il marketing editoriale e i social network – 2: ne parla una scrittrice

Dopo aver parlato di marketing editoriale con una editor (Martha Fabbri, qui), oggi la parola va ad un’autrice, ma non italiana. Abbiamo scelto infatti una scrittrice iberica, per la precisione catalana.

Lei è Mireia Companys Tena (Barcellona, 1975) laureata in Filologia Catalana e Traduzione e Intrepretazione all’Università Autonoma di Barcellona (UAB), dove sta preparando la tesi per il dottorato in Teoria della Letteratura e Letteratura Comparata. Lavora come insegnante di catalano per stranieri all’Università di Barcellona (UB), e ha lavorato come docente di lingua catalana all’Università degli Studi di Sassari e all’Università di Ca’Foscari di Venezia. Ha vinto diversi premi di poesia e narrativa e ha pubblicato la raccolta poetica Perfils de la inconsistència (2003), il romanzo breve La mirada ferida (2005) e la raccolta di racconti Venècies. La incerta topografia dels somnis (2009).

1) Come scegli le tue letture?

Per qualsiasi scrittore è importante conoscere sia gli autori classici e canonici sia quelli contemporanei, e anche coetanei: è più o meno quello che cerco di fare. Quindi, oltre a prendere in considerazione tutto quello che deriva dalla mia formazione letteraria “accademica”, cioè tutta una serie di scrittori la cui lettura è praticamente obbligata, cerco di informarmi anche su giornali, riviste letterarie, blog, o presentazioni e reading dal vivo. Per esempio, a Barcellona c’è un bar, l’Horiginal, attorno al quale si riuniscono poeti e scrittori di diverse generazioni, soprattutto giovani, e grazie alle presentazioni lì organizzate ho scoperto uno dei libri più interessanti che ho letto negli ultimi tempi: “La valigia” di Sergei Dovlatov. Tengo molto in considerazione anche i consigli di amici scrittori o dei lettori, le opinioni dei miei contatti sui social network, e le letture che interessano particolarmente altri scrittori tra i miei preferiti, come Roberto Bolaño o Enrique Vila-Matas.

2) Perché un libro vende?

Ci possono essere diversi motivi. Sarebbe magnifico poter dire che un libro vende per il talento e le qualità dell’autore, ma ovviamente non è sempre così, e magari neanche spesso. In realtà il fatto di concepire il libro, o l’oggetto artistico, come un qualcosa da vendere, implica che entrino per forza in gioco criteri commerciali. Quindi, o troviamo la formula del best-seller o le opere di autori che sono già mediatici — e non per forza scrittori — che oltre a caratterizzarsi per un tipo di scrittura molto “semplice” e di consumo veloce sono sostenuti da una buona campagna di marketing, o c’è un altro tipo di marketing più curato, più mirato alla qualità, cioè quello che dipende dalle recensioni da certi giornali o riviste specializzate. Ma è comunque fondamentale trovare uno spazio di visibilità. Poi i lettori e i critici potranno giudicare l’opera. Purtroppo, però, conquistare questi spazi è piuttosto complicato. Può funzionare anche un sistema più semplice, il passaparola, ma in ogni caso perché si possa realizzare anche solo questa situazione, una premessa essenziale è che il libro sia visibile nelle librerie, facile da rintracciare. Questo è l’obiettivo più difficile da raggiungere.

3) Cosa ti aspetti come autore dal marketing editoriale?

Io mi aspetterei che una casa editrice facesse tutto il possibile per garantire quello spazio di visibilità minimo necessario perché poi l’opera letteraria possa arrivare al massimo pubblico e possa fare un percorso proprio. In altre parole, che garantisca che il libro arrivi nelle librerie più importanti o in un numero importante di librerie, che organizzi le presentazioni, che gestisca la partecipazioni fiere del settore, che abbia un minima rapporto con altri mezzi di comunicazione perché il libro sia recensito, ecc. Il fatto è, però, che si pubblicano tantissimi libri. Certe case editrici hanno troppi “prodotti” di cui preoccuparsi e non riescono a seguire il percorso individuale di ciascuno di loro. E forse si preoccupano ancora  meno quando si tratta di un premio letterario (intendo premi minori, non quelli più noti e pubblicizzati), perché qualche modo pensano che la partecipazione questi premi sia un po’ un investimento a vuoto. Per me è paradossale vedere che alcune case editrici di una certa importanza siano molto poco attive per quanto riguarda il marketing delle proprie pubblicazioni e altre, di dimensioni ridotte, che sostengono molto di più i propri autori, gestendo molto bene la diffusione dei libri a catalogo.

4) Quanto vale l’autore nella promozione dei propri libri? Come promuovi i tuoi lavori?

A mio avviso è fondamentale, soprattutto, come dicevo prima, nei casi in cui l’autore viene un po’ “abbandonato” dalla casa editrice, che dovrebbe invece essere la prima interessata al successo del libro, quella con più contatti a disposizione e con maggiore possibilità di pubblicizzare il lavoro. Se questo non accade, l’autore è costretto a diventare praticamente agente letterario di se stesso, a cercare di farsi autopromozione. In questo senso, possono essere molto utili blog, presentazioni, reading, festival, fiere, e anche il fatto di riuscire a creare una piccola rete di contatti “mediatici”, anche se questo non è per niente semplice. Quando è stato pubblicato il mio primo libro, avevo vinto un premio letterario, non conoscevo nulla del mondo editoriale e credevo che la casa editrice si occupasse di tutto, e quindi non ho fatto praticamente nulla. Mi hanno scritto una recensione sul mio lavoro su un giornale catalano e tramite loro ho anche partecipato a un programma in radio, ma per conto mio non ho fatto nulla. Con l’ultimo libro, invece, la storia è stata completamente diversa, sebbene anche questo sia stato pubblicato perché ha vinto un premio. Le diverse istituzioni che avevano lavorato al premio letterario hanno organizzato una presentazione e convocato qualche mezzo di comunicazione locale, ma è finita lì. Poi sono stata io a dover prendere l’iniziativa. Ho creato un blog per cercare di avere un po’ più di diffusione; ho organizzato diverse presentazioni in buone librerie di Barcellona (Ona, Altaïr), in associazioni universitarie (Alumni UB), presso l’Òmnium Cultural di Alghero e con il lettorato di catalano dell’Università Ca’Foscari di Venezia. Alcune di queste presentazioni includevano, inoltre, una lettura drammatizzata di uno dei racconti della raccolta, intitolato “Giudecca”, per richiamare più pubblico agli eventi. Poi è stato bello anche fare una nuova versione di questa lettura in un liceo, in cui sono stati gli studenti a drammatizzare il racconto.

5) La rete e i social network: come editori e autori possono sfruttarli per promuovere il proprio lavoro? Meglio ciascuno per proprio conto o fare gioco di squadra?

A mio avviso la rete è diventata lo strumento fondamentale per promuovere qualsiasi cosa, quindi è essenziale nella diffusione del lavoro di editori e autori. Tutte le case editrici hanno un sito web, e sarebbe ideale che anche tutti gli autori lo avessero, e magari potessero lavorare insieme. Direi che spesso non è così, ma senza dubbio è molto meglio fare gioco di squadra, approfittando della capacità che i social network offrono di costruire reti di contatti. Secondo me, è molto utile partecipare o essere pubblicato nei blog letterari di altri autori. Nel mio caso, per esempio, ci sono riferimenti a alcuni libri miei nel blog del poeta Pau Sif, “Viatger que s’extravia”, oppure della poetessa Sandra D. Roig, “Papallones en la llum”.

6) Le librerie possono essere più attive nel promuovere un libro?

Senz’altro dovrebbero essere più attive. Nella prima presentazione che ho fatto a Barcellona, la libreria non aveva fatto nessun tipo di pubblicità, e alla fine la sala era piena di gente, ma tutte le persone presenti le avevo contattate io. Quindi, se la libreria offre lo spazio, ma non il marketing, questo tipo di eventi diventa completamente privo di senso. A mio avviso non è che quello che dovrebbero fare sia particolarmente esigente né complicato: si tratta quasi sempre di capacità di gestione.

7) Cosa ti piacerebbe accadesse ai tuoi libri?

Quello che mi piacerebbe di più è sapere che i miei libri possono arrivare a un ampio numero di lettori. Ovviamente, mi piacerebbe che fossero apprezzati, ma vorrei soprattutto avere la sensazione che fossero “visibili”. Per quanto riguarda il mio ultimo libro, Venècies. La incerta topografia dels somnis, che è una raccolta di racconti ambientati a Venezia, il mio sogno è che sia tradotto in italiano e che possa essere letto anche nella città che è la protagonista principale del libro.

intervista di Salvatore Nascarella @nascpublish

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