social reading, self publishing e scritture future: ne parla luca lorenzetti

Questo post prosegue un discorso intrapreso qualche tempo fa con alcuni interlocutori, sicuramente più esperti e affidabili di me, sulle nuove prospettive dell’editoria digitale dal punto di vista tecnico e strategico, professionale e letterario.

Con il personaggio di oggi, che è anche un amico nonché mio concittadino, intendo chiudere il cerchio e concentrarmi in particolare su tre aspetti  di cui si parla sempre molto. Ma prima presento l’ospite: è Luca Lorenzetti, giornalista e soprattutto autore di Scrivere 2.0, un libro che consiglio a tutti coloro che cercano una guida semplice, chiara e agile per entrare in contatto con il mare magnum di applicazioni, possibilità e funzioni  utili per scrivere nel e sul Web.

DOMANDA
Dopo i due grandi eventi dell’editoria digitale italiana (IF BOOK THEN e Ebook Lab Italia), che idea ti sei fatto sui possibili sviluppi? Circoscrivo il tema ad alcuni aspetti:

– social reading
– self publishing
– nuove scritture possibili

RISPOSTA
Credo che il social reading sia una bella opportunità, sia per gli autori che per i lettori. Come lettori, perché possiamo contribuire con commenti, note e riflessioni a quello che stiamo leggendo, come autori perché possiamo vedere il nostro testo prendere vita e rimanere in evoluzione anche dopo la pubblicazione. Il Web sociale ha reso i confini del testo molto più permeabili e indefiniti rispetto al passato: il confine tra ciò che scrive l’autore e ciò che, di rimando, scrivono i lettori è sempre meno marcato.

Se da un lato, però, vedo il social reading come un arricchimento evidente quando applicato ad un testo di carattere tecnico, per un testo di carattere narrativo devo ancora maturare un’opinione precisa. Al momento ho ancora qualche perplessità, dovuta più che altro – lo ammetto – ad un pregiudizio. Quando leggiamo una storia, entriamo, più o meno profondamente, nel mondo narrativo che l’autore costruisce per noi. La permanenza prolungata in questo mondo è il presupposto per un’esperienza di lettura coinvolgente e soddisfacente.
Temo che, almeno per quel che mi riguarda, interrompere il racconto e uscire continuamente dal “mondo narrativo” del libro per leggere le note a margine dei lettori, possa diventare alla lunga più una fonte di distrazione che un arricchimento di lettura. Sospendo però il giudizio sul social reading applicato alla narrativa per verificare e sperimentare in prima persona.

Del self publishing ho parlato molto nel libro e non voglio ridurre in poche righe un pensiero che invece mi sono sforzato di argomentare in modo più analitico.
Oggi un autore, grazie all’ebook, può tecnicamente gestire da solo tutto il processo editoriale, dall’idea al prodotto finale, e rendere disponibile il suo libro su tutte le maggiori piattaforme di distribuzione online e in vendita negli ebook store, grazie a piattaforme come Narcissus, Smashwords o simili.
Il fatto che oggi un autore possa approfittare, se vuole, anche di questa opportunità mi sembra una cosa fantastica, e da questo punto di vista faccio fatica a vederci qualcosa di negativo.
E’ da vedere, però, come una possibilità in più che si aggiunge alla gamma di quelle già a disposizione degli autori, non come una pratica da preferire in modo univoco e risolutivo. Quello che fa la differenza, da questo punto di vista, non è la pratica del self publishing in sé, ma il modo in cui l’autore si rapporta ad essa. Il self publishing, a mio parere, è per autori umili, consapevoli dei propri limiti e capaci di rendersi conto quando una cosa riescono a farla bene anche da soli, e quando invece è il caso di ricorrere all’aiuto di un professionista. E questa qualità non è comune.
Come autore, quando ho finito di scrivere di solito ho voglia di mettere il mio lavoro nelle mani di gente competente, di professionisti validi in grado di prendersi cura del mio manoscritto, di migliorarlo, di valorizzarlo. All’occorrenza, però, voglio anche essere libero di gestire tutto da solo, se la circostanza e le condizioni me lo permettono.

Per quanto riguarda l’ultimo aspetto, le nuove scritture possibili, la scrittura per dispositivi mobili o per un certo tipo di fruizione ha senso solo nel momento in cui si sfruttano davvero la potenza della Rete e il fattore mobilità. Penso ad esempio alla piattaforma Pleens (al momento ancora in alfa) che permette di associare un luogo ad una storia, e viceversa, scrivendo anche in mobilità e sfruttando le possibilità della geolocalizzazione. Moleskine, il leggendario blocco notes, ha da poco rilasciato la sua app ufficiale per iPhone e iPad: una delle funzionalità che trovo più interessanti è proprio la possibilità di geolocalizzare una nota.
Se la scrittura per dispositivi mobili non sfrutta le peculiarità del mezzo, con tutte le possibilità che abbiamo di rendere il nostro testo – oltre che un ipertesto – anche un motore per innescare un circuito di relazioni con persone, luoghi e idee, secondo me non è una nuova scrittura: è sempre la solita “vecchia” scrittura, semplicemente veicolata su un supporto nuovo.
Se invece, come autori, impariamo a conoscere le peculiarità di questi nuovi mezzi e a farne l’uso più opportuno, allora le potenzialità sono incredibili.

4 thoughts on “social reading, self publishing e scritture future: ne parla luca lorenzetti

  1. Ciao Marco,

    interessante il commento. Il punto sta proprio nel rapporto che deve essere stabilito tra queste tecnologie, lettore ed editore. Tutti e due hanno ancora un’idea molto vaga di come applicare tutto questo. Per di più l’editore ha poca dimestichezza nel capire come avviene il ritorno dell’investimento, visto che nessuno è riuscito a produrre un modello di business che riesca a stare in piedi (secondo il loro punto di vista).
    Per questo trovano spazio tutte le forme di publishing dando maggiore a volte il risalto alla distribuzione che alla prubblicazione minimizzando il supporto di un “artigiano” come l’editore che cerca di fare da terza parte trasformando quello che nella testa dell’autore pare un’opera d’arte in un prodotto.
    Ovviamente l’editore è un punto di vista, non è detto che qualcosa di illeggibile per un editore sia davvero “carta” straccia.
    Nel mio piccolo sto facendo partire questa sperimentazione, cercando di creare questo modello, parlando con gli editori e facendo capire come assieme possiamo fare qualcosa, coscienti che forse la maniera di vendere questo libro deve cambiare e forse certi concetti di diritto vanno aggiornati.
    Serve produrre un modello che funziona, ma mettendolo nelle mani del lettore, per fargli capire che cosa possiamo fare, e di conseguenza, facendo capire agli altri editori che uno ci è riuscito.

    Alla prossima.

  2. giuseppe ha detto:

    ho una domanda riguardo al social writing. Non conosco alcun sito o portale o qualsiasi realta´virtuale dove si possa esercitare questo tipo di scrittura alla quale sono profondamente interessato. Sapete suggerirmene qualcuno? Vorrei cimentarmi. Grazie.

    Se vi va date un´occhiata a http://www.kartaedizioni.com e thenightofthelivingwords.wordpress.com

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