ultimo recap da IF BOOK THEN

Eccoci all’ultima parte della sintesi di ciò che è accaduto il 3 febbraio alla prima edizione di IF BOOK THEN; dopo la prima e la seconda parte, la terza coprirà l’intervento di Nowell di Nielsen Books e il panel europeo coordinato da Giovanni Bonfanti.  Lascio quindi volentieri spazio a Luca Albani che era presente all’evento e ha gentilmente stilato per me queste preziose note:

Jonathan Nowell, (Nielsen Books), Preleminary results from Nielsen ebookscan Europe

“Conosco Schatzkin da molto e nonostante la sua profezia posso dire ai bookseller in sala” (siparietto dove un libraio tra i presenti effettivamente c’è, Nowell gli parla direttamente) “di stare tranquilli, non scomparirete, Mike è infatti ancora molto giovane…”. Bene, la Nielsen si occupa da anni di raccolta e interpretazione di dati, Nowell si occupa della branca dell’azienda dedicata ai libri.

Come interpretare l’avvento del digitale nel mercato editoriale? Prendiamo ad esempio quello musicale. Il mercato si è ridotto drammaticamente ogni anno. Analisi dei distributori negli Stati Uniti: marzo 2001, 80.000 occupati, 8000 negozi – dicembre 2009, 2500 occupati, 3500 negozi. La vendita dei cd in dieci anni si è ridotta a un terzo del volume originario mentre quella delle – attenzione – singole tracce digitali (che hanno un costo come sappiamo ben diverso da quello di un album) è esplosa dopo il 2004.

E i libri? Il prezzo dei libri negli ultimi dieci anni è rimasto sostanzialmente stabile mentre le vendite su internet sono passate al 20% e al 22% nei supermercati (dati relativi alla Gran Bretagna). Ah, la coda lunga sta diventando ancora più lunga, rispetto al 2004 quando i libri sotto le dieci copie sono stati circa 300.000 viaggiavamo nel 2009 sulle 800.000 (!). Tuttavia il prezzo si sta spostando dal centro verso la fine della coda.

Il mercato degli ebook sta prendendo il volo, nel secondo semestre del 2010 il 10% delle vendite del mercato editoriale statunitense era rappresentato dai libri digitali (pari a una crescita del 400%), nel 2011 è previsto che gli ebook venderanno per 1,3 miliardi di dollari. Se la tendenza verrà confermata già nel 2014 l’editoria digitale si spartirà cinquanta e cinquanta il mercato con l’editoria libraria tradizionale. Impressionante come dieci milioni e mezzo di statunitensi possiedano un ebook reader.

Generi che vanno per la maggiore: crime, romance e scienfiction. Soprattutto romanzi lunghi e corposi (saghe come quella di Stieg Larsson) sembrano incontrare i gusti degli “early adopters”. Tuttavia tra gli ebook che hanno largo seguito tra i professionisti, i viaggiatori, i lettori forti e i techno-geek – la maggioranza relativa dei lettori digitali – ci sono naturalmente i testi tecnici, ovvero la manualistica legale, medica ecc.
Siamo di fronte insomma a un nuovo prodotto che gli editori dovranno “spiegare” a clienti che non avevano interesse ad acquistare un libro prima – questa sarà la stragrande maggioranza del mercato fra poco, tutta da conquistare. Chi investe nel libro elettronico infine non dovrà sottovalutare il peso dell’iPhone e degli smartphone, saranno i dispositivi ultraportatili (non l’iPad né gli ereader) a essere il luogo dedicato alla fruizione degli ebook nel breve periodo.

Cosa consiglia agli italiani? Di prepararsi a un mondo “ibrido” dove carta e digitale convivranno; di pensare sin da ora a una corretta gestione dei metadati, chi sarà più “ordinato” sarà più facilmente trovabile e di conseguenza venderà di più; di offrire ebook curati utilizzabili su più dispositivi possibili chiarendosi bene le idee sulla gestione del loro prezzo; di non sottovalutare l’effetto cannibilizzazione dei titoli in inglese sul proprio mercato locale; assicurarsi che i DRM siano regolarmente applicati.

Overview of the single markets presented by a panel of European players coordinato da Giovanni Bonfanti, A.T. Kearny

Simon Blacklock, Faber&Faber, Faber Factory, Regno Unito

Il mercato degli ebook in Gran Bretagna è stato segnato dall’avvento di amazon.uk e dai venticinque milioni di sterline di campagna pubblicitaria messa in piedi per lanciare questo grande player. Giudica signPanel Editoria Europea.jpgificativo per il successo dell’operazione l’aggressiva politica dei prezzi (ovvero la loro riduzione) applicata ai titoli. 18 su primi 40 della classifica di Amazon costavano una sterlina o meno.

Sebastian Posth, Arvato, Germania

Cos’è successo nel 2010? È arrivato l’Apple Bookstore, gli editori tedeschi che hanno nel frattempo costruito ben ventiquattro piattaforme distributive per gli ebook – pensiamo che l’Italia ne ha sei – hanno fornito libri per lo store di Cupertino. Numerosi titoli presenti ma in proporzione non così tanti, si paga lo scotto di non avere abbastanza personale qualificato per creare e/o gestire ebook e anche la difficile reperibilità dei responsabili Apple in Europa (troppo pochi).

Patxi Beascoa, Random House – Mondadori, Spagna

Consoliamoci con chi sta “peggio” dell’Italia, il mercato spagnolo – potenzialmente mondiale pensiamo a quante persone, dalle Filippine al Perù, parlano questa lingua – allo stato attuale offre 4000 titoli. Insomma sebbene sia Apple sia Amazon siano presenti gli editori spagnoli sono ancora paralizzati, impreparati per gestire un mercato dl libro globale e terrorizzati dalla pirateria – che comunque si sta diffondendo.

Per Helin, Publit, Svezia

Inizia l’intervento osservando ironicamente come la Svezia sia il paese dei pirati – ricorderete il partito pro peer to peer che entrò pure in parlamento? Gli editori locali stanno cercando di arrestare l’avanzata dei tre grandi: Amazon, Apple, l’unica presente finora, e Google). Sono in tanti in Svezia a leggere in inglese quindi bisogna pensare bene all’offerta da fare ai loro utenti, si assiste al fenomeno della digitalizzazione casalinga dei libri – come in Giappone – e alla loro distribuzione clandestina.

Marco Ferrario, Bookrepublic, Italia

(In estrema sintesi) Non passare alla digitalizzazione ora che i tre americani non sono ancora arrivati con tutta la loro forza sarebbe un grosso errore da parte degli editori. Bisogna pensare e ragionare nei termini di un unico grande mercato multilingue.

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