i nuovi modelli di apprendimento vs. il vecchio modello editoriale

Si continua a parlare e scrivere di didattica 2.0, libri di testo digitali o meno, e per quanto mi riguarda vorrei integrare e completare il mio post precedente sull’argomento, soprattutto cogliendo gli spunti offerti dai commenti molto arguti e pertinenti, dove si parla di uso delle tecnologie già in atto da parte di non pochi docenti virtuosi, che fanno uso di Moodle o delle risorse in cloud più a portata di mano, ma anche ricche di notevoli potenzialità, come per esempio Google Drive. A questo proposito si cita questa esperienza riportata dalla bravissima professoressa Vaglio (alias Galatea), cosa che mi ha fatto ricordare per analogia l’ebook da poco uscito Testi scolastici 2.0 di Emanuela Zibordi* (la quale, bontà sua, ha voluto che scrivessi la prefazione),  in cui spiega ai docenti come lavorare insieme agli studenti e creare con loro dei percorsi di apprendimento autoprodotti e trasformarli poi in un ebook.

Proprio oggi poi compare questo bel post in cui non solo si parla del buon uso dell’iPad in classe, ma dove soprattutto viene esplicato il concetto molto interessante di didattica multicanale integrata. Non più e non tanto di didattica multimediale o di libri di testo digitali, quanto proprio della creazione di un ambiente di apprendimento in cui si fa uso di tutti i canali oggigiorno a disposizione e di tutti i tool, gli strumenti che la tecnologia ci offre per perfezionare ciò che si fa – o almeno si può fare – anche in maniera analogica, ma  che sicuramente riesce meglio con l’aiuto dei bit.

Vale anche la pena scorrere queste slide in cui si fa riferimento all’uso nella didattica di strumenti come Google Drive e simili, precisando (o auspicando) che una simile strategia di apprendimento (nonché di insegnamento) sia parte di una complessiva strategia della stessa scuola e non un caso isolato, come ancora purtroppo sembra accadere qui in Italia.

In tutto questo, qual è il ruolo dell’editore di scolastica? Rimanere a guardare la sua disfatta e contemplare languidamente la propria liquefazione, non solo di contenuti, ma anche di essenza? A quanto pare no, se è vero anche solo in parte quanto si dice in questo articolo intitolato significativamente “For many students, print is still king”. in cui però non si esclude che, accanto al libro di testo, non si possa via via edificare una comunità di apprendimento nell’ambiente digitale, offrendo materiali di approfondimento a disposizione da consultare, usare, manipolare e riproporre in maniera personalizzata e arricchita.
Penso che sia questione di coniugare contenuti (su cui ancora l’editore ha un indiscusso vantaggio) e servizi, creando veramente nuove formule per questa didattica multicanale integrata reinventando il modo di erogare il materiale in suo possesso, sviluppando nuovi canali, mettendosi al servizio di quanto vorranno e sapranno fare i docenti e i loro studenti, impostando quindi una nuova, inedita – ma determinante per la sua sopravvivenza – relazione con chi prima d’ora i contenuti li ha solo assimilati senza poter intervenire, ma ora con la Rete si trova in una situazione più paritaria, sicuramente meno passiva.
Si tratta di uno switch di notevole entità, ma capace di rimodellare non solo il sistema editoriale del settore, ma l’intero sistema educativo.

*Se volete approfondire, qui una recente sua intervista sull’argomento e qui il suo blog, da seguire con attenzione.

2 thoughts on “i nuovi modelli di apprendimento vs. il vecchio modello editoriale

  1. Hint per gli editori di scolastica: lasciar perdere i contenitori (ovvero cosi digitiali multimediali interattivi) e passare del tempo (un sacco di tempo) con gli insegnanti.

    Loro sono sempre stati al centro, e ora lo sono molto di più. Potenzialmente hanno tutti gli strumenti per tagliare fuori gli intermediari (anche loro).

    Capire di cosa hanno bisogno, darglielo. Anche se non è un libro🙂
    Non c’è bisogno di reinventare la ruota e non c’è bisogno di venir fuori con la soluzione-unica-definitiva-integrata-totalizzante.

    A volte basta Google Drive, a volte c’è chi sarebbe disposto a pagare per soluzioni semplici e alla portata di tutti, e che funzionano.

    P.S: alla fine è andata che a forza di pensare ci ho scritto un pezzo che esce su Apogeonline tra un po’🙂

    • @ivan aspetto con interesse quello che hai da dire a proposito. Mi piacerebbe proprio avere anche opinioni di persone fuori dalla scuola, che vedono il mondo dell’editoria scolastica, o più generalmente quella dell’introduzione delle nuove tecnologie, da una prospettiva diversa. Noi a scuola proviamo a dare risposte alternative, ma vediamo che l’editoria si barrica ancora su posizioni protezionistiche. Ad esempio all’ultimo Librinnovando si è parlato soprattutto di piattaforme (chiuse) per la distribuzione di ebook.
      Comunque, dal tuo intervento, percepisco una certa sintonia d’intenti. Grazie😉

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