il giornalismo nell’era digitale (1)

Dopo le riflessioni in tre parti sulla futura sorte del libro e dell’editoria digitale, vorrei concludere con il settore forse più spinoso, quello dei periodici. Più spinoso perché se per l’ebook il discorso ancora è tutto da fare e le tesi e ipotesi tutte da verificare, per la stampa periodica l’avvento di internet ha avuto subito un impatto (negativo) notevole, tanto che si parla ormai da anni di crisi del giornale cartaceo a vantaggio delle edizioni online, sconsideratamente, questo magari sì, messe subito a disposizione del pubblico, forse pensando che il fenomeno internet fosse e rimanesse circoscritto, chissà. Fatto sta che il digitale è subito sembrato l’habitat perfetto per la notizia, che può essere approfondita attraverso i link,  completata dai multimedia (video e audio) e, non da ultimo, commentata, verificata e confrontata in tempo reale tra utenti. E’ proprio il mondo delle news che ha verificato sulla sua pelle quanto, nell’era digitale,  la two-way communication già vista in parte per il libro, cambiasse le regole del gioco, e in che modo.

Da una parte, infatti, l’utente ha la possibilità, come accennato, di commentare e confrontare le notizie, verificarle in tempo reale in community  più o meno vaste (twitter, Facebook e altri social media), dall’altra, cosa sicuramente più importante, è che l’utente non è più elemento passivo di una one-way communication che finora era stata la caratteristica dei mass-media tradizionali (io do la notizia-tu la ascolti/la vedi e al massimo la commenti al bar), bensì entra in ballo come elemento attivo, che non solo può analizzare criticamente la notizia, ma la può a sua volta creare e diffondere tramite blog, youtube, o siti appositamente creati (basti pensare al recente caso-scandalo di Wikileaks e l’Afghanistan). E’ quella figura che  Michele Mezza, nel suo libro “Media senza mediatori” chiama lo spettautore.

Siamo, e gli operatori della comunicazione lo hanno già capito (o lo stanno capendo) di fronte ad una vera e propria rivoluzione copernicana, dove non è più importante chi parla, ma chi ascolta, il quale può non solo scegliere, ma a sua volta crea contenuti;  non ci sono più (o  almeno non solo) mass media, ma personal media, cioè mezzi di comunicazione diffusi tra le masse ma a misura di individuo, come dice giustamente Sergio Maistrello nel suo Giornalismo e nuovi media. Per la televisione si tratta di passare da una logica/grammatica di broadcasting a quella di browsing,  ma è in tutto il mondo dell’informazione che si passa dalla verticalità dei mass media all’orizzontalità del mondo digitale, dove le notizie si diffondono non perché un’agenzia le ha battute o meno, bensì perché qualcuno ha digitato 140 caratteri su twitter o ha messo un video inedito su youtube. E’ già successo più volte, e sempre più spesso accadrà, che il giornalista ha trovato la notizia dapprima su un social media (per esempio durante la “rivoluzione verde” del 2009 in Iran, dove i giovani iraniani avevano eletto twitter come il loro principale canale di comunicazione) per poi elaborarla e approfondirla. Ecco, come anche osserva Maistrello, forse proprio questo potrebbe essere il ruolo del giornalista del futuro: una volta accettato il fatto di non essere l’unico depositario e unica fonte dell’informazione e quindi senza più aspettarsi di arrivare per primo sul pezzo, potrà però rivendicare (o acquisire) quella professionalità e quella capacità di approfondimento che rende la notizia informazione e l’informazione conoscenza.

Nella prossima riflessione mi divertirò a tracciare il profilo di questo “giornalista digitale”, sicuramente molto più interessante di quello attuale.

2 thoughts on “il giornalismo nell’era digitale (1)

  1. marco ha detto:

    Come dici tu, stefi, il problema delle fonti vale per qualsiasi settore in cui si parli di notizie (a partire dalla… storia). Sarà un compito sempre più arduo, ma da una parte credo proprio questa orizzontalità della comunicazione non lo lascerà solo in questa impresa, dall’altra è un rischio che già presente e purtroppo assai funesto della rete, in cui è vero tutto e il suo contrario. Sarà comunque una bella sfida🙂

  2. Stefi ha detto:

    interessante post! il problema che, a mio modesto avviso, rimane è sempre quello dell’autenticità delle fonti… ma questo vale per qualunque mezzo o modo utilizzato per diffondere le notizie. La ricerca dell’autenticità di una notizia richiede tempo e mezzi…come potrà risolvere questo problema il giornalista del futuro che vedrà moltiplicarsi le notizie a sua disposizione?
    Un caro saluto aspettando il prossimo post.

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