Dianora Bardi: la didattica nelle tecnologie

Chi si interessa di tecnologie applicate alla didattica conosce sicuramente Dianora Bardi: insegnante di italiano e latino al liceo Lussana di Bergamo, la professoressa Bardi è stata l’artefice dell’adozione degli iPad in classe, dove hanno letteralmente sostituito i libri. Ma non solo: credo di non esagerare se dico che è la pioniera di un vero e proprio nuovo metodo didattico.
Se ne è parlato molto (qui un buon articolo e anche qui) e ultimamente se ne è occupato il blog del Corriere.it “EHI, BOOK!” ; subito dopo quell’articolo, la professoressa Bardi ha detto di essere stata tempestata di messaggi, segno dell’interesse che c’è intorno all’argomento.
Ma è da più di 20 anni che la Bardi si occupa di tecnologie e didattica e tiene seminari, organizza conferenze e incontri per parlarne e formare docenti.
Dato che l’argomento mi interessa tantissimo ed è molto articolato e complesso, ho preferito non fare la solita intervista scritta botta-risposta, ma ho parlato direttamente con la professoressa Bardi dopo aver delineato alcune tracce su cui si sarebbe svolta la nostra chiacchierata.
Di seguito quindi presento uno ad uno questi spunti accompagnati dall’audio in cui Dianora Bardi li sviluppa e li approfondisce.
(Mi scuso sin da ora per la non eccelsa qualità dell’audio e soprattutto per i rumori di fondo dovuti alle mie figlie e al suo cane)

Partendo dall’esperienza del Liceo Lussana di Bergamo e dalla constatazione casi simili si stanno replicando, magari con modalità diverse, anche in altre parti d’Italia, chiedo alla Bardi se davvero sta nascendo una nuova mentalità nella scuola, quella mentalità che lei ha riassunto in una frase che amo riportare: fare didattica nella tecnologia e non la didattica con la tecnologia.
Lei conferma l’impressione, ma mette in guardia: la tecnologia fine a se stessa non basta, alla base ci deve essere un profondo rinnovamento della didattica. Il focus quindi non è la tecnologia, ma la didattica innnovativa.

Ascolta: la nuova didattica

Mi era piaciuto molto, leggendo le interviste della Bardi, sentirla parlare di “laboratorio creativo” e bottega” dove convergono e si elaborano saperi e competenze, dove l’insegnante scende dalla cattedra e si pone al servizio dello studente come tutor, non tanto  - o non solo – per insegnare qualcosa, quanto piuttosto per aiutare lo studente a filtrare  i mille stimoli che ora riceve, le mille fonti di informazione sempre nuove e in continuo divenire. Quindi il sapere come qualcosa non di acquisito da trasmettere, ma da “addomesticare”, rielaborare, personalizzare.
Il metodo seguito dalla Bardi persegue infatti il fine di dare ai ragazzi una conoscenza critica, attiva e in divenire.

Ascolta: il metodo

In un post che ho letto recentemente, si dice che “the Future  of Education is Mobile, Social and in the Cloud“. Da quanto sembra di capire, la didattica di Dianora Bardi  va precisamente verso questa direzione. Lei stessa parla spesso di “Cloud Learning”:

Ascolta: il Cloud Learning

Scopo di Dianora Bardi è creare un centro di ricerche e formazione innovativo e che promuova l’idea di una didattica moderna e, soprattutto meno legata ai libri di testo. Questo è un tema molto delicato e particolarmente interessante, per cui le chiedo come dovrebbero essere secondo lei i materiali didattici ideali per questo tipo di didattica.
La Bardi prefigura un piccolo libro cartaceo poco costoso (4-5 euro) integrato con sezioni da fornire in digitale tramite micropagamenti su cui studenti e insegnanti possono lavorare per elaborarne i contenuti.

Ascolta: l’editoria scolastica

Fin qui l’auspicio e la proposta per i futuri materiali. Ma la Bardi dice anche come non dovrebbero essere e come non dovrebbero comportarsi gli editori:

Ascolta: gli editori

Infine, il futuro: il mondo della tecnologia è in continua evoluzione e i ritmi non rapidissimi della scuola rischiano sempre di farla rimanere indietro. Già si parla di semantic web, di augmented reality, in molti vedono tanto imminenti quanto determinanti le nanotecnologie: tutte queste nuove pieghe della tecnologia avranno sicuramente un impatto nella didattica, ma quale?
La risposta è breve quanto categorica: il futuro della didattica è nella tecnologia e si tratta di un processo irreversibile. Ma tecnologia non concepita come LIM (che alla Bardi non piacciono perché troppo passive) o e-learning (secondo lei già morto quasi prima di nascere), ma tecnologia come mezzo per rielaborare i contenuti in maniera nuova. Questa è la sfida che la scuola dovrà affrontare per dare una vera educazione, una formazione che veramente serva all’individuo al di fuori dell’aula.

Ascolta: il futuro della didattica digitale

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5 pensieri su “Dianora Bardi: la didattica nelle tecnologie

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  5. Grazie per questo post, su un argomento che mi interessa molto. Domani la professoressa interverrà alla fiera della microeditoria a Chiari: spero di riuscire ad assistere al suo intervento.

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