La scuola digitale? Sarà nomade

Qualche giorno fa, è apparso questo breve ma interessante post sul sito scuolachefarete.it, in cui si parla di come la casa editrice Zanichelli ha pensato i primi strumenti digitali per le scuole italiane. Mappe interattive della Divina Commedia, mp3 da scaricare con la lettura dei canti di Dante da parte di Ivano Marescotti e addirittura un programma di tutoraggio a distanza per il latino allegato al libro cartaceo.

Insomma, sembra proprio che, almeno nelle intenzioni, ci siamo. Se poi andiamo a visitare i siti di altre case editrici specializzate nella scolastica, l’impressione si rafforza: date uno sguardo infatti a cosa stanno facendo le Edizioni Principato. Non solo la sezione dedicata al materiale digitale, ma anche il notevole progetto di e-learning che hanno realizzato; ci sono poi anche La Scuola editrice e, naturalmente, Giunti Scuola, la declinazione didattica di una delle case editrici italiane più attente all’innovazione (vi ricordate i CD-ROM interattivi sull’arte che regalava Repubblica? Se avete la mia età, sicuramente li avete anche usati).

Come diceva un articolo che ho letto qualche tempo fa, i testi digitali nella scuola hanno ancora limitazioni, ma il percorso è chiaro.

E chi ha le idee sicuramente chiare è Sanford Forte, il quale a Ebook Lab Italia ha presentato il suo progetto Flatworldknowledge che sta già avendo ottimi riscontri, a quanto pare.
Per saperne di più, vi consiglio di visitare il sito e, se avete voglia, di vedere il suo (non lungo e piuttosto brillante) intervento proprio a Rimini il marzo scorso.

Quello che emerge dalle parole e dalle intenzioni di Forte e da quanto possiamo vedere anche in Italia ultimamente, è che si sta andando verso un nuovo modello di materiale scolastico (non si può più chiamarlo semplicemente “libro”) economico, flessibile e ubiquo, nel senso che lo studente può  usarlo dove, quando e come vuole.

La caratteristica dell’ubiquità – quel “nomadismo” di cui parlo nel titolo – è ulteriormente rafforzata da una tendenza che ormai sembra si stia imponendo sempre di più nella realtà – anche scolastica – di tanti giovani: l’uso di apparecchi in mobilità, che non significa solo cellulari e smartphone (che comunque già molte scuole, soprattutto – manco a dirlo – negli States, stanno prendendo in considerazione come strumenti didattici), ma specialmente i tablet, che entro qualche anno sostituiranno gli attuali netbook nella vita di tutti noi.

Sarebbe certo comodo portarsi dietro, con poco peso e poca fatica, argomenti e materie che prima gravavano gli zaini dei poveri studenti, unitamente alla possibilità data dal l’e-learning di creare un ambiente formativo in cui, quasi in una sorta di cloud computing didattico, lo studente può accedere ai contenuti e alle esercitazioni, prendere appunti o fare compiti, tutto questo senza necessariamente usare software installati o comunque senza attingere a ciò che è nel suo device, bensì trovando già tutto online: strumenti, argomenti, contenuti, feedback.

Ma senza andare troppo lontano, parlliamo dei tablet. Finora l’esperienza didattica con il tablet più famoso, l’iPad, sembra essere positiva anche qui in Italia, ma è vero che persistono molte riserve sul “giocattolone” di Steve Jobs, visto appunto ancora più adatto all’intrattenimento ludico che come strumento educativo.

Ma sicuramente la Apple si sta già attrezzando all’uopo e altri soggetti si stanno preparando a quella che nel 2012 qualcuno prevede come la “tempesta perfetta” per le tecnologie didattiche.

Tutto bello, ma sarà in grado la vecchia scuola italiana di fronteggiare questa tempesta? A mio parere no, se non ripensa profondamente tutto l’impianto didattico-organizzativo, i paradigmi metodologici e, non ultimo, gli spazi fisici veri e propri.

E questo aspetto, quello cioè dell’innovazione non tecnologica ma organizzativa e, perché no, mentale, è quello che fa temere di più un sostanziale buco nell’acqua.

Spero di avere torto, così come spero di sapere da voi cosa ne pensate in proposito, perché l’argomento è molto più complesso e articolato e non basta sicuramente un post per affrontarlo degnamente.

Altri articoli interessanti:
http://thejournal.com/Articles/2011/05/17/6-Technologies-That-Will-Change-Education.aspx?Page=2#

http://appsineducation.blogspot.com/2011/04/7-reasons-you-need-ipad-in-your.html

http://www.ecampusnews.com/technologies/google-tablets-expected-to-challenge-ipad/

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