salone di torino: recap n.1

Con grande piacere inserisco oggi un post sul Salone di Torino scritto da Salvatore Nascarella, che al contrario di me al Salone ci è stato veramente e ha registrato con occhio attento tutto ciò che ha visto, ascoltato e annusato con il suo fiuto da segugio editoriale.
Salvatore, inoltre, sarà da oggi in poi presente spesso in questo blog, dal momento che ha accettato di condividere con me la passione e l’impegno di parlare di editoria – digitale e non – in un momento così delicato e sicuramente interessante come quello che stiamo vivendo.
Ma bando alle ciance, vi lascio alla sua prima cronaca del Salone, ché in un post solo non ci poteva entrare tutta la kermesse.

E anche quest’edizione del Salone Internazionale del libro si è chiusa. Ecco qualche personale spunto di riflessione.
Sta evidentemente cambiando la relazione tra lettore, autore, casa editrice e distribuzione (almeno quella elettronica). L’approccio social network si è diffuso e sta contaminando anche  il modo di promuovere il libro-prodotto. Bookrepublic ha creato un’app che lancia il visitatore in una specie di caccia al tesoro grazie a QR code. L’ho scaricata e ho girato gli stand alla caccia di quel quadrato a molti ignoto da fotografare per avere sconti sugli ebook. Gli editori che hanno aderito all’iniziativa avranno avuto un maggior flusso di visitatori che magari, come me, avrà anche acquistato un libro di una volta (ossia in versione cartacea). Sempre Bookrepublic ha presentato un nuovo social network per lettori su cui stanno lavorando (zazie.it). Non si è visto nulla, ma il cantiere pare sia aperto. Add Editore ha tappezzato una parete del proprio stand con i post-it dei visitatori “indignati” (del loro catalogo fa parte “Indignatevi!” di S. Hessel). Su uno dei post c’era scritto “Quoto” con la freccia a indicare il post che gli stava sopra. Più social di così…

Comunque l’idea dei post è stata ripresa anche da altri editori.
Altre iniziative social degne di nota: lodevole l’idea di Bol.it che ha creato #donabol, un’iniziativa per arricchire le biblioteche con i libri suggeriti dai lettori. L’area del salone dedicata all’ebook si è dimostrata vivace e all’altezza del Salone richiamando a sé curiosi, visitatori e tecnolettori anche grazie alla formula “ok, pochi libri da mostrare, molte relazioni da costruire”. E di e-reader comunque ne son stati pure venduti (alla faccia del mercato nato già morto): a Ultimabooks pare non sia andata male e IBS ha potuto far vedere il proprio lettore in un ampio spazio. Bookliners ha macinato chilometri nei corridoi del Salone per promuovere l’ormai noto social network.

Quintadicopertina ha creato un abbonamento all’autore: diventa più diretto il rapporto tra autore e lettore, che può seguire il proprio scrittore. Ogni scrittore si è impegnato a scrivere, nel corso dell’anno, almeno 4 ebook da inviare ai propri abbonati. Meccanismo semplice che tende a fidelizzare l’acquirente e lo scrivente alla casa editrice.

Nota di colore e segno dei tempi che cambiano: mentre gironzolavo tra i padiglioni tweettando di tanto in tanto #salonelibro mi è arrivato un tweet da un autore (Teresio Asola) che mi invitava ad andare a sfogliare il suo libro allo stand dell’Araba Fenice. L’ho fatto.  E non è l’unico scrittore che si è dato da fare: se non ci credete, chiedete come è andata ad Arturo Robertazzi con il suo “Zagreb”…

Di ebook se ne sono anche venduti, anche se… in maniera che potremmo definire ancora artigianale: a chi chiedeva la versione ebook qualche editore (piccolo ma sveglio) tirava fuori dal suo cappello (alias, una classica pennetta USB) la versione digitale e la consegnava al tecnolettore che felice pagava l’acquisto virtuale. Mi chiedo: il prossimo anno  diminuiranno gli scatoloni da riportare indietro e aumenteranno gli spazi per incontri? Probabilmente andrà a finire così.

Lo sapevate che le la piattaforma dell’editoria cattolica per la distribuzione degli ebook vende il file pdf e l’epub allo stesso prezzo, nel senso che comprando un formato ti danno anche l’altro? Pare lo facciano non mettere in crisi chi deve citare una fonte, considerato che con l’epub si perde, o per lo meno è resa più fluida, la numerazione di pagina. Un bel servizio, no?

Cose strane:
1) totale assenza di Amazon Italia con un proprio stand, anche se non è mancato Martin Angioni, Country Manager Italia, che ha confermato il prossimo sbarco del Kindle nel nostro Paese;
2) presenza della Nintendo con la Wii e il Nintendo DS;
3) aperitivo degli ospiti russi (che ho mancato, ma pare ne valesse davvero la pena).

Un dato su tutti. Secondo Edigita, il mercato dell’editoria digitale nel 2015 sarà pari al 5%. Ai posteri l’ardua sentenza. A me sembra un buon dato. Basta che scendano i prezzi dei tablet e degli ereader.

Nota dolente: fiorire di sconti nell’ultimo giorno. Editori, capisco che non vogliate portarvi indietro molti scatoloni, ma…  fare gli sconti anche negli altri giorni di fiera?! Sa proprio di barbatrucco…

Altra nota dolente: signori dei baretti interni alla fiera, cambiate un po’ menu se tenete al fegato degli avventori e, soprattutto, degli espositori. Quattro giorni di panini e focaccine fiaccherebbero chiunque!

Conclusione: l’editore che cresce è quello che oggi sa scegliere bene cosa pubblicare, sa promuoverlo tramite i social network, oltre che per canali tradizionali, e lavora di concerto con l’autore e la community. Tutto si trasforma in una grande famiglia che si siede attorno a un contenuto e ne parla, quel contenuto che una volta si chiamava semplicemente “libro”. I blogger iniziano a pesare…

Salvatore Nascarella (@nascpublish)

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