le biblioteche nell’era digitale. si inizia a parlarne anche da noi.

Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. (M. Yourcenar, “Memorie di Adriano”)

Credo sia doveroso iniziare questo post con la famosa citazione della Yourcenar tratta da uno dei libri che ho amato di più nella mia storia di lettore.

Dunque, le biblioteche. Che ne sarà di loro nell’era digitale? In tempi di grandi trasformazioni, ci sono sempre vincenti e perdenti: i vincenti sono coloro che si adeguano ai cambiamenti, per abilità o per maggiori opportunità, i perdenti sono coloro che invece soccombono di fronte ad un impossibile adattamento al nuovo stato di cose.
Non sono pochi coloro che credono (me compreso) che le biblioteche, molto più delle librerie, sapranno ripensare il loro ruolo e la loro funzione in un mondo in cui il libro sarà, oltre che fatto di atomi, anche di bit. Meno chiare ancora appare il nuovo ruolo che reciteranno questi “granai della conoscenza”. A questo proposito è stato costituito da poco un nuovo gruppo su Google dedicato proprio a ebook e biblioteche, in cui bibliotecari e non si confrontano su diversi temi.

Prima ancora però di approfondire un po’ il discorso, vorrei premettere un intervento interessante di Emily Williams che avevo letto qualche mese fa su digitalbookworld.com in cui si pongono alcuni bastioni importanti su cui impostare l’intera riflessione:

– la biblioteca è un luogo che appartiene anche alla comunità che la frequenta, che vi si riconosce e (ri)conosce grazie ad essa il proprio patrimonio culturale condiviso;

– la biblioteca ha, tra le sue funzioni, quella importante di creare nuovi lettori;

– nell’era digitale “la nozione di copia perde gran parte del suo valore intrinseco, laddove non c’è più differenza tra trasmissione e duplicazione. Quando hai a che fare con oggetti digitali, trasmetterli equivale a duplicarli.”

Quest’ultimo, penso, è l’architrave di tutta la discussione sull’argomento, poiché qui convergono da una parte le varie problematiche poste giustamente dagli interventi all’interno del gruppo suddetto, che vertono soprattutto sul concetto di prestito, su quali device introdurre nelle biblioteche e dall’altra la fifa blu degli editori i quali vedono in prospettiva le biblioteche diventare centri di duplicazione semi-autorizzata dei loro contenuti. Dalla discussione emerge che il DRM non è comunque certo lo strumento adatto per proteggere i contenuti e soprattutto per condividerli, che è il compito principale di una biblioteca. Quali soluzioni, allora? Interviene anche Giulio Blasi, noto per la sua medialibraryonline il quale richiama un suo scritto per parlare di prestito digitale e sostiene che la disponibilità di un testo in streaming è un’altra forma di condivisione e quindi di prestito; alcuni però non sono d’accordo e la discussione, per chi è interessato, è tutt’altro che chiusa e ogni giorno si arricchisce di nuovi punti di vista.

Chi legge il mio blog sa bene come la pensi sul DRM chiuso, e per quanto riguarda questo strumento applicato al contesto bibliotecario, condivido l’affermazione di Emily Williams secondo cui

lack of access to content,  implies the impoverishment for our communities and our children and our democratic society.

Comunque, se ancora non si sa what will new libreries loo like, per dirla con il titolo di un interessante post scritto nell’ottobre scorso ma sempre attuale, se ne delineano già alcune auspicabili caratteristiche, come la flessibilità, “with open spaces divided by equipment and furniture rather than walls, shelves that can accommodate a range of materials and meeting rooms with mobile partitions” e concetto di spazio in cui il libro, oltre che fatto conoscere, viene discusso e posto di nuovo al centro di una comunità di lettori i quali nella biblioteca possano trovare uno spazio fisico di condivisione che ora sembra anche esso digitalizzato con la diffusione di social network dedicati alla lettura (come per esempio anobii e goodreads).

Insomma, che l’avvento al digitale porti ad un ritorno di una dimensione umana, necessaria proprio perché sempre più filtrata ed esautorata dai pixel?

Chi vivrà vedra, ma già il fatto che se ne sia cominciato a parlare è un elemento secondo me positivo e foriero sicuramente di proposte importanti e di tentativi necessari per arrivare a plasmare gradualmente il nuovo modello di biblioteca.  L’imperatore Adriano ne sarebbe sicuramente entusiasta, se solo potesse usare i gruppi Google…

Chiudo con un video sulla biblioteca dell’università di Granada e l’inizio della sua “conversione digitale”e il link alla biblioteca di Bolzano, che parimenti ha abbracciato l’ebook e un servizio di prestito online i cui sviluppi sarà interessante seguire.

3 thoughts on “le biblioteche nell’era digitale. si inizia a parlarne anche da noi.

  1. Grazie Marco per la risposta e per le ottime indicazioni che hai fornito e che mi aiuteranno senz’altro ad approfondire l’argomento.

    Ho visto che l’eBook di Gino Roncaglia è disponibile su ibs.it (naturalmente senza DRM e a un prezzo davvero accessibilissimo!), corro quindi a scaricarlo e me lo leggerò con molta attenzione.

    Riguardo al tuo Blog, credo che sia molto letto e che rappresenti uno dei punti di riferimento per chi si interessa del mondo eBook e ha bisogno di un aiuto per orientarsi e per cercare di capire che direzione stanno prendendo le cose.

    Ciao, Luca

    P.S. riguardo al Kindle e all’iPad ritengo che la situazione sia figlia soprattutto di “guerre commerciali” e “scelte strategiche”. Tra queste scelte, purtroppo, c’è per esempio anche quella del Kindle di non supportare lo standard ePub e quella, fastidiosissima, dell’iPad che nel suo Browser impedisce l’esecuzione delle applicazioni Flash (mannaggia!).

  2. Ciao Marco,

    per quanto riguarda il “prestito digitale” occorrerà sicuramente trovare formule nuove per le biblioteche e, forse, una delle strade migliori sarà proprio quella di fornire i contenuti in streaming. Avere un contenuto potenzialmente sempre disponibile dovrebbe scoraggiare la copia non autorizzata.

    Mi permetto di intervenire sul tuo Blog non tanto per aggiungere qualcosa a ciò che scrivi, ma (e forse rischio di andare un po’ off-topic) sento la necessità di fare una considerazione personale sull’argomento DRM che, a mio parere, viene spesso frainteso.

    Vengo al dunque: mi accorgo, sempre più spesso, che basta soltanto nominare l’acronimo DRM per evocare in chi legge tutta una serie di pensieri negativi: “riduzione della propria libertà”, “impossibilità per l’acquirente di farsi una copia”, “vincoli stringenti”, ecc.

    A mio parere c’è quantomeno una certa disinformazione: quanti di coloro che sono interessati come lettori agli eBook sanno, per esempio, che il DRM Adobe (quello più utilizzato in Italia), una volta che ci si è dotati gratuitamente di un Adobe ID, permette a chi ha acquistato un eBook protetto, di fare sino a 6 copie su altrettanti device differenti? Ora, onestamente, se un lettore si sente “limitato” avendo la possibilità di copiare il proprio eBook su 6 diversi dispositivi associati al proprio Adobe ID, mi sembra veramente assurdo. Io a casa ho un eReader, 2 PC portatili e un PC fisso (e non mi sembra poco), ebbene mi avanzano ancora altre due possibilità di copia. Sinceramente non mi sento assolutamente limitato.

    Addirittura, in teoria, si potrebbe pensare a un gruppo di 6 amici – che magari hanno più o meno gli stessi gusti letterari – i quali potrebbero dotarsi, come gruppo, di un unico Adobe ID e, dividendo le spese, farsi una propria biblioteca di eBook. Paghi 1/6 e leggi 6 eBook. Insomma, il DRM (in questo caso quello di Adobe), non è poi tutto questo mostro.

    Luca

    P.S. per la trasparenza preciso che sono un piccolo editore, uno di quelli che desidererebbe tanto che i lettori interessati agli eBook avessero meno “fifa blu” rispetto al DRM.😉

    • marco ha detto:

      Ciao Luca e prima di tutto grazie per il tuo intervento. Apprezzo molto che si intervenga e anzi troppo spesso il mio blog mi sembra un po’ un monologo personale, cosa che non voglio assolutamente, anzi ci terrei che i miei post fossero spunto per discussioni e botta-e-risposta più che semplici scritti da leggere passivamente.
      Quindi ben vengano le tue osservazioni, che trovo assolutamente rispettabili e non certo off-of-topic, visto che il DRM (chiuso, aggiungerei io) è una questione sempre attuale in ogni ambito in cui l’ebook sia presente.
      Rispondo al tuo “elogio del DRM” (scherzo, ovviamente) con due semplici riflessioni: la prima riguarda la presunta “disinformazione” di alcuni. A dir la verità, tra gli acerrimi nemici del DRM c’è Cory Doctorow che si può definire tutto tranne che disinformato (trovi i suoi scritti scaricabili gratuitamente qui dal sito di Apogeo). Inoltre, nel mio blog e anche altrove, si sono pronunciati contro di esso gente del mestiere non solo editoriale ma anche legale (del resto si tratta di una questione di diritti), tra cui Marco Giacomello (vedi la “chiacchierata editoriale” che ho avuto con lui) e Marco Ferrario in varie sue esternazioni nel web. E potrei continuare ancora, ma basterebbe solo leggere il capitolo dedicato al DRM nel libro “La quarta rivoluzione” di Gino Roncaglia che ormai è un punto di riferimento per quanto riguarda l’editoria digitale. Cosa posso dirti quindi di più io, umile bloggaro?😉
      Il fatto in fondo è semplice: il DRM è semplicemente una complicazione inutile perché non argina la pirateria, ma anzi l’alimenta. Se gli editori vogliono sconfiggerla, devono farlo con i prezzi e non certo con lucchetti che, comunque la metti, precludono la lettura degli ebook a coloro che possiedono due dei più diffusi device anche qui in Italia: il Kindle e l’iPad.
      Che poi Amazon sia stata tra i primi ad adottare la politica del “falegname impazzito” (e cito ancora Roncaglia) e il suo formato non sia leggibile da altri device, questa è una questione che non piace nemmeno a me, ma ha una sua – perversa – logica commerciale. Il DRM è qualcosa di diverso e poco pratico, poco efficace e, a mio modesto modo di vedere, poco intelligente. Ma siamo solo all’inizio, e si sa che gli editori (e gli autori, bisogna aggiungere) come tutti nel digitale navigano a vista e la fifa blu è comprensibile, oltre che condivisibile. Meno il modo di affrontarla, ma il tempo è galantuomo e sono sicuro che tra alcuni mesi non staremo più a parlare di DRM chiuso semplicemente perché non esisterà più.

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