Natale con l’e-reader o con il tablet? (e altre considerazioni)

Siamo ormai quasi arrivati al fatidico giorno di Natale, e sono sicuro che tutti, nonostante i buoni propositi che suonano spesso come “quest’anno niente regali” e amenità del genere, alla fine hanno ceduto alle lusinghe, alle offerte e alle sirene dello shopping natalizio, magari virato in chiave tecnologica, tendenza che sembra sempre più marcata, soprattutto se si parla di e-reader o tablet.

Ma la questione è proprio questa: meglio regalare un e-reader a inchiostro elettronico o un tablet tuttofare, multitasking e di sicuro appeal? Domanda che non pochi si stanno facendo (per esempio questo articolo, che potrà darvi qualche idea preliminare) ma a cui potete rispondere solo voi, secondo le vostre esigenze o di quelle del destinatario del regalo.

Siete (o siete di fronte a) un lettore forte, uno di quelli che divora libri su libri ed è sempre attento alle ultime novità della narrativa o della saggistica, magari poco acculturato dal punto di vista digitale ma nemmeno integralista cartaceo? Allora andate sul sicuro con un e-reader eInk: ora si parla molto di Kobo e del Kindle Paperwhite (ne ho parlato anche qui), sicuramente, per qualità e prezzo, i migliori sul mercato.

Se invece preferite un dispostivo più duttile, che permetta la navigazione nel web e l’utilizzo della posta elettronica, nonché l’uso dei social network o l’aggiornamento delle vostre letture su Goodreads, allora siete decisamente una creatura da tablet, ma attenzione: la batteria termina molto più in fretta di quella dell’ereader, le distrazioni sono tante (per chi è facile alle distrazioni) e lo schermo retroilluminato alla lunga può risultare stancante (ma anche più pratico, dipende dai punti di vista, dall’uso che se ne fa e dal contesto in cui siete).

Sono tutte cose dette e ridette, ma a quanto pare i neofiti della lettura digitale sono in continuo aumento (benvenuti, dico io) ed è sempre importante una sintesi e una bussola con cui districarsi nella selva oscura (o retroilluminata) di dispositivi, formati, aggiornamenti e implementazioni di software o hardware.

Sui formati, solo una precauzione: sappiate che se scegliete il pur ottimo Kindle, vi troverete poi costretti nel recinto (ampio, abbondante, rigoglioso, ma pur sempre chiuso) del formato proprietario di Amazon, che non è quell’epub che ormai adottano tutti gli altri dispositivi. In soldoni, potrete comprare ebook solo da Amazon, o epub non protetti da DRM (eh già, c’è anche questa ulteriore complicazione) che poi potrete convertire in .mobi (o .azw, o KF8, i formati del Kindle) con un programmino tipo Calibre. Troppo cervellotico? Allora andate sul Kobo, che ormai trovate non solo da Mondadori, ma anche in qualsiasi libreria Feltrinelli e che è arrivato ad avere prestazioni molto simili al Kindle (sull’assistenza non saprei dirvi, so solo che quella di Amazon è perfetta. Veramente).

La cosa che personalmente trovo comunque curiosa è che, arrivati alla fine del 2013, sia ancora attuale l’opzione ereader / tablet, considerato che non molto tempo fa il primo veniva dato per spacciato (io stesso non lo vedevo molto bene), mentre ancora, nonostante lo sviluppo dei tablet, l’abbassamento del loro prezzo e le funzioni sempre più avanzate dei dispositivi retroilluminati, il grigio e-reader è ancora lì a dire la sua, quanto mai vivo e vegeto e addirittura per molti prima scelta quando si parla di lettura digitale.

Da una parte la cosa mi fa piacere perché è, come detto, un dispositivo per lettori forti che finalmente si stanno convincendo delle virtù dell’ebook, dall’altra è un segno che la lettura digitale è comunque ancora ancorata ad un modello mimetico rispetto a quella cartacea, fattore questo che se nella narrativa può (ma non necessariamente deve) avere un senso, in altri ambiti potrebbe risultare come un limite, una sorta di colonna d’Ercole oltre la quale l’editore non osa addentrarsi.

Parlo soprattutto dell’editoria scolastica, altro tema che notoriamente mi sta molto a cuore. La questione continua a essere molto dibattuta a colpi di convegni, tavole rotonde, interventi spesso anche molto intelligenti, profondi, puntuali. Ne voglio segnalare a riguardo tre, tra quelli più recenti: un articolo, un ebook (manco a dirlo) e un video: l’articolo è comparso poco tempo fa su Doppiozero e vorrei che fosse affisso sulle porte delle scuole italiane come le 95 tesi di Lutero sulla porta del castello di Wittenberg: si intitola semplicemente “scuola digitale” ma espone fatti e considerazioni in maniera così lucida, limpida e intelligente che lascio a voi la lettura senza alcun altro commento.  Il libro (o meglio, l’ebook) è una riedizione aggiornata di Adottare l’e-learning a scuola di Roberto Maragliano, un testo importante dal titolo che forse lo limita, nel senso che il testo dice molto di più e su molti più aspetti della questione di quanto possano dire le parole “e-learning” e “scuola”.  Parla di educazione, di metodologia didattica, di pedagogia di tipo trasmissivo e produttivo e di molto altro ancora. Anche questo dovrebbe essere un testo imposto dal Ministero come strumento di formazione – obbligatoria –  per tutti gli insegnanti (so di apparire talebano, ma quando ci vuole ci vuole), mentre invece sarà letto dai soliti noti che annuiranno ad ogni pagina come sto facendo io, ma che rimarranno sostanzialmente isolati all’interno del corpo insegnanti e in generale nel mondo della scuola chisà per quanti anni ancora.  Infine,  consiglio caldamente il sempre ottimo Roncaglia che in occasione del convegno  “I libri digitali: opportunità e scelte” organizzato dal MIUR il 13 dicembre, ha realizzato questo video (sono una ventina di minuti) in cui espone le sue considerazioni e traccia scenari possibili su un mondo, quello della didattica e delle tecnologie, riguardo al quale presto dirò anch’io la mia in maniera più sostanziosa e concreta di quanto non abbia fatto finora qui nel blog.

Per ora vi auguro buon Natale e un 2014 ricco di letture. Digitali, cartacee o di altro tipo.

è (ri)cominciata la caccia all’ereader migliore: Kobo, Kindle, Nook o Sony?

Con l’arrivo e la diffusione dei tablet si era iniziato a parlare (tanto per cambiare) della “morte” degli ereader, cioè dei device di pura lettura e a inchiostro elettronico. Ne avevo già parlato in questo stesso blog tempo fa quando in effetti tutto faceva pensare ad un progressivo declino degli ereader puri a vantaggio dei più fascinosi e multitasking tablet (per un confronto tra le due modalità di utilizzo, qui potete trovare un articolo breve ed esaustivo).

A quanto pare, però, i vantaggi di una lettura più concentrata, non retroilluminata, il peso leggero e la batteria più resistente sono risultati fattori determinanti a tal punto che non pochi possessori di tablet si stanno interrogando se sia opportuno comprarsi anche un ereader, magari per Natale, periodo in cui i device per la lettura digitale saranno ancora una delle prime opzioni per molti; puntuali infatti appaiono in queste settimane i nuovi apparecchi prodotti dai “soliti noti” che ormai, è inutile negarlo, detengono il grosso del mercato internazionale, Italia non esclusa. Voglio quindi proporre qui una una rapida sintesi di ciò che si può trovare nel web riguardo i vari Kindle, Kobo, Nook e Sony, i quattro marchi che si spartiscono il grosso del mercato degli ereader.

Iniziamo con il Kobo, distribuito in Italia da Mondadori e che sembra il competitor più agguerrito e credibile del Kindle, vero grande protagonista nel settore, nel nostro Paese come in gran parte del mondo. Due i modelli che saranno presumibilmente i più richiesti: il Kobo Touch (qui un’ottima recensione) e il Kobo Aura (potete scoprirlo nel dettaglio qui e qui), di cui già si parla come del più pericoloso concorrente del Kindle Paperwhite.

Il device su cui punta quest’anno Amazon è appunto il Kindle Paperwhite, che nella sua nuova edizione sembra in effetti avere pochi rivali, dal punta di vista puramente tecnico: ne trovate dettagliate recensioni qui e qui, con tanto di foto e video.  Se poi volete invece saperne di più sul Kindle in generale (perché si chiama così? Qual è la storia della sua irresistibile ascesa?) trovate un’efficace sintesi in sei punti qui. Chi invece vuole capirne di più su ereader e tablet made by Amazon, qui trova un confronto tra il Fire HD e il Paperwhite.

Passando a Sony, la recensione più recente e competente che ho trovato della sua ultima creatura (il PRS-T3) è qui, e devo dire che probabilmente deluderà un po’ gli appassionati di questo marchio, anche se il prezzo è (finalmente) molto competitivo e potrà essere un fattore da non sottovalutare.

Infine, il Nook. Come si sa, l’ereader di Barnes & Noble non se la sta passando troppo bene, dopo un inizio piuttosto promettente. In questa interessante video-recensione (ma integrata anche da un testo esplicativo e sintetico) fatta per il Guardian, la scrittrice Natalie Haynes lo sembra preferire ai summenzionati device (probabilmente più per la particolare propensione della signora per un oggetto che “assomiglia a un giocattolo, caratteristica che secondo me esprime bene il senso della lettura come passatempo piacevole e non come un peso”). Resta però il fatto che lei è una soddisfatta, felice e fedele lettrice sul suo iPad mini, che a quanto pare non scambierebbe con nessuno degli ereader da lei analizzati e testati. La retroilluminazione non la disturba, e volendo, può scaricare sul suo tablet le app di Kindle e Kobo e leggere tranquillamente anche ebook pensati per i relativi device.

bibliotechLa cosa che emerge da queste letture è che comunque ce n’è per tutti i gusti, per tutte le tasche e per tutte le abitudini e le esigenze di lettura. Basta solo voler leggere.

Vi lascio con due link extra, a proposito di abitudini di lettura ed ebook: il primo è un articolo intitolato proprio E-book are changing reading habits, mentre il secondo è sulla prima biblioteca al mondo solo di ebook. Spaventoso? Non credo, a patto che si legga e si spinga la gente a farlo.

Amazon, Profumo: grandi manovre nell’editoria digitale (e tanti big data pasquali)

Due notizie si stagliano on modo particolarmente plastico nella settimana ormai al termine, una internazionale e l’altra prettamente goodreads-and-amazonitalica: la prima è senz’altro l’acquisto di Goodreads da parte di Amazon, ben descritto e commentato in questo articolo di Jeremy Greenfield: ” La maggior libreria ora è proprietaria del maggior social network di libri e lettori”, dice l’articolo, che riporta vari punti di vista, compreso quello di Mike Shatzkin, che come sempre non parla per perifrasi: ““It’s a really smart acquisition by Amazon and it goes to show that the competition missed a chance.” L’articolo va letto integralmente, ma sicuramente la mossa di Amazon sarà gravida di conseguenze, soprattutto per Barnes & Noble, che rischia di essere ulteriormente tagliata fuori dai grandi giochi.

La notizia nostrana viene dal solito ministro Profumo, che ci riprova e tenta di imporre al più presto libri di testo scolastici su supporto non cartaceo. La reazione degli editori è stata immediata e, come era prevedibile, non positivissima (ma c’è anche chi, come RCS, ha prontamente replicato con un prodotto a suo dire innovativo, il cosiddetto ebook+): ne hanno parlato già molti, compreso il Giornale e Wired Italia e, riassumendo le argomentazioni, quelle più consistenti e condivisibili riguardano da una parte l’impreparazione degli insegnanti (comunque colmabile con un po’ di buona volontà e seminari specifici) e dall’altra l’annosa scarsezza di risorse sia economiche sia tecnologiche delle scuole. Ho scritto a questo proposito vari post e quindi rischierei di ripetermi. Vorrei invece mettere in evidenza un post altrui, molto arguto e intelligente (e non c’è da stupirsi, visto che l’autore e’ @iscarlets): è stato un bene che lo abbia letto prima di scrivere questo mio post, perché il mio punto di vista iniziale era più prudente e in sostanza avallava i dubbi riguardanti le tante carenze ancora presenti nel mondo scolastico di fronte al digitale: carenze di tipo organizzativo, metodologico, tecnico, didattico.

Invece, leggendo le ragioni di Ivan, devo dire che mi ha convinto. Ecco le sue parole: “io penso che questa cosa sia stata fatta male e in fretta, ma che si debba fare, e che – giunti a questo punto – un’accelerazione sia necessaria.
Essere costretti a fare le cose a volte è l’unico modo per assicurarsi che vengano fatte. Se aspettassimo i tempi e le esigenze delle case editrici probabilmente dovremmo prepararci ad attendere una ventina d’anni, ed è sinceramente qualcosa che non ci possiamo permettere: le conseguenze sarebbero troppo gravi, sotto tutti i punti di vista.”
Ebbene, concordo. Vale in questo caso l’adagio “Il medico pietoso fa la piaga purulenta” considerando come piaga non solo l’atavica lentezza italica nel prendere decisioni, ma soprattutto la condizione sempre in retroguardia della scuola, legata a una cultura sorpassata, a metodi ancora troppo poco dinamici e innovativi. E’ inutile continuare a opporre resistenza a un qualcosa che è ormai tra noi, nell’uso quotidiano di adulti e ragazzi, e il cui rifiuto corrisponde ad un rifiuto della realtà stessa.

Ultimo link, piuttosto sostanzioso per lunghezza e argomenti: si tratta di un lungo articolo su Publishing Perspectives, dove si parla della crisi del settore, di librerie, di editoria per bambini e ragazzi e di moltissime altre cose interessanti e molto attuali. Prendetevi un po’ di tempo e leggetelo con calma, magari approfittando della pausa pasquale.

Ah, a proposito: auguri.

L’omertà del libraio e l’editore spione

Questa settimana voglio mettere in rilievo due o tre argomenti emersi da post e articoli trovati in rete: uno riguarda la reperibilità dei libri e il comportamento di alcuni librai, l’altro la tracciabilità dei comportamenti di noi lettori digitali.

Sulla prima questione rimando a due osservazioni fatte proprio da piccoli editori (Perdisa pop e Las Vegas edizioni) i quali lamentano giustamente la politica aziendale (chiamiamola così) di alcune librerie di catena secondo cui è meglio non dire di non avere un libro e chiedere se si vuole ordinarlo, perchè una risposta simile scoraggia il lettore che non ordina e prova altrove. Meglio affermare che il libro è irreperibile e una buona percentuale di lettori si rassegna e compra un altro libro. Per la libreria è comunque un libro venduto, ma per il piccolo editore – come sottolinea Andrea Marabaila di Las Vegas edizioni – “un ordine perso è un ordine perso, tanti ordini persi vuol dire farci chiudere.”
Purtroppo siamo di fronte alle conseguenze della follia a cui si è giunti nel mondo librario ed editoriale degli ultimi decenni e di cui tanto si è parlato recentemente.
La riflessione che viene spontanea è quanto, ma soprattutto come, questa situazione potrebbe essere almeno arginata nel digitale. So bene che ambedue le succitate case editrici pubblicano anche ebook, ma si sa altrettanto bene che ancora il digitale non è entrato nelle abitudini (ad essere ottimisti) di moltissimi lettori.
Non amo ripetermi (anche perché è almeno un anno che lo vado scrivendo e dicendo) quindi rimando ad un mio post in cui ho parlato di questo e che anticipava poi quello che avrei detto pochi giorni dopo a Librinnovando 2011 e nel mio intervento nel libro “L’editoria digitale e il web” presentato proprio in quell’edizione milanese.

Il secondo tema è decisamente intrigante perché a sua volta ci mette di fronte invece a quelli che sono i possibili rischi o i risvolti inquietanti della lettura digitale. Il pezzo che segnalo infatti si intitola Your e-book is reading you e tratta della facilità con cui può venire facilmente tracciato e analizzato il comportamento dei lettori di ebook: quanto tempo di mettono a finirlo, o quando invece lo interrompono (o lo riprendono in mano), quali passaggi sottolineano o evidenziano. Ormai, dice l’articolo (che merita decisamente la lettura integrale) gli editori sono in grado di raccogliere una massa di informazioni fino a poco tempo fa impossibili da ricavare sul modo in cui i lettori vengono coinvolti dal libro che hanno tra le mani.
L’articolo menziona esplicitamente il Kobo, di cui avevo parlato tempo fa per una sua app particolare (il post è questo) e che già poneva alcuni interrogativi sia sulla nostra privacy sia sul fatto di poter leggere un libro davvero in pace senza venir in qualche modo pedinati nel nostro procedere da una pagina all’altra.

Se infatti gli editori con questi dati vanno a nozze e li usano già per cambiare le loro strategie (dall’osservazione che molti lettori non finiscono testi di saggistica, Barnes & Nobles ha lanciato una collana “Nook Snaps”, cioè una sorta di saggi leggeri su argomenti vari e molto popolari), per noi lettori la questione assume decisamente un’altra valenza. D’accordo il social reading, ma è lecito spiarci durante l’attività un tempo tra le più solipsistiche e private che avevamo?

La cosa assume una valenza ulteriormente diversa e altrettanto importante per gli scrittori, che sin da ora vengono spinti da alcuni editori a creare libri che vadano incontro a quelle che si pensa siano le esigenze e le aspettative del pubblico.  Non solo, ma c’è anche da chiedersi  di quale pubblico si tratti, visto che siamo sempre più con un occhio al tablet o all’ereader e un altro alla posta, allo smartphone o al social media di turno, in una “cultura della distrazione” in cui è difficile capire come viene assorbita la lettura di un libro intero, foss’anche su supporto cartaceo.

Solo negli Stati Uniti ci sono 40 milioni di e-reader e 65 milioni di tablet, ci informa l’articolo del Wall Street Journal summenzionato: “I nuovi servizi di e-reading che permettono ai lettori di acquistare e lasciare i libri in una libreria digitale per poi leggerli su device diversi, fanno uso di alcuni tra i più sofisticati software per il “tracking” (cioè la ricerca di dati sul comportamento dei lettori).  La piattaforma Copia, che ha 50.000 sottoscrizioni, raccoglie dati demografici e di lettura per età, genere e scolarizzazione di persone che hanno acquistato determinati titoli, così come sa quante volte un libro è stato scaricato, aperto e letto. E condivide ogni dato con gli editori.”

Ancora: alcuni libri digitali, disponibili su lettori Kindle, Nook e Android, permettono al lettore di modificare la trama e i personaggi dei libri in lettura. I dati vengono poi aggregati e inviati agli autori, che possono poi adeguare le storie dei prossimi libri a seconda delle aspettative dei lettori.

Ma questa è solo la superficie, e potrebbe essere solo l’inizio. E se alcuni scrittori trovano la cosa interessante e sono lieti di capire come vengono percepite le loro opere dai lettori, molti giustamente si interrogano su cosa potrebbe diventare il loro lavoro e sicuramente non tutti sono disposti a una tale “democratizzazione” (ma lo è veramente?) della scrittura.

Di sicuro c’è – e anche questo lo si dice da parecchio, ormai – che stiamo assistendo ad una svolta di tipo epocale che non coinvolge solo gli editori e i lettori, ma necessariamente anche gli autori.
Forse tutti dovremo capire bene come interpretare i nostri ruoli in maniera diversa senza venir meno ai nostri diritti e soprattutto senza perdere d’occhio le responsabilità di ognuno.