ebook ed editoria digitale. scenari e riflessioni (2)

La prima parte di questa riflessione sull’e-book faceva riferimento ad una 12enne, tale Emma Teitgen, che dovendo studiare chimica con il libro consigliatole dalla sua insegnante, lo ha trovato estremamente soporifero, meglio delle favole che le raccontava la madre da piccolina. Poi ha scaricato nel suo iPad un ebook sull’argomento e da lì in poi non si è più addormentata studiando, presa com’era da quegli elementi chimici che roteavano tra le sue mani ad un suo semplice gesto delle dita e sempre più coinvolta, di link in link, in un viaggio nel mondo dei pesi atomici e delle catene di elementi.
Siamo qui di fronte all’interattività, una delle parole chiave della lettura digitale. L’ebook cambia il concetto di libro e il rapporto tra lettore e lettura. Si crea un nuovo tipo di relazione, basata appunta sull’interattività, come già si accennava nella prima parte di questo intervento. Accanto a questa, si crea, si sta già creando, si è in qualche modo già creata, l’altra dimensione della lettura digitale (che è poi mutuata dal mondo digitale, dalla Rete): l’interazione. Non si tratta più di avere una parte attiva nei confronti dell’oggetto che si ha tra le mani (pagina web o libro digitale che sia), ma di entrare in relazione con altri “pari” che condividono la mia stessa esperienza; quindi connettersi con loro, fare community, entrare in contatto, perché no, con l’autore, esporgli le nostre opinioni e impressioni. Fino ad arrivare a dargli consigli sulla trama, se non addirittura idee. Scenari irreali? Per niente, e non solo nei soliti Stati Uniti, dove si è sempre avanti, nel bene come nel male, ma addirittura in Italia c’è già qualche autore che accetta di rapportarsi apertamente con i propri lettori.
Si arriva anche al caso in cui una collettività di aspiranti scrittori o amanti della scrittura si scambiano tra loro idee, manoscritti digitali e attraverso i loro cellulari, smartphone o computer contribuiscono alla trame dell’uno o dell’altro, finché uno di essi riesce a pubblicare e, perché no, diventare anche famoso, come è capitato a un’insegnante di Otego, New York, che ha vinto il primo concorso di Textnovel aggiudicandosi un contratto per tre libri con un prestigioso editore statunitense e 10mila dollari di anticipo.
Ora si fa chiamare con un altro nome, ma continua a chiedere consigli e idee attraverso la rete, per arricchire e proseguire le sue storie di lupi mannari e vampiri.
Da questi esempi è evidente che da una parte è la lettura a cambiare, a diventare non solo interattiva ma anche collettiva, da atto solipsistico quale è stato sostanzialmente da Gutenberg a oggi; dall’altra però è anche la stessa scrittura a cambiare, a perdere da un lato la sua linearità e dall’altro la sua entità di creazione esclusiva di un singolo. Anche l’autore si mette così in gioco.
Riassumendo: lettura non lineare – scrittura per link, presto anche con multimedia embed; lettura collettiva – scrittura che non è più solo prerogativa dell’autore. Dove condurrà tutto ciò?
C’è chi dice che un simile tipo di lettura rischia di disperdere l’attenzione in mille rivoli e non far finire nemmeno un libro (la cosiddetta “continuous partial attention”); altri replicano che il procedimento celebrale che viene attivato da internet e quindi anche  dalla lettura digitale è superiore a quello attivato da un libro tradizionale; chi infine sostiene una tesi intermedia, dicendo che sì, forse si leggerà in modo più frammentario, ma con maggior piacere e interesse e si amerà di più parlare di ciò che si legge e si scopre attraverso la lettura.
Per non parlare poi del ruolo dei distributori, del marketing (verrà sostituito o soppiantato da quel “World of mouth” che è l’anima della Rete e dei social media?), dei mediatori, degli agenti letterari.
Quello che è sicuro, come dice anche Marco Ferrario in una bella intervista di oggi su www.booksblog.it, è che “non si capisce più chi fa cosa e questo genera moltissima attenzione tra gli addetti ai lavori”. E inquietudine, aggiungerei io. E stagnazione, almeno fino a questo momento, almeno in Italia. Da poco, infatti, è attivo il suo bookrepublic.it, che raduna un discreto numero di  editori piccoli ma buoni (tra cui Edizioni Ambiente, Iperborea e Minimum Fax) e che già fa parlare di sé.
Questo mi conduce a parlare dello scenario italiano e non solo librario, ma anche dell’informazione.
Lo farò nella terza (e spero per voi ultima) parte.

3 thoughts on “ebook ed editoria digitale. scenari e riflessioni (2)

  1. L’interazione con il pubblico è una cosa interessante: prima dei libri, forse, è accaduto nella musica: gli Einsturzendeneubauten hanno realizzato un disco in due versioni, una tradizionale ed una con gli arrangiamenti eseguiti seguendo i suggerimenti del pubblico che poteva visitare virtualmente la loro sala prove.
    E però, mi riallaccio al mio commento nel primo post: per quel che riguarda la narrativa o la poesia, cosa sostituisce quella particolare condizione del lettore-creatore? Il mio timore è che infine tutto si riduca ad un documentario, e lo scrittore sia costretto a citare le fonti ed essere credibile… ciao, per ora smetto di importunare con i miei commenti questo interessantissimo sito

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