L’omertà del libraio e l’editore spione

Questa settimana voglio mettere in rilievo due o tre argomenti emersi da post e articoli trovati in rete: uno riguarda la reperibilità dei libri e il comportamento di alcuni librai, l’altro la tracciabilità dei comportamenti di noi lettori digitali.

Sulla prima questione rimando a due osservazioni fatte proprio da piccoli editori (Perdisa pop e Las Vegas edizioni) i quali lamentano giustamente la politica aziendale (chiamiamola così) di alcune librerie di catena secondo cui è meglio non dire di non avere un libro e chiedere se si vuole ordinarlo, perchè una risposta simile scoraggia il lettore che non ordina e prova altrove. Meglio affermare che il libro è irreperibile e una buona percentuale di lettori si rassegna e compra un altro libro. Per la libreria è comunque un libro venduto, ma per il piccolo editore – come sottolinea Andrea Marabaila di Las Vegas edizioni – “un ordine perso è un ordine perso, tanti ordini persi vuol dire farci chiudere.”
Purtroppo siamo di fronte alle conseguenze della follia a cui si è giunti nel mondo librario ed editoriale degli ultimi decenni e di cui tanto si è parlato recentemente.
La riflessione che viene spontanea è quanto, ma soprattutto come, questa situazione potrebbe essere almeno arginata nel digitale. So bene che ambedue le succitate case editrici pubblicano anche ebook, ma si sa altrettanto bene che ancora il digitale non è entrato nelle abitudini (ad essere ottimisti) di moltissimi lettori.
Non amo ripetermi (anche perché è almeno un anno che lo vado scrivendo e dicendo) quindi rimando ad un mio post in cui ho parlato di questo e che anticipava poi quello che avrei detto pochi giorni dopo a Librinnovando 2011 e nel mio intervento nel libro “L’editoria digitale e il web” presentato proprio in quell’edizione milanese.

Il secondo tema è decisamente intrigante perché a sua volta ci mette di fronte invece a quelli che sono i possibili rischi o i risvolti inquietanti della lettura digitale. Il pezzo che segnalo infatti si intitola Your e-book is reading you e tratta della facilità con cui può venire facilmente tracciato e analizzato il comportamento dei lettori di ebook: quanto tempo di mettono a finirlo, o quando invece lo interrompono (o lo riprendono in mano), quali passaggi sottolineano o evidenziano. Ormai, dice l’articolo (che merita decisamente la lettura integrale) gli editori sono in grado di raccogliere una massa di informazioni fino a poco tempo fa impossibili da ricavare sul modo in cui i lettori vengono coinvolti dal libro che hanno tra le mani.
L’articolo menziona esplicitamente il Kobo, di cui avevo parlato tempo fa per una sua app particolare (il post è questo) e che già poneva alcuni interrogativi sia sulla nostra privacy sia sul fatto di poter leggere un libro davvero in pace senza venir in qualche modo pedinati nel nostro procedere da una pagina all’altra.

Se infatti gli editori con questi dati vanno a nozze e li usano già per cambiare le loro strategie (dall’osservazione che molti lettori non finiscono testi di saggistica, Barnes & Nobles ha lanciato una collana “Nook Snaps”, cioè una sorta di saggi leggeri su argomenti vari e molto popolari), per noi lettori la questione assume decisamente un’altra valenza. D’accordo il social reading, ma è lecito spiarci durante l’attività un tempo tra le più solipsistiche e private che avevamo?

La cosa assume una valenza ulteriormente diversa e altrettanto importante per gli scrittori, che sin da ora vengono spinti da alcuni editori a creare libri che vadano incontro a quelle che si pensa siano le esigenze e le aspettative del pubblico.  Non solo, ma c’è anche da chiedersi  di quale pubblico si tratti, visto che siamo sempre più con un occhio al tablet o all’ereader e un altro alla posta, allo smartphone o al social media di turno, in una “cultura della distrazione” in cui è difficile capire come viene assorbita la lettura di un libro intero, foss’anche su supporto cartaceo.

Solo negli Stati Uniti ci sono 40 milioni di e-reader e 65 milioni di tablet, ci informa l’articolo del Wall Street Journal summenzionato: “I nuovi servizi di e-reading che permettono ai lettori di acquistare e lasciare i libri in una libreria digitale per poi leggerli su device diversi, fanno uso di alcuni tra i più sofisticati software per il “tracking” (cioè la ricerca di dati sul comportamento dei lettori).  La piattaforma Copia, che ha 50.000 sottoscrizioni, raccoglie dati demografici e di lettura per età, genere e scolarizzazione di persone che hanno acquistato determinati titoli, così come sa quante volte un libro è stato scaricato, aperto e letto. E condivide ogni dato con gli editori.”

Ancora: alcuni libri digitali, disponibili su lettori Kindle, Nook e Android, permettono al lettore di modificare la trama e i personaggi dei libri in lettura. I dati vengono poi aggregati e inviati agli autori, che possono poi adeguare le storie dei prossimi libri a seconda delle aspettative dei lettori.

Ma questa è solo la superficie, e potrebbe essere solo l’inizio. E se alcuni scrittori trovano la cosa interessante e sono lieti di capire come vengono percepite le loro opere dai lettori, molti giustamente si interrogano su cosa potrebbe diventare il loro lavoro e sicuramente non tutti sono disposti a una tale “democratizzazione” (ma lo è veramente?) della scrittura.

Di sicuro c’è – e anche questo lo si dice da parecchio, ormai – che stiamo assistendo ad una svolta di tipo epocale che non coinvolge solo gli editori e i lettori, ma necessariamente anche gli autori.
Forse tutti dovremo capire bene come interpretare i nostri ruoli in maniera diversa senza venir meno ai nostri diritti e soprattutto senza perdere d’occhio le responsabilità di ognuno.

4 thoughts on “L’omertà del libraio e l’editore spione

  1. ebookluke ha detto:

    @Marta: i “nuovi ruoli” si affiancheranno ai “vecchi ruoli”, non li sostituiranno né nel breve né nel lungo termine. Così è stato per il cinema nei confronti del teatro, per la televisione nei confronti della radio, per l’automobile nei confronti del treno.
    Così in un futuro avremo libri lineari, libri non lineari, libri interattivi, libri mutimediali, libri parlanti o dialoganti, libri in grado di percepire il gradimento del lettore e di adattare il contenuto… Tutti conviventi!
    @ tutti: l’intrusività nel campo della lettura è paragonabile a quelle che già oggi subiamo in campo informatico e non solo… “vuoi che questo programma invii alcuni dati anonimi al produttore per migliorare il prodotto? sì/no”. Senza parlare delle carte fedeltà, delle carte di debito e di credito, dei telepass… Se fatta secondo certe regole, questa raccolta dati porta vantaggi a tutti.

    Luke

  2. Ciao Marco, è bene precisare che sebbene “gli editori sono in grado di raccogliere una massa di informazioni fino a poco tempo fa impossibili da ricavare” tramite la lettura digitale monitorata (possiamo chiamarla così?) non hanno i mezzi a quanto sappia io per ricavarci qualcosa.

    L’editore può ora conoscere le abitudini, prima misteriose, del suo consumatore, d’accordo, ma che tipo di investimento (umano e finanziario) dovrebbe mettere in campo per analizzare una simile mole di dati? È capace l’editore tradizionale di riconfigurarsi a tale scopo?

    Lo spettro “1984” si concretizza solo se c’è la volontà di farlo incarnare, altrimenti è simile al polverone mediatico sollevato intorno al cosiddetto Locationgate (iPhone e tracciamento via GPS): http://appadvice.com/appnn/2011/04/apple-locationgate-big-brother-brother

    Posseggo un Kobo e non mi sento per nulla minacciato dalla sua funzione Reading Life che tiene conto delle mie modalità di lettura😉

  3. E non dimentichiamo Kobo che, per esempio, si annota anche in che fascia oraria leggi e appena ti colleghi con l’e-book invia i dati al loro server.

  4. Ammetto di essere ancora all’antica per quanto riguarda i ruoli: il digitale ha potenzialità fantastiche, che stanno rivoluzionando settori come il giornalismo e la didattica, ma per quanto riguarda la narrativa sono ancora molto legata a quei romanzi che “partono all’inizio e terminano alla fine”, il dispositivo su cui li leggo – che sia carta o ereader – è ininfluente, il mio modo di leggere rimane lo stesso.

    Stesso discorso per quanto riguarda la scrittura: sto lavorando a un romanzo e mi piace l’idea di “farlo partire dall’inizio e farlo terminare alla fine”, come si è sempre fatto e sempre si continuerà a fare. Il digitale sta portando nuovi modi di scrivere narrativa, ma questo non eliminerà completamente i vecchi modi, almeno non nel breve periodo.

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