chiacchierate editoriali n.6 – incontro con antonio tombolini (simplicissimus)

Nel post precedente ho introdotto l’interlocutore di questa sesta chiacchierata editoriale parlando soprattutto di Simplicissimus e delle sue articolazioni. Ora, come promesso, lascio spazio a lui, dal momento che come persona non ha bisogno di molte presentazioni: Antonio Tombolini, classe 1960, marchigiano (come me, un po’ di sano campanilismo regionale ci vuole sempre), è ormai uno dei nomi più noti quando si parla di ebook ed editoria digitale in generale.

– Io ne ho parlato come ho potuto, ma nessuno meglio di te è in grado di dirlo meglio: che cos’è, quando come e perché nasce Simplicissimus?

Quando: giugno 2006, dopo i canonici 9 mesi (e forse più) di gestazione.
Come: SRL, per iniziativa del sottoscritto, insieme a due amici, nel tempo diventati 6.
Perché: perché ero sicuro che si stava avviando per l’editoria lo stesso percorso di transizione al digitale che si era avviato per musica e audiovideo.

– Un primo bilancio della vostra esperienza fino ad oggi?

Abbiamo completato la fase 1: “usare” la distribuzione dell’hardware dedicato (ebook readers) come veicolo di rapido posizionamento sul mercato. Avviata con successo la fase 2: allestire un’offerta di contenuti e servizi per autori, lettori, editori.

– Tu sei senza dubbio uno dei “pionieri” dell’ebook: cosa ti ha fatto credere sin da allora nel libro digitale cosa è cambiato da quando hai iniziato?

Ero convinto che il libro fosse in ritardo rispetto alla musica semplicemente perché non c’era uno strumento che consentisse la fruizione digitale ad un livello di qualità paragonabile alla carta stampata (mentre per la musica c’era l’mp3 player che svolgeva egregiamente la funzione). Quando vidi i primi prototipi dell’e-ink, ai primi del 2005, mi convinsi che sarebbe stato il punto di svolta, la scintilla di innesco del fenomeno. Così è stato. Cosa è cambiato? L’atteggiamento di tutti quelli che hanno a che fare col mercato dell’editoria: chi con entusiasmo chi controvoglia, tutti ora sanno che il futuro dell’editoria è digitale. Fino a un anno fa non era affatto così, e le reazioni erano per lo più di compatimento.

– Prospettive e soprattutto le criticità per un pieno sviluppo e diffusione del libro digitale. Ti do quattro “tracce”: DRM, prezzo, devices, diritti.

Criticità a lungo termine non ce ne sono: è un processo irreversibile, un cambiamento di paradigma tecnologico che nessuno può arrestare. A breve termine invece sì, alcuni elementi possono rallentare il processo (e qualcuno magari lo fa volutamente).
DRM: sono un evidente fattore di rallentamento del mercato, ma anche un fattore di moltiplicazione della pirateria. Gli editori e gli autori che pensano di rallentare il declino della carta rallentando le vendite digitali fanno un gravissimo errore: in realtà adottando i DRM non fanno che accelerare il digitale illegale invece di quello legale.
PREZZO: in una parola, basso. Non basso in assoluto, ma basso in riferimento ad ogni singolo atto d’acquisto. 1 Euro per una traccia musicale non è un prezzo basso in assoluto, ma è comunque un prezzo basso per un atto d’acquisto. Anche in questo caso: il prezzo alto del digitale non rallenta il declino della carta, ma accelera il digitale illegale. Il prezzo basso moltiplica esponenzialmente i volumi di vendita. E per chi interessa (a me interessa) il numero dei lettori.
DEVICES: e-ink e affini per “il futuro dei libri”, i libri così come li conosciamo, solo o quasi solo testo, lettura lineare e “assorbente”, ecc…; lcd, led e chi più ne ha più ne metta per “i libri del futuro”, tutte le trasformazioni che il libro avrà avendo a che fare, nel digitale, con multimedialità e interattività.
DIRITTI: la fine del copyright si avvicina sempre di più. Il fatto che le varie legislazioni tendano paradossalmente a irrigidirne i vincoli, a prolungarne in maniera abnorme la durata, equivale all’accanimento terapeutico esercitato su un malato terminale. Lo scambio di contenuti digitali tra i vari soggetti della filiera (autori, agenti di varia natura, distributori, retailers, lettori, ecc…) avverrà su base contrattuale, in maniera regolata dal mercato, e ciascuno negozierà un pezzetto delle microtransazioni cui quel mercato darà luogo. In questo scenario una normativa rigida come quella del copyright non serve a niente e a nessuno. Del resto ci sono già state epoche in cui il copyright non c’era, e per molti scrittori era anche meglio: discorso tanto lungo e complesso quanto interessante, che varrebbe la pena di fare a parte.

– Domanda finale: perché dovremmo leggere un libro digitale piuttosto che un cartaceo?

E perché mai? Configurare la lettura come un dovere è ciò che tiene lontani dai libri e dalla lettura. Che torni ad essere un piacere, che ciascuno legga dove e come gli pare, e che se molti cominciano a preferire il digitale non vengano artificialmente sviati e disorientati in questo, tutto qua.

Le altre “chiacchierate editoriali” (in ordine cronologico): con Fabio Brivio (Apogeo), con Giuseppe Granieri (40k), con Carlotta Borasio (Las Vegas Edizioni), con Marco Ferrario (BookRepublic), con Spiros Coutsoucos (readme).

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