la backlist si addice al digitale?

Sono del parere che i dubbi, quando uno li ha, è meglio che li condivida e perciò ho deciso di mettere sul tavolo alcuni interrogativi e argomenti che da un po’ mi frullano in testa.

Quello di cui voglio parlare oggi riguarda l’utilizzo digitale che gli editori potrebbero fare (e il ritorno che ne potrebbero avere) della cosiddetta backlist, cioè in pratica i libri ,di autori anche famosi, ormai fuori catalogo o comunque poco reperibili.

A partire dalla trasmissione di radiotre Fahrenheit fino ad iniziative in rete più recenti promosse dalle attivissime ragazze di librisulibri, è pieno di persone che cercano disperatamente libri ormai introvabili, spesso non per il loro scarso valore ma per una macchina editoriale che sforna libri e contemporaneamente li centrifuga a velocità pazzesca, rendendo assai difficile il lavoro per il libraio e confuso l’orizzonte del lettore, anche il più attento.

Un articolo che ho letto recentemente sottolinea invece come questi libri, riversati in digitale, potrebbero rivelarsi una piccola “miniera d’oro” per l’autore e quindi l’editore, se solo ci fosse la volontà di riproporli e di promuoverli in modo intelligente.

Insomma, se non l’avete capito io sono dell’idea: leggiamo di più ciò che ci siamo persi, piuttosto che sfornare robaccia a tutti i costi.

Non la pensa del tutto così però Riccardo Cavallero (Mondadori) il quale ha detto a marzo dal palco di Ebook Lab Italia “pubblicare (in digitale) tutto, pubblicare subito”, ma non però le backlist. Almeno non subito, e in effetti spiega anche il perché e dice cose ragionevoli. Personalmente sono molto curioso di vedere come si muoveranno i grandi editori in proposito.
Voi che ne pensate?

Inviato tramite WordPress for BlackBerry.

3 thoughts on “la backlist si addice al digitale?

  1. Antonella ha detto:

    Mi associo a Gabriele. Le backlist per i grandi editori sono una risorsa, arriveranno di sicuro, ma non subito. Attualmente si vende in digitale la copia della novità cartacea, con i problemi di prezzi alti e le limitazioni dei DRM che ben conosciamo tutti e, comunque, senza puntare sul digitale più di tanto (basta pensare alle promozioni, agli approfondimenti, alle presentazioni: il traino sono ancora versioni cartacee. Per i grandi editori la copia digitale s’ha da far, ma senza spingerla troppo, che ancora non serve).
    Una strada interessante secondo me sarà vedere come evolverà la pubblicazione delle backlist. Potremmo anche arrivare ad un momento in cui coinciderà con il print on demand.

  2. Concordo pienamente, anzi, di più.
    Migliorare ciò che già esiste e non continuare a vomitare cose un po’ belle e un po’ no.
    Con internet poi abbiamo davvero una marea di possibilità, e ri-lanciare vecchi titoli non è più così difficile, anzi. La gente, da quel che vedo io, sembra desiderare un ritorno al “vecchio” perché finalmente può parlarne con altri 10, 100, 1000 lettori.
    Faccio un esempio banale: creiamo un gruppo su anobii che tratta la letteratura americana degli anni, che so, ’30, e vediamo quanti si iscrivono. Forse non un milione di persone ma a 50 credo che ci arriviamo. E’ una nicchia, e la nicchia è il segreto del web vattelapesca 2.0.

    Sì sì, io sono per le ri-proposte, per il ri-ciclaggio😉 , per il ri-lancio, per le ri-letture, per il ri-pescaggio.
    Ri-valutiamo il vecchio e apprezzeremo di più il nuovo😉

  3. Io credo che le backlist siano una risorsa preziosa, preziosissima. Ripubblicare in digitale un testo per cui è poco conveniente procedere a una ristampa significa valorizzare una parte dell’identità editoriale (quindi potenziare il brand) e venire incontro alle richieste dei propri lettori più affezionati, che chiedono a gran voce che venga ripubblicata questa o quell’opera ormai introvabile e fuori catalogo.

    Se molti editori non hanno puntato immediatamente su questa risorsa credo abbiano dalla loro almeno due ragioni: un problema di diritti (che naturalmente non comprendevano in origine la pubblicazione digitale e che vanno quindi negoziati a parte) e la reperibilità dei materiali di lavorazione utilizzati (spesso vecchie versioni di XPress che richiedono una lavorazione più complessa per essere digitalizzati con cognizione di causa).

    Che Cavallero dica di sì alle backlist ma non subito è altrettanto condivisibile: i primi dati delle vendite digitali dicono che le novità “tirano” di più. E comprensibilmente un grande gruppo (ma anche un piccolo gruppo, probabilmente) preferisce concentrare le risorse su qualcosa che garantisca un ritorno, seppur piccolo alla luce dei numeri complessivi del mercato digitale italiano.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...