Purché sia lettura (digitale o tradizionale)

Si moltiplicano le iniziative e i progetti che coinvolgono il mondo editoriale e più in generale intervengono sulle nostre abitudini di lettura. A proposito, alzi la mano chi prima di un paio di anni fa aveva mai parlato di “abitudini di lettura”.

Già, perché il contenuto è sempre padrone e non si discute, ma da tempo il settore editoriale si sta confrontando su come e su quale strumento si può leggere. Qui il boccino è spesso in mano ai distributori e ai dispositivi tecnologici.

Nell’isolotto chiamato Gran Bretagna il Governo ha rinnovato le sovvenzioni per Booktrust per lo sviluppo di programmi di promozione della lettura nei prossimi due anni, un’attività che si rivolge anche alla prima infanzia, come ben si può vedere dal sito Bookstart. Diciamo che Oltremanica han la vista lunga. Per ora si parla di libri cartacei, ma visto il buon programma, chissà che non si arrivi anche al digitale. D’altra parte credo sia ormai diffusa l’esigenza di lavorare e sfruttare meglio gli strumenti che la tecnologia ha messo a disposizione, mescolando vari stili di comunicazione: nulla di diverso da quel che capita nella vita quotidiana. Leggiamo al bar il giornale su carta, le notizie sul computer, gli aggiornamenti sugli smartphone e gli approfondimenti su tablet o ereader.

Di fatto, sempre più persone consumano il proprio esercizio della lettura su telefoni o altri dispositivi mobili.

Chi lavora nel settore editoriale è chiamato a gestire trasformazioni rilevanti, che comportano un cambiamento di metodo e di ruoli. Chi lavora in editoria, o più in generale chi lavora sui contenuti, deve imparare a eccellere nel “gioco” della tecnologia e delle risorse digitali. È necessario ripensare al modo in cui viene prodotto un contenuto, non solo a come la contenuto arriva al lettore.
Si va verso contenuti personalizzati e, come direbbero Oltremanica, “smart”? In parte credo di sì, un po’ per necessità, un po’ per facilità d’uso ed economia. Così potrebbero anche lasciar pensare alcune esperienze didattiche, territorio che è predisposto a grandi sperimentazioni, ma non è solo la scuola a riorganizzare i contenuti, a creare agglomerati di informazioni pronte al’uso. Accade qualcosa di simile nell’editoria tecnica e professionale, già abituata e attratta da un forme di digitalizzazione e mix dei contenuti (es. aggiornamenti legali, scientifici, nuove tecniche ecc).

A proposito di rielaborazione dei contenuti mi piace segnalare Circa: una App che struttura le rete_neurale_sempliceinformazioni in “unità atomiche” con l’obiettivo di far leggere rapidamente le notizie attraverso brevi riassunti. Interessante è l’approccio funzionale, che rompe con il flusso del racconto tradizionale e che guarda al contenuto in base al dispositivo da cui deve essere usufruito. Da tenere d’occhio.

Per alcuni versi esperienze come quelle sopra riportate mi ricordano la rete neuronale. Non è poetico come parlar di libri, romanzi, storie e conoscenza, ma in un certo senso dà sicurezza. Insomma, quando parliamo di digitale parliamo pur sempre di qualcosa di umano…

di Salvatore Nascarella (@nascpublish)

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