Bookrepublic + MLOL = prestito senza DRM

Si tratta di un nuovo modello di prestito bibliotecario per ebook, il “watermark lending” e sembra che nel mondo sia una novità: lo promuovono MLOL (MedialibraryOnLine) e BookRepublic, una delle maggiori piattaforme di distribuzione e vendita degli ebook in Italia. Il comunicato parla chiaro e altrettanto fa questo articolo su Pianeta Ebook. Io ho voluto parlarne con Nicola Cavalli, direttore editoriale di Ledizioni e, come Ledi, uno dei promotori del progetto.

Ho chiesto a Nicola di spiegare in poche parole a me e a quelli come me (quindi piuttosto inesperti su argomenti come digital lending e tutto quel che riguarda le biblioteche nell’era digitale) che cosa ci sia di innovativo in questo accordo, quali sono i vantaggi per il lettore (e per la biblioteca) e se potrà essere adottato come un modello per il futuro. Infine, il ruolo di Ledi in tutto questo. Ecco le sue risposte.

“Credo che questo accordo sia innovativo perché è il primo caso al mondo, a mia conoscenza almeno, in cui si effettua prestito bibliotecario senza drm Adobe. L’utente potrà prendere in prestito l’ebook dalla biblioteca che ne ha acquistato delle copie e che lo ha disponibile e gli verrà consegnato in file con watermark che potrà conservare sul suo device per sempre. In questo modo si evitano tutti i problemi di drm e l’utente può mantenere la sua biblioteca privata di ebooks.
Ma perché mai gli editori dovrebbero farlo? Perché oltre a vendere le copie ottengono un guadagno da ogni prestito che la biblioteca effettua.
Tecnicamente il modello è quello tradizionale mutuato dal mondo cartaceo e non molto innovativo (e per questo criticato, a ragione, da alcuni) del one copy/one user. L’editore in questo modo vende le copie come prima e come nel mondo cartaceo, ma guadagna anche dai prestiti.
L’utente non paga nulla e può conservare i file, la biblioteca paga sia le copie sia il prestito, ma rispetto al prestito con drm Adobe dà un servizio migliore e più di valore ai suoi utenti. Rispetto poi al cartaceo comunque risparmia (gli ebook costano un po’, troppo poco, meno del cartaceo, ma soprattuto il prestito digitale è molto meno oneroso di quello cartaceo, se consideriamo anche tutti i costi gestionali connessi al prestito cartaceo come personale coinvolto, magazzino etc etc).
Credo sia un primo passo per immaginare diversi modelli di relazione fra autori, editori, biblioteche e lettori. Poi si potrà migliorare e fare ulteriori passi.

Il ruolo di Ledi: Ledi è uno dei promotori del progetto e gestisce una parte tecnica relativa al digital watermarking con il suo marchio ledigital che offre servizi di produzione e distribuzione digitale ad altri editori, fra cui ovviamente Ledizioni, la nostra casa editrice, che sperimenta questo modello con entusiasmo.”

9 thoughts on “Bookrepublic + MLOL = prestito senza DRM

  1. Marilena Puggioni ha detto:

    Nicola Cavalli ci puoi argomentare questa affermazione?
    “Le biblioteche intanto così risparmiano sia sul prezzo delle copie che sui costi di gestione del servizio di prestito”
    E’ vero che “è dimostrato ampiamente che le biblio svolgono attività di promozione della lettura, con ricadute positive su librerie, editori etc etc.”, ma i lettori non sono esattamente gli stessi, diciamo che una parte, stimolata dalla promozione della biblioteca va anche a comprarne alcuni. Un’altra parte non li comprerà mai, per motivi economici ed altro, e per quello ci siamo noi. E forse quest’ultima parte fa gola agli editori, con proposte che sono sicura non tarderanno ad arrivare dopo aver sondato l’efficacia di certe pratiche. Ma per ora questa è solo una sensazione. Vabbè lo ammetto, forse qualcosina in più che una sensazione😉
    Per quanto riguarda Tombolini, fermo restando che ritengo molte delle sue osservazioni giustissime, attendo, come ho scritto nel suo blog le proposte. Si sa che la concorrenza è l’anima del mercato e che da un mercato libero il cliente (biblioteca-lettore) non potrà che guadagnarci.

  2. @iscarlets
    Le biblioteche intanto così risparmiano sia sul prezzo delle copie che sui costi di gestione del servizio di prestito.
    La differenza e’ che in questo modello c’è un contratto di licenza che regola il processo, nelle vendite dagli store online questo non succede e le biblioteche non possono acquistare e dare in prestito gli ebook comprati dagli store.
    Poi il modello non e’ definitivo e ibrido, sicuramente. Ma, ripeto, lo vogliamo vedere come una prima versione a cui speriamo ne seguano altre (e ne seguiranno!)
    @f4f10b e @mediadigger
    A @Tombolini ho risposto sul suo blog, e meglio di me li ha fatto Virginia Gentilini, la cui risposta condivido in pieno. Circa i lettori credo siano gli stessi quelli che vanno in biblioteca ed in libreria, tanto più nel mondo digitale. E’ dimostrato ampiamente che le biblio svolgono attività di promozione della lettura, con ricadute positive su librerie, editori etc etc.
    Bisogna trovare modi di coinvolgerle quanto più possibile anche nell’ebook perché questo si affermi, vedi tanto per cambiare gli Usa.

  3. @Nicola: giusto cercare di sperimentare sul digitale, anzi vietato smettere🙂. Però questo prestito, che non è proprio un prestito, che non si può proprio proprio chiamare prestito, e che un po’ fa il prestito, un po’ è regalo, un po’ è vendita, non mi convince:/

    @Ivan: mi trovi parecchio d’accordo.

    Sul post di @Tombolini citato da Marco, Antonio nn smentisce il suo stile diretto e tagliente, però molti argomenti mi sembrano condivisibili, tra cui la reale convenienza per un editore di affidarsi a una soluzione che tende a favorire i lettori che vanno in biblioteca e sminuire quelli vanno in biblioteca.

  4. Ho le idee tutt’altro che chiare ma ecco alcune cose che mi vengono in mente:

    – a prescindere dalle formule adottate, il prestito esiste all’interno di un contesto di scarsità. ad esempio può darsi che ci sia una forte barriera all’ingresso (costi molto alti) o che sia il prodotto (o servizio) ad essere scarso. entrambe queste condizioni possono far diventare il prestito molto conveniente, una buona risposta ad una determinata esigenza.
    – un testo digitale di per sé non è sottoposto a questi limiti. la sua accessibilità teorica è sempre totale (dunque è un prodotto abbondante). la sua scarsità può essere indotta attraverso determinate politiche di pricing e attraverso limitazioni di utilizzo (drm).
    – mi sembra perfettamente logico che gli attori della filiera editoriale tradizionali (editori, librai, distributori e biblioteche) cerchino di adattare il prestito bibliotecario ai nuovi scenari partendo dai vecchi modelli. detto questo, se vogliamo parlare di prestito, è necessario che questo sia a termine. altrimenti non stiamo rivoluzionando il prestito. stiamo facendo una cosa diversa.
    – la soluzione di bookrepublic e mlol mi sembra voglia tenere il piede in due scarpe. l’utente finale ottiene un prodotto a costo zero, che resterà nella sua disponibilità a tempo indeterminato. dal suo punto di vista si tratta di un dono. allo stesso modo potrebbe prendere un libro in biblioteca, fotocopiarlo e tenerle la copia. allo stesso tempo la biblioteca è sottoposta a tutte le limitazioni del prestito cartaceo (scarsità indotta). la copia (???) esce dalla disponibilità per 14 giorni, e ogni download deve essere pagato all’editore (e suppongo agli intermediari).
    – piegare il modello di utilizzo a favore del lettore di sicuro dà ottimi risultati, soprattutto di immagine. nel frattempo continua a mancare un modello di business che metta le biblioteche nelle condizioni di uscire vive dai cambiamenti che stiamo attraversando. ottima tattica, ma mi sfugge la strategia.
    – ultima cosa: almeno dal punto di vista tecnico tutti i testi di tutti i distributori protetti da watermark possono essere prestiti “a tempo indeterminato”, dunque mi sfugge l’elemento di novità.

  5. Mi fanno notare che se non c’è restituzione non c’è prestito, e vedo del vero in questa considerazione. Ma molti termini del mondo cartaceo e tradizionale male si adattano al mondo digitale ed il digital lending e’ uno di questi. Quindi inviterei a guardare il modello in se senza soffermarsi troppo sui termini. Detto questo per la biblioteca e’ un vero prestito perché nei 14 giorni che quella determinata copia e’ “fuori” non può darla ad un altro utente. Per l’editore lo e’ tanto che vende le singole copie e riceve un quid da ogni operazione di prestito, appunto e lo e’ anche per l’utente che può prendere in prestito l’ebook solo se questo e’ disponibile in quanto copia acquistata dalla biblioteca e non “fuori” in quel momento.
    Il vantaggio e’ l’assenza di drm Adobe e la possibilità di continuare a leggere il file anche dopo la scadenza dei 14 giorni.
    Lo chiamiamo infatti Watermark Lending, una nuova modalità di prestito di ebook: ha qualcosa (secondo me ancora molto e troppo) del prestito tradizionale e qualcosa di diverso (e che sfrutta una – piccola- parte delle possibilità del digitale).
    Poco a poco si prova a fare qualcosa di diverso e, speriamo, migliore.

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