La primavera digitale dell’editoria e altre stagioni. Battiato la sa

Il Salone del Libro mi ha ricordato quest’anno un paio di canzoni di Battiato, che secondo me la sa lunga in questione di stagioni.

La prima canzone cita: “E ti vengo a cercare anche solo per vederti o parlare perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza”. Ecco una perfetta definizione del lettore forte e del
suo rapporto con il libro, perfetta anche come definizione del visitatore medio del Salone e delle sue aspettative.

La seconda è “La primavera intanto tarda ad arrivare” presa da Povera patria. A parte il riferimento sempre attuale alla situazione del nostro Paese, non poteva esserci contraltare migliore allo slogan “Primavera digitale” sposato dal Salone del Libro 2012, che spingeva l’acceleratore sul digitale, non sapendo però bene dove andare. Per quanto abbia cercato di accogliere le contaminazioni digitali, la manifestazione non è riuscita a mio parere nel suo scopo: far conoscere un settore in crescita con le sue sperimentazioni, i suoi
attori e, soprattutto, le sue potenzialità. È vero, gli interventi sull’editoria 2.0 non sono mancati, non sono neppure mancati gli articoli sui quotidiani, ma è mancata la volontà di volerci capire davvero qualcosa da parte dell’organizzazione. Alcune relazioni erano fuori tempo ─ davano per nuove cose già “vecchie” di un anno ─, altre mostravano evidenti buchi di competenza da parte dell’oratore o portavano fuori tema. Lo spazio destinato a Book to the future era piccolo e spesso, causa la posizione infausta, a fatica si potevano
sentire gli interventi senza uno sforzo di concentrazione abnorme. Eppure la sala ha sempre avuto pochi posti liberi. La mia impressione è che parlare di editoria digitale sia stata vissuta un po’ come cosa da fare perché non si poteva non fare. Ok, stiamo parlando di un mercato che oggi rappresenta forse solo 1,2% (0,9% a fine 2011, secondo i dati AIE) del mercato editoriale, ma da un Salone “digitale” ci si poteva aspettare qualcosa di più…

Meno male che l’area digitale del Salone si è saputa difendere da sé. Bookrepublic ha avuto la solita buona idea per avvicinare i neofiti dell’ebook, con i suoi sacchetti pieni d’aria che nascondevano ben 10 ebook gratis e buona parte degli interventi sono stati davvero interessanti, pur se “ruspanti” e informali.

Ah, ad Amazon ho chiesto per curiosità quanti Kindle avesse venduto nei giorni del Salone. La richiesta l’ho fatta sia via Twitter ad Amazon.com, sia ad Amazon Italia: ovviamente nessuna risposta è pervenuta, né ho letto dati ufficiali altrove. Sarebbe stato carino avere qualche informazione, no? Lo stand comunque era
sempre pienotto.

Ora, il punto è che c’è ancora molto da fare per arrivare a una cultura diffusa del lavoro editoriale, del libro e dell’editoria digitale. La responsabilità spetta innanzitutto agli addetti ai lavori.

Ne sono convinto anche perché mercoledì scorso ho partecipato come relatore al Digital Experience Festival che si è tenuto a Torino: ho cercato di dare una rapida panoramica sul passaggio dalla carta al
digitale, anzi, sulla convivenza tra carta e digitale in una casa editrice medico-scientifica. Mentre raccontavo l’esperienza di SEEd in questa fase di meticciaggio tra vecchie e nuove forme di lettura, tra marketing digitale e dispositivi di lettura, osservavo i miei spettatori. Alcuni visi erano confusi, altri avevano un grosso punto interrogativo sulla testa. Avevo dato qualcosa per scontato: che molti sapessero di che si stesse parlando. A conferma del mio errore una delle domande successive alla relazioni è stata: “Ma sull’ebook come faccio a mettere un segnalibro, come faccio a sottolineare?”. Uno degli altri relatori a fine intervento mi ha detto: “Non avevo mica capito che faceste quel lavoro” (nda. in quanto editori). Ne deduco che ci sia ancora molto da fare, che sia necessario lavorare in rete tra professionisti del settore, autori, blogger e lettori forti per uscire dai fraintendimenti e da false aspettative, e che esperienze come #libroincorso, di cui ho scritto qualche tempo fa, siano da replicare. D’altra parte, non è un modo come un altro per trovarsi intorno a un tavolo e parlare delle proprie passioni?

A proposito di iniziative sull’ebook, ve ne segnalo una interessante da poco partita in quel di Genova: 3 incontri sull’ebook e quel che sta accadendo in editoria con tanto di streaming e hashtag #genovaebook. Da non perdere.

Da segnare in calendario anche gli ormai prossimi Editech e If Book Then Summer Edition.

Nell’attesa di un più fertile “autunno digitale”…

di Salvatore Nascarella (@nascpublish)

2 thoughts on “La primavera digitale dell’editoria e altre stagioni. Battiato la sa

  1. Grazie Guido per il commento!
    È vero, una parte del mondo dei lettori è abituata a leggere libri non più solo su carta da molti anni, soprattutto in ambito STM e universitatio e anche grazie a sostanziose banche dati. Nel 2000 ho seguito con attenzione il progetto “Reti Medievali”, nato per condividere il sapere medievistico in rete e diffondere interventi e libri fuori diritti via web. L’interesse e gli argomenti erano, e sono, però destinati a professionisti. Oggi possiamo dire che siano entrati in gioco altri attori. Oggi non si tratta più di nicchie, ma di un mutamento che coinvolge buona parte del settore industriale editoriale, dovuto anche all’ingresso sul mercato di strumenti “affascinanti” per la lettura assenti o non così funzionali fino a pochi anni fa (ereader, tablet ecc.). Possiamo definirla digitalizzazione di massa dei testi, dove la massa è costituita in primo luogo dalla narrativa. In breve, è lo strumento di lettura che sta aumentando i “modi” di leggere, seppure con tutte le resistenze del caso, e con questo anche la gestione dei diritti, la diffusione e la promozione del libro, la relazione editore-autore-lettore.

  2. Avendo lavorato per anni alle versioni digitali dei libri cartacei della Biblioteca Nazionale Braidense (Progetto Dire e Scaffale Aperto, ora in BiD=Braidense in Digitale) posso sostenere che la lettura digitale presso quello che è stato il mio istituto fino allo scorso anno era ben avviata. Non ho più accesso alle statistiche della consultazione web, ma quando gestivo io il progetto, più di un terzo dei contatti via web riguardavano il progetto Dire e correlati. Significa che i lettori erano già abituati a consultare già direttamente le versioni pdf o xhtml disponibili sul web, riguardanti per la maggior parte testi letterari italiani (ma non soltanto quelli). La consultazione diretta tramite web era ed è assolutamente gratuita (trattandosi di opere ormai libere da diritti) e molti libri digitalizzati ma non ancora disponibili on-line venivano trasmessi da noi via jumbo mail o simili. Naturalmente non ci occupavamo di editoria digitale a pagamento, ma quella che in un convegno del 1998 definivo “nuova fruizione” (Nuova fruizione. Conservazione in formato digitale e fruizione di beni culturali – Milano, Biblioteca Nazionale Braidense, 29.05.1998) è già da anni una realtà e mi stupisce che il mondo del libro si accorga soltanto ora di quella che avrebbe dovuto essere da tempo una realtà acquisita.

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