il libro digitale non ha fretta perché ha tempo

Passata la sbornia di recap sull’evento del mese (e già proiettato verso il prossimo), a me sembra che il mondo dell’editoria oscilli in quella che secondo me è un’altalena a due pendenze, una che inclina verso il banale, il già detto trito e ritrito e l’altra in cui talvolta si fa una riflessione se non nuova comunque stimolante. Poi per fortuna c’è sempre qualcuno che osa e agisce, oltre che seguire i dibattiti – pur utilissimi – e allora si innesta un nuovo motivo di interesse nel panorama editoriale nostrano.

Ma andiamo per ordine, e cominciamo proprio dal mercato italiano del libro digitale, che rappresenta ora lo 0,5% di quello totale librario. Alcuni dicono che è poco, ma se si pensa che fino a pochi mesi fa si era allo 0,03% si è fatto un salto non di poco, calcolando anche come fattori di attrito lo scarso entusiasmo degli editori, l’innata diffidenza tecnologica italiana, i prezzi degli ereader e degli ebook stessi e, non da ultimo, la scarsa (e spesso non corretta) informazione dei media a riguardo. Non la faccio oltremodo lunga in proposito e mi limito a segnalare a riguardo un post del mio amico Sir Robin con cui mi trovo perfettamente allineato.

In mezzo a tutto ciò, non va dimenticato l’annuncio di Amazon secondo cui le vendite di ebook hanno superato quelle dei paperback, cioè i vendutissimi tascabili. Questo forse perché Amazon prima e meglio di tutti ha compreso come si vendono libri “nell’era degli schermi” e soprattutto come si comunica l’oggetto-concetto libro nel mondo virtuale.

Il messaggio di Jeff Bezos è talmente forte e chiaro che gli stessi librai cartacei intelligenti l’hanno capito: il digitale va piano ma andrà lontano, e non ha nessuna fretta semplicemente perché ha tutto il tempo davanti a sé. Dire ora che ha uno scarso peso è come dire che un neonato non è alto e forte come un adulto.

E comunque il neonato fa sentire i suoi primi vagiti anche in Italia, dove sorgono realtà editoriali “native digitali” come Sugaman, che ha subito conquistato la vetta della classifica di Bookrepublic con il suo primo ebook La matematica è scolpita nel granito di Paolo Nori.
Per l’occasione innalzo volentieri il calice a brindare alla nascita del primo marchio editoriale digitale “indie” italiano.

Infine,  segnalo un ebook scaricabile gratuitamente dal sito di Finzioni magazine: si tratta del Dossier dei libri banditi, nato in seguito alla medievale iniziativa degli assessori veneti Speranzon e Donazzan, tristemente noti per aver ridato vita alla sciagurata prassi  delle censura libraria per ragioni ideologiche, prassi del resto coerente con il clima medievale che si respira in Italia ultimamente.

5 thoughts on “il libro digitale non ha fretta perché ha tempo

  1. marco ha detto:

    @Sir Robin, sempre lieto di condividere con te opinioni e riflessioni🙂
    @Luca, bella domanda, a cui sinceramente non sono all’altezza di rispondere. Certo si sta delineando un panorama totalmente diverso da quello cui eravamo abituati (soprattutto i grandi editori), in cui vengono messe in gioco conoscenze trasversali che non afferiscono solo la sfera strettamente editoriale (non so se hai letto questo: http://www.publishingtrends.com/2011/02/the-skills-publishers-need-a-self-evaluation/). Chi lo saprà fare meglio, non importa se piccolo o grande, se più o meno esperto, potrà avere una sua fetta di mercato. Questo almeno secondo il mio modesto parere.

  2. Ciao Marco, felice di condividere gli intenti🙂 Ti dico poi che questa del refolo medievale che tira sulle nostre teste, dell’arretratezza indotta (pensa anche alla faccenda della banda larga), è una suggestione che ho avuto anche io ma per altri “sentieri”, probabilmente mi spiegherò meglio col prossimo post, e proprio nella chiave di questa ovvia (almeno ai miei occhi) sorta di ineluttabilità del destino del libro elettronico.
    ps. – Non so perchè non è apparso il trackback al tuo link sul mio blog…

  3. Luca A. ha detto:

    Mi sembra interessante la tua riflessione sulle «realtà editoriali “native digitali” come Sugaman»; dici che potremo ritrovarci di fronte a una panorama come quello radiofonico degli anni settanta del XX secolo? Tante “case editrici libere”?

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