punto della situazione su: giornalismo digitale, Kobo e MOOC

Tre gli argomenti che in questo periodo stanno sollevando molti bit di parole, provo a riassumerli in qualche link essenziale.

Prima di tutto, la crisi del giornalismo cartaceo (e non) prima e dopo la notizia del Newsweek che cessa di essere cartaceo per diventare esclusivamente online; ci sono le riflessioni di Granieri espresse oggi sull’Espresso blog e che riassumono il suo pensiero a riguardo, esposto spesso anche dal suo spazio nella Stampa online. Si tratta di una riflessione che coinvolge il mondo del giornalismo e della comunicazione in generale, come anche e’ stato fatto a Ferrara in “Fermate le rotative“, dove hanno detto la loro il direttore del Guardian e David Carr del New York Times, sicuramente due modelli (diversi ma complementari) di giornalismo cartaceo esteso nel digitale (a proposito del Guardian, qui un articolo in cui si dice che l’editore sta prendendo in seria considerazione l’interruzione della versione cartacea).
L’argomento è molto interessante e di cose da dire ce ne sarebbero davvero molte. A me piacerebbe, per esempio, estendere e approfondire una considerazione che mi è venuta in mente sulla distinzione tra notizia e informazione: con twitter e gli altri social network siamo bombardati di notizie, soprattutto per il fatto che ogni utente è in potenza un latore di notizie (basti pensare al fatto che ormai gli stessi giornalisti si affidano spesso ai tweet di chi si trova sul posto dove accadono eventi importanti). Se quindi la notizia è a portata di tutti, fare informazione implica un livello diverso e più profondo, non necessariamente professionale ma è secondo me in questo interstizio che dovrebbero penetrare i giornalisti, ma vorrei anche la vostra opinione in proposito.

L’altra notizia che ha fatto e fa discutere è il lancio del Kobo da parte di Mondadori. Io purtroppo non l’ho ricevuto, come invece è successo ad alcuni blogger che conosco (per mia grande invidia) e posso riportarvi le recensioni di due di loro: Effe e Noemi Cuffia (alias @tazzinadi). Inoltre, ottima mi sembra quella in 10 punti di Pianetaebook. Se ne ricava che il Kobo sembra non solo un bell’oggetto, ma soprattutto un buon e-reader, e sicuramente potrà costituire un degno antagonista del Kindle (vedi qui un bell’articolo di Luca Albani dove ci si auspica l’arrivo di altri player).

Amazon da parte sua lancia un nuovo servizio per la diffusione di documenti, Whispercast: sembra un programma studiato particolarmente per l’ambito accademico e didattico, cosa che ci porta al terzo argomento, più specifico, quello dei cosidetti MOOC. Sono i Massive Open Online Courses (qui un’animazione che spiega bene di cosa si tratta) , di cui già avevo parlato in un post qualche tempo fa: sempre più università americane e non hanno lanciato corsi gratuiti online che stanno avendo molto successo. Le opinioni a riguardo sono ancora contrastanti, e per farmene una personale ho deciso di iscrivermi ad uno di questi corsi, dell’università di Stanford su Coursera.
Ho appena iniziato e quindi è troppo presto per dire qualcosa di sensato, ma se vi interessa vi terrò aggiornati. Naturalmente, se nel frattempo qualcuno di voi ha concluso un corso del genere è vivamente pregato di lasciare la sua impressione a riguardo.

2 thoughts on “punto della situazione su: giornalismo digitale, Kobo e MOOC

  1. Bravo Marco, io ne ho frequentati due, uno sulle open education resources e l’altro sul connectivist knowledge. Se superi il caos iniziale poi la strada è tutta in discesa. Trova compagni con cui percorrerli insieme😉

  2. Se può consolarti anche io non ho ricevuto il Kobo😦

    Personalmente auspico che il giornalismo cartaceo non sparisca, ma piuttosto ragioni in un’ottica di decrescita e di content curation, sia nelle versioni cartacee sia quelle online, dove i giornalisti si trasformano in fact-checker che mettono ordine nel mare magnum di informazioni offerte dal citizen journalism, Twitter e social network, senza “mettersi su un piedistallo” (vedi l’inutile contrapposizione “giornalista vs blogger” di cui si è recentemente parlato) ma dando invece rilevanza a chi sa fare informazione senza alcuna testata alle spalle.

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