pillole di IF BOOK THEN

Premetto (e ripeto): non c’ero. Almeno di persona. Ma grazie ad una davvero ottima copertura su twitter (#ibt11), ho potuto seguire quasi in diretta i primi tre interventi, quelli di Henning Fischer, di Peter Brantley (che Fabio Brivio ha intervistato qui)  e Mike Shatzkin.

Dando veramente delle pillole di quanto è scaturito da queste tre prime sessioni, vorrei riassumere il pensiero di ogni relatore attraverso le affermazioni che mi sono sembrate più importanti:

HENNING FISCHER: “Readers aren’t users
Significativo il titolo del suo speech, che esprime già uno dei concetti da lui sostenuti con forza. Inoltre, secondo Fischer “things don’t replace things: they just add on”. Secondo il direttore di Adaptive Path non si può pensare che gli ebook “sostituiranno” i libri cartacei (sono d’accordissimo), in quanto nella storia dell’evoluzione tecnologica non c’è mai stata una sostituzione quanto piuttosto una convivenza del nuovo accanto al vecchio. Qui giustamente qualcuno su twitter osservava che per il vinile o le audio (e video) cassette (ma anche per le pellicole fotografiche e tanti altri oggetti) non è stato così ed è effettivamente vero, ma per quanto riguarda il libro devo dire che sono con Fischer: “in people experience print and digital coexist pacefully”.

Altra cosa su cui concordo totalmente è che “nella mente del lettore il drm non riguarda la protezione del copyright, ma quanto facilmente è accessibile un libro”, perché “The success of the ebook however will depend on the reader side experience of finding, buying, and reading”. Quindi secondo Fischer, da questo punto di vista i DRM non sono proprio il massimo (ma lui ha usato proprio una parolaccia, più eloquente di così…).
Infine, una considerazione sul fatto che gli ebook al momento tentano di imitare i libri invece di cercare di superare i limiti imposti da carta e inchiostro. Io penso semplicemente  che siamo ancora in una fase talmente embrionale del fenomeno digitale che non si può dire ancora niente di più di quanto si vede. Sono del parere quindi che ne vedremo di tutti i colori, dalla scrittura non lineare all’ enhanced book e quant’altro ancora, ma sinceramente mi sembra ancora prematuro dire che il digitale non sta sfruttando le sue potenzialità. Il digitale si sta studiando e sta capendo quali possano essere, queste possibilità. Basta aspettare un po’ e le conoscerà molto bene.

PETER BRANTLEY: “Save this book:posterity’s challenge
L’intervento di Brantley è incentrato sulla preservazione dei contenuti digitali, argomento quanto mai delicato e non da pochi posto come uno dei grandi interrogativi (in negativo) sull’opportunità di avere un patrimonio librario digitale che un giorno potrebbe andare perso. Perché perso? Per le tre caratteristiche che lo stesso Brantley ha individuato nella sua premessa: una miriade di formati, il DRM e la mancanza di una politica che regolamenti la procedura: incredibile ma vero, nessuno ha ancora pensato (e nessuno è incaricato di) come preservare i contenuti digitali nel tempo. Tanto più che lo stesso alto rischio di perdere i contenuti (che c’è) dovrebbe essere lo sprone più forte a preservarli.

Da parte loro, gli stessi editori hanno un ruolo importante, quanto complesso: tracciare, metadatare, trovare personale specializzato per trovare soluzioni semplici ed efficaci. E, non da ultimo, elaborare un nuovo sistema di copyright.
L’intervento di Brantley è stato molto più articolato e interessante di quanto possa riprodurlo uno come me che non era nemmeno presente, ma per chi vuole sono comunque disponibili le slide che l’autore ha messo subito a disposizione per tutti.

MIKE SHATZKIN: “Digital change in publishing: lessons learned in the US
Salutato come un vero e proprio mostro sacro, Shatzkin ha iniziato il suo intervento con un breve excursus sulla storia del libro digitale negli States, in cui l’apparizione del Kindle ha segnato un punto di rottura e con Amazon che viene vista sempre più con preoccupazione dagli editori i quali ne cercano di arginare la portata – vedi la questione del prezzo, che Amazon voleva mantenere sotto i 10 dollari ma che poi è stata costretta ad alzare su pressione degli editori. Tuttavia l’aumento dei prezzi non ha scoraggiato i lettori dall’acquisto e l’agency model (con prezzo stabilito dall’editore) sembra aver funzionato: “price matters a lot, but hight priced branded ebook can sell”.

Il successo del Kindle e di Amazon sono spiegati in maniera sintetica ma molto efficace: per il Kindle “title selection; direct download to the device; good reading experience”, mentre per Amazon “service, pricing, interoperability, selection”.
Dall’altra parte, Barnes&Noble e Nook possono vendere gli eReader nei negozi fisici e questo è importante per i lettori, mentre il Kobo ha elaborato per ora la migliore strategia (il social reading).
Insomma, accanto ad Amazon, Google e Apple potrebbero esserci degli outsider come Kobo e anche Sony.
Ma l’affermazione che ha fatto sicuramente più discutere è stato il perentorio “bye bye bookstore” con cui Shatzkin ha profetizzato la scomparsa delle librerie nell’arco di 10-20 anni.
Anche le biblioteche secondo Shatzkin (e non solo) rischiano, ma nel loro caso i motivi non sono commerciali. Dipende dalla funzione che sapranno assolvere e come saranno in grado di affrontare il cambiamento.
Sulle biblioteche non posso che riportare l’annotazione di Gino Roncaglia, che mi sembra molto pertinente: “libraries are information hubs, promoting access, information literacy, preservation: not just book repositories”.
Per quanto riguarda le librerie, invece, sono personalmente più propenso da una parte a pensare, come dirà poi nel suo intervento Jonathan Nowell di Nielsen Books, che il modello del futuro sarà un modello ibrido (a cui dobbiamo prepararci, ha concluso Nowell), dall’altra esprimo l’auspicio che con il digitale non morirà la libreria, ma piuttosto la logica attuale della libreria in cui la novità prevale sul resto.

Il convegno è poi andato avanti secondo il programma (che trovate qui), ma a me non è stato possibile seguirlo nemmeno più su twitter; sono però sicuro che prestissimo troverete siti e blog che ne faranno un report ben più completo ed esaustivo del presente. Il primo che ho trovato è stato quello dell’inviata di Apogeo Federica Dardi, che potete leggere qui; comunque tutta la rassegna stampa digitale è in costante aggiornamento nel blog di Bookrepublic, che presto caricherà anche i video degli interventi.
Allo stesso tempo, attendo io stesso il contributo del mio “inviato speciale” a Milano. Perciò, stay tuned.

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