Il mio librinnovando: librerie e librai digitali

Dopo le sintesi degli incontri sul prezzo degli ebook e sulla didattica, concludo questa mia “triade” dedicata a Librinnovando con la sessione su librerie e librai digitali. E’ stato sicuramente il panel più acceso e dibattuto di quelli a cui ho assistito durante questa edizione milanese: tutto parte da una “provocazione” del libraio Galla (qui il sito della sua bella libreria) che parla di “deriva della disintermediazione” e del libraio come figura indispensabile della filiera. Poi tratta i librai digitali presenti come se fossero venditori di ortaggi (con tutto il rispetto per la categoria), dicendo che il mestiere di libraio è una cosa seria che non si inventa dall’oggi al domani. Vero da una parte, ma vero anche che il mondo cambia, gli strumenti a disposizione pure, e non vedo la ragione di una tale ostilità nei confronti di chi, libraio o non libraio, digitale o no, ha come scopo vendere libri, diffondere cultura.

Forse Galla è troppo spaventato dagli algidi algoritmi (che comunque qualche volta sono utili) di Amazon e delle librerie digitali in genere, forse non ha ancora capito che se le librerie indipendenti sono in crisi non lo devono certo imputare all’ancora marginale ed economicamente poco rilevante fenomeno degli ebook. Comunque gli risponde molto bene Matteo Scurati (che en passant gli ricorda la sua lunga “gavetta” come libraio alla Feltrinelli) di Bookrepublic, il quale contrappone al freddo algoritmo il tentativo che sta facendo la sua libreria digitale di cambiare il rapporto con i lettori, puntando sul dialogo e su una umanizzazione che gli utenti-acquirenti (me compreso) hanno dimostrato di percepire e apprezzare. Il concetto che Scurati ci tiene ad evidenziare è che”digitale” non significa solo “online” ma si declina anche nella dimensione fisica, per quanto possibile.

Seguono i ragazzi della giovane start-up Bookolico, i quali espongono i punti forti della loro politica commerciale: non mostrano le copertine per non ridurre la scelta a una questione di visual marketing, non impongono vincoli agli autori né DRM e propongono i libri in più formati; infine, non da ultimo, il prezzo del libro è variabile, deciso dalle azioni della community: cioè in un range tra 0.99€ e 6.99€, i costi di un libro variano in base al suo successo. Curioso esperimento che sarà interessante seguire nel corso dei prossimi mesi.

Tocca poi a Stefano Tura di Kobo, il quale espone quella Reading Life experience di cui avevo parlato già due anni fa proprio su questo blog (qui il pezzo) e che ora assurge di nuovo alle cronache perché il Kobo, grazie a Mondadori, è approdato in Italia – e, entrando nella metro meneghina, non si può ignorarne l’esistenza (vedi foto a lato). Con Reading Life si vuole creare un ambiente di lettura social, con tanto di tracking e analytics sul numero di pagine lette e del tempo che abbiamo impiegato finora o che presumibilmente impiegheremo nel leggere quelle che mancano per finire il libro. Funzioni se volete inquietanti, ma, ha precisato Stefano, volendo si possono anche disattivare e ognuno legge per i fatti suoi.

Tirando le somme, la questione dell’emergere della libreria digitale e della fine che farà quella fisica è da sempre molto dibattuta (ne ho parlato, tra i tanti, in un post all’inizio dell’anno, di cui vale la pena leggere anche i commenti) e la conclusione, come ha anche ben detto il moderatore eFFe (@abcdeeFFe), mi sembra sia tanto banale da dover essere ripetuta fino all’esaurimento: scindere in maniera netta mondo dei bit e mondo degli atomi è assolutamente sbagliato, dal momento che non sono due ambienti divisi da porte stagne, ma al contrario continuamente in osmosi, come del resto la nostra stessa esistenza è ormai caratterizzata da una presenza fisica e una digitale assolutamente compatibili e anzi direi a questo punto inscindibili. Tutto questo si riflette in ciò che facciamo, nelle cose che compriamo e nei servizi di cui ci serviamo. Compresi quelli culturali.

Quando poi Galla, che a fine dibattito (diluendo un po’ i toni) si chiede quasi scandalizzato che fine farà la promozione della lettura vera e propria, mi era venuta voglia di suggerirgli che proprio questa contaminazione di digitale e atomi potrebbe portare a sinergie inedite tra librerie (digitali e non) e mondo dell’educazione (fisico e digitale), in cui tra link, rimandi, inserzioni e social media lo studente possa venire invitato ad esplorare la libreria anche senza andarci fisicamente (almeno in un primo momento). Quasi che la libreria in bit possa essere una discreta e meno austera anticamera di quella fisica; più rapido l’accesso, meno imbarazzante lo scorrere i titoli, con il “librario” algoritmico che intanto ne suggerisce – discretamente – altri possibili da consultare. Il passo poi a quella fisica potrebbe essere meno problematico, quasi fisiologico, sicuramente agevolato da un preludio più familiare per il teenager cresciuto a junk food e bit.

Insomma, proviamoci, a inventarci nuovi circuiti culturali. Senza pregiudizi né barricate, che della cultura sono proprio l’antitesi.

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