il salone (non) parla digitale

Giovedì scorso, sintonizzato su Radiorai, ho avuto l’occasione di ascoltare un servizio sul Salone di Torino in cui venivano interpellati editori ed esperti del settore. Si è parlato molto della querelle sorta in seguito alla scelta dei libri fatta in occasione dell’iniziativa sui 150 anni letterari dell’Italia unita. Poi si è parlato un po’ della nuova generazione di scrittori russi e poi il tempo era scaduto.
Non una riflessione sul periodo di grandi cambiamenti nel modello di business editoriale, non una parola sul digitale. Va bene, considerando che era un piccolo inserto di un programma radiofonico nazionale, forse poteva anche essere giusto cosi’.

Poi leggo due articoli sulla Stampa del giorno dopo e penso che l’Italia non sembra proprio essere un Paese per gli ebook: infatti l’articolo, intitolato Aiuto, mi si è sgonfiato l’ebook, parla di una delusione diffusa percepita tra gli editori. Incredibile, penso io. Nemmeno siamo partiti che gia’ siamo delusi; e in giro si sente dire – dice Riccardo Cavallero di Mondadori – che “l’Italia è l’unico Paese al mondo dove si sente dire che l’ebook non ha funzionato”.
Per fortuna, Cavallero puntualizza meglio la situazione: “il punto non è l’ebook in sé, dobbiamo guardare alla rivoluzione digitale nel suo complesso. Il modo di fare l’editore è cambiato, e cambierà ancora, perché già ora abbiamo un rapporto diretto col lettore, che non abbiamo mai avuto prima. Eravamo noi a stabilire che cosa si leggeva, come, quando e a che prezzo. Oggi non più; è il lettore a scegliere.”

Segue questo articolo un altro sul libro digitale, in cui si fa un impietoso confronto tra Italia e Usa quantificandolo con le percentuali del mercato degli ebook: 0,1% da noi, 10% negli Stati Uniti.
Come parziale giustificazione, si dice che la lingua inglese permette una produzione e circolazione di moltissimi più titoli, ma non si dice che, per esempio, negli Usa hanno iniziato molto prima di noi e il panorama d’oltreoceano è più parecchio più articolato e complesso, come ha spiegato benissimo Gabriele Alese proprio su questo blog qualche settimana fa.

I due articoli suddetti – soprattutto il primo, e soprattutto il titolo – non devono essere andati molto giù nemmeno a Marco Ferrario, che proprio sulla Stampa di oggi ribadisce e rafforza quanto detto da Cavallero e dice: “il discorso va impostato diversamente. Semmai è vero che gli editori stanno investendo ma non tutti hanno capito qual è il modo giusto perché funzionino. E poi ci sono tanti ostacoli, tra cui quelli tecnologici in un Paese dove non si mastica bene l’informatica. (…) Ma ormai la strada è segnata e in realtà finalmente si stanno delineando diverse tendenze molto interessanti”.

L’articolo poi rimanda all’incontro di oggi alle 15 dall’eloquente titolo La grammatica del libro digitale, cui partecipano lo stesso Ferrario, Giuseppe Granieri di 40K e l’autore Dario Tonani.

Ah, lo dico facendo da amplificatore (nel mio piccolo) all’iniziativa de la Stampa di regalare un ebook del primo titolo del ciclo di Tonani, Cardanica: lo potete scaricare, solo per oggi 14 maggio, gratuitamente da Bookrepublic inserendo il codice leggoLaStampa.

E ora vi lascio, vado a scaricare la mia copia. Buon Salone, per chi c’è.

12 thoughts on “il salone (non) parla digitale

  1. Ero al salone del libro e casualmente davanti allo stand della Puglia. C’era un incontro di editori pugliesi sull’argomento. Ero indaffarato e ho avuto la possibilità di cogliere solo alcuni sprazzi della discussione. “Con gli ebook si leggerà meno e saremo tutti omologati” “In America il mercato degli ebook è al 10% e librerie che sono dieci volte la nostra feltrinelli hanno tirato giù la claire” “Per fortuna qui ancora non è come in America”
    Questi signori sono editori, non distributori. Nessuno di loro sembra rendersi conto della possibilità che hanno. Strozzati da anni dalla distribuzioni, impossibilitati a curare come si deve i loro autori, che poi son quelli che ci rimettono di più, loro niente: la paura li immobilizza. Il nuovo li terrorizza. Evidentemente, della letteratura non gliene frega poi molto, se si fanno così tanti problemi sul supporto.
    Ho immaginato quanto sarebbe stato felice un Ferlinghetti nel rigirarsi un e-reader tra le mani. Chi ama la scrittura non può che amare la sua circolazione. I piccoli e medi editori dovrebbero gioire per uno strumento che gli permetterebbe di risparmiare e lavorare meglio.
    Sullo stand c’era scritto: “disegnamo il futuro”…

  2. Salve

    ho letto con attenzione il suo punto di vista e anch’io sono stato al Salone del libro a Torino, sia giovedì che venerdì. Personalmente sono giunto alla conclusione che in realtà manca a tutti una reale visone d’insieme delle opportunità che l’editoria digitale offre e questo vale sia per gli editori che per coloro che offrono piattaforme per la distribuzione dei libri digitali. Penso che un ebook trovi la sua naturale collocazione in un reader di ebook con schermo eink, i tablet possono in parte sopperire, ma farei molta difficoltà a leggere un libro su uno schermo retroilluminato.
    Per non dilungarmi propongo sia a lei che ai suoi lettori di fare un esperimento, andate in più negozi e provate a chiedere ai commessi di farvi spiegare la differenza tra un reader con schermo eink e un tablet, se siete fortunati e incontrate un commesso che è appassionato di elettronica, forse sarà in grado di darvi delle informazioni, altrimenti uscirete probabilmente dal negozio con le idee più confuse di quando siete entrati.
    Se consideriamo questo il punto di partenza dell’editoria digitale è normale giungere poi alla conclusione che l’editoria digitale in Italia troverà sempre difficoltà a crescere.
    Alessandro, @Eldica66

    • marco ha detto:

      Alessandro, grazie della visita e del commento.
      Personalmente, la penso come te, sia sulla mancanza di una visione di insieme (e questo proposito ti consiglio vivamente di leggere il link con l’intervento nel mio blog di Gabriele Alese, di E/O), sia sul fatto che l’e-reader a inchiostro elettronico sia l’ideale per una lettura “pura” (le virgolette sono d’obbligo). Certo, qui si entra in preferenze personali, pero’ quello che è vero è che, come dici tu (ti do del tu, ti dispiace?), in qualsiasi negozio dove si trovi un e-reader trovare qualcuno che ne sappia qualcosa è davvero un caso fortunato.
      L’Italia non è pronta ancora quindi sotto diversi punti di vista, concordo.

      • Ciao Marco
        vorrei esprimere pienamente e liberamente il mio pensiero e il profondo disagio che vivo ogni volta che sento parlare i “nuovi” prottagonisti dell’editoria digitale.
        Ho pensato di risolvere questo disagio, non usando le parole ma passando ai fatti e nei prossimi mesi credo che riuscirò a dare uno “scossone” all’ambiente, almeno lo spero.
        Nel frattempo mi farebbe piacere se tu potessi trovare 5 minuti e scrivere un articolo per la nostra webzine sull’editoria digitale, se vuoi puoi contattarmi alla mail che vedi.
        Buona lavoro, Alessandro

      • marco ha detto:

        Come dicevo più sotto, provincialismo e autolesionismo. E, dopo quello che mi dici, anche incompetenza.
        Il digitale affosserà chi non sa adeguarsi, e questi con il cosiddetto futuro che vogliono disegnare saranno i primi a non sopravvivere.

      • agostino ha detto:

        Ho scoperto oggi questo blog, molto interessante
        Dico la mia sulla competenza dei commessi dei negozi di elettronica-informatica-elettrodomestici

        Io penso che il caso e-reader sia il caso particolare di un problema molto più generale: l’incompetenza e il pressapochismo regnano sovrani. E’ inutile e forse velleitario contare sui negozi per la diffusione di cultura “libraria-digitale”. Bisognerebbe forse puntare su una crescita della cultura “informatica” dei librai

    • marco ha detto:

      Prima di tutto grazie del commento, ho letto il tuo post e, sarà che ho anch’io una visione elitaria della lettura, sono d’accordo.
      Su quello che dicono gli editori si potrebbe fare un blog dedicato e ogni giorno si riporterebbe tutto e il suo contrario.
      Cavallero ha detto circa le stesse cose anche a Ebook Lab Italia (se vai la loro sito trovi il video del suo intervento, tra i tanti), mi sembra in gamba e penso ci creda, anche se è da vedere poi quanto (e quando) i fatti faranno seguito alle buone intenzioni.
      Io penso che discorsi come quelli riportati nell’articolo di ieri mettano in evidenza quanto in fondo l’editoria italiana, di cui il Salone è uno specchio molto fedele, sia in fondo provinciale e miope.
      Un inciso finale: oggi sono in Polonia per lavoro e per arrivare a Varsavia ho volato con un aereo delle linee della Repubblica Ceca. Nella rivista della compagnia aerea c’era un’ intervista ad un’agente letterario ceco, una donna che rappresenta i maggiori autori del suo Paese.
      Ebbene, al momento di dire “frequento le maggiori fiere librarie europee” menziona ovviamente Francoforte, poi Londra e poi… Leipzig.
      Di Torino, neanche il suo pensiero per quelle minori.
      Credo sia significativo.
      Con tutto il rispetto e l’entusiasmo che ho avuto (e che avrei ancora) ad andare alla kermesse torinese, l’aria che si respira è comunque spesso molto autoreferenziale, chiusa nella propria dimensione nazionale e, in fondo, autolesionistica.

      • Grazie a te. Insomma, ce la cantiamo e suoniamo da soli. Speravo che il passaggio agli ebook avrebbe risolto alcuni problemi “logistici”: ricordo le ore spese a dragare biblioteche e librerie per trovare materiale per la tesi o, semplicemente, per leggere autori non tradotti e la piccola rivoluzione delle librerie online. Immaginavo l’intero catalogo del mondo disponibile ad un prezzo realistico nel tempo di un click. Certo, non pensavo che si sarebbe fatto uso dei DRM, data l’esperienza con i file musicali, o che l’adozione del digitale avrebbe scatenato tante parole. Sono ingenua, sicuramente: nella mia testa continuo a considerare il passaggio dal fisico al digitale come una normale evoluzione delle cose. Il tuo blog mi fornisce prezioso materiale di riflessione.

      • marco ha detto:

        Non penso sia ingenuita’, quanto piuttosto il fatto che quando ci sono tanti fattori e interessi in ballo, anche quello che tu giustamente definisci “naturale evoluzione delle cose” sia in qualche modo in parte ostacolata e in parte rallentata per paura e convenienza (altrui), e in nome del gattopardesco motto che ben conosciamo si facciano poi tanti e gravi errori nonostante evidenti precedenti (il DRM, come giustamente fai notare tu). Mettici infine anche il fatto che qui in Italia si ha buon gioco in quanto si puo’ far leva sulla poca predisposizione digitale degli italiani in generale e ad un sostanziale conservatorismo – se non feticismo – cartaceo dei lettori forti in particolare, che poi sono i maggiori destinatari di tutto questo. E da noi sono – siamo – pochi, pochissimi.

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