il libro in equilibrio tra l’essere e il nulla

Forse sono stato io troppo distratto, ma mi sembra che la decisione del giudice Denny Chin di non vidimare l’ambizioso e grandioso progetto di Google Books sia  passato un po’ sotto silenzio, almeno dalle nostre parti.

Personalmente ho trovato molto interessante un articolo della The New York Review of Books in cui si espongono le 6 ragioni per cui Google Books è fallita, in cui riecheggiano in parte anche alcune osservazioni già ai tempi espresse da Gino Roncaglia nel quinto capitolo del suo La quarta rivoluzione.

In ambedue i testi si sottolinea la questione delle non poche ambiguità e rischi del progetto di Google (non ultima la potenziale violazione della privacy, dal momento che il percorso del lettore viene facilmente tracciato individuando le sue letture passate, presenti e in parte anche future), quella dei cosiddetti libri “orfani” – cioè i cui diritti non si sa precisamente a chi attribuire o non è rintracciabile colui al quale spettano – e dei diritti internazionali. L’articolo statunitense inoltre individua due alternative alla grande libreria di Google: quella americana sarebbe un’auspicata Digital Public Library of America (DPLA), da creare sul modello dell’alternativa europea già in fase di realizzazione, Europeana, citata anche da Roncaglia. Quest’ultima, al contrario di Google, non sarà un deposito unico di file digitali, quanto piuttosto il centro nevralgico di un network distribuito che lascia che le biblioteche, gli archivi e i musei digitalizzino e preservino le proprie collezioni all’interno di un tutto strutturato organicamente. Giustamente l’autore dell’articolo intravede per gli USA il vantaggio di avere, al contrario dell’Europa, un’ampia gamma di fondazioni private che potrebbero unire le forze sovvenzionando il progetto, il quale poi potrebbe attrare fondi pubblici e risolvere così molte questioni che Google non è riuscita a superare. Insomma, conclude, dal fallimento del progetto Google Books si dovrebbe trarre una preziosa lezione per il futuro, cercando di emulare gli aspetti positivi della grande operazione digitale e evitando le criticità che hanno fatto fallire il progetto poco dopo la sua nascita.

Di tutt’altro tono invece un breve articolo sul blog culturale dello spagnolo El Pais, dove lettura cartacea e digitale vengono coniugate con brio tutto iberico. Suggestiva la conclusione di trovarsi in equilibrio tra l’Essere (cartaceo e quindi fisico) e il Nulla (virtuale e quindi impalpabile) come il titolo del famosissimo saggio di Sartre.

Infine, sulla mai esausta tematica del self publishing, una lunga ma interessante dissertazione di Nathan Bransford se si faranno più soldi nel cartaceo o nel digitale, con la visualizzazione di tre scenari dei quali nessuno esclude l’altro.

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