perché e come il cartaceo sopravviverà nell’era digitale

Nel mio post precedente mi (e vi) domandavo se la proliferazione dei tablet non eclissasse in qualche modo la funzione e la diffusione dei dispositivi a inchiostro elettronico. Non ero evidentemente l’unico a porsi il quesito né l’unico a temere l’estinzione degli e-reader (vedi qui), nonostante gli indubbi vantaggi che offrono per chi vuole solo leggere un testo. I commentatori del mio post hanno esposto ottimamente questi vantaggi, quindi invito a leggere i loro interventi.

Una seconda questione emersa nel dibattito (proseguito in parte anche su Twitter) è quella relativa al rischio che il tablet metta a repentaglio la lettura tout court, cioè il tempo e la concentrazione che dedichiamo alla lettura di un testo esteso. Questione nemmeno tanto nuova, ma ora accentuatasi con l’avvento, appunto dei tablet in diversi formati e dimensioni.
La ricaduta di questo interrogativo non poteva che essere il riproporsi della questione digitale vs. cartaceo, la sempiterna querelle a cui personalmente ho sempre rifiutato di sottostare, fautore da sempre della convivenza tra i due supporti.

A supporto della mia posizione è venuto recentemente un articolo di Nicholas Carr comparso sul Wall Street Journal, dove Carr parla un po’ di tutti gli argomenti menzionati poco sopra e mette in evidenza alcuni dati secondo i quali la crescita di lettori su digitale continua ad aumentare ma non in maniera esponenziale come era agli inizi: “ancora un buon 89% di lettori” continua Carr “dicono di aver letto almeno un libro cartaceo negli ultimi 12 mesi. Solo il 30% afferma di aver letto anche un solo ebook lo scorso anno”.
Secondo i dati che presenta Carr, solo il 16% degli americani ha comprato effettivamente un ebook, mentre il 59% afferma che non gli interessa.
Carr menziona anche il progressivo affermarsi dei tablet come un fenomeno che potrebbe ulteriormente attenuare la portata degli ebook; allo stesso tempo, il fatto che un libro digitale non possa essere rivenduto e prestato dopo la lettura riduce la percezione del valore – e dell’essenza stessa? – del prodotto.

Tuttavia, riconosce Carr, ci sono alcuni casi in cui l’ebook si dimostra come il formato migliore per determinati libri: quelli per esempio di “intrattenimento leggero” venduti (e acquistati) di solito nei supermercati, negli aereoporti o in generale nella grande distribuzione. Quei libri “che leggiamo velocemente e non desideriamo particolarmente tenere dopo aver chiuso. Possiamo addirittura essere un po’ imbarazzati a essere colti mentre li leggiamo.”
Il pensiero va immediatamente alle “50 sfumature di grigio” che infatti Carr menziona come tipico fenomeno che forse non sarebbe esistito senza gli ebook.
In sostanza, Carr conclude che gli ebook, lungi dal sostituire i libri cartacei, avranno presumibilmente un ruolo complementare, una modalità in più offerta ai lettori, che quindi potranno incrementare, invece che limitare, la loro esperienza di lettura.

Alcune argomentazioni di Carr vengono riprese da questo pezzo su Teleread intitolato non a caso Un futuro per la stampa nell’era digitale: “La gente spesso preferisce i libri cartacei perché può prestarli o regararli, come si fa con qualsiasi altro oggetto”. Si tratta di “un senso di soddisfazione estetica che continua ad essere culturalmente rilevante”.
Tuttavia, continua l’articolo, il ruolo della stampa nella nostra società sta innegabilmente cambiando:BookOnDemandMachine_McnallyJacksonla stampa non è più l’unico veicolo per le notizie e le informazioni e sta diventando un bene di lusso. Non ha quindi più senso stampare in maniera massiva, soprattutto se si considera che oltre il 36% dei libri cartacei finisce al macero: uno spreco e un danno anche ambientale che pesa e peserà sempre di più.
La soluzione individuata e auspicata è quella del print on demand, che toglierebbe all’editore i costi per la logistica e l’incubo delle rese. Inoltre, l’editore si sentirebbe più libero di sperimentare con progetti magari innovativi e molto segmentati per una nicchia di mercato specifica.

Che sia questo uno degli scenari che vedremo svilupparsi a partire proprio dal 2013?

2 thoughts on “perché e come il cartaceo sopravviverà nell’era digitale

  1. frency ha detto:

    “l’editore si sentirebbe più libero di sperimentare con progetti magari innovativi e molto segmentati per una nicchia di mercato specifica.” in parole povere copisterie, legatorie, tipografie, cartiere e tutto l’indotto lavorerebbero meno. Tanti giri di parole e nessuno che capisce che siamo in mano a Cina e America. In Italia non produciamo tablet, ma ne compriamo a “valanghe”. La carta da lavoro a migliaia di persone, ve ne accorgerete presto del danno arrecato dalle nuove tecnologie inutili.

    • marco ha detto:

      La frase che hai citato è inserita in un contesto preciso: si parla infatti di testi brevi o anche molto brevi, o troppo sperimentali perché l’editore possa o voglia pubblicarli. Quindi testi che non danno certo lavoro a tipografie e cartiere.
      La crisi di copisterie, legatorie eccetera è già presente e non credo dipenda dal 2% di mercato che ha il digitale.
      Se continuiamo a vedere la digitalizzazione come un nemico e non come un’opportunità per la promozione della lettura non miglioreremo certo la crisi del settore.

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