il marketing editoriale e i social network – 3: la parola a due librai

Dopo un il parere di un editor, quello di una scrittrice e il rapido consulto con un  esperto di social network e comunicazione digitale, oggi si affronta l’argomento della promozione libraria dal punto di vista di due librai, intervsitati dal mio “socio” e ormai a tutti gli effetti co-tenutario del blog Salvatore Nascarella. Salvatore non è nuovo a incursioni nell’ambiente delle librerie, ma credo abbia ragione: il cuore pulsante, lo snodo fondamentale dove l’oggetto-libro e il lettore si incontrano è ancora e soprattutto qui. Probabilmente però, come si è detto e ripetuto, è arrivato il momento per le librerie di rivedere  il proprio modello cultural-commerciale, se non addirittura la propria identità. Dopo aver letto l’intervista, credo che i “nostri” due librai possano costituire un esempio interessante di libreria che cerca di affrontare al meglio le impervie acque del mondo editoriale e culturale di oggi.
Ma lascio la parola a Salvatore e ai suoi due ospiti.

Malvina Cagna e Beppe Marchetti sono due librai. Trebisonda è la loro libreria, figlia di un’altra libreria torinese (Massena28). Si trova in San Salvario, quartiere “difficile” di Torino, ma interculturale, ricettivo, e particolarmente amato dai giovani. Trebisonda è una libreria indipendente che fa scelte autonome rispetto ai circuiti della grande editoria, cercando di promuovere piccole case editrici. Ha un sito internet, un blog, un profilo Facebook con più di 2500 fan. In libreria Beppe e Malvina organizzano con alta frequenza letture, presentazioni, eventi e corsi, così da far vivere il libro anche fuori dagli scaffali e dagli espositori. L’editore deve solo sperare che il proprio lavoro non si aggiudichi il premio “Libro zeppa del mese”, ossia non finisca a stabilizzare la gamba di un tavolino è nato zoppo: una provocazione irriverente, degna di esser segnalata.

1) Come scegliete le vostre letture?
Malvina. In modo spesso casuale. Occhieggio i libri, mi lascio incuriosire da un nome, da un titolo; se decido di approfondire la conoscenza prendo il volume, lo sfoglio, leggo la bandella, la quarta di copertina. Se un autore già mi è noto e mi piace di solito non faccio tante storie, anzi tendo a volerne conoscere l’intera produzione. Certi incontri magici sono avvenuti senza aver letto nulla prima, né recensioni, né altro. Ricordo il fascino di alcuni Iperborea e la scoperta di un autore magistrale come Lars Gustafsson, ormai più di vent’anni fa. Invece ero prevenuta verso i best seller: così, ad esempio, un libro stupendo come Le correzioni mi sono decisa a leggerlo solo quando è uscito in economica. Anche del passaparola mi fido poco: per voler fare tutto da sola, ho scoperto tardi autori o libri imperdibili, o almeno credo: in realtà, al momento, non me ne viene in mente nemmeno uno. Da libraia è diverso, bisogna cercare di farsi un’idea di quello che esce per poterlo s/consigliare, e poi continuare a cercare per conto proprio cose magari piccole ma di qualità.
Beppe. Di fronte a un libro che non conosco, di solito leggo le prime due pagine, l’ultima e annuso la carta. Per il resto mi affido ad alcuni solidi pregiudizi: Federico Moccia non scriverà mai niente di bello, Marcos Y Marcos vale generalmente la pena. Infine, di tanto in tanto, seguo dei filoni: solo autori sudamericani, solo gialli, solo libri di viaggio.

2) Perché un libro vende?
Malvina. È solo da febbraio che faccio la libraia; in questi mesi ho notato che conta molto la collocazione dei volumi e la passione con cui se ne parla (o se ne scrive, sul sito). Vendo meglio i libri che amo di più.
Beppe. Se per “vende” intendi “vende da bestseller”, la risposta temo sia perché la casa editrice ha un ufficio marketing molto potente. Su numeri più limitati contano invece altri fattori, tra cui il passaparola, l’amorevole opera di promozione dei librai, eccetera.

3) In breve, come promuovete i libri e la libreria? Cos’è per voi fare “marketing editoriale”?
Malvina. Cerchiamo di proporre iniziative che possano interessare i lettori dei generi più diversi e di rendere lo spazio della libreria bello e accogliente per bambini e adulti.
Beppe. Non so rispondere a questa domanda. Credo sia la parola “marketing” che mi inibisce🙂

4) La Libreria Trebisonda si trova in un quartiere torinese multietnico (San Salvario). Qual è la funzione del libro e della libreria in una realtà di microterritorio in cui si parlano più lingue e si mischiano più culture? La promozione della lettura (e di conseguenza del libro) da voi portata avanti coinvolge anche le comunità di stranieri?
Malvina. Già alla Massena28, la libreria che Beppe ha gestito per 5 anni, c’era una grande attenzione rivolta a paesi e narratori stranieri pubblicati in italiano. Credo che ormai anche qui a Torino vivano parecchie persone di origine straniera che parlano e leggono nella nostra e loro lingua. Non dimentichiamo che, in un quartiere come questo, è l’italiano a essere lingua franca. E poi ci sono i ragazzi, i giovani figli di genitori migranti, che hanno frequentato le scuole qui. Così cerchiamo di proporre appuntamenti alla conoscenza di altre letterature. L’abbiamo fatto, finora, con l’aiuto di un paio di associazioni: Italia-Iran di Torino (e lo scrittore Hamid Ziarati) e Russkij Mir. Dedichiamo una vetrina ad autori di quel paese e ospitiamo serate sulle loro scritture e l’attualità.
Beppe. Sottoscrivo quello che dice Malvina.

5) La rete e i social network: come editori, libreria e autori possono sfruttarli per promuovere il proprio lavoro? Meglio ciascuno per proprio conto o fare gioco di squadra? Se conta il gioco di squadra, cosa ti aspetti dagli altri attori?
Malvina. Meno spam?
Beppe. Meglio piccole collaborazioni con realtà che senti simili. Gioco di squadra sì, ma non con tutti. Non tutti i “piccoli” hanno gli stessi obiettivi.

6) Avete una pagina Facebook con molti fans, un sito e un blog. Su nessuno di questi vendete libri. Perché avete scelto di usare la rete “solo” per promuovere e non per vendere?
Malvina. Il sito ancora non è completo, un giorno si spera non lontano riusciremo a vendere anche online. Poi in realtà la mail di FB serve ai clienti anche per fare ordini, quindi…
Beppe. Vendere online non è semplice, se non puoi permetterti gli sconti fuori mercato dei grandi negozi online. IBS a giugno faceva sconti del 40% su non so quanti titoli, Amazon ha il 35% su tutte le novità…

7) Le librerie indipendenti come possono rispondere alle catene, alla GDO? Cosa cambia nella promozione?
Malvina. Ci vogliono fantasia, competenza, intraprendenza, onestà intellettuale. E flessibilità.
Beppe. Diciamo che senza catene si lavora meglio. È una battuta, ma ha un fondo di verità!

8) L’ebook per una libreria indipendente è un’opportunità o un altro concorrente?
Malvina. M’incuriosisce e vorrei considerarlo un’opportunità, credo sia possibile: penso ad esempio a chi fa lunghi viaggi e non può portarsi dietro decine di libri.
Beppe. Credo che gli amanti veri dei libri non possano vivere di solo ebook. Magari hanno un lettore, magari lo usano, ma se amano un libro, lo vogliono di carta e lo comprano. E credo che sarà sempre così. Per come è concepita, comunque, la distribuzione di libri elettronici scavalca la libreria indipendente, ne fa a meno. Quindi direi che non è un’opportunità, ma non deve neanche far paura.

9) Cosa ti piacerebbe accadesse ai libri della tua libreria?
Malvina. Se i libri son belli (e i nostri molto spesso lo sono) l’ideale è che si diffondano il più possibile.
Beppe. Vorrei che si raccontassero le loro storie, che facessero amicizia, che sbocciassero degli amori. Amori multietnici, copertine verdi con copertine rosse. Amori transgenerazionali, prime edizioni con novità. Amori transgender, libri di poesia con romanzi horror.

di Salvatore Nascarella (@nascpublish)

La fotografia di Malvina e Beppe è tratta dal sito http://www.lastampa.it.

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