incontri ravvicinati tra editoria e lettori

di Salvatore Nascarella

Mettere a contatto l’editoria e i lettori è un esperimento curioso. L’assenza di filtri porta spesso risultati inattesi: è un esperimento che molti stanno portando avanti, soprattutto nell’ambito della lettura digitale.

A Torino l’esperimento ha un nome. Si chiama “Il libro: lavori incorso”: è un serie di incontri, 5 per la precisione, sul mondo del libro, su chi ci lavora e sulle prospettive future del settore ospitati in una piccola libreria indipendente (Linea 451). In qualche modo questo percorso è figlio di Librinnovando 2011: già, perché proprio in quell’occasione era nato un interessante dibattito sul prezzo e il valore del libro, dibattito assai vivo che non cessa ancor oggi di coinvolgere professionisti e non.

Voglio raccontarvi in breve quel che sta succedendo con “Il libro: lavori incorso” (hashtag #libroincorso). Abbiamo creato un piccolo gruppo di lavoro: Elena Asteggiano (@redattore), Sara Bauducco (@BauduccoSara), Noemi Cuffia (@tazzinadi) e me. L’obiettivo che ci siamo posti è avvicinare e far conoscere chi fa i libri a chi li legge, entrando dietro le quinte in modo trasparente per far conoscere quale sia il percorso che determina il costo di un libro e come questo percorso stia attraversando in qualche
modo una nuova fase evolutiva, grazie al social networking, al diverso modo di entrare in relazione e di – perché no – promuovere un libro. Il primo e il secondo incontro si son già tenuti, rispettivamente con editori e autori. Il terzo avrà come protagonisti i service editoriali, il quarto sulla lettura e il web (grazie anche a LeDita) e l’ultimo sulle nuove forme di lettura. Per ogni incontro abbiamo chiamato professionisti del settore che hanno raccontato e racconteranno quel che fanno in editoria, come lo fanno e quali sono i punti critici.

Il titolo scelto per l’iniziativa ha un suo perché, ovviamente. Per molti versi un libro è paragonabile a un progetto architettonico. Leggendo si costruiscono conoscenze, immagini, mercati, panorami, si occupano e ridisegnano spazi, si mischiano stili. Un libro si serve di architetti, progettisti, capo cantieri, manovali, ma li chiamiamo comunemente editori, autori, editor, traduttori ecc. Come una casa, anche il libro ha parametri che ne definiscono il valore e, infine, il prezzo.

Durante gli incontri abbiamo deciso di porre domande puntuali e precise. Editori (Miraggi, Espress e Notes) e autori (Elvio Calderoni, Alessandro Perissinotto e Dario Voltolini) hanno accettato di mettersi in gioco.
Quel che è emerso, noto a chi lavora nel settore ma sconosciuto agli altri, è che all’editore non rimane molto del libro che vende (un 15%?) e che per essere editori, almeno di piccole dimensioni, si deve fare molta attenzione ai conti perché le risorse sono limitate e il lavoro a cui star dietro è tanto. La lotta per stare sul mercato è su più fronti e ha un nemico in più rispetto ad altri settori merceologici: l’editoria a pagamento che scredita e rende difficile la vita a chi lavora seriamente, selezionando gli autori e i loro scritti, lavorando per fare di un “manoscritto” un libro che qualcuno comprerà. Gli autori hanno storie di approdo all’editoria diverse. Ognuno arriva al suo primo libro percorrendo strade proprie, chi respingendo le sirene dell’editoria a pagamento, chi riemergendo da un magazzino dopo anni, chi dopo aver mandato a pioggia il proprio lavoro agli editori. C’è chi ammette di non conoscere i propri lettori e di stupirsi ogni volta che ne incontra uno, chi mal sopporta la caduta di stile e la “vigliaccheria” di certi commenti on line ai propri scritti. Per tutti è chiara una cosa: non si campa di sola scrittura, a meno che non si sia l’autore di bestseller. Diciamo che in gran parte dei casi è un’entrata extra. Durante gli incontri si è parlato di
percentuali, contratti, rapporti tra editori, editor, autori, uso dei social network in editoria, ma non voglio tediare i visitatori del blog.
Quel che mi preme sottolineare è che se l’editoria decide di farsi conoscere, il lettore sarà più disposto a spendere qualche euro, perché sa quel che c’è dietro. Il mondo editoriale non può far altro che diventare conoscenza comune: chi ha partecipato agli incontri lo ha notato e lo hanno notato soprattutto coloro che i libri li comprano. I prossimi appuntamenti ci diranno altro, ma questo è solo un punto di partenza.

Tanto per informazione, cliccando sull’immagine potete vedere il programma.

@nascpublish

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