cartaceo e digitale: vite parallele

E’ ormai dalla scorsa estate che si parla di ebook con sempre maggiore insistenza, vuoi per l’effetto congiunto Kindle 3 e iPad, vuoi perché ormai la svolta c’è stata ed appare così inevitabile che tutti, volenti o nolenti, devono prenderne atto e affrontarla.

Non è un caso che proprio il 2011 sia l’anno delle prime due kermesse italiane dedicate all’editoria digitale: IF BOOK THEN che ha avuto luogo il 3 febbraio a Milano e EBook Lab Italia, una tre giorni riminese che inizierà il 3 marzo e si chiuderà il 5 (a tal proposito, invito a leggere l’intervista fatta al direttore scientifico Gino Roncaglia apparsa sul sito di Apogeo).
Proprio in questi giorni, anche la radio ha dedicato approfondimenti sul mondo ebook: su Radio 24 Gianluca Nicoletti ha dedicato una puntata della sua tramissione Melog 2.0 alla “Rivoluzione degli e-book” (qui potete e scaricarne il podcast) e oggi Fabio Brivio ne parlava a Radio Città del Capo.
Spesso, come nella trasmissione di Nicoletti, è inevitabile che si giunga alla contrapposizione cartaceo vs. digitale, con voci per lo più contrarie, soprattutto quelle dei lettori forti, una tribù che già ho descritto come ristretta ma coriacea, impermeabile alle mode e sostanzialmente tradizionalista.

Tribù di cui in qualche modo faccio parte, non solo come lettore e bibliofilo, ma anche come affezionato all’oggetto-libro cartaceo, alla sua fisicità, al suo essere scrigno di ricordi, emozioni, feticcio odoroso e sempre disponibile sullo scaffale per essere risfogliato, ripercorso, riletto nelle parti che ci avevano colpito.
Ed è proprio per questo che molti mi guardano con incredula curiosità quando scoprono la mia “conversione” all’ebook. Conversione che io chiamerei piuttosto incursione, ma non certo totale né scevra da dubbi.
Ecco, in questo post vorrei cercare di spiegare le ragioni e le perplessità della mia esperienza di lettore binario, con un piede sul cartaceo e l’altro sull’ebook. Non perché sia indeciso, ma perché i passi nella lettura fatti su due supporti diversi portano ancora più lontano e mi hanno fatto scoprire dimensioni e antri ignoti e ricchi di nuove suggestioni.

Come dicevo pochi giorni fa, ormai viaggio abitualmente con il Kindle in una tasca della borsa e un libro cartaceo in un’altra: in questo periodo si tratta di un libro di Apogeo (molto nominato in questo post, me ne rendo conto) Il testo digitale di Alessandra Anichini, un libro che mi piace molto anche come oggetto in sé: in brossura con copertina lucida, odore gradevole (sì sono uno di quelli che annusa i libri, e allora?), piacevolissimo al tatto.  Rispetto ai libri che leggo con l’ereader qui ho il grande vantaggio di tornare indietro quando voglio, mentre invece prendere appunti mi riesce più difficile: non sempre ho una penna sottomano, spesso sono in posizioni che non danno agio di sottolineare né tantomeno scrivere annotazioni e nella calca del metro è a volte anche diffiicile aprirlo, sebbene abbia dimensioni modeste (13,5 x 21).

Con il Kindle invece la lettura nella calca è meno complicata, la tavoletta non si sfoglia e in pratica è come leggere sempre con il libro piegato in due (cosa che non mi piace molto fare con quelli cartacei perché, l’ho detto, sono in fondo un feticista anch’io e ho sempre timore di profanare le pagine e le rilegature); le annotazioni si digitano sulla tastiera e si salvano con un clic, si fanno orecchiette digitali che poi è facilissimo ritrovare grazie a un’apposita funzione. Volendo, si può anche condividere questi commenti con altri, un po’ come gli antichi scoliasti medievali.

Ma le motivazioni pro ebook non finiscono qui. Farò un ultimo esempio basato su un unico testo, visto da due prospettive parallele. Nel Kindle sto infatti leggendo Io sono Febbraio, una bella storia poetica di Shane Jones edita daIsbn Edizioni, che devo dire lo ha promosso benissimo, tanto da farlo diventare un caso editoriale e oggetto di un passaparola che lo ha reso introvabile in parecchie librerie, a detta di chi lo ha cercato in cartaceo.
Ecco, io abitando all’estero ho subito optato per la versione digitale, che mi offre due vantaggi in un clic: l’immediata reperibilità e il prezzo. Se infatti il libro cartaceo costa 13,50 euro, quello digitale me lo sono comprato con 9 euro scarsi e l’ho scaricato nel Kindle immediatamente (dopo averlo convertito in .mobi, certo, ma è facilissimo). Se fossi andato in libreri forse non l’avrei nemmeno trovato subito disponibile, mentre se avessi ordinato la copia cartacea online mi sarebbe costata almeno il 30% di più a causa delle spese di spedizione.
Insomma, due vantaggi non da poco, ne converrete.

Certo, mi dispiace non godere di quella bella copertina della versione cartacea, e sicuramente vivrò (sto vivendo) lo svantaggio di non percorrere il testo come sono abituato a fare, ma in fondo usando bene i bookmark la cosa è possibile senza troppe ambasce e sono sicuro che con il tempo la tecnologia rimedierà anche a questo inconveniente.

Per ora mi godo il testo, che poi è quello che conta, a meno che gli adoratori dei libri di carta non finiscano poi per privilegiare il contenitore al contenuto – e dalle telefonate che ascoltavo ieri alla trasmissione di Nicoletti inizio a sospettare che sia proprio così, una difesa a oltranza non della bellezza di ciò che hanno letto, ma dell’oggetto che possiedono e magari non toccheranno più di qui ai decenni a venire.

Personalmente, come ho scritto anche nel mio ultimo post, io sono per la lettura, e dopo l’acquisto del mio ereader ho constatato di aver letto molto più del solito e soprattutto letto libri di editori cosiddetti “minori” che nel cartaceo avrebbero ben poche possibilità di sopravvivenza mentre in digitale comandano le classifiche di vendita; libri dei quali non avrei nemmeno sospettato l’esistenza in quanto spesso escono solo come ebook.
Libri intelligenti, interessanti, a volte commoventi,  perché ci si può commuovere anche davanti ad una tavoletta di plastica, se quello che c’è dentro vale; e anche se non lo troviamo sullo scaffale, rimane ugualmente dentro di noi. E poi, per ritrovarlo e magari rileggerlo basta un clic. Senza nemmeno impolverarsi.

6 thoughts on “cartaceo e digitale: vite parallele

  1. Cara Stefania, ti leggo per la prima volta e mi piace mandare un saluto a chi si porta dietro le mie parole in autobus o in metropolitana. Sono daccordo, carta o digitale, quello che conta è soprattutto quello che leggo, l’eco che le parole mi lasciano dentro. Grazie e spero a presto
    Alessandra Anichini

    • marco ha detto:

      Alessandra, grazie per la tua visita che mi fa molto piacere e mi onora. Il tuo libro è scorrevole e interessante e mentre lo leggevo è capitata una di quelle coincidenze che amo molto: la mattina in autobus leggevo la parte in cui parli dei font e quello stesso giorno al lavoro ho dovuto curare il lettering di un nuovo libro. Strepitosa la tavola periodica dei caratteri che inserisci come immagine, che ho cercato subito in rete e mi ha portato a link utilissimi!

      • Alessandra Anichini ha detto:

        Se quando si scrive si può essere utili a qualcuno è sempre una bella cosa.
        Volevo farti sapere che uso una frase del tuo pezzo in una delle presentazioni che utilizzo per gli innumerevoli corsi per docenti. Il modo con cui parli della nuova lettura è molto efficace. Grazie e buon lavoro.

  2. Patrizia Mandanici ha detto:

    Io ancora non riesco a capire perché contrapporre cartaceo a digitale: possono benissimo convivere insieme, se non altro perché hanno “opzioni” diverse.
    Io ad esempio ho acquistato un Sony PRS 350 appositamente per sfruttare la comodità del dizionario inglese/italiano integrato: non so abbastanza bene l’inglese per leggerlo senza dizionario – che con il cartaceo avrebbe voluto significare perdere un sacco di tempo a sfogliare un tomone di diversi chili (per non parlare del fatto che certamente non potrei leggere testi inglesi fuori casa).
    Trovo comunque che i prezzi degli ebook siano ancora troppo alti, anche se minori rispetto all’omologo cartaceo; aspetto tempi migliori…

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