troppo, ma che sembra ancora non essere stata recepita appieno da molti soggetti della filiera, dagli editori ai librai.
Il vero problema, come evidenzia anche la consulente editoriale Kassia Krozser in questa intervista, sta nel fatto che il panorama editoriale attuale è caratterizzato da tre aggettivi: da una parte incerto, dall’altra eccitante, ma sostanzialmente in difesa.
Kassia Krozser dice anche altre cose interessanti (leggete tutta l’intervista, vale la pena) e sottolinea come la flessibilità debba essere la caratteristica principale di editori, distributori, agenti e tutto il resto dei soggetti impegnati nel processo di creazione, produzione e diffusione di quello che prima era un oggetto e ora è diventato – qui riprendo il bell’aggettivo usato da Paola Dubini a Librinnovando una settimana fa – fluido e quindi più inafferrabile, meno definibile e che, come diceva Camilleri ne “La forma dell’acqua”, prende la forma del contenitore in cui si trova. Pur restando sempre acqua, aggiungo io.
La questione è: gli editori vorranno erigere dighe o seguire la corrente? La seconda opzione sembra ormai inevitabile, ma bisogna capire con quale scafo e quale equipaggio, con che strumenti.

il mio librinnovando – il prezzo degli ebook

Questa volta, come alla scorsa edizione milanese, c’ero di persona e ho assistito a quante più sessioni possibile, compatibilmente con la sovrapposizione di alcune di esse, che si svolgevano contemporaneamente in sale diverse.
Voglio quindi concentrare l’attenzione su tre di esse: quella sul prezzo degli ebook, quella sull’educational e la ricerca e quella finale su librerie e librai.

Prezzo degli ebook
Introduce il tema Chiara Lino, giornalista e blogger la quale, a parte la frase ormai trita che “la percezione del lettore del valore degli ebook è diversa da quella dell’editore” (e mi sembra anche logico), dice qualcosa che mi pare sensato: quando il digitale svilupperà tutte le sue potenzialità e gli ereader saranno evoluti, l’ebook costerà forse anche più del cartaceo.
Sulla seconda parte non saprei, ma la prima contiene una sicura prospettiva: siamo ancora agli inizi, i supporti e i formati sono destinati a cambiare ancora, ad arricchirsi e a cambiare a loro volta la nostra esperienza di lettura.
Poi viene il turno di Paola Dubini (molto interessante anche il suo keynote speech ad inaugurare la manifestazione) che riporta i dati di mercato fornitile – solo – da Bookrepublic, qundi parziali sì, ma comunque significativi.
I dati in sintesi ci dicono che le transazioni per gli ebook sono cresciute più di 20 volte rispetto allo scorso anno; i titoli sono ormai oltre 14000 e il prezzo medio, da circa 5 euro, si è quasi dimezzato.
Aumentate molto le transazioni tra 0,99 cent e 2,99 euro, ma anche quelle sopra i 15 euro, segno che il prezzo non è sempre e necessariamente un fattore determinante (come anche ha rilevato, con prove concrete, il rappresentante di Marsilio Luca De Michelis, tra i relatori).
Dall’altro lato, i clienti crescono di più del numero dei titoli disponibili, con un numero medio di 6,2 titoli scaricati per cliente.
Altro dato che fa riflettere è che ci sono ben 60 livelli di prezzo tra 0 e 5 euro, segno eloquente che ancora si spara un po’ alla cieca tentando non tanto di colpire il bersaglio, ma proprio di individuarlo.
Ma il comportamento degli editori non è uniforme: alcuni stabiliscono un prezzo unico per tutti i titoli, altri lo differenziano a seconda dei titoli o dei generi, altri ancora adottano un pricing “alternativo” (0,97 euro) forse per farsi notare o forse, come cantava Jannacci, per vedere l’effetto che fa.
Un dato che ha sbalordito un po’ tutti è che la maggior parte (più del 60%) dei primi acquirenti di libri non scarica illegalmente ebook gratuiti, cioè non si affida alla pirateria. Quindi, almeno da parte di molti lettori, la buona volontà c’è. Sono poi magari altri i fattori che li spingono alla ricerca di testi digitali per vie traverse e non lecite, come vedremo.
Siamo comunque di fronte, ha concluso Paola Dubini, ad un mercato giovane ma che ha già le caratteristiche di un mercato mainstream, cioè caratterizzato da segmentazione e posizionamento; si tratta, secondo la docente bocconiana, di un’occasione straordinaria per fare sperimentazione anche sui prezzi dimenticando il vincolo costo-prezzo: se infatti per alcuni segmenti di pubblico il prezzo funge da servizio, per altri può servire da catalizzatore o da elemento di fidelizzazione.

Dopo Paola Dubini ha parlato Marco Ferrario di Bookrepublic e, a mio modo di vedere, tra gli interlocutori (erano presenti due editori) è stato quello che ha detto le cose più sensate, segno anche questo inequivocabile che gli editori sono molto preoccupati a far quadrare i conti e non vogliono (o semplicemente non possono permettersi) di guardare al digitale da una prospettiva più ampia e più profonda.
Marco Ferrario ha subito riconosciuto l’impatto contundente di Amazon su tutto l’ingranaggio del pricing, con le offerte dei Daily Deal che hanno ulteriormente contribuito ad un abbassamento dei prezzi.
Ma Ferrario è anche uno sperimentatore e ha esposto la nuova politica di Bookrepublic di mettere i prezzi sempre meno in evidenza, fino a non indicarli affatto per alcuni titoli: in questo modo hanno scoperto che quando il prezzo non è la prima variabile esposta, c’è disponibilità da parte del lettore a esplorare l’offerta del sito e quindi a conoscere nuovi titoli o editori altrimenti ignoti.
Si tratta quindi di attivare, secondo Ferrario, quell’interazione con il lettore che si rivela importante anche nell’ambito del prezzo, fino a – auspicabilmente – coinvolgerlo nel processo di produzione del libro. Vincerà chi saprà farlo e farlo meglio degli altri. Finora, ammette Ferrario, Amazon è il più bravo, quindi è giustamente leader del settore.
Altra considerazione importante del CEO di Bookrepublic: il loro costumer center ha constatato che molti acquirenti hanno difficoltà con il DRM di Adobe e non riescono a utilizzare (e quindi leggere) i file scaricati. Ulteriore conferma che il DRM chiuso non solo non serve (chiunque ormai può scardinarlo) ma addirittura nuoce gravemente alla lettura (e, di conseguenza, induce alla pirateria).
Tornando poi al tema della sessione, il prezzo degli ebook, Ferrario conclude affermando che è il sistema dell’offerta che deve adattarsi al prezzo di mercato e non viceversa. È un cambio di prospettiva importante e fondamentale per gli editori, che sinceramente quando è il loro turno di parlare non brillano né in originalità né in lungimiranza: Bernardino Sassoli (Indiana Editore) parte dal solito mantra (giusto ma ormai logoro) che i costi di produzione di un ebook non sono inferiori a quello di un libro cartaceo, per poi affermare che è da scandalizzarsi che un ebook costi 10 volte meno del cartaceo piuttosto che non viceversa e infine concludere con una domanda apparentemente retorica: “ma cosa ci guadagno io a vendere qualche ebook a 3 euro?”; domanda che rivela una sorprendente miopia editoriale, non solo digitale.
Mettiamola così, signor Sassoli: se io il suo libro a 15 euro non posso e non voglio comprarlo, magari non a 3, ma a 7-8 euro lo acquisto volentieri in digitale, e se mi piace ne parlo ad amici sul web e in carne e ossa, gente che magari non conosceva libro né editore e a sua volta compra l’ebook e, chi se lo può permettere o non ama il digitale, cerca la versione cartacea.
Moltiplichi questo fenomeno per 10, 30 o 100 e mi dica poi cosa ci guadagna, anche solo in termini di visibilità (lo sa che è un valore importante o anche in questo caso ha bisogno di sottotitoli per non udenti?).

L’impressione generale è che, anche per i prezzi, si segua ancora un processo di mimesi del mondo analogico; così come per l’aspetto stesso degli ebook e la struttura della filiera, è inevitabile che il punto di riferimento sia ancora quello ben noto del mondo di atomi.
Ci vorrà ancora tempo (ma quanto? E ne abbiamo?) per creare una nuova articolazione di mestieri, competenze, modelli di gestione e di business del tutto specifici all’ambiente dei bit, alle sue caratteristiche e alle sue dinamiche.

Per ora è tutto, a presto per la sintesi delle sessioni su ricerca ed educazione e soprattutto quella su librerie e librai, sicuramente la più accesa e vibrante.

colossi editoriali, didattica 2.0 ed editoria digitale: tutto torna

Rapido sunto dei temi della settimana, che poi si condensano in uno: l’annunciata fusione tra i due colossi Penguin e Random House, che porta alla nascita di un gigante editoriale capace di pubblicare un quarto dei libri in lingua inglese a livello mondiale. La fusione, a detta degli stessi protagonisti, ha due scopi ben precisi: da una parte cercare nuovi modelli di business nel “fast-moving world of digital books and digital readers” (ne parla espressamente un articolo del Guardian), dall’altra Pearson vuole concentrarsi sempre di più nel settore della scolastica, anch’esso in notevole subbuglio dopo l’entrata in scena dei tablet.

Se addirittura nella scuola italiana, tradizionalmente impermeabile a trasformazioni rapide in chiave tecnologica, si sta interrogando e sta sperimentando concretamente nuove strategie di apprendimento, vuol dire che davvero stiamo vivendo un momento di grande importanza in ambito editoriale e, nello specifico, didattico: sia nella scuola privata che in quella pubblica si stanno seguendo le impronte tracciate da Dianora Bardi; da questo punto di vista, mentre negli Stati Uniti  sembra stia diffondendosi il modello chiamato BYOD (Bring Your Own Device) – dove gli alunni sono invitati a procurarsi un tablet da usare poi (anche) a scuola – in Italia per ora sono le scuole che forniscono agli studenti i device, ma penso sia solo questione di tempo: quando, come appare chiaro dalle politiche dei prezzi attuali, i tablet saranno un strumento alla portata di tutti o quasi, arriveremo presumibilmente anche noi all’utilizzo scolastico dei tablet personali degli studenti.

Intanto si studiano o si affinano strategie didattiche per utilizzare al meglio le nuove tecnologie e andare oltre il concetto di libro di testo, che diventa solo uno dei tanti strumenti a disposizione dell’insegnante.
Se ne è anche parlato all’ultima edizione dell’ E-book Festival a Sanremo (vedi le slide riportate qui di seguito) e sicuramente se ne parlerà tra quindici giorni a Librinnovando nel panel Il Digitale per lo studio e per la ricerca, dove spero di incontrarvi.