i futuri autori, i futuri lettori, le future librerie

Durante la settimana appena passata ho letto alcuni articoli interessanti che mi piace segnalare e condividere (nonché discutere) qui. Li unifica, me ne sono accorto a posteriori, il fatto di riflettere in prospettiva su ciò che potranno essere i futuri autori digitali, i futuri lettori e  – come da titolo del post – come potrebbero cambiare le librerie in futuro.
Inizio dalla prima riflessione sul self publishing e sulla notizia che più ha fatto discutere in questo periodo (a parte Pottermore), cioè il fatto che John Locke, autore senza editore, abbia venduto un milione di ebook.
A questo riguardo Mike Shatzkin come spesso gli è congeniale va controcorrente e, dopo aver fatto i conti in tasca (nel verso senso del termine) a Locke, conclude che se si fosse rivolto a un editore, anche vendendo un decimo di quel milione di copie avrebbe guadagnato di più.
Solo due umili osservazioni a margine: la prima è che questi “se” con il senno del poi mi lasciano sempre piuttosto perplesso (troppe sono le varianti e le variabili in gioco, dal prezzo alla promozione e tante altre); ma soprattutto, siamo proprio sicuri che Locke volesse in questo modo SOLO guadagnarci soldi quanto non piuttosto lettori?
Credo che anche Shatzkin non ignori affatto la grande differenza tra l’avere un potenziale bacino di 100 mila lettori e un milione. E proprio in base a questo ragionamento concordo comunque con lui sulla conclusione: a Locke conviene ormai farsi traghettare da un buon editore che valorizzi proprio questo enorme bacino di potenziali (e affezionati) lettori, proprio come ha fatto l’altro fenomeno del self publishing, Amand Hocking.

Il secondo punto riguarda noi lettori, e ci riporta in Italia e a due gran bei cervelli pensanti dell’editoria digitale, Sergio Maistrello e Giuseppe Granieri. E’ stato a dir la verità il solito articolo settimanale di Granieri sulla stampa.it che mi ha condotto al bel pezzo di Maistriello, una magistrale riflessione su come cambia la prospettiva del lettore – e in generale dell’utente – digitale rispetto a chi si affida ai media tradizionali.
Maistrello fa un discorso con un epicentro più giornalistico, in cui mette in evidenza la rivoluzione copernicana attuata dall’informazione in Rete, dove “il processo di accesso all’informazione è capovolto e procede per ricombinazioni personali e non preventivabili all’origine.”
Granieri invece si concentra più sui libri veri e propri e, da bibliofilo e “collezionista” confesso di libri cartacei che gli hanno invaso casa, constata però come sia radicalmente mutato il suo atteggiamento nei loro confronti dopo il passaggio al digitale (“all’ultimo Salone di Torino” – dice Granieri – “in due giorni non ho nemmeno guardato un libro di carta”).
I libri digitali saranno sempre più accessibili, conclude Giuseppe,  e soprattutto “migliorerarnno gli strumenti di matching, quelli che ci regalano efficacia nell’incontro con il libro che può piacerci.”

E questo ci porta all’ultimo punto, le librerie. Se guardate un po’ a ritroso in questo stesso blog, recentemente se ne è parlato parecchio e non potrebbe essere altrimenti: chi ama la lettura non può non amare le librerie e tutto ciò che esse significano ed evocano. Però bisogna ammettere di essere giunti a una svolta epocale, di cui l’editoria, soprattutto in Europa, si sta rendendo conto a fatica e di fronte alla quale le librerie di ogni parte del mondo sono nel migliore dei casi spiazzate, nel peggiore impaurite, ma nella stragrande maggioranza ancora ignare delle conseguenze che potrebbe portare.
Un articolo di Chris Walters su Teleread affronta l’argomento proprio dal punto di vista di un appassionato frequentatore di librerie e tuttavia ormai lettore soprattutto digitale. Perché, si chiede Walters, la libreria tradizionale non può coniugare lettura cartacea e digitale nello stesso spazio? Non si parla solo di libri, ma si potrebbe iniziare dagli accessori (custodie di ogni fattezza e colore, lampade applicabili e altro) che ormai sono parte integrante o quasi di un e-reader.

Ma Walters va oltre i semplici gadgets:
Se cammino tra gli scaffali oggi e trovo un libro che mi piace, lo vorrei in formato digitale, non cartaceo. Non voglio più libri stampati. Ma allora perché non c’è un modo semplice per me di fare questo acquisto direttamente qui nel negozio (senza barare e visitare Amazon sul mio smartphone)? Perché non posso portare il libro alla cassa, dire al cassiere che voglio questo in ebook, pagarlo e ricevere poco dopo una mail con un link per il download? Perché un potenziale cliente come me risulta così difficile da soddisfare?

Queste sue parole e in generale tutti gli articoli appena analizzati mi hanno fatto tornare in mente un video che già avevo proposto qualche tempo fa e che volentieri posto di nuovo, in quanto ora, in tempo di vacanze, è forse ancora più in sintonia con le esigenze di tanti lettori che sono partiti o partiranno con le valigie appesantite dalle letture che intendono fare approfittando del tempo libero.
Si tratta di un video realizzato in Francia e vorrei sottolineare soprattutto la parte riguardante le librerie. Buona visione.

3 thoughts on “i futuri autori, i futuri lettori, le future librerie

  1. @Marco Montori. Concordo. Mi sembra che chi ancora non abbia preso una posizione precisa in questa transazione da carta a byte, siano gli editori. Se ne stanno lì a vedere da che parte tira il vento. Io mi ritrovo molto nelle parole di Walters “lo vorrei in formato digitale e non cartaceo”. Ma troppo spesso non posso ancora scegliere, non in libreria ma nemmeno da casa. Troppo pochi i titoli e spesso solo tra i bestsellers.

    @Marco: grazie, come al solito, per gli spunti di riflessione.

  2. Ciao, articoli come questi (non solo quelli che pubblichi nel tuo blog) mostrano uno uno scenario di scenari. Tanto è ancora da fare e come sempre quelle librerie delle grandi catene che vendono anche altro stanno già facendo quanto viene annunciato qui. Qualche giorno fa ero alla Fnac, che oltre al mondo vende anche libri e aveva il suo scaffale con tutti gli e-reader. Le altre librerie, quelle del nostro immaginario canonico hanno bisogno di capire che fare, come immettere anche questa (passatemi il termine) strumentazione. Non è impossibile, serve anche un atto di coraggio come serve un atto di coraggio da parte degli editori a mettere mano in questo campo senza aspettare che altri facciano qualcosa, senza considerare oggi l’ebook solo come un problema di conversione del libro di carta.
    Dalla sua l’editore ha due punti a suo favore al momento ma mal sfruttati, i contatti stampa per gli eventi, e gli editor, ovvero quel punto di vista esterno che controlla il libro: tenta di demolire la pubblicazione, se ci riesce il libro non è bello o nemmeno efficace, se non ci riesce semmai con qualche accorgimento trasforma un’opera della sola testa dello scrittore in un evento di massa.
    Si deve prendere dimestichezza con nuovi strumenti, non è assolutamente detto che Locke avrebbe avuto altrettanti lettori di quelli che ha guadagnato facendo da solo, l’incongnita è proprio l’editore.

    ciao!

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