Dalla Francia una riflessione su digitale e cartaceo

Un articolo di Fabio Gambaro su Repubblica segnala un numero monografico della rivista francese Le débat interamente dedicato all’ebook.
Il pezzo di Gambaro sintetizza necessariamente in pochi paragrafi il contenuto generale di questo numero monografico e soprattutto seleziona gli interventi che gli sono sembrati più significativi, invitando chi è interessato a consultare direttamente la rivista stessa.
Da parte mia, vorrei enucleare dalla sintesi di Gambaro alcune argomentazioni che meritano un approfondimento o una riflessione ulteriore.
Dei contributi presenti  nel numero di Le débat, Gambaro ne menziona quattro, che rappresentano altrettanti punti di vista sul mondo dell’editoria digitale: quello di un editore (Gallmard), di uno storico della letteratura (Compagnon), di un economista (Benhamou) e di uno scrittore (Assouline).

La posizione di Gallimard era già nota da alcune interviste da lui concesse sull’argomento ed è anche prevedibile sentirlo dire che il ruolo dell’editore rimarrà centrale a patto però che il mercato sia regolamentato per garantire una vera concorrenza (condizione non così scontata come sembra).
Gallimard parla anche dii salvaguardia dei librai, necessari per vendere opere “che non si prestano a una diffusione digitale” come i libri d’arte e quelli per l’infanzia.

Con tutto il rispetto che ho ovviamente per Gallimard, per i libri d’arte (che adoro) e per quelli d’infanzia (mia figlia finora non ha ancora mai usato un’app e legge libri solo cartacei), penso che Gallimard sottovaluti la capacità di rottura del nuovo supporto e soprattutto la molto probabile larghissima diffusione che avranno presto i tablet, dove i continui perfezionamenti alle funzioni di zoom e appunti digitali renderanno la consultazione e l’analisi delle opere d’arte forse preferibile – sicuramente più pratica – che sul cartaceo. Non proprio come un’alternativa, ma piuttosto come unoulteriore strumento a disposizione.
Lo stesso dicasi per l’infanzia (e non lo dico con gioia): quando i bambini – come sta già accadendo – inizieranno sin da piccoli a usare un tablet, non troveranno più molto allettante il pur colorato e vivace libro di carta, dove l’interazione e la multimedialità sono limitate.

Lo storico della letteratura Antoine Compagnon, invece, se da un lato riconosce che il digitale consente agli studiosi di reperire testi rari e fuori catalogo altrimenti quasi irraggiungibili, dall’altro mette in guardia sul rischio di una lettura sempre più frammentata e distratta arrivando ad affermare che le opere di una certa lunghezza non sono adatte al nuovo supporto, fino a predire una modalità di lettura pre-gutenberghiana, “intermittente, digressiva e collettiva”. Tesi in un certo senso anche affascinante, anche se penso sia questione anche di device utilizzato: l’ereader puro è – ancora – molto concentrato sul testo e sull’interazione tra esso e il lettore piuttosto che quella tra lettori, che è più una prerogativa dei tablet, i quali contengono anche elementi in effetti di distrazione (posta elettronica, web, social media e via dicendo). Per menzionare la mia esperienza, devo dire che è stato proprio grazie all’ereader che ho letto due grandi classici della letteratura russa come I Karamazov e Anna Karenina, tomi che non mi sarei mai portato in metropolitana o in aereo.

L’economista Françoise Benhamou (sempre nella sintesi di Gambaro) fa un’osservazione interessante secondo la quale  l’avvento dell’ebook è visto come un fattore che coniuga una rivoluzione industriale e una cognitiva: la prima metterà in imbarazzo gli editori che sono anche distributori e pone su un nuovo rapporto domanda e offerta, scarsità e abbondanza, privilegiando su tutto un nuovo valore, quello dell’attenzione, per il quale ormai già molti sono pronti a correre il rischio della pirateria, vista come nuovo catalizzatore di attenzione (ne ho parlato  qui qualche tempo fa).

Infine, lo scrittore e critico Pierre Assouline mette giustamente in rilievo che il digitale risolve due problemi del lettore contemporaneo come “l’ingombro e il nomadismo” (vedi il cap.1 del libro “La lettura digitale e il web“) e soprattutto dice una cosa importante: l’ebook è ancora nella fase di mimesi del modello precedente, il libro cartaceo (vedi a riguardo anche il libro di Roncaglia “La quarta rivoluzione“): ma una volta che  si sarà liberato di questa ingombrante eredità, “il flusso diventerà l’avvenire del libro”. Ma cosa significa “flusso? A me personalmente ha fatto tornare in mente quello che era emerso a Editech 2012 (ne scrissi qualcosa qui ma consiglio soprattutto il commento di Ivan Racheli di Apogeonline al post).

Il dibattito ovviamente non si esaurisce qui e spero che anche voi abbiate osservazioni, opinioni o dubbi sui riflettere insieme.

3 thoughts on “Dalla Francia una riflessione su digitale e cartaceo

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