nash, bridle, collingridge & meade a IF BOOK THEN

Un evento come IF BOOK THEN non può certo esaurirsi in una sola giornata; in questi casi si tratta sempre di punti di partenza, non certo di arrivo e infatti continuano ad apparire nel web cronache e riflessioni su quello che di fatto è stato il primo vero seminario ufficiale dedicato al mondo dell’editoria digitale. E se da una parte siamo già siamo tutti proiettati al secondo, la kermesse riminese di Ebook Lab Italia, dall’altra è bene per ora elaborare bene quanto emerso dalle sessioni di Milano, come per esempio fanno i redattori di Finzioni e Marco Montori nel suo blog.

Da parte mia, riporto la cronaca (e le foto) del mio inviato Luca Albani, che ci parla della serata del 3 febbraio passata in compagnia di Richard Nash, James Bridle (per approfondire i personaggi, due belle interviste di Carlo Annese qui a Nash e qui a Bridle) Peter Collingridge e infine Chris Meade. Buona lettura.

The future of publishing now. Case studies.

Richard Nash, (Cursor), Something old, something new, something borrowed, something blue
L’intervento di Nash si presenta urticante rispetto alla tradizione editoriale italiana. Si basa sul presupposto che autori e lettori siano membri di una comunità (con buona pace di Piperno) dove grazie a siti come thinkcursor.com o redlemona.de (fondati dallo stesso Nash) i manoscritti, i romanzi sono commentati, valutati e discussi nel momento stesso della loro creazione o dopo – rivedendo radicalmente la sacralità dell’atto creativo, o dell’editing, propagandato dall’editoria classica.

La scrittura collettiva resa più facile dalla Rete dovrebbe consentire anche a quelle persone cui l’industria editoriale ha detto “no” di pubblicare. Pensando a tale industria come una piramide, o un iceberg, la cui base è rappresentata dai diciotto milioni di americani che hanno come hobby la scrittura solo pochissimi raggiungono la vetta e sono ripagati di una pubblicazione.
Iniziative imprenditoriali come Cursor vengono incontro all’esigenza inascoltata di quella che pare in fondo una necessità come le altre – perché non posso accedere al mercato? chi me lo impedisce? autori che non vengono aiutati a scrivere meglio e lettori che non vengono coinvolti a valutare ciò che leggono. Lo scrittore deve essere accompagnato quindi dall’inizio della sua avventura facendogli come prima cosa superare il terrore della pagina bianca.

James Bridle, (Open Bookmarks), On marginalia in the digital age

Ex redattore, esperienza da vendere nella carta stampata, pone una domanda molto semplice: “Cosa rappresenta il libro?”. Se escludiamo un primo momento nel quale ne usufruiamo il libro – il volume cartaceo che raccoglie le infomrazioni che abbiamo acquistato in libreria – è un ricordo (utilizza il termine souvenir ma nella nostra lingua suonerebbe negativo credo, se c’è qualche traduttore in ascolto mi dica se ho interpretato bene).
Tra i primi a dedicare un libro a Twitter, invita il pubblico a pensare al flusso di informazioni che passa da una casa editrice come bidirezionale: dal digitale alla carta e ritorno. Cambiando così anche il senso stesso di un’opera tradizionale, fa l’esempio di una enciclopedia dedicata a una sola voce – un sogno di Borges alla rovescia – ovvero alla guerra in Iraq, difficilmente concepibile nel XX secolo ma ora possibile.

Con Open Bookmarks Bridle vuole trovare la chiave per “dare peso” ai libri digitali (curiosamente la sua idea va nella stessa direzione di Shatzkin che sostiene la portabilità degli ebooks come elemento vincente di questo nuovo modo di trasmettere cultura); dobbiamo scriverci sopra il nostro nome, sottolinearli, condividere la nostra esperienza di lettura con gli altri – social reading stuff is interesting – parlare dei libri, coinvolgere i lettori il più possibile.

Peter Collingridge, (Enhanced Editions), Digital innovation in publishing

Il digitale non è la morte dell’editoria ma la sua rinascita. Quindici anni di esperienza lo portano a dire questo, anche perché Collingridge con la sua casa editrice è immerso nel nuovo mondo dei media digitali dove anche il “vecchio” mondo sta convergendo. Se il valore intrinseco di un libro è sceso in questi anni – in Italia penso alla lamentela più diffusa tra i consumatori secondo la quale il libro è “troppo caro” rispetto a ciò che offre – il digitale può ridargli valore.
Esempio pratico, a settembre 2009 Enhanced Editions lancia sull’Apple Store un’applicazione/libro per iPhone con protagonista il cantante Nick Cave, scritta da lui, letta da lui, interpretata da lui.
Tre media tradizionali separati – un libro, un cd, un video – si fondono grazie al digitale in un’unica esperienza di fruizione. L’app costa 14,99 £ e riscuote un grande successo. È stato dato al lettore un vecchio/nuovo prodotto e il consumatore gli ha conferito valore acquistandola.

Importante: legge Nick Cave più sull’iPhone che sull’iPad.
Perché è significativa un’esperienza come quella dei libri “enhanced”? Perché ci mostrano – anche in base alle analisi di come i lettori hanno usufruito del prodotto che si possono fare a posteriori, utilizza l’app di mattina/sera, legge più il testo o ascolta di più la traccia audio ecc. – come si debba rinventare e arricchire il libro come lo abbiamo conosciuto fino a ora, la semplice trasposizione in epub non esaurisce l’impegno che gli editori devono dedicare al libro digitale.

Chris Meade, (if:book London), UK schools and the readers of tomorrow

Domanda spiazzante da parte di chi ha avuto il libro al centro della sua professione fino a ora: “Per anni abbiamo spinto il libro ma non sono forse le storie in essi contenuti in realtà che amiamo?”. Ci ricordiamo di un’edizione in particolare (a volte capita) oppure della storia che ci ha fatto sognare? È la “pagina” a essere importante o le “parole”? Divulgare l’amore per la letteratura e la lettura non coincide più oggi con la carta ma con il digitale afferma Meade. “Digital solves problems”.

Il tempo delle biblioteche, almeno in Europa e nel Regno Unito, sta finendo; l’esperienza di lettura si è nel XXI secolo trasferita dalla carta allo schermo di un computer e quindi al digitale. Esempio: www. wingedchariot.com, i ragazzi seguono una storia che “cambia” durante l’anno seguendo il calendario tuttavia non ci sono sostanziali differenze tra questo modo di leggere e quello legato a un libro che rimane “immutato”.
Le nuove generazioni – segnala Meade – stanno già cambiando il loro modo di approcciarsi alla lettura, “i giovanissimi ci arrivano [a comprendere la lettura digitale], noi no” e almeno gli insegnanti dovrebbero essere aiutati a dialogare con i ragazzi su un piano diverso. Servono progetti didattici sempre più orientati al web e al corretto utilizzo dei dispositivi elettronici. E in fondo la cosa più importante è “pubblicare nel cuore delle persone”.

2 thoughts on “nash, bridle, collingridge & meade a IF BOOK THEN

  1. “Per anni abbiamo spinto il libro ma non sono forse le storie in essi contenuti in realtà che amiamo?”.
    Ma certo, le storie caspita, sono le storie che vengono create, scritte, trasmesse, non le pagine, sono le parole, e se venissero scritte sull’acqua o su un muro (come già succede), rimarrrebbero comunque impresse.

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