i mestieri dell’editoria: il redattore

Quando mi chiedono che lavoro faccio, spiego pazientemente di cosa si tratta, ma spesso non capiscono ugualmente. Detta, così, “redattore in una casa editrice”, è una definizione che per molti equivale alla supercazzola di Tognazzi in Amici miei;ma anche ad un ulteriore approfondimento non è che capiscano granché. Così ho scoperto che per molti i libri nascono sugli alberi e cadono direttamente nelle librerie (o magari ce li porta la cicogna). L’ineffabile Leo Longanesi, a chi gli domandava che mestiere facesse, rispondeva più o meno così: “lei sa cosa fa uno scrittore? E un libraio? Ecco, tutto quello che c’è in mezzo lo faccio io, a parte stamparlo”. Sintetico ed efficace. Ma lui era un editore, cosa già forse più comprensibile.

Il redattore – redattore editoriale, tengo a precisare, quello che ora si chiama editor, che fa più figo – è invece qualcosa ancora di più recondito, un ingranaggio invisibile del meccanismo editoriale che fa di un manoscritto un libro. Invisibile ma direi essenziale. E non lo dico perché faccio questo lavoro, ma perché è vero. A testimonianza di ciò, rimando alla ottima descrizione del lavoro di editor che ho letto (quasi con commozione) nel sito della casa editrice Penguin (sito peraltro che vi consiglio di visitare accuratamente, perché secondo me è bellissimo).

Visto che sono neopadre (per la seconda volta), paragonerò il libro all’embrione: se il manoscritto è il feto e il libro pubblicato è (come anche si dice a volte) la “creatura” dell’autore, ebbene in tutti quei mesi che intercorrono tra la concezione e il parto l’embrione è quasi esclusivamente nelle mani del redattore. Che lo analizza, verifica che sia sano, che una volta al mondo possa resistere alle intemperie della vita.  Io lavoro nell’ambito didattico, quindi parlo della mia personale esperienza. Noi della redazione, quando arriva un manoscritto o una proposta editoriale, la analizziamo e ci chiediamo prima di tutto se è adatta alla nostra “filosofia editoriale“, concetto cioè che sta tra il mero interesse commerciale (“questo libro venderà? C’è bisogno di un libro così? E’ già stato pubblicato un libro simile da altri editori?) e l’identità della casa editrice (“è un libro adatto alla nostra linea editoriale? Può essere inserito in una collana che già abbiamo? E’ coerente con la nostra linea tenuta finora?”).

Una volta stabilito che il libro è pubblicabile, inizia il bello. Il redattore responsabile del libro in questione deve seguire tutte le fasi: contatto con l’autore (o autori), editing, ricerca iconografica (cioè scelta delle immagini da inserire nel libro, se ce ne sono), disposizione delle stesse nelle pagine, contatti con il grafico, scelta del layout insieme al direttore e al grafico; eventuali contatti con uno studio di registrazione se c’è bisogno di allegare un cd audio al libro. Ognuna di queste fasi ha ramificazioni che vanno, per esempio per l’editing, dalla verifica della fattibilità di attività didattiche ed esercizi (questo esercizio non sarà troppo facile/difficile? Le domande non sono troppe/troppo poche?) fino alla vera e propria correzione di bozze; o dalla semplice ricerca iconografica o scelta di layout all’eventuale ideazione di un aspetto creativo del libro.

Il tutto mediando in continuazione con l’autore per far passare una modifica al testo, con il grafico per cercare di convincerlo che quella sua inserzione di una fascia fucsia laterale è un po’ troppo azzardata, con lo studio di registrazione che propone voci o interpretazioni  poco convincenti, e infine con il tipografo che vorrebbe tempi molto più dilatati mentre invece, come sempre quando si lavora nell’editoria, siamo in ritardo mostruoso e il libro deve uscire entro e non oltre domani, massimo dopodomani, al limite tra tre giorni (o viceversa).

Se ancora vi sembra che il mio lavoro sia semplice e di poco conto, pensateci, quando terrete tra le mani il manuale di storia di vostro figlio.

One thought on “i mestieri dell’editoria: il redattore

  1. dodicidodici ha detto:

    Un post molto interessante su un mestiere non facile da spiegare (un po’ come il mio, anche se è molto meno nobile nel secondo caso;). Anche per lettori appassionati non è sempre chiaro cosa faccia un “redattore letterario”, e io stessa non sapevo che traducesse la parola “editor” inglese. Concordo anche sul giudizio sul sito della Penguin (anche se sono di parte, perchè di chi mi ha portato i Popular Classics mi piace TUTTO)

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