Per un’editoria digitale accessibile e universale

di Salvatore Nascarella (@nascpublish)

Un tema importante, soprattutto nell’editoria digitale, è la questione legata all’accessibilità ai contenuti. L’accessibilità riguarda l’accesso a quel che decidiamo di leggere non solo in termini di raggiungimento dei contenuti su una determinata piattaforma, attraverso un dispositivo elettronico particolare o in cloud, ma anche, e soprattutto, la fruibilità degli stessi da parte di qualsiasi potenziale lettore, in diverse condizioni, in diversi contesti.
Ho fatto alcune domande sull’argomento a Livio Mondini, che dell’accessibilità ha fatto una scelta di progetto e di vita ed è l’unico italiano a far parte del gruppo di lavoro W3C Digital Publishing Activity.

1.  Se parliamo di ebook accessibile a chi dobbiamo pensare?

Il termine “accessibilità”, quando è relativo a pagine web o documenti elettronici, fa diretto riferimento a uno dei principi fondamentali del web:

The power of the Web is in its universality.
Access by everyone regardless of disability is an essential aspect“.

(Tim Berners-Lee, W3C Director and inventor of the World Wide Web, 2006)

Per realizzare concretamente questa visione, il W3C ha sviluppato un’iniziativa chiamata WAI (Web Accessibility Initiative) e redatto una serie di documenti che delineano tecniche e soluzioni da adottare per rendere le pagine accessibili. È però un errore pensare che l’accessibilità sia qualcosa riservata ai disabili, come se fosse “qualcosa in più”. Una pagina accessibile sarà di migliore qualità e fruibilità per qualsiasi utente. Nella sua definizione, Berners Lee pronuncia esplicitamente un’altra parola importante: universalità.
Questa parola può essere considerata quasi sinonimo di accessibilità. Di conseguenza, se parliamo di ebook accessibili dovremmo pensare a tutti.

2. È complicato rendere accessibile un contenuto?

La risposta breve è no, se si parte con il piede giusto e con gli obbiettivi finali ben chiari. Tutti i programmi che normalmente utilizziamo per produrre contenuti consentono di realizzare documenti secondo i riferimenti delineati dalle WCAG 2.0, lo standard del W3C che definisce chiaramente quando un contenuto può essere dichiarato accessibile e quando no. Può essere invece un massacro in termini di editing tentare di rendere accessibile a posteriori un documento che non sia nato così.
Le attuali WCAG 2.0 (Web Content Accessibility Guidelines) fin dal 2008 forniscono agli sviluppatori linee guida, documenti tecnici, casi d’uso e soluzioni per le tecnologie più diffuse (HTML, CSS, SMIL, PDF, WAI-ARIA, ecc). Basta leggerle e applicarle.

3. Quali problemi vedi per un’editoria digitale accessibile?

Fondamentalmente il problema vero risiede nella mancata conoscenza delle possibilità che le tecnologie offrono per realizzare documenti universali. La maggior parte delle persone che impagina libri elettronici e/o produce pagine Web semplicemente ignora l’esistenza di queste tecniche di produzione.

4. A tuo parere, gli editori italiani che valore danno all’accessibilità dei propri contenuti?

Poco o nulla, a parte gli editori di supporti speciali come libri a testo ingrandito o in Braille. Per ciò che è di mia conoscenza, in genere gli editori conoscono l’argomento, ma non sanno come procedere. Direi che siamo in uno stato di intuizione, invece che di realizzazione pratica.
Recentemente un’iniziativa completamente finanziata dallo Stato, il progetto LIA (Libri Italiani Accessibili) ha anche peggiorato la situazione, poiché con la pretesa di “insegnare” agli editori come realizzare libri elettronici accessibili ha propagato una conoscenza del tema peggiorativa della situazione di ignoranza generalizzata. È stata finanziata la produzione di un elevato numero di titoli in formato epub (standard creato dall’International Digital Publishing Forum) e inventato un proprio sistema di validazione, del tutto arbitrario e non documentato, rappresentato dal “bollino LIA”, che in teoria dovrebbe certificare l’accessibilità di quei libri elettronici. Ci sono diverse profonde contraddizioni e arroganza in queste azioni, che vanno nel senso opposto dell’accessibilità: la prima è inventarsi uno standard, senza riferirsi a linee guida internazionali già esistenti, documentate e utilizzate a livello mondiale, o avendo la competenza per farlo (AIE non è certamente famosa per le sue battaglie per l’accessibilità). Non commento oltre, credo sia chiaro che cos’è successo.

Secondo, i libri di LIA non sono universali, ma dedicati esclusivamente a due precise tipologie di disabilità: ciechi e ipovedenti. E tutti gli altri? Boh, nessuno li prende in considerazione. Ovviamente dei libri del genere non possono essere considerati accessibili e universali.
Dal mio punto di vista di italiano appassionato di accessibilità ed editoria elettronica, una vera figura di palta a livello mondiale e uno spreco ulteriore di denaro pubblico.
Se ci fossero dei dubbi sulla valenza del progetto, invito a leggere le analisi di Alfio Desogus, presidente della Biblioteca multimediale di Sardegna, e Francesco Cresci.

  1. Hai notato differenze di approccio ai contenuti accessibili tra gli editori “puramente” digitali?

Sì, in genere hanno almeno sentito parlare del problema e cercano di risolverlo. Anche perché le richieste delle WCAG migliorano la qualità generale dei documenti prodotti, e quindi vanno a vantaggio anche degli editori.

  1. Esiste uno standard da seguire per realizzare ebook accessibili? A quali regole ci si può riferire?

Le più diffuse tecnologie per realizzare libri elettronici sono epub, PDF, mobi (formato proprietario Amazon).
Il formato epub utilizza i linguaggi standard del W3C (fondamentalmente, HTML per la struttura e CSS per lo stile grafico). Il problema attuale è che questo standard ha seguito un approccio ibrido, richiedendo l’uso di HTML5 prima che questo fosse un reale standard (come si sa le versioni beta non garantiscono una completa compatibilità con quelle che saranno le specifiche definitive) e di conseguenza causando una grande confusione fra chi realizza i documenti e anche fra chi realizza gli e-reader, software e hardware in grado di leggere i documenti epub e mostrarceli a schermo (a grandi linee, una specie di browser per documenti elettronici in epub).
Siamo quindi in una situazione di passaggio, che probabilmente cambierà ulteriormente con l’evolvere della W3C Digital Publishing Activity, un progetto del W3C dedicato agli editori con lo scopo di realizzare una piattaforma di sviluppo standardizzata e condivisa. Sono orgoglioso di far parte di questo gruppo di lavoro del W3C, ma mi rammarico del fatto di essere l’unico italiano presente.
Un altro formato che tiene in grande considerazione l’accessibilità è PDF. Da molti anni Adobe sviluppa questo formato con l’accessibilità in mente, ed è possibile realizzare documenti conformi alle WCAG2. Il problema è che nessuno sembra saperlo, e il PDF continua ad essere considerato un formato “per la stampa” quando invece è uno dei migliori e più flessibili formati disponibili.

  1. Che ruolo hanno applicazioni, lettori ereader e tablet?

Hanno ovviamente un ruolo molto importante, perché sono gli strumenti che ci permettono di fruire dei libri elettronici. Il livello di accessibilità è molto variabile e cambia anche da sistema operativo a sistema operativo.

  1. Qualche suggerimento per chi vuole lavorare sull’accessibilità?

Sì. Non pensare all’accessibilità come a qualcosa dedicato ai disabili, accessibilità=universalità. Gli strumenti necessari sono quelli che utilizziamo tutti i giorni, non c’è da fare spese aggiuntive o straordinarie, sono disponibili sul web innumerevoli tutorial e filmati dedicati a tutte le problematiche, e le richieste delle WCAG 2 sono semplici da comprendere e applicare.
Sembra che si stia parlando di cose miracolose, i ciechi possono leggere e gli asini volare, ma in realtà si chiede per esempio di utilizzare gli stili di paragrafo di un word processor. Ancora oggi questa sembra essere una richiesta troppo tecnica… Contro questo non c’è molto che si possa fare.

Per concludere invito alla visione di questo filmato, che secondo me spiega molto bene l’essenza dell’accessibilità:

2 thoughts on “Per un’editoria digitale accessibile e universale

  1. Sono d’accordo con te quando dici che ancora molto c’è da fare per rendere accessibili i contenuti digitali. Al contrario però preferisco riferirmi al termine accessibilità e non universalità: accessibilità consiste nella possibilità di partecipare a qualche cosa, nel caso dell’editoria elettronica a quella di rendere ognuno di noi produttore di nuova conoscenza. L’universalità, senza entrare in polemica con Berners Lee, implica il diritto di acquisire competenze: un passo precedente rispetto all’accessibilità.
    Csì come c’è ancora molto da lavorare sull’interoperabilità dei formati.
    Buon lavoro,
    antonella

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