DRM col botto (ovvero: gli ebook sono più discussi che venduti)

E’ bastato che entrassero in campo i big e il coperchio è saltato, quasi senza bisogno di bollire l’acqua.  Solo nel post di due giorni fa accennavo all’entrata in campo del Biblet Store di Telecom (che vende – anche – titoli Mondadori) e subito dopo si è scatenato un piccolo putiferio nell’ambiente, che sarà ancora piccolo e di nicchia, ma è alquanto agguerrito e deciso nell’esprimere le proprie opinioni.

Se personalmente nel mio post intendevo mettere in evidenza alcune criticità del sistema e-book che, almeno per ora, non ne agevolano certo il mercato (per riassumere: troppi formati, troppi device, problema dei DRM), nel giro di soltanto quarantotto ore alcuni addetti ai lavori – alcuni commentando addirittura su questo blog – si sono affrettati a dire la loro soprattutto sulla questione dei DRM, i famigerati diritti digitali, che impediscono in pratica di leggere un ebook (il quale, ricordo, è un file), su supporti o sistemi diversi da quelli previsti dal DRM stesso (nel caso di Mondadori e di Biblet, si parla di Adobe Digital Editions) .

In parole povere, io che ho un Kindle non posso comprare ebook Mondadori e di altri editori (e sembra saranno parecchi, soprattutto tra i grandi). O meglio, lo posso comprare, ma non leggere, o almeno non sul mio Kindle, comprato per questo scopo (essendo un eReader, non è che sappia fare molto altro, come l’iPad).

Il problema di Biblet sembra anche quello dei prezzi, a quanto pare troppo alti, al punto che qualcuno si è chiesto se forse Mondadori e gli altri non vogliano davvero affossare l’e-book. Perché lo dovrebbero fare? Perché,  per ora, l‘e-book fa paura, almeno qui in Italia.  E non solo per ragioni di mentalità italiota, da sempre poco propensa alle innovazioni soprattutto in ambito tecnologico (a meno che non diventino moda); ma anche perché la digitalizzazione del proprio catalogo per darlo a disposizione di tutti in rete, è una prospettiva che – da un certo punto di vista anche comprensibilmente – terrorizza un po’ ogni casa editrice.

Devo dire però che, più leggo gli interventi e i pareri (quasi sempre interessanti e ben argomentati), più penso che, paradossalmente si arriverà presto alla soluzione di tutti i problemi. Semplicemente per due ragioni:

1. Se davvero non si vuole affossare il mercato (e sinceramente non credo che lo si voglia. Voglio dire, non investi un milione di euro per vendere e-book con l’obiettivo di ammazzare il mercato), si capirà che non è questo il modo giusto per incoraggiarlo e farlo crescere.

2. Si arriverà presto – credo più di quanto si pensi, date le premesse –  a un punto di non ritorno, in cui o così o si muore. Se davvero l’e-book vuole non dico sostituire ma correre parallelamente al libro cartaceo si devono creare le identiche condizioni per cui io con il Kindle, tu con l’iPad, lui con il Nook, lei con il Cybook, dovremmo presto avere la possibilità di leggere ciò che vogliamo, in qualsiasi formato esso sia e da qualsiasi libreria digitale ci pare.

Non mi sembra difficile, a parole. So che dietro ci sono ben altre dinamiche e interessi, ma sono fiducioso che l’istinto di sopravvivenza prevarrà su tutto. Voi no?

(P.S: aggiornamento al volo, doveroso quando si leggono cose così. Ovviamente si parla sempre di DRM)

6 thoughts on “DRM col botto (ovvero: gli ebook sono più discussi che venduti)

  1. Eppure se ne parla da tempo ed è da altrettanto tempo che si sta in finestra ad osservare cosa succede in the USA, qualcosa dovrebbe essere trapelato. E invece no, la solita minestra riscaldata. I piccoli editori, rapidi, dovrebbero approfittarne: questa è un’altra cosa che mi lascia perplesso. Un bel ebook a 2 euro e il marchio si comunica. Pure se per adesso si tratta di un mercato piccolissimo.
    A fare la differenza sarà il prezzo dei device, una testa un e-reader. Allora ne vedremo delle belle.

  2. Io penso che non sia dilettantismo, ma semplicemente della consuetudine tutta italiana di cambiare per lasciare tutto come prima. Lo dimostra il fatto che le “nuove realtà” italiane in fatto di ebook non hanno fatto altro che riproporre in una veste un po’ più tecnologica le stesse logiche attualmente operanti nel campo dell’editoria cartacea, a partire dalla distribuzione. Cosa che in campo digitale è un non-sense. E quindi, un fiorire di costi che non hanno giustificazione alcuna (il DRM, tanto per, ha un costo, che puntualmente ricade sul cliente finale. Lo storage distributivo prevede un costo, sempre a carico del cliente finale). Su Biblet, l’ultimo ebook di Ken Follet venduto al prezzo di 15.99 euro mi pare un furto, considerando che la versione cartacea su IBS costa 20.00 euro….tutta ‘sta tecnologia per un risparmio di 4 euro???? C’è qualcosa che non va.

  3. A mio avviso il problema è che dietro queste operazioni non c’è alcuna forma di progettazione, verso il mercato. Non c’è uno (o se c’è lo fanno tacere) che dice “be’ hanno già dimostrato che è meglio vendere di più a poco che di meno ma a tanto, quindi abbassiamo i prezzi, tagliamo fuori i concorrenti e facciamo felice il consumatore”.

    L’idea è che il discorso portato avanti è piuttosto del tipo
    “ah, figata, c’è un nuovo mercato dove vendere. TU, prendi sto pdf, fanne un ePub; TU, vendilo. A che prezzo? Ma che domande sono, il solito, tanto comprano lo stesso”.
    Poi l’illuminazione, lo sguardo preoccupato che saetta per la stanza.
    “Ah paura! In giro mi hanno detto che ci sono I PIRATI! TU, cripta l’eBook, mettici quella cosa lì, il dierreemme.”

    Quando la pirateria degli eBook, quindi cracking del DRM e diffusione in rete (come già visto dai grafici sulla pirateria di Attributor il fenomeno è in rapida crescita) diventerà un flagello, sarà come sempre troppo tardi.

    A oggi si vendono eBook come ieri si vendeva frutta alle bancarelle, senza la minima comprensione di come si muovono i consumatori “moderni”. Chiamatela miopia, disinteresse. Italia.

  4. Mauro ianni ha detto:

    che dire, mi pare una giusta considerazione su un fenomeno che pare piu’subito che governato e che dimostra una volta di piu’ il dilettantismo nell’ approccio di questa nuova rivoluzionaria modalita’ di lettura che correra’ “libera e selvaggia” parallelamente ai carissimi libri di carta.

  5. il punto di non ritorno…. ehm, il fatto che prima o poi capiremo che la cultura che si vende è un prodotto e non una sorta di illuminazine che motiva il costo alto.
    Poi, specialmente per tutti i prodotti digitali che mediamente sono fortemente verniciati di internet e social media, la questione sarà: capire come fare clienti felici e fedeli o vendere tutto il possibile.
    Visto che per un prodotto verniciato di internet il giudizio non è quello della pubblicità ma quello che riferiscono i social media, il regno del cerchiobottismo e corporazione chiamato Italia, o si svecchia e capisce che è ora di coltivare lettori come clienti rinunciando a profitti per unità verso ad attività collaterali che potrebbero anche far tendere a zero prezzo, oppure il punto di non ritorno sarà la chiusura delle frontiere come ha fatto il giappone del seicento.

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