Una scuola senza carta? Per ora solo quella igienica

Inizia l’anno scolastico e il ministro Profumo annuncia che sua intenzione è una scuola con sempre meno carta (quella igienica manca da un pezzo, ha ironizzato qualcuno). Sappiamo tutti quanto valgono le promesse dei marinai e dei ministri e comunque per il momento il panorama sembra piuttosto sconfortante, tranne alcune eccezioni (lo dice anche Caterina Policaro qui).

Ma come potrebbe essere la scuola del futuro? La tecnologia è davvero necessaria tra i banchi di scuola?
Sono tutti argomenti che ho già trattato in questo blog e sempre più spesso mi imbatto in articoli come questo in cui si pone a mio parere la questione secondo la prospettiva giusta. Cito qualche passo, consigliandovi ovviamente la lettura integrale del pezzo:

“I profondi problemi dell’educazione, sia vecchi che nuovi, hanno bisogno della tecnologia per essere risolti, ma deve essere una tecnologia rinnovata e appropriata capace di rispondere adeguatamente a queste esigenze.”
“Rinunciare all’uso della tecnologia nel sistema educativo avrebbe senso in una società che rinuncia completamente alla tecnologia in ogni altro settore, dato che l’educazione è un mezzo per preparare l’inserimento nella vita sociale”.
“La questione non è se usare o meno la tecnologia, quanto qual è la tecnolgoia più adatta e meglio incorporabile nel sistema educativo”.

A parte le sperimentazioni in Italia già citate nel post della Policaro e una che riporto alla fine tramite un video, vale sempre la pena vedere come ci si mupve oltreoceano, dove le tendenze sono sempre anticipate (se non create) e dove la maggiore familiarità con la tecnologia permette una sperimentazione su più larga scala. A questo proposito, un articolo recente riassume bene quali sono i maggiori players nel settore della didattica e cosa fanno.
Il quadro vede per ora  quattro protagonisti; la Khan Academy, le piattaforme di apprendimento Udacity e Coursera e infine il progetto edX (qui un articolo in inglese che traccia le principali caratteristiche di tutti e quattro i soggetti menzionati)

La Khan Academy è stata fondata nel 1998 da Salman A. Khan, un insegnante di matematica a cui venne in mente di creare un sito, per aiutare il nipote assente da scuola, e inserire un  video su Youtube in cui gli spiegava un argomento della materia. Il video fu apprezzato, e non solo dal nipote di Salman, tanto da divenire virale.
Ora il sito contiene più di 3300 video visti da 179 milioni di utenti.
Lo scopo è quello di offrire materiale didattico supplementare e in una modalità diversa  rispetto a quello tradizionale.

Udacity è una piattaforma per l’erogazione di contenuti e materiali didattici fondata da alcuin ricercatori e professori dell’università di Stanford. Ad oggi 112.000 studenti usufruiscono liberamente dei corsi consistenti in brevi video dei docenti universitari corredati da quiz ed esercitazioni. Volendo, alla fine del corso lo studente può ricevere un certificato che attesti il completamento del ciclo di studi in una materia specifica.

Coursera è stata lanciata poco dopo Udacity e offre corsi di 16 università tra cui Stanford, Princeton e anche facoltà da altri paesi come Scozia, India, Canada e Svizzera. Come Udacity, si tratta di lezioni via video ed esercizi interattivi, quiz e test di rinforzo, nonché attività tra pari. Coursera ha attualmente 680.000 studenti in tutto il mondo e, accanto ai corsi gratuiti, prevede un servizio premium a pagamento.

Infine edX: nato come costola del progetto MITx (cioè l’idea di far seguire alcuni corsi del famoso MIT via web), comprende ora una serie di prestigiosi atenei americani, che in questa piattaforma di apprendimento si chiamano HarvardX, BerkeleyX e via dicendo.   Corsi e certificati sono per ora gratuiti ma con la prospettiva di far pagare per certificazioni più solide in futuro.

Alla base di queste operazioni sta il concetto di flipped classroom e il desiderio di dare a tutti la possibilità di frequentare corsi universitari o di specializzazione, anche a chi non ha i mezzi per farlo o le distanze glielo impediscono.
Possono questi modelli fornire esempi da seguire anche in Italia? Probabilmente è troppo presto per dirlo; sono certo comunque che è sempre possibile trarre da ogni esperienza gli elementi più interessanti ed adattarli al proprio contesto per sviluppare un percorso autonomo e originale.
Ma per tornare agli esempi virtuosi in terra italiana, concludo con il video promesso all’inizio, che sicuramente costituisce un nuovo solco tracciato nel campo della didattica nelle tecnologie, come la chiama giustamente Dianora Bardi, una pioniera del settore.

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