enhanced ebook: in Italia c’è chi lo fa (parte I)

Quale mese fa fece scalpore un’edizione digitale “accresciuta” (o enhanced, enriched, come preferite) della Terra desolata di T. S. Eliot, con documenti filmati, sonori, immagini del manoscritto e altro ancora.
Il fenomeno degli enhanced ebook non nasce però con l’edizione digitale di Eliot e anzi ha una storia non così giovane come si potrebbe erroneamente pensare; solo recentemente però le iniziative editoriali emergono con più decisione e anche in Italia c’è chi prende coraggio.

Mio intento è quello di esplorare un po’ questo terreno diciamo così carsico dell’editoria digitale e lo farò in due post distinti.
In questo che state leggendo prendo spunto dall’annuncio recentemente fatto da Quintadicopertina dell’ebook L’altra faccia della Calabria – Viaggio nelle navi dei veleni: un reportage giornalistico completo di audio e video che mette a disposizione del lettore anche le carte e i documenti da cui è nata e su cui si è basata l’inchiesta.
Nel secondo post parlerò dell’argomento con due scrittori diversi per stile e tematiche affrontate, ma simili sotto molti altri aspetti: Arturo Robertazzi (“Zagreb”) e Francesco Aloe (“Il vento porta farfalle o neve”).

Ma partiamo dall’iniziativa di Quintadicopertina, molto interessante e sicuramente innovativa: per capirne e saperne di più ho fatto tre precise domande a Maria Cecilia Averame, responsabile editoriale (consiglio vivamente anche il suo blog).

1) Come è nato il progetto: da una vostra proposta o su iniziativa dell’autrice?

Il testo “L’altra faccia della Calabria – Viaggio nelle navi dei veleni” è stato uno dei tre dalla nascita di Quintadicopertina che abbiamo selezionato fra i ricevuti in redazione. L’autrice, Sara Dellabella, non la conoscevamo.
Se pur ancora in minoranza nella offerta editoriale, abbiamo sempre detto che l’ebook arricchito’ con fonti, interattività, materiale multimediale ben si sarebbe adattato all’inchiesta giornalistica. Ricevere un testo da una persona che sul tema aveva fatto dei reportage video e che segue da anni queste tematiche era una ghiotta occasione.
Quello di Sara comunque è stato un ‘invio consapevole’: conosceva, in parte, la nostra metodologia, anche  se provarla sulla propria pelle credo che per lei abbia rappresentato un’impresa non da poco.

La lavorazione è stata molto impegnativa, otto mesi di lavoro prevalentemente da parte di Sara, seguendo le nostre indicazioni. Le abbiamo chiesto inizialmente di definire e separare ciò che era narrativa dal reportage vero e proprio, e di lavorare sul testo con due metodologie differenti. Esigenze contigue, quella del piacere della lettura e la precisione del resoconto giornalistico, integrate in una seconda fase. Infine abbiamo verificato quali fonti potessimo integrare direttamente nel testo, tenendo conto da una parte di ciò che avrebbe potuto interessare il lettore, dall’altra cosa fosse disponibile e libero da diritti. Le trascrizioni parlamentari per esempio sono integrate all’interno, gli articoli citati e protetti da copyright sono linkati in rete.

2) Cosa pensi dell’ebook enhanced: è ovvio dal progetto che ne vedete le potenzialità. Ma ne intravedete anche dei rischi, degli “effetti collaterali indesiderati”?

Metto subito le mani avanti anticipando la prima difficoltà di questo lavoro: nelle condizioni attuali del mercato digitale, economicamente è difficilmente sostenibile. Il lavoro dell’autrice e l’impegno che le abbiamo richiesto è notevole, e anche per noi ha rappresentato un investimento di ore-lavoro non da poco. Ogni anno scegliamo di pubblicare testi più impegnativi proprio perché ci piacerebbe che rappresentassero un punto di partenza per il dibattito sulle potenzialità dell’editoria digitale. Nessuna verità in tasca: sono solo proposte.

Secondariamente, il digitale sta aprendo nuove possibilità per le short stories e il formato ‘breve’ anche in campo giornalistico. Gli ‘enriched book’ più articolati non sono solo più complessi da produrre, ma richiedono anche un lettore che si senta a proprio agio nella navigazione di un testo e sono più difficili da proporre a un pubblico magari interessato ma più tradizionale. Altri due rischi sono l’equilibro da mantenere fra testo e multimediale, per non ritrovarsi a produrre versioni ‘povere’ dei vecchi CD rom o delle app, e l’ampliarsi del numero di pubblicazioni non solo in generale sul mercato, ma anche che un editore deve produrre per stare sul mercato. Si corre il rischio di farne tanti e superficialmente.

3) L’editoria sta cambiando, e voi di Quintadicopertina sembra che siate stati tra i primi ad accorgesene. Quali sono secondo te i prossimi passi necessari o almeno auspicabili perché gli editori non “perdano il treno” e debbano poi rincorrere i nuovi paradigmi piuttosto che accompagnarli e interpretarli?

Forse non è la risposta che vorresti sentire, ma mi sento sempre a disagio quando mi si chiede di ‘dare consigli’ a chi sta da decenni sul mercato editoriale e ‘ha più capelli bianchi’ in testa di me. Il fatto che l’editoria stia cambiando non deve portarci a buttar via il bambino con l’acqua sporca e a sminuire il lavoro editoriale degli ultimi trent’anni. È una banalizzazione dire che gli editori tradizionali si muovano lentamente perché non sono in grado di ‘prendere il treno’, ci sono dietro anche altre ragioni. I nuovi paradigmi si stanno costruendo adesso, il gioco è arduo e per nulla scontato.

Il mio ‘io’ pessimista (per Quintadicopertina) dice che fra un paio di anni gli editori tradizionali più grandi, forti anche delle esperienze dei primi sperimentatori, usciranno con delle belle proposte aderenti alla realtà e al mercato e con maggiori investimenti di quanto possiamo permetterci noi ora. Fa parte della natura delle cose che ci siano piccoli innovatori che provano, propongono e anche sbagliano, mentre i ‘vecchi’ si possono prendere un paio di anni in più e selezionare l’innovazione migliore. Attenzione però che questo momento, come indicano i dati del fatturato in editoria, sta arrivando.

Poi c’è il mio ‘io’ idealista e partecipativo, che vede l’editoria come un mondo che acquista complessità e richiede professionalità multiple e differenti. L’editore tradizionale, anche mantenendo la sua identità, deve integrare e sapersi diversificare, sostenendo e facendo proprie le esperienze chi gli sta facendo da ‘apripista’, senza opposizioni. Le collaborazioni fra identità differenti e autonome arricchirebbero l’offerta. Ma non ci credo molto!

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