ceci n’est pas un livre (ma non abbiamo parole per definirlo)

Osservando questo disegno che rappresenta l’evoluzione dell’uomo da primate a homo sapiens, ho pensato che sarebbe bello se qualcuno ne elaborasse uno simile per il libro, o meglio il modo in cui la scrittura viene trasmessa nel corso dei secoli.

Dai caratteri cuneiformi incisi su tavolette di pietra o legno alla forme-rotolo e le tavolette cerate dove gli studenti dell’antica Roma prendevano appunti durante le lezioni dei loro magistri; poi dal volumen al codex per passare al libro di Gutenberg e le sue successive variazioni sul tema (diverse rilegature, diversi formati, l’avvento dei tascabili…) fino a quella che giustamente Roncaglia chiama quarta rivoluzione, cioè il passaggio ad un supporto completamente nuovo che addirittura scinde contenuto e contenitore, fatto del tutto inedito nella storia della lettura di tutti i tempi. Paradossalmente, si torna di nuovo all’uso di tavolette, non più cerate o incise, ma comunque è singolare che per leggere qualcosa ci stiamo rivolgendo di nuovo, come struttura e modo di essere afferrato e usato, a quanto di più remoto appartiene alla scrittura e alla lettura.

Detto ciò, una breve riflessione. Tutti sappiamo cos’è un libro. Pochi ancora sanno che cos’è un ebook. Altrettanto si può dire di un eReader, che può essere un device dedicato o multifunzione, a colori o no, a schermo retroilluminato o meno. Insomma un bel casino.

Secondo me è anche una questione di linguaggio. O meglio, di carenza dello stesso. Voglio dire, le novità impongono un nuovo lessico, così come le nuove scoperte geografiche imponevano una nuova mappatura del mondo, nonché una nuova cartografia mentale, esistenziale. Se pensiamo di cavarcela ancora a lungo con termini come e-book e-reader, e-qualcosa, secondo me siamo fuori strada. Non basta. Non basta più.

Non voglio farla troppo complicata né troppo lunga, ma in breve la vedo così. So bene che fare previsioni in questo campo si rischia di fare la figura dei fessi, ma la mia proiezione riguarda non tanto la tecnologia ma proprio il lessico che useremo per designare ciò che useremo. Da una parte ci sarà e continuerà ad esserci il libro, inequivocabile nella sua essenza e identità.

Poi ci sarà il cosiddetto e-book, che io vedo sostanzialmente come un libro riversato in formato digitale e visualizzabile su lettori a schermo e-Ink (il cosiddetto inchiostro digitale, o “carta digitale”), quindi non retroilluminato e non stancante per la vista. Si tratterà di libri senza molti orpelli di tipo digitale, al massimo qualche link, qualche approfondimento, qualche rimando utile a seconda del tipo di libro che avremo in mano. Si tratterà, a mio modesto parere, di libri perlopiù di narrativa, o saggistica di un certo tipo e il suo supporto digitale avrà come target di riferimento il lettore forte, lo studioso di uno specifico campo, che personalmente vedo più afferente le scienze umanistiche.

Infine, si sta sviluppando e si svilupperà sempre di più un tipo di scrittura (e quindi di lettura) non più lineare, il cui contenuto sarà multimediale (come piace dire ora: enhanced), con video, link e un alto fattore di interattività e – non ultimo – interazione tra lettori, che potranno sempre di più interagire tra loro scambiandosi opinioni su libri, condividendo passi o brani particolari, entrare in contatto con l’autore e – già accade altrove – creare libri collettivi tramite le potenzialità del web 2.0.

Ma tutto ciò sarà sempre un libro? La scrittura-lettura non lineare, al di là delle valutazioni di buona-cattiva, sarà sempre inseribile nelle vecchie categorie create in tempi in cui tutto ciò non era nemmeno pensabile o non sarà il caso di creare nuove caselle, ampliando la capienza, anche lessicale, del nostro mondo e soprattutto del mondo in cui lo percepiamo?

Butto la domanda nel posto penso ideale, cioè qui nella rete, pur sapendo di avere un ben piccolo amo per pesci così grandi – e mari così vasti.

6 thoughts on “ceci n’est pas un livre (ma non abbiamo parole per definirlo)

  1. Io l’ho sempre detto: la differenza tra ebook e libro non c’è. Il libro è di carta e l’ebook è elettronico, stop. Se un libro è scritto bene, mica ci fai caso se stai leggendo su un rotolo di carta igienica o su in iPhone?
    E poi, quando il PC ha sostituito la macchina da scrivere, si è fatto tutto questo baccano?
    Però, è vero, come dici tu Marco, che sarà la multimedialità a cambiare le cose, non il supporto =) In che modo, non saprei, ma di sicuro qualcosa cambierà…

    • marco ha detto:

      Camilla, ti assicuro che, lavorando nella scolastica, e precipuamente nella didattica delle lingue, la multimedialità e l’interattività stanno già cambiando molto il modo non solo di fare il libro, ma anche di pensarlo e proporlo. Poi c’è l’e-learning, la classe virtuale, ti assicuro che per noi è già arrivato il momento di ripensare tutto e rivederlo alla luce delle nuove potenzialità del digitale.

  2. Bisognerebbe anche riflettere se per “libro” si intende il contenitore (l’oggetto), il contenuto (il testo) o l’unione delle due cose…
    E nel caso degli audio-book si può parlare ancora di libro? Il testo c’è, il il contenitore è diverso… ma sempre libro è, no? Alla fin fine, secondo me, la cosa fondamentale è il contenuto, il contenitore è solo un mezzo…

  3. Boh… io la vedo così. Il libro è un supporto fisico studiato per contenere testi, così come lo era stata la pietra e la pergamena. Ora arrivano gli ereader (gli ebook esistono sin dal lontano 1980!!) e si è scatenato un gran putiferio tra coloro che li condannano e coloro che li osannano.
    Per me è importante che i contenuti diventino sempre più fruibili. Il supporto è secondario. Ci sono gli amanti del “Libro” e gli amanti della “letteratura”. Ecco, io faccio parte della seconda categoria.

    Quanto al chiamare “nuova letteratura” un ebook con contenuti multimediali… mah. Le pagine web esistono da parecchio. Esistono i book-blog da parecchio. Esistono e hanno già contenuti multimediali di vario tipo. Si accorgono solo ora che è possibile fare tutto ciò? Tra l’altro gli ebook reader esistono da decenni e gli ebook sono nati attorno al 1980. Quegli articoli non mi fanno né caldo, né freddo. Sono arrivati un pochino tardi.

    Personalmente, poi, preferisco che un testo non abbia troppi fronzoli multimediali. Secondo me distraggono da ciò che “voglio” leggere. Per me la lettura è un piacere e non ha nulla a che fare con ascoltare musica e guardare dei video.

    • marco ha detto:

      Sai che condivido in toto🙂 E penso che tutto ciò rappresenti una bella sfida non solo per gli editori, ma anche e soprattutto per chi i libri li fa concretamente, cioè gli scrittori. Ciò che caratterizza ulteriormente il nuovo panorama saranno i lettori, che sicuramente saranno sempre più soggetti attivi ed entreranno di diritto a far parte della cosiddetta “filiera”.

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